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L' orologio - di Benedetto Silvestri

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 18/09/2006 alle ore 13:38:10

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Cap 1
Il traffico era caotico come sempre nel periodo estivo e migliaia di turisti affollavano la cittadina per poter passare alcuni giorni al mare in pieno relax. Per questo motivo Stanley preferiva non prendere la macchina e muoversi quasi sempre a piedi per evitare di passare ore e ore per strada. E poi la città era davvero molto piccola e ci si poteva facilmente spostare da un punto all’altro a piedi senza bisogno di altri mezzi più veloci.
Aveva sempre vissuto lì e gli piaceva il posto. Quando era bambino i suoi genitori possedevano una piccola gioielleria in cui passava moltissimo tempo, guardando e giocando con gli orologi. Era affascinato dal loro ritmico movimento. Gli sembravano come tanti piccoli cuori che segnavano il ritmo del tempo, trasmettendone le vibrazioni. E anche ora che aveva circa 45 anni, ogni volta che passava davanti alla vetrina di un gioielliere, si fermava ad ammirare i modelli esposti, come ipnotizzato, ripensando a volte ai bei momenti passati insieme al padre e alla madre nel loro negozio.
Quella mattina era appena uscito di casa per passare prima dal giornalaio e poi proseguire verso l’ufficio. Raggiunse l’edicola, prese il giornale e pagò. Diede un’occhiata distratta alle notizie mentre camminava lungo la strada principale a fianco dei negozi. Gli articoli erano sempre gli stessi. La situazione politica che peggiorava sempre di più. Le solite rapine e la solita criminalità. Le solite notizie sportive. Niente di nuovo, sempre le solite vecchi storie. Ripiegò il giornale e lo mise sotto il braccio, affrettando il passo per non arrivare tardi al lavoro.
Guardò distrattamente l’orologio e solo allora si rese conto che era davvero tardi e se non si sbrigava non sarebbe mai riuscito ad arrivare in tempo in ufficio. Era strano però che fosse così tardi, pensò, usciva sempre di casa alla stessa ora, e non capiva come mai oggi fosse più tardi del solito.
Doveva per forza cercare di accorciare i tempi e prese quindi una scorciatoia attraverso i vicoli che si snodavano a fianco della strada principale verso il centro. Attraversò la strada e si infilò nel primo viottolo che trovò dall’altro lato. Non c’erano molti negozi in quell’area, e quei pochi che c’erano sembravano davvero cattivo stato. Le vetrine erano buie e polverose e davano una sensazione di vecchio e antico. Alcune vetrate erano addirittura spaccate, e le crepe lungo le superfici di vetro sembravano come dita scheletriche dipinte, appartenenti a mani gigantesche e spettrali che cercavano di uscire dal vetro. E solo il pensiero di una simile immagine, gli fece scorrere freddi brividi lungo la schiena, come se quei vitrei filamenti potessero scivolargli addosso come fili di una tela di ragno. E per un istante gli parve quasi di sentirli, mentre gli sfioravano lentamente la schiena facendolo rabbrividire ancora di più e facendogli scuotere le spalle e il collo con un gesto di stizza.
Sembrava davvero un quartiere povero della città in completo stato di abbandono. C’era un negozio di pasticceria, un macellaio. Ma non voleva pensare a ciò che avrebbe potuto comprare di commestibile, lì dentro. A giudicare dal loro aspetto, davano l’idea che tutto ciò che vendevano appartenesse ad un’altra epoca, cibo e muffa compresi. E non riuscì a nascondere una leggera smorfia di disgusto. Uno dei negozi sembrava esporre abiti di seconda mano ma la vetrina era talmente scura e sporca che si riusciva a stento a vederne l’interno.
Mentre giocherellava col giornale tra un passo e l’altro, la sua attenzione fu attratta da un negozio in particolare, sul lato opposto della strada. Rallentò il passo fermandosi sul bordo del marciapiede, si girò verso quella direzione e attraversò fermandosi proprio di fronte. Sembrava un negozio di antiquariato con una leggera luce soffusa che schiariva l’interno, ma talmente debole da non permettere a chiunque passasse all’esterno, di vedere chiaramente se ci fosse qualcuno dentro. La luce esterna, pur essendo più intensa, faceva fatica a passare attraverso quella superficie di vetro, grassa e impolverata. La saracinesca era alzata, e questo faceva pensare che il negozio fosse aperto e che ci fosse qualcuno dentro. Si spostò allora davanti alla porta e il cartellino con la scritta ’aperto’, confermò la sua ipotesi. La curiosità lo spinse quindi ad aprire la porta e ad entrare.
Un piccolo campanellino appeso sul montante alto della porta, ruppe il silenzio con un leggero scampanellio, che gli risuonò nelle orecchie quasi come un avvertimento. Il buio all’interno gli appannava gli occhi non facendogli vedere quasi nulla, tranne la lama triangolare di luce stampata sul pavimento, proveniente dall’esterno. E frammenti di polvere si muovevano lentamente, immersi in quella zona di luce, come sospesi nell’aria. Si fermò per qualche istante per far abituare gli occhi al buio e poi lentamente richiuse la porta, facendo risuonare di nuovo il campanellino.
Non sapeva perché, ma quel semplice suono gli aveva fatto venire i brividi, lo aveva infastidito. Era passato diverse volte in quei vicoli, ma non aveva mai notato quel negozio. Forse, pensò, era nuovo e il proprietario lo aveva appena aperto. Ecco perché non lo aveva mai notato. Ma la cosa strana era che il negozio sembrava invece antico, come se stesse lì da secoli, neanche da mesi o da anni. Ma da un tempo indeterminato. E la polvere che abitava al suo interno dava un’idea del tempo e degli anni passati da quando era stato aperto. E sembrava anche che in tutti questi anni fosse stato abbandonato a se stesso, e che l’ultimo visitatore fosse passato di lì non si sa quanto tempo prima.
C’era polvere e sudiciume dovunque e sia i tavoli che gli scaffali appesi alle pareti erano pieni di oggetti antichi. Sembrava quasi un museo più che un negozio, e la polvere nell’aria, cominciò subito a dargli prurito così fastidioso che dovette strofinarsi il naso più volte per evitare di starnutire.
Si soffiò quindi il naso e si mosse per dare un’occhiata in giro. C’erano mobili molto antichi. Alcuni lampadari di cristallo pendevano dal soffitto e sembravano vecchi di secoli. Alcuni erano formati da centinaia di gocce di cristallo legate insieme come tanti mazzetti che pendevano dal soffitto quasi a minacciare chiunque passasse sotto di loro. C’era un tavolo grande sul lato sinistro, attaccato alla parete, con sopra un piccolo registratore di cassa, e dietro la cassa, una piccola porta chiusa da una tenda rossa e azzurra, impolverata e scolorita. Solo al pensiero di quanta polvere potesse esserci tra le maglie di quella tenda, gli fece venire da starnutire di nuovo. Sicuramente nascondeva il retrobottega e alcuni rumori provenienti da lì dietro, gli fecero capire che ci doveva essere qualcuno. Forse il proprietario del negozio o qualcuno che lavorava lì.
