L'essenza della vita - di Kitty
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Thriller > L'essenza della vita
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/04/2007 alle ore 14:59:40
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Basta,era successo. Tutto era finito. Sidney Jhonson sentiva le lacrime scorrere sulle guance delicate e rosee. La accarezzavano dolcemente,mentre scivolavano via.Ania era morta.Questo pensiero le impediva di pensare lucidamente.Le annebbiava la testa,gli occhi,il cuore.Ania era morta.La voce infida della sua coscienza si ripresentò.Sua sorella era morta,e presto anche lei.Osservò l’alba,il sole nascente.«Qualcuno nasce e qualcuno muore»-si disse.Pensò alla vita che stava per abbandonare:una famiglia una casa,un marito perfetto.Un quasi marito.Ma senza il sorriso di Ania,non sarebbe potuta più andare avanti.Si sporse di più, reggendosi con le mani sudate alla balaustra,pronta a gettarsi nel vuoto. Osservava con aria speranzosa le auto.Chiuse gli occhi.Aveva sempre sofferto di vertigini. Non aveva più razionalità.Ma cos’è in fondo?Quando ti accorgi che la tua vita non ha più un senso,tutto il resto ti sembra inutile.Perchè continuare a vivere nel dolore quando puoi abbandonare la sofferenza riposando in pace?Questa era la sua opinione.Scrutò di nuovo il vuoto.Ripensò a ciò che vide quella mattina.Sangue,molto sangue e Ania. Già, Ania.Fin da piccole le sorelle Jhonson erano state molto unite. E adesso?Ania era tutto per lei.Una madre,una sorella,un’amica.Le sembrava di udire la sua voce dolce,affabile.Sì, adesso, la vedeva.Era bella,i capelli lucenti,il vestito bianco,il sorriso smagliante.Le tendeva le braccia.La chiamava. «Sidney,Sidney».Sidney sorrise.Non le importava di morire.Voleva stare solo con lei,nella pace beata degli angeli.Sidney pensò: «Arrivo».Poi tese le braccia,e si spinse con i piedi.Sentì solo un attimo di dolore,poi,la libertà.
Jason Ferst sorseggiava il suo espresso leggendo il giornale.Il sole era alto su Montemp Street ,i bambini andavano a scuola,e lui si preparava ad un’altra giornata lavorativa. Sbadigliò.«Iniziamo bene!»-pensò.Stava leggendo un’importante notizia sull’aumento delle azioni,quando la porta si spalancò. Era Fred Thompson.Aveva il volto sconvolto. «Capo-azzardò-tra Belmon e Molen Street è stato trovato un cadavere.Un suicidio,si è gettata dal sesto piano.Poveretta»- azzardò con un fil di voce.Jason guardò con apprensione il novellino.L’omicidio l’aveva sconvolto.Lui lavorava ormai da 5 anni in quella sezione e aveva accumulato un certo sangue freddo ormai.Per aiutarlo,iniziò a fargli le solite domande di routine.«La vittima è già stata identificata?Mi sembra di aver capito che è una donna»-concluse. «Precisamente»-balbettò l’uomo abbassando gli occhi.«Fred,c’è qualcosa che devi dirmi?Santo Dio,non è la prima volta che vedo un corpo sfracellato per strada! Aveva con sé documenti?Patente o carta d’identità? ».L’altro fece un cenno di assenso con la testa.«Posso avere il nome o i presunti sospetti?»-chiese con più calma,in modo professionale.«Capo...»-balbettò Fred in un sussurro.Poi si fece coraggio,respirò,preparandosi all’atroce verità:«Si tratta di Sidney». Chiuse gli occhi.Non voleva osservare l’espressione sconvolta del suo superiore,che aveva appena saputo di aver perso la futura moglie.«Sidney?Sidney Jhonson?La mia Sidney?»- Jason interrogò Fred con lo sguardo.Quest’ultimo abbassò timidamente lo sguardo,quasi sentendosi in colpa,di avergli dato una notizia così spiacevole.
