Bestie feroci - di Benedetto Silvestri
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Thriller > Bestie feroci
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 10/11/2006 alle ore 09:33:56
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Cap 1
La giornata era molto calda e umida, e guidare senza aria condizionata in macchina, era davvero stressante. Greg entrò nel parcheggio dell’ospedale trovando un posto libero proprio vicino alla porta a vetri dell’ingresso. Scese dalla macchina e si diresse verso l’entrata principale.
Era ormai la terza volta nelle ultime due settimane che era costretto a recarsi lì, anche se questa volta fortunatamente la situazione era molto diversa. Nelle due occasioni precedenti era andato direttamente alla camera mortuaria per esaminare i corpi delle due vittime e per sentire il parere del medico legale. Questa volta invece, le ferite subite dalla vittima non erano state fatali e infatti stava proprio andando a trovare il ragazzo nella sua camera d’ospedale, dove era stato ricoverato subito dopo l’incidente.
Era stato da poco trasferito dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles a quello di Long Beach, e dopo appena due settimane, gli era stato affidato questo caso che si stava complicando col passare dei giorni. All’inizio infatti, dopo il primo episodio, tutto sembrava ricollegare il fatto al solito evento di morte accidentale, non diverso dalla miriade di altri casi del genere di cui erano pieni gli archivi di polizia.
Ma furono gli eventi che seguirono a fargli cambiare completamente opinione.
La prima vittima era stata una studentessa universitaria. Elise Fischer, di 19 anni, che la mattina dell’incidente si trovava nel parco seduta sotto un albero a studiare. La giornata era tranquilla e la ragazza aveva con sé solo i libri e una radio con lettore cd. Al momento dell’aggressione il parco era affollatissimo ma nessuno poté aiutarla per la rapidità con cui si svolsero i fatti. Alcuni testimoni assicurarono che un attimo prima che Elise fosse aggredita, questa stava solo ascoltando musica dal suo stereo, forse durante una pausa di studio, e la potevano sentire chiaramente dal posto in cui si trovavano, non lontani da lei. Non stava assolutamente facendo nulla di male. Ma in un attimo la situazione pacifica cambiò brutalmente e la ragazza fu aggredita da due grossi cani, che gironzolavano lì intorno. E tutto accadde in pochi secondi. Sentirono la ragazza urlare e appena si voltarono verso di lei, videro i due grossi animali che la circondavano attaccandola selvaggiamente, graffiandola e mordendola sulle braccia e sulle gambe. Erano un doberman e un pitbull. Due razze particolarmente aggressive. Tutti si precipitarono subito in soccorso della ragazza, per aiutarla, ma i cani erano talmente inferociti che le persone intorno non riuscivano ad avvicinarsi più di tanto, terrorizzati da quello che stava accadendo davanti ai loro occhi. Sembravano come impazziti, in preda ad una furia cieca. Alla fine solo due uomini riuscirono ad avvicinarsi alla ragazza brandendo dei bastoni, ma non poterono fare nulla perché appena tentarono di allontanare i cani, il doberman affondò i denti sulla gola della povera vittima, squarciandola con un colpo secco.
Tutto era stato inutile, nonostante i padroni dei due animali, avessero cercato di trascinarli via puntando i piedi nel fango e strattonandoli dal collare.
Niente era riuscito a distoglierli da quello che stavano facendo.
E nonostante gli enormi sforzi per allontanarli dalla ragazza e per cercare di metterla in salvo, tutto fu inutile. L’unico risultato che ottennero fu quello di calpestare nella confusione i libri della ragazza, rompendo anche lo stereo, che smise di colpo di suonare la sua canzone, lasciando che il silenzio calasse su quella scena agghiacciante. Era una scena incredibile. Assurda. La gente era incredula e i padroni dei cani non potevano credere ai loro occhi. Non potevano credere che fosse successo davvero. La povera ragazza giaceva sul prato, con la gola squarciata e le braccia e le gambe orrendamente scarnificate dai morsi e dai graffi dei due animali, che ora stavano inspiegabilmente accovacciati ai piedi dei rispettivi padroni, come due tranquilli agnellini.
Il medico legale che fece l’autopsia sul cadavere della ragazza, poté solo diagnosticarne la morte, attribuendola alle terribili ferite e all’emorragia che l’aveva dissanguata.
Il Dipartimento di Polizia aveva subito aperto un’inchiesta per scoprire eventuali responsabilità. Ma i padroni dei cani furono prosciolti da ogni accusa perché erano lì presenti al momento dell’incidente, e tenevano gli animali al guinzaglio, quando questi improvvisamente erano schizzati via come furie. E la loro fuga era stata così violenta da riuscire a trascinare i padroni che cercavano invece di trattenerli, facendoli cadere e costringendoli a mollare la presa sui guinzagli. Così le due bestie furono libere di poter attaccare la loro preda.
L’inchiesta fu chiusa e messa insieme a tutte le altre riguardanti casi di morte accidentale.
Il secondo episodio accadde appena tre giorni dopo. Ma le circostanze furono completamente diverse da quelle del primo. Questa volta la vittima fu un uomo di 35 anni, Martin Ford, che stava potando la siepe intorno al giardino di casa sua e l’unica testimone fu la sua vicina di casa, la signora Middleton, che in quel momento si trovava in casa, a pulire la cucina e a lavare i piatti. Lo poteva vedere bene attraverso la finestra della cucina e poteva sentire la musica dello stereo portatile sulla staccionata di legno accanto alla siepe.
Come nel caso precedente, anche in questo tutto avvenne in un attimo. Mentre la signora Middleton stava risciacquando i piatti, sentì un urlo disumano proveniente da fuori, dal giardino di fronte. Si sporse dalla finestra e vide il signor Ford a terra sull’erba, circondato da due grossi pastori tedeschi. Rimase atterrita e paralizzata dalla paura. Incredula. Poi, iniziò ad urlare e la paura le fece cadere i piatti che aveva in mano che si infransero sul pavimento, rimanendo con gli occhi sbarrati, fissi su quella scena. Il signor Ford nell’erba in lotta contro due cani furiosi che lo mordevano come animali impazziti. Le urla che sentiva erano agghiaccianti. Immediatamente afferrò un grosso coltello dal tavolo della cucina e si precipitò fuori dalla casa urlando, cercando di distrarre gli animali e cercando nel frattempo di attirare l’attenzione di altri vicini perché accorressero in soccorso. La lotta era furiosa. Il signor Ford scalciava, urlava e tirava pugni contro le bestie, cerando di allontanarle. Ma i due cani lo assalivano da ogni parte. Scalciava come un selvaggio, ma inutilmente. Riuscì solo ad afferrarne uno dei due per il collare, e spingerlo violentemente contro la staccionata di legno. Il cane la urtò facendo cadere lo stereo. Ma tutto fu inutile. Fu solo l’ultimo gesto disperato prima di esalare l’ultimo respiro in una pozza di sangue.
Appena la signora Middleton raggiunse il povero Mr Ford, i cani si fermarono e si girarono verso di lei. La donna si fermò di colpo, scivolando leggermente con le scarpe sull’erba umida, spaventata da quegli occhi puntati addosso, terrorizzata che potessero aggredire anche lei. Ma i loro sguardi erano diversi ora. Sembravano due cani mansueti e la furia che li aveva accecati un attimo prima, sembrava svanita nell’aria come una nuvola di fumo.
Fu aperta una seconda inchiesta ma questa volta furono attribuite delle gravi responsabilità al padrone dei cani, che fu accusato di negligenza in quanto i due animali erano stati lasciati da soli, incustoditi e senza guinzaglio, liberi di andare dovunque, con grave rischio per i vicini di casa.
Ma anche in questo caso, come nel precedente, il lato che rimaneva ancora oscuro era: perché? Perché sia nel primo caso sia nel secondo, cani apparentemente tranquilli, si erano trasformati improvvisamente in belve feroci? Cosa aveva causato questo repentino cambiamento e questa reazione così violenta? Cosa li spingeva ad aggredire le persone?