Allungò la mani verso una scatola di legno finemente incisa, e quando la ripose sul tavolo, aveva i polpastrelli completamente grigi per la polvere, mentre sulla superficie della scatola stessa, risaltavano delle piccole strisce marroni scuro lasciate proprio dalle sue dita che avevano rimosso lo strato di polvere. Rimase per un attimo a fissare i polpastrelli e fu allora che si rese conto di qualcosa di strano. La maggior parte degli oggetti erano pieni di polvere, come se non fossero stati mai puliti e la polvere dei secoli li stesse fagocitando per nasconderli, mentre altri erano invece lucidi come se fossero stati puliti un attimo prima. Forse, pensò, è lo stesso proprietario che un po’ alla volta li pulisce, magari iniziando proprio da quelli più speciali, per attirare l’attenzione dei clienti su quelli più costosi.
Vide un set di bicchieri di cristallo che dovevano appartenere almeno al secolo precedente, finemente lavorati e ricoperti da un leggero strato di polvere, con dei sottili fili di ragnatela pendenti, che li univano facendoli sembrare come dei calici pronti per contenere chissà quale magica pozione. E la sua curiosità infantile lo spinse a sporgersi sopra uno di essi per veder se davvero conteneva qualche liquido magico.
Cap 2
Vicino a quelli, c’era un set di posate d’argento che sembrava ancora più antico, con forchette e coltelli lavorati da qualche artista del cesello. Allungò la mano per prendere una forchetta, togliendola dalla custodia e alzandola davanti agli occhi, ma qualcosa sullo sfondo dietro la forchetta, distrasse la sua attenzione. Un altro piccolo oggetto proprio dall’altra parte del tavolo, vicino al coperchio aperto della scatola di cuoio che conteneva le posate. Ripose la forchetta nella custodia, ritrasse la mano, con lo sguardo fisso a quell’oggetto, e lentamente si spostò sull’altro lato del tavolo. Era un vecchio orologio da taschino. Era talmente impolverato che non riusciva neanche a vedere le piccole lancette e i numeri delle ore sul quadrante.
A quella vista, la sua vecchia passione si risvegliò e lo spinse a prenderlo. Era molto pesante e a giudicare dalla consistenza, doveva essere di puro acciaio. Ma pensandoci bene, non poteva essere d’acciaio visto che sembrava molto antico, e l’acciaio sicuramente non esisteva ancora nel periodo in cui era stato fabbricato l’orologio. Probabilmente era fatto di qualche lega speciale contenente qualche metallo particolare, ma sicuramente non di un materiale così moderno come l’acciaio.
Passò la mano sul vetro del quadrante per togliere un po’ di polvere, scoprendo le lancette ferme sulle 12:00 e una serie di simboli sconosciuti che circondavano quei due trattini scuri sovrapposti. Avrebbero dovuto essere i numeri delle ore, ma pur cercando di pulire meglio il vetro, non riusciva ad identificarli. Era davvero un oggetto bellissimo. Al contatto con le sue dita, sentiva la superficie esterna finemente lavorata, con raffinate incisioni sulla cassa. Prese allora un fazzoletto per rimuovere la maggior parte della polvere e per vedere meglio i disegni incisi sulla superficie.
"E’ davvero un bell’oggetto, vero?" disse una voce roca dietro di lui.
Fece un salto all’indietro girandosi di scatto, rischiando quasi di far cadere l’orologio. Il cuore gli salì in gola mentre la pressione del sangue cominciò a tamburellargli nelle orecchie. Davanti a lui c’era un uomo non molto alto, poco più di un metro e mezzo circa, con occhi piccoli e con occhiali ancora più piccoli e lenti spesse e circolari. Era completamente calvo tranne delle piccole ciocche di capelli dietro le orecchie e sulla nuca. Sembrava molto anziano e le rughe sulla fronte sembravano segnare il tempo che era passato e gli anni che aveva vissuto, ma dal modo in cui si muoveva e camminava, sembrava invece come un bambino che aveva appena iniziano a camminare movendosi in maniera abbastanza goffa. Indossava una specie di vestaglia di un colore indefinito che ricopriva il suo corpo magro mentre ogni piccolo movimento sembrava procurargli forti dolori, quasi che avesse qualche impedimento fisico a camminare. A vederlo lì davanti ai suoi occhi, così esile e minuto, gli venne da pensare addirittura che un semplice alito di vento avrebbe potuto spazzarlo via come una foglia.
"Ehm, buon giorno" disse Stanley con le mani che ancora gli tremavano, sbuffando fuori il fiato che gli si era bloccato in gola.
"Mi scusi," replicò subito l’omino "forse l’ ho spaventata, mi dispiace, non era mia intenzione. Ma la prego, dia pure un’occhiata in giro e guardi se trova qualcosa che le interessa. Se le piacciono gli orologi, ne potrà trovare molti altri vicino al muro alla sua destra. Ci sono anche degli orologi a cucù molto belli se le piace quel tipo di oggetto."
La voce dell’uomo era molto calma e pacata ma anche molto dura e autoritaria. C’era qualcosa di singolare in quella piccola figura davanti a lui, ma non capiva cosa fosse.
Era una presenza stranamente inquietante che lo faceva sentire a disagio come un bambino davanti al maestro che lo stava interrogando.
"Si, grazie" rispose riponendo l’orologio sul tavolo sentendosi quasi imbarazzato come un bambino colto in flagrante a rubare la marmellata dalla cucina.
"Vivo qui da molti anni, ma non ho mai notato questo negozio. Siete qui da molto tempo?" chiese Stanley con un tono molto educato.
"Da molto tempo mi chiede? Beh, qui dentro il tempo sembra essersi fermato. Sembra non passare mai. Non saprei dirle esattamente da quanto tempo" rispose l’uomo con uno sguardo profondo e severo dritto negli occhi di Stanley, che rimase per qualche attimo quasi fulminato, incapace di distogliere lo sguardo da quello dell’altro.
Si sentiva sempre più a disagio mentre continuava a osservare con la coda dell’occhio quella figura seduta dietro il registratore di cassa sul bancone. Si sentiva strano, terribilmente imbarazzato davanti a quell’omino che sembrava saperla molto più lunga di quanto sembrasse. Sembrava quasi che lo spiasse senza farsene accorgere. Si sentiva quasi in colpa per aver violato l’oscurità e il silenzio di quel posto, nel momento in cui era entrato dalla porta.
Il tempo sembrava avvolgere tutto ciò che vedeva intorno, e il silenzio e la povere sembravano riempire ogni angolo di spazio li dentro. Come a voler salvaguardare gli oggetti esposti.
"In ogni modo" aggiunse l’omino "dia pure un’occhiata intorno, liberamente. Sono sicuro che troverà qualcosa che le piace".
Ma il sorrisetto tagliente che vide comparire sulle sue labbra, fecero aumentare il suo senso di disagio.
Stanley si spostò verso la parete dove erano esposti gli orologi a cucù, nonostante la sua mente fosse rimasta ancorata all’orologio di prima. Dopo averlo pulito col fazzoletto, aveva visto la sua fine lavorazione, e aveva sentito dentro di sé un desiderio irrefrenabile di possederlo. Aveva notato le incisioni fatte in maniera davvero egregia, da un vero artista. Come se chiunque lo avesse lavorato, avesse usato un pennello piuttosto che un cesello, talmente fini e delicate erano le forme e i disegni.
E proprio per questo doveva valere molto.
Sicuramente il prezzo doveva essere molto alto, troppo alto per le sue tasche, e sapeva che non poteva permetterselo.
Ma sentiva anche che doveva averlo. Ad ogni costo.
