Scrittori
.: Home page .: Preferiti .: Testi pubblicati .: Libri .: Link utili .: Login
Cosa cerchi ?

Non è martedì - di Gianluca Parravicini

Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Umorismo > Non è martedì

© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 09/09/2006 alle ore 10:37:05

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Al calar del sole in cucina c’è fermento, la primavera ha già spedito la sua raccomandata con ricevuta di ritorno al Padreterno, per poter svolgere le sue faccende di stagione, ma a quanto pare non ha ancora ricevuto l’autorizzazione. C’è chi mormora che le stagioni arrivano in ritardo per colpa della posta, altri dicono che il ritardo è da attribuirsi solo ad una certa indolenza del Padreterno. Le chiacchiere dentro casa quando sta per chiudersi il sipario della giornata vengono tutte da lì, dalla cucina, dalle pentole con dentro la pasta sale quel fumo persuasivo che si vedeva solo negli anni 60 e 70 uscire dalle nazionali senza filtro dopo ogni boccata. Le tovaglie escono ancora dormienti dal letargo dei cassetti, i tovaglioli che ricordano ancora parte del menù della sera precedente si predispongono secondo la drammaturgia del posto a tavola. Le forchette un po’ timide si collocano ai bordi del piatto e ascoltano silenti le chiacchiere, perfettamente a conoscenza che presto si caleranno nelle grinfie di tutti i datori di parola presenti nella stanza. Alla deriva opposta del piatto giungono con circospezione i coltelli dagli sguardi affilati, e tutte le pietanze loro potenziali prede cominciano a capire che anche questa sera sono guai per tutti. Per ultimi arrivano i bicchieri, capostipiti davanti al piatto, quelli da vino ancora sobri sono i primi ad arrivare, gli altri più ebbri sono ancora intenti a furoreggiare nella lavastoviglie o a gozzovigliare nel mobile a credenza e si fanno sempre aspettare. Infine i cani, partecipi della confusione del momento girano intorno alla tavola, perché loro sono molto amici dell’uomo a tavola.
Il cibo è l’appetito della confusione, le cappe assorbiodori ne catturano solo una parte, quella che resta, finisce in parte nel frigorifero così da conservarsi per l’indomani, l’altra parte è a tavola dove la infilzano le forchette, e va giù che è un piacere, sopratutto per chi a pranzo si è mantenuto leggero. Attilio è uno di questi, ma per lui niente confusione in cucina, non è sposato, nemmeno fidanzato, qualcuno dice che è vedovo, per altri vedovo lo è sempre stato. Quando una donna gli piace non cerca di farglielo capire subito, prima manda avanti gli altri e poi se nel frattempo non sono giunti alle nozze d’argento le sorride e chiede consiglio agli ormoni. Abita da solo, non ha cani, non possiede un cellulare, e la sua cucina è il luogo più silenzioso dopo l’interno di un sarcofago egizio alle due e quindici di mattina. Il suo tavolo per cena indossa una tovaglia bianca di lino, sul quale predispone un piatto di ceramica, una forchetta e un coltello argentati, un bicchiere di cristallo dal gambo lungo, un tovagliolo di carta rigorosamente rosso e una bottiglia di acqua Perrier, vino non ne tocca, è astemio dalla nascita! La sua cena è generalmente composta da due toast, uno freddo, l’altro caldo e per chiudere in bellezza un frutto. Ha 42 anni, un principio di calvizie, indossa occhiali da vista tondi dalla montatura nera, rientra a casa tutte le sere alle 19:00 in punto, dopo aver passato tutta la giornata in ufficio all’acquedotto comunale. Varcata la soglia di casa ha due pattine che lo aspettano ai piedi, le trova sempre nella medesima posizione, mai troppo avanti e mai troppo indietro, così da poterle frapporre alla suola delle scarpe precedentemente impiegate nel rally degli zerbini, per dare un ordine di classifica, prima su quello del cortile che ha il lavoro più sporco, poi quello prossimo alla porta dell’appartamento, che vidima semplicemente il lavoro svolto dallo zerbino precedente. Dimenticavo di dire che lo zerbino in superficie riportava la parola "Welcome", probabilmente scritta come solidale benvenuto da parte degli acari e batteri che li vi soggiornano. Le pattine lo accompagnano silenti fino in camera da letto, dove un paio di paffute voluttuose pantofole in pelle scamosciata aspettano solo di essere possedute dal primo paio di piedi che hanno a tiro. Questo avviene tutte le sere alle 19:05, ai piedi Attilio indossa calze di lino rinforzate sulle punte così da non farle ghigliottinare dalle unghie che taglia tutti i sabato mattina sempre prima delle 10:00, perché alle 10:30 deve sedersi sulla tazza del bagno. Le abitudini sono la cartina geografica della sua vita, lui sa che la Domenica si deve mangiare per le 13:00 e finire di lavare i piatti entro le 14:00, il Sabato sera la cena non deve iniziare prima delle 20:30 e i piatti devono essere lavati entro le 21:15. E’ tutta così la sua vita, in cucina ha appeso un calendario sulla pagina del mese seguente, perché i giorni del mese in corso li ha già imparati a memoria, conosce, ma non personalmente, anche i Santi del giorno e le fasi lunari. Su una parete della cucina è appeso un grosso orologio a lancette, Attilio ogni 12 minuti al massimo gli getta una rapida occhiata. Si pone sempre l’interrogativo del che ore saranno, le 08:10 o le 08:15? Possibile che sono trascorsi già 6 minuti dall’ultima volta che ho guardato l’orologio? Che ho fatto di così importante per subire tutti questi minuti che mi sono passati davanti senza che me ne accorgessi? Dove sono andati? Sono forse usciti senza dire nulla? Sono queste le domande che si pone spesso quando è a casa, il tempo è la sua unica compagnia e quando gli scivola via come una saponetta lui si mette subito a rincorrerlo ossessivamente. In cuor suo pensa che il tempo è femmina e lui è maschio!