ORE10.00.Dalla macchina della polizia scesero tre uomini.Uno di loro aveva il volto coperto dagli occhiali scuri.La gente si accalcava vicino le transenne,e il vociare cresceva sempre di più .Jason si chinò sul corpo,che era disteso rispettosamente a faccia in giù. Accarezzò la coda bionda. Gli occhi gli si riempirono di lacrime.«Ci dispiace»-gli dissero i due colleghi.Quella ragazza era un tesoro, un ciclone:briosa,allegra,ogni volta che arrivava in ufficio portava una ventata di novità.Per questo Jason le aveva chiesto di sposarlo.A pranzo non mangiò niente:gli si era chiuso lo stomaco. Dopo aver consegnato il corpo alla scientifica,nel pomeriggio Jason decise di salire da solo nell’appartamento della ragazza,quello in cui viveva,quello da cui aveva deciso di gettarsi.Disse agli altri due di interrogare i vicini,liquidandoli.Aveva voglia di restare solo con i propri pensieri. Prese l’ascensore e schiacciò il sesto bottone.Si asciugò gli occhi.Doveva restare lucido.La porta era spalancata:quattro uomini della scientifica stavano analizzando il balcone in tutti i suoi elementi.In silenzio,si intrufolò nella stanza che era stata la camera da letto di Sidney. Non ce la fece più e,sedutosi sul letto iniziò a piangere come un bambino,ricordando i bei momenti passati insieme.La vita è come una candela,ci illumina d’immenso.Ma a volte come la fiamma,vacilla,resta in bilico,fino a spegnersi definitivamente.Di lei rimarrà solo il ricordo,la cera,un piccolo segno nel tempo. Si alzò,decise di andare a vedere cosa avevano scoperto gli uomini della scientifica sul balcone, lo stesso dalla quale lei si era gettata.Il dottor Kholer appena lo vide gli posò una mano sulla spalla e con fare paterno gli disse:«Mi dispiace Jason,è stata una grande perdita».«Lo so»-rispose lui,distogliendo lo sguardo.Un ragazzo con la divisa blu si avvicinò dicendo:«Signor Kholer ho trovato una cosa ». «Scusa un attimo-disse a Jason allontanandosi-vado e torno».Lui rimase lì,ha guardare il panorama di una splendida New York.Quando il dottor Kholer tornò,gli disse:«Questo conferma i miei sospetti».Jason lo interrogò con lo sguardo.Il medico iniziò a parlare con schiettezza e professionalità quasi dimenticando il rapporto che Jason aveva con Sidney.«Sidney Jhonson non si è suicidata.Qualcun’altro la uccisa.L’ha spinta dal balcone.Probabilmente non lo poteva immaginare,l’ha colta alla sprovvista:non ci sono segni di colluttazione.Ma l’assassino ha lasciato qualcosa:un’impronta di una scarpa infangata ancora fresca. Di un piede quarantuno per la precisione».Jason era esterrefatto.Il medico legale continuò:«Dato che il decesso è avvenuto alle sei e trenta,l’assassino è arrivato prima,ha suonato al campanello e Sidney ha aperto.Probabilmente conosceva il suo assalitore».Suonò un cellulare.«Be’,è il mio,devo lasciarvi»-fece Kholer.«Scendo con lei»-concluse Jason.Quando dopo aver salutato, si girò per andarsene,il dottor Kholer lo osservò con la coda dell’occhio.Guardò le sue scarpe sportive:erano il modello a cui poteva appartenere l’impronta trovata sul luogo del delitto. «Indiziato numero uno:conosceva la vittima»-pensò dirigendosi in auto.
Nel tardo pomeriggio Jason decise di andare visitare New Male,la residenza estiva della famiglia di Sidney.Accostò l’auto nel vialetto e scese,osservando i paesaggi di campagna.Il disco dorato del sole si ergeva tra gli alberi.Sembrava consolarlo.Gli alberi piegavano le fronde al suo passaggio.Se è vero che la natura ha un’anima lei sembrava intuire che quella ragazza non sarebbe venuta mai più a sedersi lì e ad ascoltare lo strano meraviglioso suono della terra,suono della vita. A piangere e a gioire con lei.Lei adorava quella villa,Jason lo sapeva:era dappertutto.Sui muri,nei quadri,nelle stanze,nelle strade.Si sentiva ancora il suo profumo.La casa,che era stata comprata dai coniugi Jhonson,era una villetta dal sapore rustico ed etnico.Infilò la mano in tasca, ed estrasse un mazzo di chiavi. Aprì l’ inferriata,ed entrò.Accese la luce.Tutto era fantastico lì dentro,anche l’aria che si respirava.Merito della signora Lock,madre di Sidney,che andava a fare le pulizie una volta alla settimana.Spense la luce dell’ingresso e si avviò verso il salotto.Era nell’altra ala della casa,avrebbe dovuto camminare un po’,ma conosceva quel posto come le sue tasche,anche al buio.Aveva voglia di sedersi e ricordare.Si spostava piano-non voleva rompere niente- toccando il muro in cerca di un interruttore.Fece due passi.Iniziò a sentire cattivo odore.Era strano in quella casa.Continuò a spostarsi più velocemente tastando il muro.Accidenti all’interruttore!L’aria divenne irrespirabile.Si sentì svenire.Il suo piede urtò qualcosa.L’oggetto urtato emise uno schiocco.Finalmente,quasi con violenza accese la luce.Avrebbe voluto cacciare un urlo,ma il cuore gli rimase in gola.Davanti a lui,in una pozza di sangue rappreso e coagulato giaceva il corpo di una donna.Tremava come una foglia.La osservò a lungo.Era totalmente sfigurato.Sicuramente aveva visto tempi migliori.Osservandola si accorse di un foro di proiettile nel petto. Spaventato telefonò ai suoi assistenti.Impose loro anche il silenzio.Tutto doveva rimanere segreto.