Sentiva che non poteva fare a meno di quell’oggetto. Continuò a fissare gli orologi sul muro, ma il suo sguardo era vuoto, perché la sua mente era altrove. La sua mente era sempre fissa sull’immagine di quello sul tavolo, come imprigionata in un incantesimo. E dentro di sé capì che nonostante non avesse mai rubato nulla in vita sua, avrebbe fatto di tutto per averlo. Anche a costo di rubarlo.
E questo fu proprio quello che decise alla fine di fare, ben sapendo che avrebbe dovuto distogliere prima l’attenzione del proprietario, per evitare che si accorgesse di quello che stava per fare.
Ma non sapeva come.
"Sono orologi davvero molto antichi vede?" disse l’uomo.
"Si, sembrano davvero antichissimi e di ottima fattura. Devono essere molto preziosi vero? Specialmente questo qui, inciso in questo tronchetto di ciliegio. E’ davvero bellissimo e ha delle incisioni da vero artista. Immagino costi molto."
"Quanto vorrebbe spendere, se ha intenzione di comprarlo?"
"Beh, diciamo non più di 50 o 70 dollari", rispose Stanley un po’ imbarazzato.
Ma appena finì di parlare, gli rimbombarono in mente le ultime parole appena dette dall’omino ’...se ha intenzione di comprarlo...’, ed ebbe quasi l’impressione di essere stato già scoperto, ancora prima di commettere il furto che aveva in mente di compiere.
E quella sensazione lo fece davvero rabbrividire cancellando di colpo l’imbarazzo.
"Ok allora, affare fatto. E’ suo per 50 dollari. Contento?" disse l’omino con un sorriso che più che mettere a suo agio Stanley, lo fece sentire quasi preso in giro.
Stanley allungò le mani per prendere l’orologio dal muro e si girò per andare alla cassa. Poteva raggiungere il bancone direttamente dal lato dove si trovava, ma preferì fare il giro intorno al tavolo per passare accanto al tanto agognato orologio. Raggiunse l’angolo del tavolo e, strusciando il bordo della giacca, passò davanti all’oggetto per nasconderlo per un attimo alla vista dell’omino. Con un rapido movimento e senza farsi notare, lo prese con la punta delle dita facendolo scivolare rapidamente nella tasca. Si avvicinò al bancone poggiando l’orologio a cucù sul ripiano mentre sentiva l’oggetto tanto desiderato che ciondolava nella sua tasca.
Diede il denaro all’uomo, non avendo il coraggio di guardarlo negli occhi. Abbassò lo sguardo sul portafogli, sentendosi addosso i suoi occhi accusatori. Si sentiva davvero in colpa per quello che aveva fatto, quasi spaventato che quell’uomo potesse averlo visto mentre sottraeva l’orologio che aveva in tasca. E la paura gli faceva tremare le mani che già erano bagnate per il sudore, nonostante cercasse di ostentare indifferenza per non dare adito all’altro di notare il suo nervosismo. Ma non ci riusciva, e questo lo agitava ancora di più. Cercò allora di sbrigarsi, diede i soldi e prese l’orologio avviandosi a passo svelto verso l’uscita.
Appena la porta si chiuse dietro di lui, il suono del campanello lo face trasalire di nuovo, dandogli una specie di scossa elettrica al sistema nervoso.
Si fermò per un istante con un profondo respiro di sollievo per lo scampato pericolo.
Si sentiva davvero come un bambino appena scoperto a rubare dolci in un supermercato mentre sentiva il viso avvamparsi e diventare rosso per la vergogna.
Si avviò a passo svelto verso l’ufficio ma si fermò di nuovo. Guardò l’orologio al polso e vide che era ormai tardi per cui decise di telefonare al suo capo per dire che non sarebbe andato a lavorare quella mattina.
Mentre camminava infilò la mano nella tasca cominciando a giocherellare con il suo trofeo, sentendosi stranamente soddisfatto ma allo stesso tempo colpevole per quello che aveva fatto. Sembrava gongolarsi al contatto della mano con la fredda cassa che gli scivolava tra le dita, ma non osava tirarlo fuori per paura che qualcuno potesse vederlo.
Cap 3
Arrivò a casa, estrasse le chiavi e aprì la porta, poggiando distrattamente l’orologio a cucù per terra vicino alla porta di ingresso.
Non gli interessava assolutamente nulla di quel pezzo di legno, anche se era ben lavorato e avrebbe fatto un figurone in qualsiasi salotto. Gli era soltanto servito come specchietto per le allodole per rubare l’altro.
Chiuse tutte le finestre e tirò fuori l’orologio dalla tasca, poggiandolo sul tavolo.
Rimase per qualche istante ad osservarlo quasi estasiato, in silenzio, e più lo guardava e più ne era affascinato.
Si sentiva felice come un bambino alle prese con un giocattolo che aveva desiderato da sempre e che ora finalmente era riuscito ad ottenere e un leggero sorriso gli si stampò in volto mentre se lo rigirava tra le mani come un amuleto magico.
Lo girò e vide che sul retro della cassa c’era incisa la figura di un angelo, con le ali spiegate in una posa maestosa, ma in un attimo il sorriso gli morì sulle labbra quando osservò gli occhi su quel viso angelico che sembravano puntati su di lui. Ebbe la fredda sensazione che fosse uno sguardo pieno di ostilità, inquietante, che sembrava proprio scrutarlo da quella superficie argentata di metallo.
Irritato dalla strana sensazione che quella vista gli stava provocando, girò l’orologio per osservarne meglio il quadrante. Il coperchio era di cristallo e le lancette erano nere come l’inchiostro. E lo stesso valeva per gli strani simboli che le circondavano. Erano neri anche se, nonostante avesse pulito il cristallo più volte col fazzoletto, non riusciva a vederli molto chiaramente. Sembrava infatti che all’interno ci fosse una specie di leggera foschia, come fosse del vapore che rendeva l’immagine all’interno del quadrante, evanescente e sfumata. Poggiò il pollice e l’indice sulla piccola rotellina laterale per cercare di caricarlo, ma era immobile. Come fosse bloccata da qualcosa.
Forse era rotto, pensò, o forse gli anni e la ruggine potevano averlo rovinato oppure potevano aver bloccato alcuni dei meccanismi interni. O forse c’era solo qualche ingranaggio rotto che poteva essere facilmente sostituito. Lui ne aveva riparati a dozzine di orologi ed era una cosa che gli piaceva moltissimo fare. Ogni volta che ne riparava uno, si sentiva come se avesse resuscitato qualcosa. Come se le sue mani avessero ridato vita a qualcosa che altrimenti sarebbe rimasto immobile per sempre. Prese la cassettina con gli strumenti di precisione e si sedette più comodo al tavolo preparandosi ad aprirlo.
Fece leva sul bordo del coperchio con la punta affilata di un cacciavite e con un leggero ’click’ si aprì. Lo sollevò piano piano e rimase sorpreso nel vedere che non c’era alcun tipo di meccanismo all’interno. Non c’erano i soliti ingranaggi a bilanciere. Conteneva soltanto una piccolissima trottola al centro, circondata da una molla piatta a spirale, fissata alla cassa di metallo da un piccolo perno che sembrava d’argento, o di un materiale simile all’argento.
"Ecco perché non funziona, mancano proprio le parti principali." disse tra sé "Non capisco proprio chi possa aver rovinato un oggetto così bello in questo modo. E’ un vero peccato."