I due casi poi, erano avvenuti in situazioni completamente differenti, e nessuna delle due vittime aveva avuto atteggiamenti provocatori dei confronti degli animali
Tutte e due le vittime stavano tranquillamente svolgendo le loro attività, al momento dell’aggressione.
Ed era soprattutto questo che gettava ancora più ombra sull’inchiesta.
Pochi giorni dopo la morte del signor Ford, si verificò una terza aggressione.
Ma questa volta il risultato, non fu per fortuna terribile come nei due casi precedenti. E la vittima riuscì a cavarsela.
Il fatto successe proprio vicino all’ospedale. Mark Taylor stava aspettando la sua fidanzata in strada, davanti al portone di casa della ragazza. Stava seduto in macchina con lo sportello dal lato di guida aperto, quando improvvisamente sentì un tonfo sordo contro il cofano posteriore e subito un grosso cane si avvicinò a lui iniziando a ringhiargli contro.
Era un cane randagio dal pelo bianco lungo, molto grosso. E prima che potesse reagire e ripararsi nella macchina, le mascelle dell’animale lo afferrarono alla gamba sinistra che stava appoggiata fuori dall’abitacolo col piede per terra. Un urlo disperato di dolore esplose nell’abitacolo appena Mark sentì le zanne affondare nella carne come coltelli nel burro.
Con entrambe le mani afferrò la gamba, cominciando a scalciare con l’altra per cacciare via l’animale. Scalciava come uno stallone selvaggio, mentre scosse di dolore gli trapassavano la gamba come fili incandescenti. Il cane mollò la presa per un istante, solo per spostare la sua attenzione sulla mano, addentandola con uno scatto secco dei denti. La morsa della mascella era tremenda e le mandibole sembravano d’acciaio. Sentiva i muscoli e i tendini tra le dita che si strappavano, mentre il cane strattonava la mano scuotendo la testa e mentre Mark stesso la tirava a sé cercando di liberarla da quelle fauci. Ma una scossa lo attraversò come un elettroshock quando sentì le ossa spezzarsi come grissini sotto la pressione di quei denti. Nonostante il dolore lancinante, l’istinto lo spingeva ad insistere e alla fine, con uno strattone più forte, riuscì a liberare la mano spingendo con un calcio violento il cane fuori dalla macchina. Ora il cane era lontano abbastanza da permettergli di chiudere la portiera dell’auto. Afferrò la maniglia da dentro ma nell’istante in cui lo sportello si stava per richiudere, il cane riuscì ad infilare di nuovo il muso all’interno. Mark chiuse comunque lo sportello con violenza e il suono di un terribile schiocco seguito da un latrato, lo costrinse a chiudere gli occhi.
Ma li dovette riaprire immediatamente e voltarli verso la testa sanguinante del cane, incastrata tra la portiera e la carrozzeria della macchina, mentre lui continuava a tenere stretta la maniglia e a tirare la portiera verso di sé. Tirava sempre più forte, sempre più forte, nonostante il dolore delle ferite fosse atroce, finché non vide gli occhi del cane girarsi verso l’alto e mostrare il bianco, e il corpo sgonfiarsi e scivolare a terra fuori dalla macchina.
Era morto. Il terribile urto della portiera aveva fracassato il cranio dell’animale, uccidendolo in pochi secondi. Mark rilasciò la maniglia sentendosi venire meno e con un respiro profondo si accasciò sul sedile.
Stava sanguinando molto e il dolore gli trapassava il corpo con una serie di scariche elettriche mentre la paura lo aveva talmente attanagliato che non riusciva nemmeno a muoversi. Gli unici movimenti erano gli spasmi incontrollati di dolore alla gamba e al braccio. Alzò lo sguardo proprio in tempo per vedere la sua ragazza che usciva dal portone. Vide il suo sguardo inizialmente sorridente, che subito si tramutò in una maschera di terrore quando vide il cane insanguinato in terra e schizzi di sangue dappertutto.
Con gli occhi sbarrati corse verso l’auto e non poté trattenere un urlo quando vide Mark in un lago di sangue dentro la macchina.
Subito soccorso, il ragazzo fu ricoverato in ospedale e fortunatamente ne venne fuori abbastanza bene, grazie alla sua prontezza di riflessi.
Cap 2
E ora Greg, stava proprio andando a far visita a Mark, per cercare di capire meglio l’esatta sequenza dei fatti. E forse, per ricavarne nuovi dettagli che avrebbero potuto essergli di aiuto nell’inchiesta.
Avrebbe voluto parlargli subito dopo l’aggressione, il giorno prima, ma i medici glielo avevano impedito perché il ragazzo era molto debole e non poteva parlare, suggerendogli di tornare il giorno dopo.
Mentre saliva le scale ripensava ai fatti accaduti. Tre aggressioni c’erano state. Tre. Davvero troppe. E tutte indipendenti l’una dall’altra, almeno apparentemente. Con l’unico filo conduttore dato dalla presenza dei cani, visto che le tre persone non avevano nessun collegamento tra loro, e non si conoscevano neanche.
Raggiunse la stanza di Mark e bussò.
"Avanti" disse una voce dall’interno.
Entrò nella stanza e vide che il ragazzo non era solo. C’erano anche il padre e Susan, la sua fidanzata.
"Buon giorno signor Taylor, ciao Susan, ciao Mark. Sono l’ispettore Greg Brown del Dipartimento di Polizia. Come ti senti oggi Mark?"
"Va molto meglio grazie, a parte il dolore. Ma sopravviverò per fortuna" disse sorridendo a Susan.
"Ho letto la tua deposizione circa i fatti di ieri e sono appena passato dal laboratorio medico scientifico. Hanno fatto l’autopsia al corpo del cane e fortunatamente non era malato. Scoppiava di salute e abbiamo anche rintracciato il proprietario che stava con lui al momento dell’aggressione. Era scappato via dopo il fatto perché era terrorizzato dalle possibili conseguenze. Comunque ha dichiarato che il cane era sanissimo e non aveva malattie di sorta. Ma quello che mi rende perplesso è che il cane era, a detta del padrone, molto mansueto e docile. Era così mite che lo stesso proprietario gli consentiva di giocare coi suoi bambini, e anche con i nipotini. Aveva completa fiducia in quella bestia e non è riuscito a spiegarsi come mai, improvvisamente, l’animale possa essere diventato così furioso."
"E non so spiegarmelo nemmeno io" disse Mark "oltre tutto io adoro i cani e doveva capitare proprio a me di esser aggredito da uno di loro. E’ sicuro quindi che non fosse malato?"
"Si Mark, sicurissimo, puoi stare tranquillo."
"Ma allora come spiega che nei giorni passati tre persone sono state aggredite da cani? Da cani apparentemente calmi e tranquilli, che tutto ad un tratto, si sono trasformati in bestie feroci?"
"E’ proprio questo quello che voglio scoprire Mark, e vorrei che tu mi aiutassi a trovare la soluzione. Visto che tu sei l’unico che può raccontare cosa è successo."
"Si, lo so, e mi sento davvero fortunato di essere qui ora, mentre le altre due persone non possono dire la stessa cosa."
"Proprio così. La tua prontezza di riflessi ti ha salvato" aggiunse Greg "Ora non ti voglio affaticare troppo visto che sei ancora debole e convalescente, ma ti lascio il numero del mio cellulare e se ti viene in mente qualcosa, qualche altro dettaglio su quanto è successo, o se mi vuoi dire qualsiasi cosa che credi possa esser importante, mi puoi chiamare. Qualsiasi cosa ti venga in mente, capisci? Qualsiasi cosa, anche quella apparentemente più stupida, potrebbe invece rivelarsi importante."
"Certo non si preoccupi, lo farò senz’altro".
Diede il numero a Mark e dopo aver salutato il padre e Susan lasciò la stanza.