...Un giorno il tempo, proprio perché è femmina, ha pensato di divertirsi almeno per una volta alle spalle di Attilio. Conoscendo la sua vita, le sue abitudini, i suoi pensieri, ha deciso che un bel giorno tutto quello avrebbe dovuto saltare per aria. Il tempo non voleva sconvolgergli la vita, ma solo dargli una scossa, liberarsi da tutta quell’attenzione ossessiva che Attilio gli riversava addosso, del resto le donne amano sempre conservare la loro libertà e il tempo non sfugge a questo desiderio. Il tempo racconta che erano le 23:00 passate da poco, Attilio era in ritardo di 8 minuti, solitamente lui a quell’ora era già a letto, ma la serata era girata storta perché il timer del suo tostapane si era guastato e lui era stato costretto a prepararsi il toast con il cronometro dell’orologio da polso, impostando tre minuti e mezzo e poi si era fulminata una lampadina del bagno, e quella della luce interna del frigorifero. Serataccia, tutto opera del tempo naturalmente, ma di tutto questo Attilio non ne sapeva nulla, erano le 23:10 e Attilio vagava come un funambolo per casa con indosso quelle paffute ciabatte in pelle, a cui non pareva vero di sentirsi possedute dai piedi caldi di Attilio ancora a quell’ora tarda. Stavano per farsi le 23:15 quando Attilio, riposto il filo interdentale nella custodia e scostato dal lavandino ciò che era rimasto impigliato nella pesca a strascico tra i suoi molari e canini, si è votato finalmente in direzione della camera da letto.
Ora ci siamo, la notte sta per spegnere le sue fatiche luminose, l’interruttore della lampada sta per donare al buio ciò che gli spetta di diritto, cioè il buio, quando un evento improvviso quanto inaspettato spezza quella precaria quiete che stava per installarsi nella camera da letto. Un black-out improvviso fa saltare la corrente, si spegne l’orologio della sveglia, quello del lettore DVD, quello del microonde, Attilio sta per prendere in mano il suo orologio da polso, ma riesce solo maldestramente a farlo cadere per terra. Si ode quell’inconfondibile rumore dell’oggetto che si rompe, si sente prima il "latrato" del vetro che nello spezzarsi per il violento urto piega le lancette così da squilibrarne il loro preciso meccanismo meccanico, è un orologio svizzero, e quando si rompono questi orologi lo fanno veramente sul serio, non scherzano mai. Restava come ultima reliquia l’orologio a muro appeso in cucina, Attilio si precipita a prendere la scala, sale il primo gradino, il secondo e con la circospezione del caso scosta l’orologio dalla parete, il ticchettio dei secondi calma quell’ansia che si era impadronita del suo pensare, molto meglio di un’aspirina, ha pensato a voce alta. "Ci siamo, almeno tu funzioni, vecchio mio", sentiva il desiderio di coccolarlo, era l’unica cosa che funzionava in quella casa, l’avrebbe riposto in cassaforte se solo ne avesse avuta una in casa, però poi non riusciva a vedere l’ora, no, meglio tenerlo vicino al comodino. Così con la mano che toccava le pareti per meglio condursi nel buio dell’appartamento, Attilio risale come un salmone la corrente verso la camera da letto, l’approdo definitivo di quel Lunedì notte. Solo pochi metri lo separano dalla stanza, ma sono sufficienti al tempo per giocargli l’ultimo scherzetto, ignorando la posizione esatta della porta della camera, Attilio urta l’orologio contro la maniglia, lo sportello della batteria si scosta di quel poco dalla sua posizione, quel tanto che basta a far cadere per terra le pile, alle quali non resta altro da fare che nascondersi da qualche parte in territorio nemico. E’ la fine, ci sarebbe il cordless, ma funziona con la corrente di rete anche lui! Non c’è altro da fare che aspettare il ritorno della luce, " dove te ne sei andata vigliacca?", sussurra tra se e se Attilio.
Saranno passati 20, 30 minuti, forse è già mezzanotte, quindi è Martedì, oppure mancano ancora 10 minuti a mezzanotte, è ancora Lunedì. Attilio apre il rubinetto della cucina, così da far uscire l’acqua goccia a goccia, è un modo semplice e dinamico per controllare il tempo. Il tempo che non ha conteggiato con l’acqua non lo controlla più, se n’è andato per sempre. Misurare il tempo con l’acqua è l’unico approdo sonoro per misurare il tempo, Attilio sente lentamente liquefarsi le sue ansie e le sue paure, complice l’acqua, complice il buio della cucina, il buio della notte che filtra dalla tapparella. Non sa se è ancora Lunedì o se è già Martedì, non ha la certezza del tempo che gli sta sotto i piedi, sotto alle sue lussuriose pantofole, non ha la certezza più di niente. Sente intorno a se la certezza del vuoto, è una sensazione che non ha mai provato prima, è una certezza che non è fatta di numeri, di simboli, di niente, è la certezza dell’incertezza del tempo. Non è Lunedì, non è Martedì, non è niente, il tempo con i suoi scherzetti è riuscito finalmente a liberare dalla mente di Attilio tutto quell’inutile guardaroba con cui vestiva il suo tempo.
"Un’idea precisa del tempo non ce l’ho, penso solamente che il tempo è nudo!". Con questo preciso pensiero Attilio è tornato a dormire, trascinandosi nelle sue pantofole che si erano già addormentate prima ancora che il tempo se ne accorgesse.
http://ilparra.blog.kataweb.it