Eppure, ad un’osservazione più attenta, né la trottola, né la molla, sembravano oggetti messi lì per caso. Sembravano avere uno scopo ben preciso. Ed erano stati agganciati in una maniera che poteva avere anche una certa logica e potevano costituire un differente meccanismo, anche se molto singolare.
Ma non capiva come poteva un tale meccanismo far funzionare l’orologio.
Rimase per un po’ a studiare quelle forme. Poi agitò leggermente la mano per vedere se si muovevano, e subito la trottola cominciò ad ondeggiare trascinando con sé la molla, che a sua volta la sospingeva in ogni direzione.
Afferrò delicatamente tra il pollice e l’indice il piccolo perno d’argento che fissava la molla alla cassa, e inaspettatamente si sfilò senza il minimo sforzo, come fosse stato estratto dal burro.
Immediatamente la piccola trottola cominciò e scuotersi, a tremare tra le maglie della molla, e la cosa lo spaventò per un attimo, facendolo sentire come se avesse fatto qualcosa di brutto o di pericoloso.
Ma quello che lo spaventò davvero fu il perno d’argento che immediatamente si sciolse tra le sue dita. Divenne liquido come ghiaccio al sole, scomparendo tra le pieghe della mano, trasformandosi in dense gocce che lasciarono lunghe tracce grigie sulle sue dita. Rimase perplesso a guardarle, preoccupato che la sostanza potesse bruciarlo, ma anche spaventato per la stranezza di quello che gli stava accadendo.
Si pulì la mano sui pantaloni quasi disgustato, osservando le gocce che lentamente si assorbivano affondando nel tessuto. Sapeva benissimo che i metalli non si scioglievano come il ghiaccio e occorrono anzi temperature molto alte per far sciogliere un metallo, di qualsiasi genere esso sia.
Ma quel perno invece lo aveva fatto.
Rialzò lo sguardo verso l’orologio rimanendo quasi ipnotizzato con lo sguardo fisso ai rapidi e sincronizzati movimenti di quei piccoli oggetti all’interno della cassa. La trottolina oscillava trascinando la molla con sé. E più una delle due spingeva, più l’altra la tirava. Sembravano muoversi in contrasto. Ognuna delle due si muoveva in modo da impedire che l’altra schizzasse fuori dalla cassa. Era un movimento semplicissimo, ma anche affascinante per come i due oggetti erano stato posti li dentro, in maniera così precisa e sincronizzata, che riuscivano sempre a rimanere in equilibrio nei loro movimenti. Era come se la trottola cercasse di scappare dalla cassa e la molla cercasse invece di trattenerla all’interno, piegandosi e torcendo su se stessa. Sembrava una specie di balletto sincronizzato.
Mise le mani suo tavolo per rialzarsi, ma subito sentì una sgradevole sensazione di soffocamento. Come se qualcuno stesse comprimendo l’aria nei suoi polmoni, schiacciandogli le costole in una morsa per impedirgli di respirare. Sentiva i polmoni bloccati, incapaci di pompare aria. Per qualche istante l’intera stanza iniziò a girare come una giostra. Ma poi si fermò di colpo. Mentre Stanley si teneva la testa con le mani, mantenendo le gambe divaricate per non perdere l’equilibrio. E in un attimo la sensazione svanì.
Richiuse con uno scatto leggero la cassa dell’orologio cercando di nuovo di far girare la piccola rotellina della carica. La prese con la punta delle dita e, appena la toccò, l’orologio stesso cominciò a vibrare così violentemente che per un attimo quasi gli scivolò dalle mani.
Lo riprese istintivamente al volo prima che urtasse sul pavimento col rischio che si rompesse.
Non aveva ancora capito che qualsiasi cosa avesse fatto, non sarebbe mai riuscito a romperlo.
Lo sentiva rimbalzare e vibrare tra le sue mani e con un gesto quasi di disgusto lo spinse sul tavolo. Lo vide mentre scivolava piano lungo la superficie di legno, senza alcun rumore, come si muovesse su un cuscinetto d’aria.
Ora le lancette dell’orologio giravano vorticosamente come se fossero spinte da un veloce meccanismo. Veloce ma anche molto elegante. Era sconcertato. Spaventato e sorpreso. Ma non piacevolmente sorpreso.
L’orologio vibrava come se un piccolo terremoto lo stesse scuotendo dall’interno mentre le lancette sembravano girare intorno, rincorrersi, seguite nel loro movimento, dagli occhi increduli di Stanley. Non riusciva a distogliere lo sguardo da quelle lancette impazzite che giravano vorticosamente, quasi come volessero ipnotizzarlo per poi sottometterlo alla loro volontà. Quasi fossero vive. I suoi occhi ruotavano in sincronia con loro, tanto da cominciare a fargli sentire una sgradevole sensazione di nausea. Come avesse una specie di mal di mare che gli rivoltava lo stomaco sottosopra.
Rimase quasi incosciente per qualche attimo, ma subito la sua mente lo risvegliò come rompendo un incantesimo e solo allora si rese conto di una cosa. Una cosa che lo mise in allarme anche se non sapeva bene il perché.
Le lancette si muovevano al contrario.
Non lo aveva notato prima, ma ora, risvegliatosi dal torpore ipnotico di un attimo prima, poteva vedere benissimo che la loro rotazione avveniva in senso inverso. In senso antiorario.
Lì per lì pensò che forse il meccanismo era solo un giocattolo fatto apposta, ma vedere quel movimento così inusuale gli provocò delle strane sensazioni. Sensazioni sgradevoli, quasi di pericolo. Anche se non ne capiva il motivo.
Respirava affannosamente e sentiva gocce di sudore imperlargli la fronte e scivolare giù lungo le tempie e le guance, asciugandosi sul collo della camicia. E sotto i vestiti, sentiva chiaramente la pelle d’oca che grattava contro la stoffa mentre brividi freddi si propagavano lungo la spina dorsale come tanti piccoli cubetti di ghiaccio che gli scivolano sulla pelle accaldata e sudata.
Sentiva il suo corpo rigido, quasi paralizzato con i muscoli contratti dalla paura.
E proprio in quel momento, mentre la sua mente vagava immersa in mille pensieri e mille stati d’animo, sentì bussare alla porta. Ebbe un brusco sussulto col cuore che gli diede un colpo violento come stesse per scoppiare. Lì per lì fece finta di non aver sentito e non riuscì a muoversi, sempre con lo sguardo fisso all’oggetto sul tavolo. Poi, lentamente si mosse verso la porta camminando di lato, sempre con lo sguardo incollato al tavolo. Afferrò la maniglia della porta proprio nell’istante in cui girò la testa per vedere chi fosse.
Spalancò la porta con un salto brusco all’indietro, ingoiando un singhiozzo di paura, di chi ha appena avuto una visione orribile.
Cap 4
Davanti alla porta c’era l’uomo del negozio di antiquariato.
Aveva un viso duro e contratto, con uno sguardo severo, quasi cattivo. Lo fulminò talmente con gli occhi che Stanley si spaventò pensando quasi che volesse fargli del male, ed entrò nella stanza spingendolo indietro con la mano.
"Vedo che no hai saputo resistere alla tentazione, vero?" disse con una voce gelida e tagliente.