Si incamminò lungo il corridoio dell’ospedale con le mani in tasca e la mente subito preda delle sue riflessioni. Tre aggressioni. Tre persone innocenti che stanno tranquillamente facendo gli affari propri e tutto ad un tratto vengono aggredite. E senza alcun motivo apparente.
Anche i quattro cani dei due casi precedenti, erano stati portati al laboratorio medico per esser controllati, ma tutti i test fatti dai medici non avevano rivelato nulla di particolare. Niente malattie. Godevano tutti di ottima salute. E gli sessi proprietari avevano asserito che le bestie, nonostante appartenessero a razze piuttosto aggressive, erano in realtà molto tranquilli e non avevano mai mostrato segni di squilibrio. Né avevano mai assalito persone o altri animali.
Uscì dall’ospedale ma appena stava per salire in macchina, il cellulare squillò.
"Pronto?"
"Ispettore Brown sono Mark, mi scusi se la chiamo così presto."
"Non ti preoccupare Mark, dimmi pure, ti è venuto in mente qualcosa?"
"No, niente di nuovo, volevo solo dirle che la polizia ha portato via tutti gli effetti personali che avevo in macchina, e credo li abbiano portati alla Centrale di Polizia. Potrebbe farmeli riavere per favore?"
"Certo naturalmente. Anzi, meglio ancora. Siccome devo tornare in ospedale per parlare coi dottori, te li porterò io stesso dopo pranzo, va bene?"
"Certo, va benissimo, ci vediamo dopo allora."
"Ciao Mark."
Salì in macchina, avviò il motore e lasciò rapidamente il parcheggio. Sentiva la tensione nervosa formicolargli nel corpo, mentre la sua mente rincorreva le immagini e i dettagli di quanto accaduto, cercando di rimetterne insieme i pezzi. Avvertiva che c’era qualcosa che gli sfuggiva, qualcosa che doveva scoprire, come un filo trasparente che cuciva insieme i fatti successi, ma che non riusciva a vedere. E sentiva che doveva scoprirlo molto presto. Ma non sapeva come.
Raggiunse la Centrale di Polizia e incontrò Jefferson, uno dei suoi colleghi, nel corridoio.
"Ciao Greg, un caso davvero contorto vero? Hai delle novità?"
"No, nessuna novità. C’è qualcosa che mi sfugge ma non riesco a capire cosa. A proposito sai chi ha preso gli effetti personali del ragazzo in ospedale?"
"Si, li avevo io e ho dato ordine di farli portare proprio nel tuo ufficio. Se non li trovi chiamami che te li faccio portare."
"Ok, grazie Jeff, ci vediamo dopo."
Entrò nel suo ufficio e subito notò l’incartamento con gli oggetti di Mark sul tavolo. Lo aprì. C’erano i documenti, una penna, un piccolo blocco note, un diario e due cd. Si soffermò con lo sguardo su quegli oggetti sul tavolo passando rapidamente dall’uno all’altro come se cercasse una risposta. Ma non gli venne in mente nulla. Niente. Avrebbe voluto scaraventare tutto contro il muro per scaricare la rabbia, ma si fermò in tempo. Li rimise tutti a posto, afferrò rabbiosamente la busta e uscì dalla porta per andare via, incamminandosi con passo pesante verso l’uscita.
Si sentiva come un animale in gabbia.
Cap 3
Salì in macchina di nuovo per tornare a casa. Avrebbe portato l’incartamento a Mark nel pomeriggio. Ora voleva solo tornarsene a casa e cercare di rilassarsi per un po’, e soprattutto cercare di non pensare alla cosa. Fare una pausa lo avrebbe aiutato certamente a riprendere le indagini più tardi a mente fresca.
Ma dentro di sé sapeva che non ci sarebbe riuscito.
Si fermò al semaforo mentre le sinapsi del suo cervello continuavano a lavorare, vagando in mezzo alla miriade di pensieri, a miriadi di idee, sperando di trovare qualche filo a cui aggrapparsi. Sentiva come se molti pezzi di un puzzle stavano andando alla deriva nella sua mente e lui doveva solo afferrarli e metterli insieme. Ma come? Con quale criterio?
"Ah, benedetti giovani! Fortunati loro che non hanno questo tipo di problemi. Loro pensano solo a divertirsi, a spassarsela con le ragazze, ad andare in discoteca, ad ascoltare musica e fare le cose più pazze che possono" disse a se stesso pensando a Mark in ospedale, mentre il suo sguardo si spostò sull’incartamento sul sedile accanto a lui "Beh, accidenti ! Non credo che un po’ di musica mi farà male e non credo che Mark si offenderà se ascolto uno dei suoi cd. Anzi, mi aiuteranno di certo a rilassarmi un po’, altrimenti scoppio."
Prese uno dei due cd di Mark e lo inserì nello stereo della macchina. La voce e le dolci note di Celine Dion riempirono subito l’abitacolo dell’auto, cullandogli le orecchie con le note di My Heart Will Go On.
"Beh, mica male come gusti musicali. Mark deve essere un tipo molto romantico", disse in silenzio, sorridendo.
La luce al semaforo diventò verde, Greg inserì la marcia e ripartì. Il traffico non era molto intenso a quell’ora e non avrebbe impiegato troppo tempo per arrivare a casa, nonostante dovesse passare attraverso il centro della città.
Si fermò di nuovo al semaforo successivo e la musica cambiò diventando stavolta quella di Elton John che cantava Candle in the Wind
"Si, decisamente un ragazzo romantico" aggiunse Greg sorridendo di nuovo. Ma il sorriso gli si spense tra le labbra quando sentì un colpo sordo davanti all’auto e vide un grosso cane randagio saltare sopra il cofano, ringhiando.
Rimase impietrito, con le mani immobili sul volante. Gli occhi sgranati su quel cane che lo stava fissando dall’altra parte del parabrezza, digrignando i denti. Il cuore gli martellava nel petto e non riusciva a distogliere lo sguardo dall’animale davanti a lui e dal suo ghigno selvaggio. Vedeva i denti bianchi, sporgere dalle gengive rosso sangue, mentre gocce di saliva scivolavano giù dalla bocca picchiettando sul cofano. Era uno spettacolo orribile, vedere quel cane in posizione eretta sulle quattro zampe, puntandolo come una preda. Rimase per alcuni minuti immobile ad osservarlo, mentre la paura cresceva a dismisura dentro di lui.
Passarono alcuni attimi interminabili, in cui il tempo sembrava essersi fermato, prima che una violenta scarica di adrenalina gli attraversò il corpo quando si rese conto che il finestrino alla sua sinistra era aperto e se il cane avesse fatto un salto in quella direzione, sarebbe potuto entrare nell’abitacolo e aggredirlo.
L’istinto gli suggeriva di allungare lentamente una mano per chiuderlo, ma la paura lo bloccava. Temeva che il pur minimo movimento potesse far inferocire il cane ancora di più. Rimase fermo, col motore acceso. Avrebbe potuto premere a fondo l’acceleratore per far cadere il cane dal cofano, e il pericolo sarebbe stato così scongiurato. Ma cancellò subito quell’idea dalla mente, mantenendo lo sguardo fisso negli occhi dell’animale.
Voleva capire.
Lentamente fece scorrere la mano destra lungo il bordo del volante per raggiungere le chiavi della macchina, e spense il motore.
Ma quello che accadde nell’attimo seguente sembrò ancora più incredibile. Appena il motore si spense, subito il cane si accucciò sedendosi sul cofano, osservandolo con la testa inclinata di lato. Tranquillo. Greg rimase di stucco, sorpreso piacevolmente, ma sorpreso. Il cane sembrava davvero un altro adesso, calmo, tranquillo. E i suoi occhi non erano così iniettati di sangue come un attimo prima. Ma non riusciva a capirne il motivo. Aveva solo spento il motore, niente altro.
L’istinto lo spinse a riavviare il motore di nuovo, nonostante la paura gli paralizzasse la mano che gli tremava come una foglia.