Jason spaventato,aspettava con ansia il verdetto,si mordeva le mani dall’agitazione.Aveva ricevuto una telefonata dai genitori di Sidney.Non erano i soli a soffrire in quel momento. Il dottor Kholer entrò nella stanza,con passo lento ma deciso.«Brutta faccenda amico mio,brutta faccenda».Jason lo guardò in tensione.Il giorno prima aveva scoperto il corpo della sua ragazza,e un altro nella sua casa.Quella notte non aveva dormito,divorato dagli incubi.«Ho perso molto tempo,ma ho dedotto che l’omicidio è avvenuto 48 ore fa».«Sai di chi si tratta?»-chiese Jason al medico che aveva passato la notte in laboratorio.«Si,di Ania Jhonson,sorella gemella di Sidney ».Il dottor Kholer era noto per la risolutezza con cui diceva le cose.Jason strabuzzò gli occhi. «Ma cosa stai dicendo?Sidney era figlia unica!»-esclamò in preda all’ira.«Non la conoscevi abbastanza»-continuò il medico,impassibile.Jason si rabbuiò.Era proprio quello che temeva.«Jason,nel 1994 le sorelle ebbero un incidente.Rimasero bloccate da un’incendio causato da qualche piromane,mentre erano in campagna.Ania morì,anzi,il suo corpo non fu mai trovato.Bruciato,forse carbonizzato.Sidney,la sopravvissuta,tornò a casa,spaventata,dicendo di aver visto la sorella cercare di fuggire.Oltre questo non ricordava più niente. Tu non conosci questo fatto di cronaca,vero?Ti sei trasferito qui solo nel 1999-lo guardò un attimo,poi continuò-quindi,cercando di capire la situazione,questo dimostra che Ania quel giorno era riuscita a scappare.Adesso dobbiamo chiederci perchè Sidney non aveva detto a nessuno della sorella,poiché lei stessa le aveva dato la chiave di New Male-o almeno così crediamo-,e perchè naturalmente sono state uccise entrambe:l’assassino sapeva dell’esistenza di Ania.».Jason guardò Kholer:«Quale sarà la prossima mossa?»-ma per la prima volta in vita sua era tutt’altro certo di farla. «Be’-rispose il dottore-adesso tocca a lei,è lei l’ispettore e ascolti un consiglio:so quanto teneva a Sidney ma non si lasci coinvolgere o nulla sarà facile».Jason gli strinse la mano, poi uscì dalla stanza.Aveva scoperto troppo e in fretta.A pranzo prese un panino e poi corse nel suo studio a trarre conclusioni o congetture.Stava pensando quando bussarono alla porta.«Avanti»-disse.«Signore-era di nuovo Fred,questa volta leggermente più sicuro di sè-una donna ha detto di voler parlare con lei.Dice di avere delle informazioni importanti riguardo al caso di...S-Sidney»-faticava ancora a pronunciare quel nome.«Falla entrare»-rispose automaticamente,ormai non gli interessava più niente,conosceva Sidney meno di quanto credesse.Ma l’amava.La signora Scorvino entrò borbottando:«Che modi!»rivolta a Fred che replicò :«Si calmi signora io...io..». «Fred,grazie,puoi andare.Prego signora si sieda»-concluse Jason con un tono divertito.«Lei ha detto di avere delle informazioni,giusto?».La donna annuì.«Lei è ...» «La signora Scorvino,Tara Scorvino,nata il 23 settembre del 1952.Abito a Mhanattan,in Seven Avenue numero 33».«Cosa voleva dirmi?Cosa ha scoperto?».La donna respirò profondamente e iniziò:«Mi trovavo in quella zona perchè mi aveva ospitato mia sorella Jenni.Avevo litigato con mio marito e decisi di prendermi una pausa. Intorno le 6.oo ,all’alba uscii in balcone.Soffro di pressione alta e avevo caldo.Nel palazzo di fronte era affacciata una ragazza,bella,molto bella.Stava parlando violentemente con qualcuno che poi vidi uscire dall’interno.Era un uomo,sulla cinquantina,portava gli occhiali e aveva pochi capelli grigi.Non sentivo ciò che dicevano,litigavano ma ho capito le parole “Sidney è morta,confessa,avvocato”pronunciate da lui,mentre lei continuava a ripetere “riscatto,non posso,identità,assassino” ».La signora si bloccò.«Signora-si alzò Jason-e poi?».«Poi lui l’ha spinta giù».Tara Scorvino aveva gli occhi lucidi.«Dopo sono corsa dentro,volevo gridare ma non ci sono riuscita.Sono quasi svenuta sul divano.Mia sorella che ormai c’era abituata mi misurò la pressione e mi diede una pillola.Quando le dissi di aver assistito ad un omicidio,lei sbuffò,e mi disse che avevo avuto le allucinazioni:avevo la pressione altissima.Poi seppe del corpo trovato a Belmon Street e spaventata mi consigliò di venir a riferire tutto a lei.Non so,se sono stata d’aiuto».Jason,alzandosi e tendendo la mano le rispose:«Si fidi di me,ha già fatto abbastanza»-congedandola.