"Come? Di cosa sta parlando? Quale tentazione?" rispose Stanley balbettando per la paura.
"Sai benissimo di cosa sto parlando visto che sei stato tu a sbloccarlo" replicò l’uomo puntando il dito all’orologio sul tavolo.
La vergogna esplose dentro Stanley che per un attimo rimase in silenzio senza riuscire ad articolare una parola.
"Mi dispiace, davvero" disse riprendendo fiato "ma se lei vuole le posso dare il denaro per pagarlo. Non volevo rubarlo ma sentivo dentro di me che dovevo averlo a tutti i costi. Ma non sapevo come. So che deve essere preziosissimo e costosissimo e siccome non potevo permettermi una spesa così forte, l’ho preso. Ma non volevo fare nulla di male."
"Lo so che è preziosissimo. Forse più prezioso di quanto tu non creda. Ma non sono qui per discutere del furto, non sono qui per il denaro" disse l’uomo con un freddo sorriso sulle labbra "Non avevi nessun diritto di toccarlo e di avviarlo, ma ora che lo hai fatto, sono qui solo per godermi lo spettacolo."
A quelle parole Stanley sgranò gli occhi.
Gli sembrava di vivere un sogno. Era tutto irreale. Prima l’orologio e ora questo signore che gli parlava di uno ’spettacolo’.
"Lo spettacolo? Di quale spettacolo sta parlando?" rispose ancora più spaventato, guardando il sorriso gelido che l’uomo emanava dagli occhi.
"Ancora non hai capito allora? Non hai ancora capito la gravità di quello che hai appena fatto? Non hai ancora capito con cosa hai a che fare?"
Il volto dell’uomo cambiava espressione ad ogni parola che pronunciava, ma Stanley non capiva se era solo effetto della sua suggestione e del suo stato d’animo. Non riusciva a capire cosa stesse dicendo, frastornato sia dalla reazione dell’orologio sia dall’intrusione improvvisa di quell’uomo.
Riuscì solo a rispondere balbettando.
"No, non lo so. So soltanto che ho aperto la cassa dell’orologio e ho tolto il perno che c’era dentro. Il perno mi si è sciolto in mano e appena ho cercato di caricarlo, l’orologio ha cominciato a vibrare e le lancette a girare vorticosamente. E poi è arrivato lei. Questo è tutto."
"E non hai notato niente altro vero?".
"Si, ho notato che le lancette girano al in senso antiorario."
"Bene, e questo non ti suggerisce nulla? Non ti fa pensare a nulla?"
Stanley lo guardava fisso negli occhi cercando di capire il significato di quello che stava dicendo. Ma non capiva. E le strane domande di quell’uomo contribuivano ad annebbiargli ancora di più il cervello. L’unica cosa che riuscì a fare fu rispondere negativamente con la testa alla domanda appena fatta.
"Ma bravo allora. Allora vuol dire che il tuo cervello è così ridotto che non capisci. Allora ti farò vedere io qualcosa di molto interessante."
E detto ciò lo afferrò per il polso strattonandolo, trascinandolo verso la finestra, e costringendolo ad aprirla e a guardare fuori.
Lo shock fu devastante e Stanley rimase immobile a bocca aperta, con gli occhi sbarrati, come un robot a cui viene tolta improvvisamente la corrente.
Era peggio di un incubo. Come un film proiettato su uno schermo gigante. Sullo schermo del mondo.
Tutto intorno a loro si stava muovendo a velocità incredibile. Gli oggetti, la gente, tutto si muoveva velocissimo. Alzando lo sguardo al cielo, il sole e la luna giravano intorno, lungo la volta celeste, alternandosi con il giorno e la notte, come rincorrendosi l’un l’altro. Ma quello che era più spaventoso, era il fatto che tutto si stava movendo...al contrario. Proprio come le lancette dell’orologio.
Ma Stanley era troppo sconvolto e al momento non si rese conto di quel particolare dettaglio.
Le nuvole sparivano e si addensavano. Le piante e i fiori si riducevano fina a diventare semi. E tutto regrediva a ritroso nel tempo.
"Ma, ...ma cosa sta succedendo?" balbettò Stanley con un filo di voce, arretrando istintivamente dalla finestra e girandosi verso l’uomo dietro di lui.
"Niente di speciale. Sta solo accadendo quello che tu hai scatenato, quando hai caricato l’orologio."
"Niente di speciale !! Ma lei è pazzo !! Mi sta dicendo che quello che stiamo vedendo qui davanti è ’nulla di speciale’ !!" sbraitò Stanley all’uomo indicando con la mano fuori dalla finestra.
Quello all’esterno non era solo un mondo in fermento. Era un cataclisma. Era uno spettacolo talmente agghiacciante che Stanley non riusciva neanche a pensare, preso come era da quelle immagini sconvolgenti davanti a lui. Si sentiva stordito come quando si vede un film proiettato a velocità superiore. Le immagini scorrono davanti agli occhi dando quella sensazione di nausea e di stordimento a cui non si riesce a reagire, subendo in tal modo, una specie di processo ipnotico che blocca la mente impedendo di riprendere il controllo delle proprie reazioni.
Pur sconvolto, riuscì a trovare la forza di bisbigliare.
"Mi sta dicendo che tutto questo è stato causato da quel pezzo di ferro sul tavolo? Da quello stupido orologio?"
L’uomo lo guardò, sempre con quel sorriso freddo e tagliente, annuendo con la testa.
"Quello non è affatto uno stupido pezzo di metallo e ormai dovresti averlo capito, no? E’ un orologio molto speciale. Troppo speciale per uno come te che non ne capisce la vera natura. E’ l’orologio del tempo. L’unico. E una volta avviato, non può esser fermato e il tempo comincia immediatamente a tornare indietro. Non lo hai ancora notato? Non hai visto cosa sta succedendo là fuori?"
"Ma non dica sciocchezze per favore!! Che diavolo sta dicendo ora? Se è uno scherzo, le dico subito che è di pessimo gusto" disse Stanley con tono irritato.
"Se non mi credi, allora guarda di nuovo là fuori, ma guarda con molta più attenzione e dimmi cosa vedi. Apri bene gli occhi e avrai la prova che quello che ti sto dicendo è la pura verità. Ecco, osserva" disse l’uomo spingendolo verso la finestra di nuovo "Tutto si muove al contrario. Il sole e la luna si rincorrono nel cielo velocemente, ma lo fanno in senso contrario. Il sole si sta muovendo da ovest verso est e non più da est verso ovest. E guarda le piante. Non crescono ma regrediscono. Ogni movimento intorno a noi si svolge a ritroso. Tutto si comporta proprio come ti ho detto. Mi credi ora?"
Stanley si sentiva perso. Si sporse dalla finestra per guardare giù, col cuore che gli batteva nel petto come un martello, mentre i polmoni sembravano essersi fermati incapaci di pompare aria. Sentiva la disperazione più profonda farsi strada dentro si lui, estirpando ogni sensazione come una ruspa che strappa i cespugli su un prato. Era disperato. Le sensazioni si accavallavano dentro di lui, sommergendolo come onde di un mare in tempesta. Si sentiva circondato da paure, orrore, pena, vergogna. Sensazioni contrastanti che non aveva mai provato prima così forti, e visto ciò che stava accadendo, avrebbe voluto non provare mai.
Ma ora era troppo tardi per pentirsene.