Decise comunque di tentare e afferrò la chiave di accensione. La girò e il motore partì subito al primo colpo e altrettanto immediatamente il cane saltò di nuovo sulle quattro zampe, digrignando i denti come prima. Poteva sentire chiaramente il suono del ringhio del cane dall’altra parte del vetro. Era spaventato, ma anche freddamente affascinato dalla cosa. Immediatamente spense di nuovo il motore per avere un’ulteriore prova di quello che stava accadendo. E come previsto, il cane si accovacciò di nuovo.
"Ma che gli prende?" mormorò in silenzio.
Pensò che forse il rumore del motore potesse in qualche modo disturbare l’animale. Ma la sua auto era nuova e il motore era silenziosissimo. E poi, come poteva collegare questo fatto con le altre tre aggressioni? Non c’erano auto nel parco dove stava Elise e neanche nel giardino del signor Ford. Anche nel caso di Mark, lui era seduto in macchina, ma il motore era spento.
Sentiva il cervello lavorare come un treno a vapore, macinando idee, ipotesi, supposizioni, mentre il cane lo fissava con il suo muso incuriosito, dall’altro lato del vetro.
Non riusciva a staccare gli occhi da lui, quasi volesse leggere nella mente del cane il motivo del suo comportamento. Ma poi, una scintilla lo illuminò.
"La musica !!" disse tra sé "ma certo, che stupido che sono stato. E’ la musica !! Quando ho spento il motore, anche lo stereo si è spento e quando è ripartito, si è riacceso."
Nonostante stesse ancora tremando per la paura, decise di provare e riavviò il motore. Come si aspettava, il cane saltò di nuovo sulle zampe, ringhiandogli contro, mentre la musica riprendeva a suonare nell’abitacolo. Con gli occhi fissi all’animale, fece scivolare la mano destra non verso le chiavi di accensione stavolta, ma verso l’interruttore dello stereo. Con un rapido gesto lo spense, la musica cessò di colpo, e un attimo dopo il cane confermò la sua ipotesi. E si calmò di nuovo.
Greg si adagiò con la schiena sullo schienale del sedile con un profondo sospiro mentre le mai ancora gli tremavano per il pericolo appena scampato.
Spostò lo sguardo verso lo stereo, spinse il pulsante per estrarre il cd e lo seguì con lo sguardo mentre usciva dal lettore.
Lo prese e lo osservò incredulo, rigirandoselo tra le mani, quasi fosse un oggetto sacro da trattare con cura. Vide che non era un cd originale perché non c’era etichetta sul lato superiore e guardando anche la copertina, vide che i titoli delle canzoni erano scritti a mano, per cui Mark doveva aver fatto una copia pirata, estraendo i brani da diversi cd originali.
A quel punto, mentre ancora si rigirava il dischetto tra le dita, il mosaico iniziò a comporsi e un filo conduttore riuscì finalmente a mettere insieme dei tasselli importanti del puzzle.
Tutte e tre le vittime stavano ascoltando musica al momento dell’aggressione.
Riaccese il motore e tolse brutalmente il piede dalla frizione. La macchina partì con un sobbalzo che fece scivolare il cane giù dal cofano. Svoltò, facendo attenzione a non investirlo, e si diresse verso la centrale. Voleva controllare se anche Elise e il signor Ford avevano delle copie pirata di altri cd.
Si precipitò nell’ufficio e chiamò al telefono l’archivio centrale per farsi portare gli effetti personali delle altre due vittime. Dopo alcuni minuti, Jefferson entrò nell’ufficio con i due incartamenti contenenti gli oggetti che aveva richiesto. Glieli consegnò e Greg subito li aprì strappando le buste e rovesciando il contenuto sul tavolo. E non fu molto sorpreso nel vedere tra gli altri oggetti, tre cd, che sembravano confermare almeno in parte le sue teorie. Due appartenevano ad Elise e uno al signor Ford e, a giudicare dalle copertine, erano tutte copie pirata.
Prese i cd di Mark dalla tasca della giacca e li mise insieme agli altri. Lesse alcuni dei nomi dei cantanti e dei titoli delle canzoni che appartenevano a generi completamente diversi. C’era ogni genere di musica, da Elton John a Lionel Ritchie, da Celine Dion ai Led Zeppelin.
Lesse più volte i titoli e gli autori dei brani, ma senza trovare nessun’altra traccia.
Decise allora di tornare in ospedale da Mark per farsi spiegare per filo e per segno l’origine dei suoi cd che molto probabilmente doveva esser anche l’origine di quelli delle altre due persone.
Cap 4
Raggiunse l’ospedale, parcheggiò la macchina e corse su per le scale verso la stanza di Mark. Bussò alla porta ed entrò senza aspettare la risposta.
Vide che Mark dormiva e lo svegliò.
Il ragazzo si svegliò di soprassalto spaventato.
"Ciao Mark, scusa se ti sveglio in maniera un po’ brusca, ma ho bisogno del tuo aiuto."
"Salve ispettore, si, mi ha davvero spaventato" disse Mark con tono ancora assonnato, mettendosi a sedere sul letto e cercando di cancellare i fumi del sogno appena interrotto "Ma mi sembra molto agitato. Cosa le è successo?"
"Ci sono forse delle novità sull’inchiesta ma mi serve il tuo aiuto."
"Certo mi dica."
"Dal rapporto sull’incidente ho letto che un attimo prima che il cane ti aggredisse, tu stavi ascoltando della musica. E così?"
"Si, è giusto. Stavo aspettando Susan seduto in macchina e per ingannare il tempo ho acceso lo stereo, ma non ho acceso la radio perché in genere mi piace ascoltare la mia musica preferita e così ho messo su un cd."
"Un cd? E’ per caso questo il cd che stavi ascoltando?" disse Greg mostrandogli il dischetto che aveva in mano.
"Si, è proprio lui, perché me lo chiede? Che novità ci sono?"
"Procediamo un passo alla volta. Tu sai che questo è un cd pirata vero? Da dove provengono le canzoni che sono registrate all’interno?"
"Beh, non dovrei dirlo perché lo so che è illegale, ma devo confessarle che uno dei miei hobby è quello di creare da solo i miei cd. Scaricando le canzoni da internet. Capisce? Moltissime persone lo fanno."
"Si, lo so, ma dimmi di più. Spiegami esattamente come fai."
"E’ molto semplice e veloce. Ci sono molti programmi che, una volta installati sul proprio computer, consentono di condividere dei file con altre persone in rete. Sono chiamati ’file sharing programs’. Utilizzando questi programmi, si possono scaricare brani da ogni parte del mondo, da ogni computer che sia connesso in quel momento ad internet. Si possono scambiare file con persone che stanno dall’altra parte del globo. Ogni tipo di file. Nel mio caso io scarico solo canzoni in formato mp3, ma so che molte altre persone preferiscono scaricare e scambiare tutt’altro genere di file. Sa di cosa sto parlando vero? Ma a me non interessa quel tipo di scambio."
"E così tu scarichi tutti i file e poi li metti su un cd. Giusto?"
"Si, ma ancora non capisco perché mi chiede tutte queste cose riguardo a file e cd. Spero che non mi denuncerà per via della legge sui diritti d’autore dei brani."
"No, Mark, non sono qui per questo, stai tranquillo. Se dovessimo arrestare tutti quelli che usano cd pirata, credo che almeno mezza città sarebbe in galera. Voglio solo saperne di più a riguardo."
"Si ma, cosa c’entra questo con tutto quello che è successo?"
"Non ti posso dire altro per ora, devo fare altre indagini ma ti terrò informato se ci saranno ulteriori sviluppi." Disse Greg mentre si dirigeva verso la porta della stanza.
"Si, certo" disse Mark mentre guardava l’ispettore con sguardo perplesso oltre che spaventato.
