La maniglia - di Chiara Serena
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 09/07/2009 alle ore 08:17:02
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SLAM!!
La porta sbatte con un fracasso che mi fa sobbalzare dalla sedia.
Non ci faccio troppo caso di solito, ma qui, nello studio in cui sono temporanea ospite, non mi va di far pensare che mi sono chiusa dentro la stanza.
Vado per aprire la porta e mi accorgo, con stupore, misto ad ilarità e irrazionale paura, che stranamente non c’è la maniglia!
Convinta di essere sola al momento, improvvisamente mi balzano alla mente migliaia di immagini evocate dalle centinaia di libri e racconti dell’orrore che leggo da sempre. In particolare, mi si ferma vivida in testa l’immagine di un fumetto tratto da un racconto di Poe in cui un tale veniva murato in una cantina. Ovviamente questo rischio non lo corro perché mi trovo in una luminosissima stanza, dotata pure di balcone collegato ad altre tre stanza, poi è giorno, c’è un sole splendente e sono in un palazzo enorme e, se necessario, qualcuno le mie urla le sentirà.
Comunque l’irrazionalità vince sulla ragione e ho paura! Inizio a bussare alla mia porta, quella che mi separa dal mondo, prima timidamente poi freneticamente. Dentro di me penso che questo non ha senso dato che, per quello che ne so, sono da sola. Ma il mio pensiero lineare non ha la benché minima importanza.
Non passano più di trenta secondi e la porta inizia a muoversi, riportandomi alla mente porte che tremano perché dietro ci sono i fantasmi e, improvvisamente, si apre, spinta con furia verso di me.
Due ragazzi, con le facce bianche come lenzuola, che credevano di essere gli unici rimasti in ufficio, mi guardano stupiti, sollevati di scoprire che a bussare non era un fantasma, ma solo io.