"Come ti ho già detto" continuò l’omino, "una volta che il processo è iniziato. Nessuno lo può fermare. Si fermerà da solo, al momento opportuno. Quando hai caricato quell’orologio, hai liberato un’energia enorme, che sta riportando il nostro mondo indietro nel tempo. Ma non solo la nostra terra, ma l’intero universo. Hai mai letto dei libri di astronomia?"
"No, mai, non è una delle mie materie preferite" disse Stanley quasi in lacrime per la disperazione.
"Se ne avessi letto qualcuno, sapresti che il motivo per cui il tempo scorre in avanti è perché l’universo si sta espandendo. O meglio, da come stanno andando ora le cose in questo momento, direi che si ’stava’ espandendo. L’universo è nato milioni di anni fa in seguito al famoso BIG BANG e da quel momento, ha iniziato ad espandersi sotto la spinta dell’energia liberata in quella tremenda esplosione. E fin’ora, esso ha sempre continuato ad espandersi anche se noi non ce ne siamo mai accorti, perché vivendo sulla terra, siamo sempre stati solidali con lei e con il suo sistema di riferimento, e quindi ci muovevamo insieme a lei, alla sua stessa velocità. Così come non ci siamo mai accorti dei movimenti di rotazione e di rivoluzione attorno al sole. Mentre invece il pianeta, in riferimento all’universo esterno, si spostava ad altissima velocità attraverso lo spazio. Il tempo è sempre stata la quarta dimensione del nostro sistema ed è sempre andato avanti proprio per questo movimento di espansione. Se, ad esempio, l’universo arrestasse la sua espansione, e iniziasse a collassare su se stesso, allora anche il tempo comincerebbe a scorrere a ritroso. Capisci? Ed è proprio quello che sta accadendo ora. Hai innescato una reazione a catena che riporterà l’universo verso le origini del tempo. Lo sta portando verso lo stato primordiale, verso il BIG BANG, al momento della sua nascita. E’ come se un uomo, invece di continuare a crescere, ad un certo punto cominciasse a regredire e ritornasse indietro e diventasse di nuovo un embrione. Capisci ora?"
"Si, ma, come mai tutto la fuori si muove a velocità incredibile, mentre qui dentro noi siamo fermi, senza subire alcun effetto di tutto quello che sta succedendo?"
"Perché tu in questo momento sei un tutt’uno con lo strumento artefice di questo regresso e stai vivendo nel suo stesso tempo. Come se viaggiassi nella stessa auto. L’orologio e tutto ciò che è collegato a lui vive fuori dal tempo e dallo spazio. E non ne subisce quindi i mutamenti. Ecco perché tu non ne subisci gli effetti"
"Io?, certo, va bene, prendiamo per buona la spiegazione che ha dato per quanto riguarda me. Ma cosa mi dice di ... lei? Lei non è legato all’orologio. Allora perché neanche lei ne subisce gli effetti?"
"Io?" disse l’uomo guardandolo dritto negli occhi, ma senza rispondere alla domanda.
E Stanley era così spaventato che non osò chiederglielo di nuovo.
"Ma, se è davvero come lei dice," continuò Stanley "allora in questo istante, milioni di persone stanno morendo per causa mia? E altri milioni di persone spariranno in poco tempo e altre ancora dopo di loro. Oh mio Dio, è allucinante !!!"
"No Stanley, non è come tu credi", disse l’uomo con una voce calda e suadente, come per tranquillizzarlo.
"Stanley, ha detto?" rispose lui "come fa a conoscere il mio nome?".
Ma l’uomo fece finta di ignorare la domanda e proseguì il suo discorso.
"Ti sbagli di grosso Stanley, nessuno verrà ucciso, mi devi credere. Uccidere vuol dire porre fine alla vita di una persona. Vuol dire evitare che questa possa crescere, evolversi ed avere un futuro. Giusto? Ma non è questo che sta accadendo ora. Tu hai iniziato un processo di regressione che sta portando ogni essere vivente verso il suo stato primordiale. Ma questo non vuol dire uccidere. Questo vuol dire solo riportarlo indietro in una condizione da cui lui può ripartire per ricominciare a vivere, quando il suo tempo scatterà di nuovo. Quando il tempo ricomincerà di nuovo a scorrere nel modo giusto, in avanti. Capisci? Le persone che vivevano nel momento in cui è iniziata la regressione, saranno solo riportate indietro al loro stato embrionale, ma non verranno uccise. Non moriranno. Mentre quelle che in quel momento erano già morte, verranno riportate indietro e avranno la possibilità di tornare a vivere un’altra volta. Niente verrà distrutto. Ma solo trasformato. E se avessi letto qualche libro di astronomia, questa frase ti dovrebbe ricordare un certo Albert Einstein che la disse per primo formulando la sua teoria della relatività."
"No, no, no, non capisco nulla. So solo che è tutto così assurdo. Voglio solo risvegliarmi da questo incubo allucinante" Urlò Stanley lanciandosi indietro verso il tavolo.
"No Stanley, fermati. Non è un sogno e non ti devi affannare. Sarebbe solo una perdita di tempo. Non ci riuscirai" disse l’uomo con voce calma e determinata.
"Non riuscirò, a fare cosa?"
"Non riuscirai a fare quello a cui stai pensando."
Stanley lo guardò terrorizzato con gli occhi sbarrati e le mani chiuse a pugno ferme sopra l’orologio che un attimo prima aveva deciso di distruggere.
"Come può dirlo? Come fa a sapere cosa avevo intenzione di fare? Me lo dica avanti" disse Stanley con tono rabbioso "Non riuscirò a fare cosa?"
"Non riuscirai a fermarlo. Tanto meno a distruggerlo. Era questo quello che avevi intenzione di fare no? Non ci riuscirai perché il processo è spinto da un’energia talmente potente che niente e nessuno può arrestarlo. Ed è inutile provarci. Come ti ho detto, è solo una perdita di tempo. E il tempo è più forte di te Stanely. Non lo dimenticare mai."
In preda ad un raptus di rabbia, si tuffò sul tavolo e afferrò l’orologio per distruggerlo. Per fermarlo. Cercò di aprirlo ma senza riuscirci. Era bloccato.
Cap 5
L’uomo lo guardò e lo prese gentilmente per un braccio, gli tolse l’orologio dalle mani, trascinandolo giù in strada. Uscirono dal portone e alzando lo sguardo, la situazione era davvero diventata apocalittica. La città si stava riducendo ad un piccolo borgo con pochissime case. Gli occhi di Stanley si giravano intorno e dovunque guardasse vedeva uno spettacolo allucinante. Vide la sua stessa casa insieme alle altre vicine, iniziare a smantellarsi mattone per mattone e a scomporsi in piccoli pezzi. Vide i mattoni scomparire uno alla volta nel nulla finchè l’intero edificio si dissolse davanti ai suoi occhi. Era sconvolgente vedere gli oggetti muoversi a velocità incredibile per poi sparire, come ingoiati dal nulla. Come disciolti nell’aria.
Vedendo quello spettacolo, gli venne subito da pensare che avevano fatto appena in tempo ad uscire dalla casa prima che questa fosse distrutta, ma poi, quando i suoi occhi incrociarono quelli dell’uomo a fianco a lui, un pensiero gli trapassò la mente rassicurandolo. Capì che loro sarebbero potuti rimanere dentro la casa tranquilli, perché anche la casa faceva parte degli oggetti connessi all’orologio, e quindi neanche quella si sarebbe dissolta finché loro fossero rimasti dentro. Ma appena usciti, l’edificio si era svincolato da loro e il processo aveva iniziato a disgregarla. Ed ebbe la certezza che l’individuo a fianco a lui, lo aveva trascinato fuori di proposito, per evitare di lasciare tracce di quell’epoca, che invece dovevano essere eliminate.
