DITIRAMBO D'UNA NOTTE D'ESTATE - di Domenico De Ferraro
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/07/2007 alle ore 16:43:40
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DITIRAMBO DI UNA NOTTE D’ESTATE
Notti di estate vagando in groppa a note allegre
sulle melodiose onda che si susseguono a frotte spinte
da un africo zefiro portando seco sussurri
voci di lontane terre ,grida ,rivolte
segnali di guerra dai confini del mondo.
Lungo strade assolate ove vanno spensierati turisti
ammirando reliquie d’un passato glorioso ,in un vortice
di endecasillabi, esequie di versi liberi
suoni confusi invadono all’unisono
la mente in preda al verbo accordata a mille strumenti
immersa nella veglia d’un salmo
scritto in fretta sui fogli di un taccuino insanguinato.
Infingarda ,gagliarda, esala l’infinita strofa il fischio
l’ ode lunga breve puerile ritornello primaverile
soffre mai si spegne tremula la voce nell’umile canto tirreno.
Per l’aere puro l’ ode odorosa inebria il ricordo
d’inverno , trasfigurato significato etimologico
delirio dionisiaco che divora la sua metrica.
Appari terrorizzata musa moderna rincorsa in mezzo al traffico
si riposa stanca di scappare e bagnata di rugiada
tra l’erba alta tra melodie profane prigioniera nel giardino
del mago attende l’ arrivo delle chimere cavalcate dalle streghe.
Disteso sulla sabbia stanco il giovine corpo
in riva al mare dopo aver inseguito la voluttà
il piacere del verso sofista ,esteta privo di scrupoli
nel rappresentare se stesso ,non ridere ascolta ,
lasciati andare al canto delle sirene.
Ascolta la musica hip pop suonato per strada
ed altre questione illogiche del caso australopiteco
derivazione di desinenza canterina confesso cretina
sermone cantato per essere ascoltato
un po’ da tutti insieme ad un gruppo rap di padri operai
con in mano il capitale nell’altra l’ ambigua etica economia spiegata alle masse dal civico professore della Bocconi di Milano.
Ardevi ma non cessavi di stupire, ti bagnavi nell’acqua
ridendo andavi a largo nuotavi libera ,cheta ,nera
rimuginando chi sa in te quanti perché.
Specie estinta d’idee ribelli frutto di mente chierica
lirismi e quanto altro si voglia scoprire
dietro lo specchio , le gambe elettriche dell’ atleta infermo .
Fermo al semaforo con tanti libri nella testa
espressione giovale ,pomposa varie manifestazione
orgiastica d’una grammatica sequenza
tipologia di frasi scurrili e pronte per essere buttate
nel forno, dolce fragranza la pizza fu subito cotta .
T’alzavi immemore incurante del male intorno
rovinato e indebitato, ma onesto nel riportare ogni calcolo
al suo posto, il conto , l’onore inseguito
per calli e viottoli profumo dell’ erba mentre
il mostro tramava dietro la vigna.
Grandi eri lussuria, umbra brace circense , languido
mugolio di piaceri , nascondevi le tue parti intime
dea del focolare ,madre Vesta di questa eterna estate .
L ‘ora giungeva gemendo odalisca, liscia ,gassata ,svogliata
voltavi pagina approfondendo altre tematiche politiche .
Menando a quel paese l’autore di questo strambo ditirambo.
La mente s’elevava verso miti ed altre filosofie futuribili
identiche nella logica dello scrivere e del leggere
nell’essere autore e lettore
signore e dottore truce d’aspetto imperituro
maestro in bilico su d’un filo teso tra due steli.
Sulla sabbia disegnavi calligrammi
immagine poetiche esterrefatte piegate in quattro
onde realizzare poi barchette di carta che scappavano
verso l’orizzonte sul caldo mare mediterraneo..
Meditando il nome tuo l’aspetto di te padre dolente
semitica esistenza, lirica delirante , patologia mentale
d’un subconscio psicanalizzato
seguito con amore dalla ninfa infermiera.
Regole epigastriche , punk dalla cresta colorata
chierico autore torchiato , spillato , superdotato
estrazione d’un numero a lotto , espressione
egli del sotto borgo urbano ,canto metropolitano
accidia e scopereccia cinciallegra amica
d’una battona orba e zoppa.
Il vento portava via l’onda donando versi nuovi
per una vincente vacanza sulle coste adriatiche.
Melodia melanconica pizzicata sulle corde d’una chitarra
d’un hippy ippocampo ipocondriaco cantore dell’abisso.
Pesci e meduse ossi di seppia trovati lungo la spiaggia
camminando duole l’animo nell’udire tal versi ricordo
dei giorni addietro , rammentare quello squallido muro
di convenzioni mercenarie ideologie tutto diventa
un incubo insopportabile.
Demenziali lacrime cadute in fondo al secchio,
buco profondo fino al centro della terra
tirar per capelli demoni e dannati ,cantanti e spettatori
andare e orfico cantare riportare
indietro te amore per placare questo antico mio dolore.
Languida, lungimirante musa seduta sotto l’ombrellone
brulicante d’ombre amene erettile e circonflesse
ignudo ragionamento obliquo dal vacuo nome
d’ermione dea della torrida estate romana.
Estate ardente diritta la meta, oltre il giardino dell’esperidi.
Simulacri borghesi , canottiere e altri indumenti
pose , aspetti cruciali , circuite esperienze
trasgressioni audaci matrimoniali.
Selvaggia estate ella scese nell’acqua cheta e fresca
dalla pelle morbida il corpo bagnato provato dagli inverni .
Fisiche congiunzioni, bislacche pennichelle
fatte nel caldo meriggio greco ascoltando
un concerto di cicale e di grilli ubriachi.
Poco s’accorda l’animo alla favola umana
ricurvo sotto il peso degli anni , frastornato
d’ accordi , rime , ritmi , villanelle e ritornelli
digrignando il muso l’aspetto offeso nel sole di luglio
funge la speme , la greca itala lirica.
Ella venia dopo l’eletta.
Ella venia dopo il dolore dell’inverno singole morali
descritte in storie e leggende popolari.
Ella partiva ,andava lontano salutava la sua terra
un misero mondo colorato congiunto al senso al vero .
L’onda ritornava a riva balzando ,saltando , ritornava
con mille novità chiacchierando
con i gabbiani e l’orrore dei giorni.
Relitti , errori lasciati andare alla deriva verso
il breve sogno di questa altra estate.
Aspetti diversi ,volti e violenze altri misfatti ,
il senso , il gusto d’un raccontare novelle nella fresca sera
sotto le stelle strabuzzare gli occhi lasciarsi andare ascoltare
le voci del mare e della terra del cielo
ascoltare il canto degli eroi degli dei.
Partiti per le vacanza come il resto del genere umano
pagando l’autostrada , la discesa al lido l’affitto
dell’ ombrellone
mangiando sulla spiaggia , assaggiando angurie e panini
senza mai togliere lo sguardo sui bambini lieti
sul bagnasciuga a giocare con palettine e secchielli.
Laudata sii, ecco dolce estate.
Laudata sia il canto dei tuoi figli
il mare , i monti la natura intera.
Laudata sia questa gioia ,questo amore terreno.
Laudata sia la fonte di questo bene profondo
armonia canora d’un sogno universale fatto in una notte d’estate.