Jason aveva capito.Ma mancavano le prove.Come avrebbe convinto il giudice?Non gli interessava:l’unica cosa importante era vendicare Sidney.E Ania.L’uomo sulla cinquantina era sicuramente il Dottor Kholer,che Sidney conosceva,poiché era stata molte volte in ufficio. Quando ieri aveva trovato Ania a New Male,lei era già stata uccisa da tre giorni. Mentre Sidney era morta quella mattina stessa,probabilmente perchè aveva scoperto il corpo della sorella.Adesso rimanevano altre domande:il dottor Kholer ha anche ucciso Ania?Perchè?Perchè Ania non disse mai di essere sopravvissuta all’incendio,o perchè Sidney non disse mai di vedere la sorella di nascosto?Ma un dubbio si faceva spazio nella sua mente :era veramente Sidney quella che conosceva e abitava in Belmon Street,oppure era Ania?La signora Scorvino aveva detto di aver sentito le parole “Sidney è morta”.Non Ha importanza-pensò-era sempre la donna che amava.La rosa non avrebbe anche lo stesso profumo se chiamata con un altro nome?Jason voleva solamente vedere il dottor Kholer.Mentre stava per uscire dall’ufficio fu chiamato da agente,un certo Tod Forster .«Ehi,non crederà mai cosa ho trovato. Capo, nella stanza di Sidney sotto l’asse del letto era nascosto un diario,firmato da Ania Jhonson.Credo che le possa essere utile».Jason era stra-felice.Era la prima volta in quei giorni.La sua fidanzata gli aveva mandato un aiuto dal cielo.«Giovanotto,avrai una promozione.Da oggi sei vicedirettore».Poi afferrò l’oggetto e corse al parcheggio.Addentrandosi nelle pagine ebbe la conferma che aspettava:Ania Jhonson era la donna che stava per sposare, non Sidney. Invece la vera Sidney faceva una vita da reclusa in un residence a basso costo.Ania ogni tanto l’andava a trovare. In una pagina scriveva:« Era da molto che cercavo di convincere Sidney a venire da noi.Ma lei si rifiutava. Io le diedi la chiave di New Male.Volevo darle la vita che meritava.Dopo l’incidente era scappata e si rifiutava di tornare a vivere in casa.Ricordo ancora quell’attimo:davanti alle fiamme lei che mi chiedeva di mentire e di dire che non ricordavo più niente a causa dello shock.Avevamo entrambe gli occhi lucidi.«Giuramelo»-mi disse.«Lo giuro»-le risposi,prima di vederla balzare tra le fiamme e correre via. Mi chiese anche di scambiarci le identità per il mio bene, diceva.Dato che eravamo assolutamente identiche non fu difficile.Quel giorno avevamo 14 anni.Una settimana fa le costrinsi a raccontarmi tutto dicendo che altrimenti avrei chiamato uno psicologo e che l’avrei rinchiusa in una clinica psichiatrica.Per un attimo mi è sembrata addirittura contenta,infatti ha esclamato :«Lì almeno sarei più al sicuro!».«Basta!-mi infuriai-ma al sicuro da chi?».Si accese una sigaretta, e stravolta, cominciò a raccontare. Quella volta in campagna,mentre io mi trovavo nei pressi del lago a fare il bagno,lei si trovava accanto ad una cascina. Eravamo andate lì per caso,faceva caldo e volevamo andare al lago,fare qualcosa di diverso . Mentre passeggiava senti dei rumori.Andò a vedere facendo attenzione a non farsi scoprire.Un uomo stava picchiando una donna,era evidente che fosse una prostituita .Lei svenne.Poi lui accese un fiammifero e diede fuoco alla paglia circostante.Sidney non riuscì a trattenere un urlo.Lui se ne accorse,ma la scambiò per me.Ania.La gente non era in grado di riconoscerci fisicamente,ma in base dall’abbigliamento:in quel momento aveva addosso una mia maglietta e si era legata i capelli come facevo sempre io.Ma come faceva quell’uomo a conoscerci? Era infatti il compagno di mamma,che in quel momento era in città,ignara di tutto. «Ania,Ania,vieni subito qui!»