Alla fine non doveva rimanere nulla. Solo energia.
Tutto stava regredendo indietro nel tempo. Tutto veniva smantellato come da una gigantesca mano invisibile. In poco tempo l’intera città sparì, lasciando il posto alla vegetazione che regnava in quell’area prima della civilizzazione. Videro gli alberi abbattuti, rigenerarsi come per incanto, e l’erba ridiventare fitta. I laghi riempirsi di acqua e i fiumi tornare ad occupare la loro posizione iniziale.
Stanley alzò lo sguardo al cielo, strabuzzando gli occhi affascinato da quello che vedeva. Le stelle e i pianeti si muovevano velocissimi. L’intera volta celeste era solcata dalle scie luminose degli astri celesti che la attraversavano. E anche nello spazio più profondo, tutta la materia stava collassando e le stelle e i pianeti si muovevano a ritroso per fondersi insieme a formare il magma primordiale. Tutti gli oggetti si muovevano rapidissimi urtandosi gli uni contro gli altri a formare masse di materia più grandi. Sembrava una reazione a catena senza fine.
La vegetazione stava ora ricoprendo quasi tutta la superficie circostante diventando sempre più fitta.
"Ma quando si fermerà tutto questo?" chiese Stanley con un filo di voce.
"Fermarsi? Si fermerà quando tutta la materia si sarà trasformata in energia. L’energia primordiale che esisteva prima del BIG BANG. Prima di quell’istante l’universo era tutto compresso in un unico gigantesco ammasso di materia e di energia, e quando questo magma sarà ricomposto di nuovo, allora si saranno ricreate le condizioni per un nuovo BIG BANG. E in seguito a questo nuovo evento, l’universo ricomincerà ad evolversi, ricominciando ad espandersi, e il tempo riprenderà a scorrere nella direzione giusta."
"Ma mi dica una cosa ora. Una volta che il tempo ricomincia a scorrere in avanti, allora, tutti gli eventi che sono accaduti nell’universo passato, accadranno di nuovo, nello stesso modo e negli stessi momenti, anche nel nuovo universo? Voglio dire, tutto accadrà di nuovo come se fosse scritto nel copione di un film che viene proiettato una seconda volta?"
"Se il mondo fosse abitato da forme di vita non intelligenti, allora la risposta sarebbe ’si’ e avresti pienamente ragione perché tutto accadrebbe di nuovo nello stesso modo. Ma il mondo è popolato da forme intelligenti, che hanno un cervello e soprattutto, hanno il libero arbitrio che da loro la possibilità di scegliere. E tu sai bene che scelte uguali fatte in tempi diversi, non portano mai allo stesso risultato."
"Vuol dire allora che se ritorniamo indietro alle nostre origini, e avviene un secondo BIG BANG, potrebbe accadere nel nuovo futuro di non vivere più le stesse situazioni che abbiamo vissuto in quello passato? E il nostro libero arbitrio potrebbe evitare di far verificare di nuovo certi eventi e potrebbe invece farne avvenire altri che prima non si erano verificati? Per esempio, potrebbe accadere che Caino non uccida più Abele, oppure che l’Egitto non tenga più in schiavitù il popolo ebraico e, andando più avanti, che uomini come Adolph Hitler non nascano più?"
"Sei tu che lo stai dicendo, non io" rispose l’altro.
Ma la risposta rese Stanley ancora più perplesso e confuso. Era troppo per lui. Troppo per la sua mente che ormai girava vorticosamente seguendo gli eventi, immagazzinando le immagini che lo circondavano, senza fare il mimino sforzo di capire. Era inutile cercare di capire qualcosa che andava oltre ogni umana comprensione.
Qualcosa che era troppo grande per essere immagazzinata nel suo piccolo cervello umano.
"Quanto tempo ci vorrà prima di arrivare di nuovo al BIG BANG primordiale? E cosa succederà in quell’istante?"
L’uomo lo guardò con lo sguardo con cui un padre guada il proprio figlio sorridendogli per la sua ingenuità.
Ma non disse nulla.
"La tua mente è troppo piccola per capire tutto questo. Dai solo un’occhiata laggiù. A quegli animali. Li hai mai visti prima?"
"No, mai dal vero, solo in disegni sui libri, ma il fatto di vederli qui ora mi fa capire che abbiamo già raggiunto la preistoria. Vero?"
"Si, abbiamo iniziato il viaggio nel ventunesimo secolo, e ora siamo già all’età della pietra. Stiamo viaggiando davvero veloci vero? E se guardi meglio, puoi anche vedere i primi uomini delle caverne che vissero decine di migliaia di anni fa. Guarda, avviciniamoci."
"No, no, aspetti" disse Stanley "se ci vedono si potrebbero spaventare."
"Il timore che hai per loro dimostra che dentro di te c’è almeno qualcosa di buono, ma non ti preoccupare Stanley, loro non ci possono vedere perché come ti ho detto prima, loro non sono solidali con noi e siccome noi stiamo viaggiando nel tempo, loro non ci potranno mai vedere. Il tempo sta scorrendo così veloce solo per noi due, ma per loro sta scorrendo a velocità normale. Per loro il tempo è quello presente, mentre noi per loro rappresentiamo sia il passato che il futuro. Eravamo il loro futuro ma ora stiamo diventando il loro passato."
A queste parole sentì la mente esplodergli in mille scintille, chiuse gli occhi e fece uno sforzo enorme per cancellarle. Le frasi appena sentite erano assurde. ’per loro il tempo è presente, mentre noi eravamo il loro futuro e stiamo diventando il loro passato.’
C’era da diventare matti. E per questo decise di fingere di non averle sentite, per non impazzire.
Si avvicinarono alla collina e sporgendosi oltre, videro un piccolo accampamento di umani.
"Oh mio Dio !! gli uomini primitivi !! I cavernicoli ! Posso vedere tutto quello che ho sempre visto solo nei disegni, o nelle ricostruzioni al computer. Sembrano così selvaggi, ma anche così spaventati e indifesi. E sono i nostri antenati. Non ci posso credere !! Non posso credere di vederli ora qui, davanti ai miei occhi" E la sua voce fu rotta dalle lacrime che scendevano calde lungo le guance, mentre lievi singhiozzi cercavano di ricacciare dentro quelle sensazioni dolorose che stava provando. Non sapeva per quale motivo si sentisse così male, ma erano sensazioni, solo sensazioni, stravolte da tutta quella situazione e da quelle immagini. E la sua mente sembrava impazzire per cercare di tenere il loro passo, incapace di comprendere quell’esperienza travolgente, piena di gioia e di dolore, di tristezza e di felicità.
"E invece ci devi credere perché sono proprio loro. E se ti guardi intorno, puoi anche vedere tutti gli animali preistorici che vivevano in quei tempi. Dinosauri, Tirannosauri, Pterodattili. Tutta la natura sta cambiando e sta tornando alle origini."