Greg lasciò la stanza raggiungendo l’uscita. Doveva tornare di nuovo in centrale al laboratorio scientifico. Un suo amico, Norman, lavorava lì. Era un esperto in informatica ed elettronica in generale, e sapeva che poteva sempre contare su di lui quando doveva fare dei lavori molto delicati. Entrò nel laboratorio proprio mentre Norman stava uscendo, e lo fermò sulla porta.
"Ciao Norman, ho un lavoretto urgente per te."
"Eccoti Greg, e come al solito i tuoi lavoretti hanno sempre caratteristiche urgenti, vero?" rispose lui sorridendo "Entra dai, di che si tratta?"
"Voglio che studi tutte le tracce contenute in questi cd. Contengono alcuni file scaricati da internet, alcune canzoni di musica leggera, ma voglio che li analizzi attentamente. Analizza le tracce, le forme d’onda, le frequenze. Fai quello che reputi più opportuno, ma voglio un rapporto dettagliato su tutte le caratteristiche di questi file. E tu sai meglio di me che sei l’unico qui dentro che può fare un lavoro del genere."
"Si, ma scusa Greg, tu non stavi lavorando al caso dei cani e delle tre persone aggredite nei giorni scorsi? Cosa c’entra ora tutto questo? Cosa c’entrano i cd?"
"Hanno molto a che fare, o almeno, spero che sia così. Ecco perché ti sto chiedendo di lavorarci su, perché devi dare la conferma o la smentita a quello che sto pensando. Ti posso dire solo questo. Mentre ero in macchina ad ascoltare uno di questi cd, un cane mi ha assalito, saltando sul cofano dell’auto e digrignando i denti. Capisci ora? Per cui credo che ci sia qualcosa di davvero interessante qui dentro" disse indicando i dischetti sul tavolo.
"Stai scherzando vero?" gli chiese Norman rimanendo a bocca aperta, a metà tra il sorpreso e lo spaventato.
"Vorrei poterti rispondere di si, ma la risposta è, no. Non sto affatto scherzando, e se dai un’occhiata al cofano della mia auto potrai vedere ancora le impronte delle zampe del cane"
"Ok, non ci sono problemi, per quando ti serve il rapporto?"
"Prima che puoi. Se quello che credo è esatto, allora ogni minuto è prezioso e ogni minuto che perdiamo potrebbe essere fatale per altre persone."
"Va bene, capisco, ci comincio a lavorare subito e ti telefono appena ho scoperto qualcosa."
"Ti ringrazio Norman, ci sentiamo presto."
Lasciò il laboratorio ancora scosso dagli ultimi eventi. Se le cose stavano davvero come credeva, la situazione era veramente critica. Ma si sforzò di non pensarci, almeno finché non avesse sentito il responso di Norman su quei file.
Decise di andare al ristorante cinese per comprare del cibo da portar via e poi andare a casa. Dopo pranzo cercò di riposarsi un po’ sul divano. Ma non ci riuscì. Nonostante si sforzasse di pensare ad altro, la sua mente lo riportava sempre all’inchiesta, come attratta da una calamita.
Aveva lo sguardo fisso al soffitto, e a tratti i suoi occhi vagavano da un angolo all’altro inseguiti dai pensieri che gli si accavallavano nella mente. Quasi cercasse di leggere la risposta scritta in qualche spazio nascosto del soffitto.
Si sentiva come un naufrago in mezzo all’oceano, circondato da onde gigantesche, in cerca di una piccola zattera a cui aggrapparsi. Ma per ora aveva forse trovato solo un piccolo ramoscello galleggiante.
Dopo qualche minuto la stanchezza prese il sopravvento e si addormentò, e nonostante il suo stato d’animo non fosse proprio ottimale, il suo sonno fu molto tranquillo. Nel sogno, osservava il tramonto, sotto una palma, in riva al mare. Completamente rilassato, mentre il sole si immergeva nell’acqua creando dei riflessi dorati sulla superficie increspata. Le onde dorate si alzavano per poi infrangersi sulla sabbia e sugli scogli, mentre il calore dei raggi del sole gli carezzava la pelle, e il sapore salmastro dell’aria gli diffondeva nelle narici riempiendogli i polmoni di aria fresca. In sottofondo, un leggero suono ritmico cominciava a mischiarsi col suono delle onde. Un suono che diventava via via più forte, distraendolo da quelle immagini paradisiache.
Si svegliò di soprassalto. Era il telefono. Guardò l’orologio, ed erano già le nove e mezza di sera. Aveva dormito per più di sei ore. Troppo tempo. Si trascinò al telefono.
"Pronto?"
"Greg, sono Norman. Ho lavorato tutto il pomeriggio sul materiale che mi hai dato e penso che faresti bene a venire qui in laboratorio. Ci sono delle novità molto interessanti."
"Certo. Sarò lì in un minuto."
Si vestì di corsa, uscì in strada come un razzo. Salì in macchina e partì sgommando verso la centrale.
Cap 5
Raggiunse la Centrale di Polizia in pochi minuti e si precipitò di corsa nel laboratorio. Norman era lì, seduto davanti al banco di lavoro, circondato da diversi strumenti che non erano del tutto sconosciuti a Greg.
"Entra e siediti Greg. Ti devo mostrare molte cose interessanti che ho scoperto. Ho analizzato tutti e cinque i cd e la maggior parte dei file contenuti nei dischetti sono soltanto normalissimi brani musicali che puoi trovare dovunque. Ma tra questi ce ne sono alcuni leggermente diversi. Chiamiamoli per comodità ’corrotti’. Ecco guarda." Disse Norman indicando a Greg i due monitor sul banco. "Quella che vedi sul monitor alla tua sinistra è la traccia del segnale contenuto in uno dei file regolari. E quella sull’altro monitor è invece la traccia del segnale contenuto in uno dei file corrotti. Noti qualche differenza tra le due forme d’onda?"
Greg osservò attentamente i due monitor spostando gli occhi dall’uno all’altro come se stesse guardando una partita di tennis.
"Veramente no, sembrano tutte e due tracce regolari. I grafici delle tracce sono diversi, ma credo che questo dipenda dal fatto che i due brani musicali sono differenti, vero? Ma, a parte questo, mi sembrano entrambe avere la stessa natura. Non mi sembra ci siano differenze evidenti."
"Esatto. Apparentemente sembrano entrambe forme regolari, ma ora, dai un’occhiata a cosa succede se cerco di separare le componenti della traccia sul monitor di destra" disse Norman spingendo un cursore sulla tavola di strumenti davanti a lui. "Guarda ora, appare una seconda traccia accanto alla prima. Ed è una traccia che non ha nulla a che fare con quella della canzone. Capisci? E inoltre, fai attenzione alla frequenza di questo secondo segnale e confrontala con la frequenza del segnale della canzone a cui è affiancato."
"E’ un segnale ad altissima frequenza. Molto più alta di quella del segnale regolare."
"Si, esattamente" aggiunse Norman.
"Ma cosa vuol dire tutto questo? Spiegati meglio."
"Questo vuol dire che alcuni file sono stati manipolati inserendo nella traccia originale un segnale ad altissima frequenza. Un ultrasuono per essere precisi. Anche se tu non sei un esperto in fisica, dovresti sapere cosa sono gli ultrasuoni vero?"
"Certo che lo so, sono segnali ad altissima frequenza che proprio per questa loro caratteristica non sono udibili dall’orecchio umano e possono essere rilevati solo da strumenti particolarmente sensibili come quelli che tu hai qui."
"Si, hai ragione possono essere rilevati solo da strumenti specifici, oppure..."
"Oppure?....oppure cosa?"
"Oppure dall’orecchio dei cani, il cui udito può catturare suoni di questo tipo. L’udito umano può captare suoni appartenenti solo ad una limitata banda di frequenze. Riesce a percepire frequenze che vanno da pochi Hertz fino a circa 20.000 Hertz. Ma l’udito dei cani riesce a percepire suoni appartenenti ad una banda di frequenze molto più larga. Ma non è tutto. Tu sai anche che gli ultrasuoni sono utilizzati per l’addestramento dei cani, e per far ciò, vengono associati segnali specifici ad azioni specifiche che l’animale deve compiere appena sente quel tipo di suono."