-urlava.Lei si infilò tra i faggi e sparì alla sua vista.L’incendio nel frattempo si espandeva.Lei mi raggiunse e mi disse queste parole:«Scappa!C’è un’incendio!Ascolta io devo andare per il mio bene,capito?(Mi spiegò che non ce l’avrebbe fatta a nascondere un fardello così grande alla mamma)Fammi solo un favore:dii di non ricordare niente e fai finta di essere Sidney ok?Questo è per il tuo bene!».Mi disse questo per non farmi prendere di mira da quell’uomo,Che credeva fossi stata io ,Ania a scoprire il suo segreto.«Per questo ti consigliai di farti chiamare Sidney:ti saresti salvata la pelle». E così fu.Il compagno di mamma si mostrava caritatevole con me e con lei,ma in realtà tirava sospiri di sollievo.Credeva che la ragazzina che lo aveva scoperto in un “momento delicato” (Sidney,che lui credeva fosse Ania cioè io)fosse morta ma non era così. Mia sorella sopravvisse.Arrivò in una casa-famiglia.Disse che l’avevano abbandonata e che non conosceva i nomi reali dei suoi presenti tutori,ma che li chiamava con gli appellativi di zii.Appena ebbe l’età si trasferì nel residence dove vive tuttora.Fa lavoretti saltuari:la domestica,la cameriera,la lavapiatti,la barista.Penso ancora al giorno in cui la incontrai.Al supermercato,quattro anni fa.Lo so,sembra ridicolo!Era estate,e indossava una maglia a mezze maniche.Mi accorsi subito della voglia uguale alla mia che aveva sul braccio destro. Era incredibile averla ritrovata!Da quel giorno ci vedevamo ogni tanto il pomeriggio. Fortunatamente nostra madre,anni fa,conobbe un altro e lasciò quell’assassino.Ma l’infido destino lo riportò sulle nostre strade. Tre anni fa conobbi una persona splendida,Jason.Mi duole molto non avergli raccontato tutto.Ma lui non sa che quello stesso giorno rividi quell’uomo,che ormai mia madre aveva mollato da secoli,e che le mie paure avevano dimenticato:il dottor Kholer.Ogni volta che entro in ufficio e lui è lì, mi chiede ancora in modo morboso notizie su mamma,e poi allude sempre alla scomparsa di mia sorella.Vuole che la sua vera indole non si scopra. Bisognerebbe denunciarlo per quello che ha fatto quel giorno.Ma non ho le prove materiali.Sidney potrebbe farlo.Ma non se la sente. Lei mi confessa di aver paura di lui.Mi ha detto che la sera le è sembrato di sentirsi pedinata.Dice che presto cercherà di ucciderci.Io credo ci no. Ha già commesso un errore,non credo che ne commetterà altri.Ora basta,smetto di scrivere.Ho iniziato perchè non riuscivo a dormire.Ora sono le 6.00di mattina.Oddio,suonano alla porta!Chi sarà mai a quest’ora?».
Jason appena ebbe finito di leggere le ultime parole di Ania,ebbe la conferma più grande della sua vita:la verità è sempre dietro l’angolo,ma nessuno se ne accorge,e la diversità delle menti umane fa sì che questa appaia diversa.Il ruolo più importante della vicenda si ha all’inizio,dove tutto viene mostrato in un modo diverso rispetto alla realtà:l’omicidio appare un suicidio e Sidney è in realtà Ania.Ma anche altri personaggi hanno la loro importanza. Il dottor Kholer ad esempio cercava di negare a sé stesso quelle azioni che aveva commesso:infatti si auto-convince psicologicamente che il colpevole è invece l’innocente Jason,che ha un’unica colpa:quella di non aver capito.
