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Saint Marìe destini incrociati - di Antonio Gestri

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/11/2007 alle ore 09:59:14

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Saint Marie destini incrociati
Inviato da Antonio Gestri
Nicole Hallmark come ogni sera, ripose gli ultimi libri richiesti dai lettori della biblioteca durante il suo turno di lavoro. Li
sistemò negli scaffali da dove erano stati tolti per essere letti, poi tornò alla sua scrivania. Guardando l’orologio
decise di sbrigarsi; doveva prendere l’ultimo autobus oppure farsi a piedi quasi un miglio di strada. Nicole non
amava fare tardi la sera ma, ogni settimana, per almeno un paio di volte quello era il turno che le spettava. Ottocento
dollari il mese per sei ore al giorno. Cinque giorni di lavoro a settimana. Il sabato e la domenica di riposo. Quando non
lavorava però non aveva molto da fare... pochi amici, poche amiche. La sua casa non era un granché, ma i suoi
genitori non le rimproveravano nulla. Neppure che, sebbene superati i “trenta”, non avesse mai portato un
ragazzo a casa per la cena del ringraziamento, né avesse mai accennato all’idea che un giorno se ne sarebbe
andata di casa, come facevano le altre ragazze di quella città. La sua vita le bastava. I cassetti più colmi di sogni che di
indumenti intimi. Gli occhiali calati sul naso non la rendevano né bella, né brutta.Prese dalla borsa un piccolo
specchietto, lo aprì ed iniziò a ripassarsi la bocca con il lucidalabbra; l’unico vezzo che quel viso così normale osava
concedersi.Aveva ancora una decina di minuti per fare l’orario pieno.Nicole lavorava da quasi un anno nella
pubblica libreria di Saint Marie. Quel lavoro le piaceva. Poteva leggere in anteprima ogni libro che voleva. Sognava di
diventare una scrittrice, amava leggere e desiderava poter scrivere. Matthew Crowens era il suo autore preferito. Quanto
avrebbe pagato per poterlo incontrare un giorno e raccontargli che amava i suoi romanzi! Quanto avrebbe dato per
trascorrere del tempo con lui, con l’autore che la faceva volare in alto, più di ogni altro scrittore, regalandole ogni
anno una storia su cui piangere o sognare. Aveva tutti i suoi libri, su molti dei quali le frasi più belle erano evidenziate e
più volte sottolineate. Iniziò a sognare quell’incontro... avrebbe dato qualsiasi cosa pur di stare col suo
Crowens.Poi sentì quel rumore!Si fermò per un istante, chiuse il suo lucidalabbra e lo ripose nella piccola borsa argentata.
Il suono metallico per lo scatto della chiusura la fece sobbalzare. Attese in silenzio qualche istante. Poi decise che non
era niente di pericoloso. “I vecchi edifici a volte scricchiolano” aveva pensato, ritirandosi su gli occhiali un
po’ calati sul naso. Ma poi, quello scricchiolio lo sentì di nuovo poco dopo, mentre si stava alzando per andare a
spengere l’interruttore centrale delle luci dell’intero stabile della libreria.Qualcuno agì prima di lei. Sentì lo
scatto dell’interruttore; la grande stanza centrale e i vari corridoi rimasero al buio in un solo istante.Fermò i suoi
passi e sentì il sapore amaro della paura fondersi con quello alla fragola del suo lucidalabbra. Pensò ad un guasto
nell’impianto elettrico, ma sapeva che era soltanto ciò che la sua mente tentava di farle credere. Attese nel buio
che qualcosa accadesse; ma non accadde nulla.Non in quel momento.Cercò a stento di capire in che punto si trovasse
per poter proseguire aiutandosi con le mani, ricordando quello che poteva esserci attorno a lei.Evitò due volte i grandi
tavoli centrali; si fermò ancora. Il respiro era veloce e breve, l’aria non riusciva ad arrivare ai polmoni. A stento
riuscì a fare pochi passi; un piede avanti all’altro per pochi metri.Attese ancora.I battiti del cuore la scuotevano da
dentro. Poi sentì ancora quel fruscio.Il buio e la paura le impedirono di arrivare a quell’interruttore
centrale.Qualcuno era in quella stanza, udì chiaramente un fruscio di passi sul pavimento e non erano i suoi.Avrebbe
voluto davvero poter conoscere il suo scrittore preferito. Avrebbe davvero voluto scrivere qualcosa per potergli somigliare
un po’. Non avrebbe mai immaginato che quella sera, sarebbe diventata il personaggio di un suo
racconto.Accadde tutto così in fretta che non ebbe il tempo di capire. Sentì solamente il rumore della sua borsetta che,
cadendo, si riaprì riversando a terra l’intero contenuto. Il rossetto alla fragola rotolò fino al piede destro di
quell’ombra che le stava davanti. Sentì chiaramente il rumore che fece, quando fu schiacciato da quella scarpa e
non capì cosa stesse accadendo. Nicole stava entrando nel racconto del suo Matt. Quello che non avrebbe mai letto.Non
capì neppure perché quella figura scura che aveva di fronte la chiamava per nome, sottovoce, mentre le afferrava
entrambe le mani tirandola a sè.Non capì neanche perché il suo cuore, che prima le batteva forte, sembrò
all’improvviso essersi fermato.Quando vide quella strana carta della “Donna di quadri” trafitta nel
mezzo da una lama lunga e sottile che andava ad infilzarle ripetutamente il petto fino a perforarle completamente il
cuore, non capì che stava morendo. Il suo corpo cadde a terra, ma non fece molto rumore. Nicole si accasciò dolcemente,
per brevi istanti, sospesa tra quei due mondi che separavano la sua vita dalla morte. I suoi occhi fissarono la carta da
gioco che stava tra lei ed il manico di quel coltello. Poi il freddo e la morte si impossessarono di quel corpo e lei non capì
perché non sentiva più nessun dolore. Non si capisce mai, quando stai per morire. Non c’è mai nulla da
capire...Quando qualcuno ti uccide, si muore e basta!
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