"Si, lo so...e allora?"
"Beh, per fartela breve, ho chiamato mio fratello che è un esperto in questo campo visto che fa l’addestratore di cani da molti anni e conosce molto bene questo genere di cose. Gli ho mandato via e-mail i file corrotti e i file con i risultati dei miei test. E purtroppo lui ha confermato ciò che temevo. Mi ha confermato che quello usato nelle canzoni, è un tipo di segnale che stimola l’aggressività del cane. Lui ha anche provato a utilizzare i file che gli ho inviato sui cani del suo allevamento, e la loro reazione è stata esattamente quella prevista. Quel segnale li disturbava, li faceva innervosire al punto da diventare addirittura feroci. E non solo..."
"E cioè? Vai avanti." Lo interruppe Greg.
"... Mio fratello mi ha anche detto che è stata proprio la reazione istintiva delle tre vittime a causare l’aggressione nei loro confronti."
"La loro reazione? Che vuoi dire?"
"Lui ha fatto delle prove con alcuni dei cani del suo allevamento e ha visto che sotto l’effetto di quel segnale, il cane diventava feroce avventandosi direttamente contro la sorgente del suono. Non riusciva quindi a spiegarsi il motivo per cui i cani avevano aggredito invece le persone vicine e non gli apparecchi stereo che emettevano quelle frequenze. La prima volta ha provato a far sentire una canzone ad un cane, chiuso in gabbia da solo, insieme ad un mangianastri sul cui nastro aveva riprodotto una delle tracce. Appena il segnale è iniziato, il cane si è avventato sulla radio mordendola e disintegrandola letteralmente con un colpo di mascella. Nel secondo caso invece, ha voluto mettere insieme alla radio, un gattino di peluche a molla. Ha acceso la radio e mentre il cane si avvicinava alla radio, ha messo in funzione la carica del coniglietto infilando le dita attraverso la rete. Subito l’attenzione del cane è stata dirottata sui movimenti dell’animale meccanico che è stato dilaniato in un attimo, con le unghie e coi denti. Questo sta a dimostrare che sono state le persone stesse a causare la propria fine, mentre cercavano di difendersi alla vista dei cani che si avvicinavano. Se loro per assurdo fossero rimasti fermi ed immobili, la ferocia dei cani si sarebbe sfogata solo sulle loro radio. Ma di certo, quando si sono visti arrivare addosso dei cani ringhianti in quel modo, nessuno di loro è riuscito a mantenere la calma, e il loro tentativo di difesa è stato la molla che ha dirottato l’attenzione dei cani su di loro, con le conseguenze che conosciamo."
"Fammi capire Norman, mi stai dicendo che qualcuno ha inserito queste tracce di ultrasuoni in alcuni file in modo che la persona che si trovasse ad ascoltare quel brano potesse essere aggredita dal primo cane che si fosse trovato nelle vicinanze? Ma è assurdo dai !!"
"Si, è assurdo, ma e molto meno assurdo di quanto tu pensi. E’ incredibile, lo so. Ma come puoi vedere è la verità. Ma questo è solo l’inizio di tutto quello che ho scoperto. Ascolta ora. Quello che sto per dirti è ancora più incredibile. Guarda di nuovo. Cerchiamo di analizzare la traccia dell’ultrasuono in dettaglio. Vedi?" disse Norman di nuovo, movendo un cursore sulla stessa tavola di strumenti. La linea continua della traccia sul monitor, cominciò a decomporsi in una serie di linee più corte. Una di seguito all’altra, come le righe bianche tratteggiate che separano le corsie di un’autostrada "La traccia non è continua, ma è composta da una serie di sottotracce che sul monitor compaiono come tante linee una dietro l’altra. Ho analizzato queste sottotracce e le loro lunghezze, e ho scoperto che possono essere divise in due gruppi distinti. Le tracce del tipo più lungo durano circa 950 millisecondi, mentre le più corte durano circa 300 millisecondi. Non ti suggerisce nulla tutto questo?"
"Forse una specie di codice morse?"
"Si, è la stessa conclusione a cui sono arrivato io, ma purtroppo, analizzando le sequenze delle sottotracce e traducendole in codice morse, ho ottenuto solo una serie di caratteri senza senso."
"Forse va decodificato in altro modo, o forse la sequenza non è quella giusta, e vanno organizzate in maniera diversa."
"Ho usato dei programmi specifici per tradurre le sequenze, ma senza risultato. Ho sempre ottenuto una serie incomprensibile di caratteri."
"Però, ammesso e non concesso che sia corretto interpretare queste sottotracce come un messaggio in codice morse, allora ci deve essere per forza una logica per decodificare il messaggio, no?" Disse Greg quasi spazientito.
"Si, hai ragione, ma dobbiamo ancora esser sicuri di questo. Per prima cosa dobbiamo essere sicuri che la sequenza rappresenti davvero un messaggio in codice morse. E poi, possiamo cercare di decodificare il messaggio. Hai qualche idea in proposito?"
"Nessuna" rispose Greg.
"Molto bene. Siamo davvero ad un buon punto allora. Perchè neanche io ne ho" disse Norman in tono ironico.
"Aspetta, cerchiamo di ragionare con calma." disse Greg "Controlliamo di nuovo le tracce del file corrotto. Separa la traccia della canzone da quella dell’ultrasuono e mettili in parallelo sullo stesso schermo. E confrontiamoli di nuovo."
"Ok, ci metto un attimo. Eccole. Ora faccio partire la canzone e come puoi vedere l’ultrasuono non parte subito con l’inizio della canzone, ma solo dopo alcuni secondi. Dopo le prime note."
"Si, lo sto vedendo. Hai controllato se tutte le canzoni corrotte hanno la stessa caratteristica? Voglio dire, se anche negli altri file corrotti che contengono queste tracce, gli ultrasuoni iniziano dopo i primi secondi della canzone?"
"Si, l’ho controllato e in tutte le canzoni, l’ultrasuono inizia dopo alcune note, ma sempre in punti differenti. Mai nello stesso punto. Voglio dire che in ogni canzone il punto in cui inizia l’ultrasuono è diverso. In una canzone inizia dopo 4 secondi, in un’altra dopo 2, e così via."
"E hai controllato se la sequenza delle sottotracce è sempre la stessa in tutte le canzoni?"
"Si, l’ho controllato, ed ho visto che è l’unica cosa che le diversifica. Ogni canzone ha una sequenza di sottotracce differente dalle altre" replicò Norman.
"E cosa mi sai dire a proposito dei spazi vuoti tra una sottotraccia e l’altra? Hai controllato se sono tutti della stessa lunghezza?"
"Ho controllato anche quelli e ho visto che a differenza di quanto pensassi, gli spazi vuoti hanno lunghezze sempre differenti."
"Fammi pensare. Ricapitoliamo. Le sequenze iniziano dopo alcuni secondi e dopo alcune note della canzone. Ma non sempre dopo lo stesso numero di note. Le sottotracce hanno lunghezze di due tipi differenti, separate da spazi di lunghezze diverse. E oltre tutto, la se sequenze di sottotracce sono differenti in ogni brano."
"Esattamente."
"Sottotracce di lunghezze fisse, separate da spazi di lunghezze diverse. Sembra quasi che ogni sottotraccia debba iniziare proprio in un punto preciso della traccia musicale principale. E la prima sottotraccia in ogni canzone inizia sempre in un punto differente. E anche le sottotracce che seguono sembra che debbano iniziare in altrettanti punti specifici della canzone. Ecco perché gli spazi vuoti sono diversi." Mormorava Greg, ripetendo questa frase come una specie di ritornello, con lo sguardo fisso al monitor.
Poi, un’idea gli trapassò la mente come un fulmine a ciel sereno e distolse lo sguardo dal monitor come risvegliatosi da un incantesimo, fissando Norman.