Per un attimo si sentì quasi come Dante Alighieri nella Divina Commedia, che veniva accompagnato prima da Virgilio e poi da Beatrice, nel suo cammino nel mondo dell’aldilà. Da Virgilio e da Beatrice. Due nomi che cominciarono a rimbalzargli nel cervello come per suggerirgli delle risposte. Anche lui, come loro, era accompagnato da qualcuno in quel viaggio allucinante. Da quell’uomo che ora gli stava accanto, tenendolo amorevolmente per un braccio. E a quel punto, l’associazione con Virgilio e Beatrice fu istantanea e una domanda fulminò Stanley al punto che non riusciva quasi a parlare. Una domanda che la sua mente partorì in un ultimo sprazzo di lucidità prima di essere sommersa di nuovo.
Ma non riuscì ad aprire la bocca per formularla.
La terra cominciò a tremare.
Tutto intorno era in movimento mentre enormi montagne crollavano a ricoprire gigantesche spaccature sul suolo. Enormi vulcani si aprivano con altissimi spruzzi di lava dalle bocce infuocate che si propagavano nell’aria come tentacoli di fuoco. E tutto intorno il paesaggio era sconvolto dalle forze della natura.
"Cos’è, cosa sta succedendo?" chiese terrorizzato.
"Non ti spaventare. E tutto normale. Come ti ricorderai, all’inizio, prima della comparsa dell’uomo sulla terra, l’intero pianeta era scosso da violentissimi terremoti ed eruzioni vulcaniche. E ora stiamo proprio attraversando quel momento. Per cui, reggiti forte." Disse l’uomo quasi sorridendo.
"Ma come faremo a capire quando tutto questo sarà finito?" chiese Stanley in lacrime.
"Tu non te ne renderai conto, non te ne accorgerai neanche, perché quanto tutto si fermerà, tu cesserai di esistere all’istante. E’ il naturale regresso della vita. Sarà solo una profonda sensazione che ti passerà attraverso subito seguita dal...nulla. Non sarà una sensazione piacevole. Non sarà neanche dolorosa. Sarà...il nulla"
"Io smetterò di esistere? E cosa mi dice di lei allora? Cosa succederà a lei? Lei sta parlando di tutto questo come se lei avesse giù vissuto questa esperienza. Ma lei chi è?" Urlo Stanley in preda ad una crisi di rabbia.
L’uomo lo guardò e Stanley sentì il suo sguardo passarlo da parte a parte.
"Prima stavi per farmi una domanda vero?" gli chiese.
"Si, certo," rispose Stanley calmandosi quasi istantaneamente al tono di quelle parole "e il fatto che lei ora mi stia dicendo questo e che sappia già quale fosse la mia domanda, è esattamente la risposta a quello che avevo intenzione di chiederle, vero?"
"Mi fa piacere vedere che finalmente hai compreso, Stanley, anche se dal tuo sguardo capisco la tua incredulità" disse pacatamente l’uomo.
"Lei mi sta dando le prove che tutto quello che abbiamo creduto per secoli, era vero? Ma perché? Perché proprio io?" balbettò Stanley singhiozzando, con gli occhi fissi in quelli dell’uomo davanti a lui.
L’uomo lo guardò e fu come se Stanley potesse leggere la risposta alla sua domanda attraverso i suoi occhi, senza bisogno di parole. La percepiva come una sensazione, anche se la sua mente non riusciva pienamente a comprenderla. Era come attingere ad una fonte inesauribile, la fonte della conoscenza e della coscienza. Era troppo forte, e quello che il suo corpo riusciva a percepire era solo una violentissima sensazione che lo investì come un’onda che si infrange su uno scoglio. E l’individuo lì davanti a lui avvertì subito la paura che stava lo devastando.
"Non devi avere paura Stanley. Anche se la tua mente non riesce a comprendere la verità, so che la tua coscienza invece può farlo. Se qualcosa è razionalmente incomprensibile, allora la tua mente deve capire che questo ’qualcosa’ è troppo grande per lei e va troppo oltre le sue capacità. Non puoi pretendere di far entrare tutta l’acqua del mare, dentro un secchiello. E quello che stai provando ora, è qualcosa che nessuno ha mai provato prima. Sei il primo e l’unico ma non devi aver paura di confrontarti con qualcosa enormemente più grande di te."
Disse l’uomo guardandolo fisso negli occhi come non aveva mai fatto fin’ora.
"Ecco ci siamo." continuò "Guarda lassù. Il cerchio si sta chiudendo. Guarda in alto nel cielo. Vedi quelle enormi masse di materia e di energia che si stanno fondendo insieme? Si stanno muovendo verso di noi. Si stanno per fondere con noi. Guarda la maestosità che ci circonda. Osserva la forza e la potenza della natura. E’ affascinante e spaventoso al tempo stesso. L’inizio del tempo si sta avvicinando. E’ qui. Ora."
Stanley rimase con lo sguardo fisso negli occhi dell’altro, incapace di distoglierli come fossero calamitati in lui. Sentiva dentro un intenso calore crescere e defluire attraverso il suo corpo. Come un fluido vitale che pian piano stava cominciando ad abbandonarlo, per ricongiungersi con quello di tutti gli altri.
E allora capì.
La sua mente riuscì a liberarsi delle catene che la tenevano stretta e la sua coscienza fu libera di esplodere tutto intorno. Si inarcò, piegando il collo indietro con gli occhi puntati verso il cielo. Ora non era più azzurro come era sempre stato, ma era rosso fuoco attraversato da enormi masse di energia che si avvicinavano, fondendosi insieme. L’intera volta di fuoco si stava avvicinando veloce. Tutto si stava muovendo ad una velocità incredibile. La terra stessa stava prendendo la sua forma primordiale. Uragani di fuoco ed energia stavano scuotendo lo spazio intorno. Abbassò lo sguardo verso l’uomo accanto a lui per rialzarli poi verso il cielo di nuovo. Per l’ultima volta. Appena in tempo per vedere il collasso dell’universo. Suoni profondi rimbombavano tutto intorno, mentre le masse di energia sembravano riempire tutto lo spazio circostante. L’energia soffiava, sferzando lo spazio e attraversando il suo corpo come un terribile elettroshock, che lo stava lentamente smembrando. Ma non provava dolore. E non provava neanche piacere. Solo un’ infinità di sensazioni contrastanti, mentre il suo corpo iniziava a decomporsi e man mano che si decomponeva, sentiva la sua energia vitale fuoriuscire come fosse aspirata da un’ altra più potente. Sentiva le cellule scindersi in atomi per ricongiungersi al resto della materia. La sua linfa vitale stava defluendo dal corpo, dandogli la sensazione di essere come un palloncino che si sgonfia. Ebbe l’immediata percezione di sgusciare fuori dal proprio corpo come fosse acqua che fuoriesce da una spugna che viene strizzata, e di vedere quell’ultimo stadio, come fosse al di fuori di tutto. Come se lo osservasse da spettatore, dall’alto, e non da protagonista. E quella che provò in quell’istante fu solo l’ultima sensazione. Ma sicuramente fu quella più forte, che gli confermò la risposta alla sua ultima domanda.
Ora il suo corpo è parte dell’universo, e la sua coscienza si è ricongiunta insieme a tutte le altre.
L’ultimo stadio della ricomposizione è ora terminato.
Eccolo.
L’origine dell’universo è di nuovo qui.
E il tempo può riprendere il suo cammino con il nuovo...BIG BANG.