"Le note !! Già, le note." disse quasi urlando "Ascolta Norman, fai ripartire le tracce e controlla se ogni sottotraccia inizia con una specifica nota della canzone. Ok?"
"Fammi controllare. La prima sottotraccia inizia con un ’la’, la seconda con un ’re’ la terza con un ’fa’. Si, sembra proprio che ogni sottotraccia inizia con una nota ben precisa della canzone. Aspetta, ho un programma che mi aiuterà a verificare la traccia completa e ti saprò dire fra breve la risposta. Nel frattempo, beh,...incrociamo le dita."
Dopo alcuni minuti ottennero la stampa del risultato. Ed era la prova che avevano ragione. Ogni sottotraccia iniziava esattamente con una ben determinata nota della canzone. Anche se era ancora un mistero il significato di quell’accoppiamento sottotraccia-nota. E soprattutto non sapevano ancora per certo se fosse proprio quella la strada da seguire.
Continuarono a studiare il listato per lungo tempo, leggendolo dall’inizio alla fine, e viceversa, dalla fina verso l’inizio. Ma non ne cavarono nulla. Perché collegare le sottotracce alle note? E in che modo le note dovevano servire per decodificare il messaggio?
"do-re-mi-fa-sol-la-si. Solo sette note e niente altro" disse Greg.
"Si, e quello è tutto. Solo sette note" aggiunse Norman.
I loro occhi scorrevano su quel foglio di carta quasi cercando una risposta in qualche angolo nascosto o in qualche piega della carta, leggendola e rileggendola in tutti i modi possibili.
Poi, di colpo.
"Sette note??" Greg esclamò ancora "ascolta Norman, perchè non cerchiamo di raggruppare tutte le sottotracce in base alla nota con cui iniziano?"
"Che vuoi dire?"
"Voglio dire, raggruppiamo insieme le sottotracce facendo riferimento alla nota con cui iniziano. Raggruppiamo prima tutte quelle che iniziano con un ’do’, poi quelle che iniziano con un ’re’, poi quelle con ’mi’ e così via raggruppando per ultime quelle che iniziano con ’si’. E una volta raggruppate, ordiniamo i sette gruppi in base alla posizione che la nota occupa nella canzone. Per esempio. Ordiniamo il gruppo delle sottotracce che iniziano con un ’do’, allineando la sottotraccia del primo ’do’, poi quella del secondo ’do’, poi quella del terzo e avanti fino all’ultima. E poi, ordiniamo nello stesso modo il gruppo delle sottotracce collegate ai ’re’ e alla fine il gruppo delle note ’si’. Capisci cosa voglio dire?"
"Si, certo, può esser una buona idea."
Ricominciarono a lavorare freneticamente inserendo i dati nel computer per dare l’ordinamento alle sottotracce. Una volta ottenuto, lanciarono il programma per la traduzione del risultato in codice morse. Dovevano aspettare solo pochi minuti.
Ma lo shock fu davvero devastante quando si resero conto di aver fatto davvero centro, e lessero quello che c’era scritto sulla stampa.
’Tremate bastardi. Sheena vive ancora’
Questa era la frase impressa sul foglio bianco appena uscito dalla stampante, mentre la leggevano e rileggevano, senza parole.
"Ma che diavolo vuol dire?" Esclamò Norman.
"’Tremate bastardi’? Ma chi sono? E chi è questa...Sheena?" aggiunse Greg
"Beh, a quanto pare, ora abbiamo il messaggio, ma a giudicare da quello che c’è scritto credo che la soluzione sia ancora lontana."
"Almeno abbiamo la prova che le nostre ipotesi erano corrette." Aggiunse Greg con lo sguardo ancora fisso su quella frase "Qualcuno sembra divertirsi a inviare file contenenti queste tracce con l’unico scopo di uccidere. E così la vittima provoca la sua stessa morte senza volerlo. Ma chi può essere così pazzo da fare una cosa simile? E soprattutto...perché? Le canzoni possono essere scaricate da chiunque su internet e in questo modo il killer colpisce gente che neanche conosce, visto che non può sapere chi scarica le sue canzoni. E’ come una trappola messa lì, in attesa di qualcuno che ci cada dentro. E’ come sparare contro la folla senza mirare. Solo con lo scopo di colpire. Ma senza preoccuparsi troppo di chi colpire. Gli basta solo colpire, colpire nel gruppo di gente che lui considera dei bastardi, ma bastardi per cosa? Cosa hanno fatto? Dal resto messaggio che scrive poi, ’Sheena vive ancora’, sembra che questa Sheena sia una persona, probabilmente una donna, e lui ne voglia ora vendicare probabilmente la morte visto che dice nel messaggio...’vive ancora’. Oppure potrebbe essere solo uno pseudonimo che nasconde in realtà qualcosa di diverso. Ma se invece è proprio una donna, come possono migliaia di persone esser responsabili della sua morte? Come può accusarli tutti? Solo un pazzo può pensare una cosa così assurda."
"Hai ragione Greg, sembra una specie di cecchino che spara dall’alto di una torre sulla folla sottostante. Non mira a qualcuno in particolare, ma vuole solo uccidere a caso."
"Si, ma nel nostro caso la folla è ben identificata. In questo caso si tratta di persone che hanno l’hobby della ’musica fa da te’, scaricandola da internet."
"Verifichiamo anche tutte le altre tracce contenute negli alti brani corrotti, per vedere se contengono altri messaggi"
Lanciarono di nuovo i programmi per estrarre le solite sequenze e per decodificarle. E il risultato era sempre lo stesso. Sempre lo stesso messaggio.
’Tremate bastardi. Sheena vive ancora’
Ogni brano musicale conteneva lo stesso messaggio di morte. E non sembrava esserci un legame particolare tra le canzoni che lo contenevano. Erano tutte di generi diversi e di autori diversi.
L’unico filo conduttore era la presenza di quel messaggio.
"Forse la chiave di lettura sta proprio in quel nome. Sheena. E qualcuno che le era molto vicino ora sta tentando di vendicarla in questo modo terribile" disse Greg uscendo dalla porta del laboratorio "Ormai è tardi, sono quasi le due, ma domani voglio parlare di nuovo con Mark. Voglio saperne di più sull’origine di questi file. Buona notte Norman, se ho delle novità ti chiamo e chiamami anche tu se ne hai."
"Certo Greg, vai a riposare. Credo che domani avremo tutti e due una giornata faticosa."
"Si, lo credo anch’io" e se ne andò chiudendo la porta.
Cap 6
Il giorno dopo si svegliò molto presto per tornare di nuovo in ospedale, e trovò Mark nella sua stanza con Susan.
"Ciao Mark, ti disturbo?"
"Buon giorno ispettore, no nessun disturbo, entri pure."
"Ho bisogno di parlare con te Mark. Mi devi spiegare per filo e per segno da dove provengono i file di cui abbiamo parlato ieri e come funzionano quei programmi di ’file sharing’ di cui mi hai parlato."
"Sono molto facili da usare" rispose il ragazzo "Si deve soltanto scaricare il programma principale da internet e poi installarlo sul proprio computer. Quindi bisogna registrarsi con un nickname e una password per accedere alle risorse condivise da tutti gli altri utenti. Il programma che io uso si chiama SHF_WX ed è quello più usato. Ma se non si ha un identificativo utente, non si può accedere e ogni utente ha il proprio."
"Identificativo? E anche tu quindi ne devi avere uno vero? Posso chiederti che identificativo è?"
"Il mio è Susy75, è il nome di Susan insieme al suo anno di nascita. Ma si può scegliere qualsiasi tipo di nickname. Se scorre l’elenco completo di tutti gli utenti può trovare soprannomi di tutti i tipi, da quelli più usuali a quelli più insoliti."
"Insoliti? In che senso? Che tipo di nickname sono?"
"Beh, di solito sono nickname che alludono a parti anatomiche del corpo maschile o femminile, oppure alcuni di loro contengono parolacce e così via. Capisce cosa intendo?"
"Si, posso immaginare."
"Io di solito scarico le mie canzoni sempre dalle stesse persone e se capita che loro non abbiano il brano che mi interessa, allora la cerco altrove presso altri utenti, e poi li aggiungo alla mia lista privata."
"Hai una lista tua personale di tutte le persone con cui scambi questi file?"
"Si, certo, così ogni volta che mi collego, posso controllare se sono in linea oppure no e se sono collegati allora io posso scaricare i file da loro, e loro da me."
"E dove la tieni questa lista?"
"E’ dentro il computer. E’ i programma stesso che consente di crearla e di mantenerla al suo interno."
"Ti ricordi per caso quando hai creato il cd che avevi in macchina?"
"Mi faccia pensare. Mi sembra di averlo fatto circa due giorni fa, ma le canzoni che ho masterizzato all’interno le avevo già scaricate alcuni giorni prima."
"Posso dare un’occhiata al tuo computer se non ti dispiace?"
"Certo che può. Ho chiesto a Susan di portarmelo qui la notte scorsa. E’ un portatile. Me lo puoi passare Susan per favore?"
Mark poggiò il portatile sulle ginocchia e collegò il cavo telefonico alla presa nel muro vicino al comodino.
"Ecco, ora le faccio vedere come funziona. Ora clicco sull’icona di SHF_WX per far partire il programma che si connette automaticamente ad internet. Inserisco il mio identificativo e la mia password per accedere alla pagina principale. Poi, basta che digito il nome dell’autore oppure il titolo della canzone o anche tutti e due, clicco sul pulsante ’search’ e subito il programma stesso comincia a cercare tra gli utenti collegati, quelli che stanno condividendo in questo momento quel brano, e crea una lista ordinata in base ai criteri che si sono impostati precedentemente. Ecco, guardi, vede?" disse Mark mentre la lista stava piano piano comparendo sullo schermo.
"Si, vedo, e poi? Come fai per scaricare una canzone?"
"Basta solo selezionare un brano col mouse e ciccare. In quel momento il mio computer si collega direttamente con il computer dell’utente che ho selezionato. Un protocollo controlla se la connessione è stabile e se non ci sono problemi allora inizia lo scaricamento. Ecco, come può vedere sto scaricando il brano proprio ora. E poi è lo stesso programma che fornisce molte informazioni riguardanti lo scaricamento. La velocità, il tipo di connessione, la percentuale scaricata, il tempo residuo per finire lo scaricamento, e tanti altri."
"E quando finisci di scaricare il brano, dove va a finire il file?"
"Io ho configurato il programma in modo che tutti i file che scarico vengano salvati in una mia cartella personale. Ora gliela mostro. Ecco, vede, ci sono tutti i file che ho poi masterizzato sul cd che stavo ascoltando in macchina."
"Si, vedo, e le date e vicino al nome indicano la data dello scaricamento vero?"
"Si, esatto, e se legge le date vede che gli ultimi che ho scaricato risalgono proprio a due giorni prima del mio incidente."
"Mark, puoi per favore cercare nella tua cartella la canzone Candle in the wind di Elton John e dirmi il giorno in cui l’hai scaricata?"
"Candle in the wind? Si, me la ricordo, non ho bisogno di cercarla. Mi ricordo di averla scaricata proprio 5 giorni fa, insieme a molte altre canzoni. Ma perché è così interessato a questo genere di cose? Cosa hanno a che fare con l’inchiesta?"
"Purtroppo hanno molto a che fare con quanto è successo e la causa di tutto ciò deve essere cercata proprio qui dentro."
"Che vuol dire?" disse Susan con tono apprensivo.
"Quello che sto per dirti è molto riservato Mark, e non deve essere rivelato a nessuno. Lo dico a te perché potrei aver bisogno del tuo aiuto visto che sei l’unico sopravvissuto e il tuo aiuto potrebbe essere molto prezioso per evitare la morte di molte altre persone. Anche se credo purtroppo che nei prossimi giorni ce ne saranno, e molte anche, se non ci sbrighiamo a trovare il bandolo di questa matassa"
"Molte altre vittime? Ma sta scherzando vero?" chiese Mark preoccupato.
"Vorrei che fosse così, ma non lo è" rispose Greg guardandolo fisso negli occhi.
"Ma come fa a dire una cosa del genere? Se sa che ci saranno altre vittime, perché non fa qualcosa per evitare altro spargimento di sangue?"
"Perché è esattamente quello che stiamo facendo in questo momento, ma se le nostre ipotesi sono corrette, la situazione potrebbe diventare davvero critica e molte persone innocenti potrebbero morire in pochi giorni. Se non riusciamo circoscrivere la situazione nel più breve tempo possibile, questa ci sfuggirà di mano e si allargherà a macchia d’olio, diffondendosi ovunque in maniera terrificante. Peggio di un virus letale. Ma credo sia meglio se ti racconto tutto dall’inizio. Tanto per cominciare, ieri, prima di venire qui, sono stato aggredito da un altro cane, mentre ero in macchina."
"Che cosa? Aggredito? Anche lei?" disse Susan coprendosi la bocca con la mano, cercando di soffocare la paura.
"Si, anche io e vuoi sapere cosa ha reso quel cane così aggressivo? Uno dei tuoi cd."
"Il mio cd?" replicò Mark incredulo, puntando gli occhi sgranati prima su Greg e poi su Susan.
"Ascolta Mark. Ieri io ti stavo portando la busta con le tue cose personali che avevo preso al dipartimento. Mentre stavo arrivando, ero fermo al semaforo e ho deciso di ascoltare uno dei tuoi cd. Ho messo il disco nello stereo e la prima canzone era normale. Ma era la seconda ad avere qualcosa di diverso, proprio la canzone di Elton John di cui ti ho chiesto prima. Subito dopo le prime note un cane è saltato sul cofano della mi auto, latrando e digrignando i denti, spalancando le fauci pronto a mordere. Non ti voglio annoiare con tutti i dettagli, ma alla fine ho capito che il cd conteneva qualcosa che in qualche modo stava disturbando il cane. Che lo faceva infuriare. E ho avuto la prova di questo quando, dopo aver spento lo stereo, ho visto il cane sedersi calmo e tranquillo sul cofano dell’auto, a guardarmi come un cucciolo mansueto."
"Non ci posso credere!" dise Mark
"Ci devi credere perché è la verità. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di tutta la storia, ed è solo un piccolo elemento in confronto a tutto il resto che sto per dirti. Tu sei un esperto in informatica ed elettronica vero?"
"Si, diciamo che me la cavo abbastanza bene."
"E quindi saprai bene cosa sono gli ultrasuoni, vero?"
"Si, sono suoni ad altissima frequenza che non possono essere avvertiti dall’orecchio umano"
"Esattamente. Ho portato il cd al laboratorio scientifico del dipartimento di polizia per controllare i file che conteneva e dopo parecchie ore di lavoro abbiamo scoperto che alcuni dei file contenevano delle tracce di ultrasuoni."
"Cosa vuol dire con tracce?"
"Voglio dire esattamente quello che hai sentito. Tracce. Abbiamo analizzato le forme d’onda, le frequenze, abbiamo sezionato quei file in tutti i modi possibili e in ognuno di quelli abbiamo riscontrato una doppia traccia. Una era quella principale che conteneva il brano musicale, ma l’altra, era un ultrasuono. E la traccia dell’ultrasuono non era lineare, ma era composta da una serie di sottotracce in una specifica sequenza. Come tu sai, gli ultrasuoni sono usati dagli addestratori di cani e uno dei nostri tecnici ci ha detto che il tipo di segnale inserito nei files consente di stimolare l’aggressività del cane. Disturba la mente del cane facendolo quasi impazzire, ed è l’istinto stesso che lo spinge poi ad aggredire. Ecco cosa ha causato quelle reazioni furiose che conosciamo bene. E questo è quello che è successo alle due persone prima di te."
Mark e Susan lo stavano guardando allibiti. Con gli sgua
