Per colpa tua - di Cristina Russo
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Per colpa tua
di Cristina Russo
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Titolo dell’opera: PER COLPA TUA
Genere :Monologo teatrale
Personaggi
P1: Giulio Novelli adulto: attore n.1/presentatore
P2: Spettatori
P3: Giulio Novelli bambino: attore n. 3
Scena I
Anno 1981, 26 Agosto, Firenze
Luce.
Il sipario è chiuso.
L’attore n.1 arriva sul palco, in silenzio, il sipario rimane chiuso.
Prologo (di M.Vicchio):
Anche se per me sarebbe difficile dare una descrizione dell’insetto, giacché non ne ho mai visto uno da vicino, in altri momenti l’avrei schiacciato come una pulce. Avevo più e più volte immaginato una serie di brutali torture e sevizie alle quali lo avrei sottoposto se un giorno fossi riuscito a mettergli le mani addosso. Brutali, sì, perché la raffinatezza non fa parte del mio essere. E poi, a che valeva essere raffinati con uno come lui? Per anni avevo sognato di bucargli la pancia con un coltellaccio, di quelli che si usano per scannare i maiali, tagliargli le orecchie e strappargli a pezzi la lingua ( Cristo se deve far male la lingua!
Ce ne accorgiamo quando la morsichiamo per sbaglio); ma ora, ora che il momento era quasi arrivato cominciavo a essere preso dai dubbi. Improvvisamente mi sentivo fuori posto, incerto, con una sensazione di vuoto dentro...
Buio.
L’attore n.1 esce di scena.
Applauso degli spettatori.
Scena II
Si apre il sipario, da sinistra la luce di un lume, sopra ad un comodino di legno rosso illumina la scena, l’attore n1 é in piedi sul palcoscenico.
Mio padre mi aveva lasciato il negozio di mobili antichi, suo e della mamma. Era stato tutta la sua vita, dopo che lei se ne era andata.
Stava sempre in negozio, abitavamo al piano di sopra, io ero a scuola dalla mattina alle otto fino alle quattro del pomeriggio. Alle sei e mezzo di sera preparava la cena poi mi metteva a letto, chiudeva la porta della mia camera e tornava di sotto. Andava a sedersi dietro la scrivania di legno rosso e restava attento e assorto come se fosse ipnotizzato.....
Si addormentava sempre lì col busto appoggiato allo schienale e la testa sporta in avanti.
E cominciava a russare...
Io avevo sempre finto di addormentarmi, aspettavo che scendesse le scale per restare a spiarlo attraverso la ringhiera delle scale .
Tendevo l’orecchio ma non sentivo niente.
Allora ritornavo nella mia stanza, lasciavo la porta aperta e mi mettevo a letto, sommerso dalle coperte, con gli occhi chiusi ascoltavo mio padre russare. Solo così mi addormentavo.
Buio.
L’attore n.1 resta in scena.
Sono sicuro che mio padre sentiva la mancanza della mamma più di me, credo che l’amasse molto.
Per me era diverso io avevo lui ad occuparsi di me.
Doveva sentirsi solo senza di lei.
Si chiude il sipario.
Scena III
Si apre il sipario.
Scenografia: schermo gigante, parte una pellicola.
L’attore n.1 non è in scena: si sente soltanto la sua voce a commento della proiezione cinematografica che descrive attraverso le immagini in movimento la scena narrata.
La gente entra ed esce dal negozio, io parlo con loro. Sono famiglie principalmente. Vengono a comprare i mobili per la loro casa in campagna, per quella al mare o per la prima casa, quella in cui abitare. Faccio il lavoro di mio padre.
Questo pomeriggio verso le tre del pomeriggio è entrata una donna anziana molto bella dal portamento elegante, mi ha detto:
- Sa, questo mobile l’ho avuto molto tempo fa da suo padre, credo che adesso abbia le termiti, può fare qualcosa?
Inoltre vorrei farlo ristrutturare se fosse fattibile.
Quanto mi verrà a costare l’intero lavoro?
- Farò il possibile. Deve solo avere pazienza, queste creature si riproducono velocemente.
Ha fatto bene a portarlo subito qua, prima di cominciare con la restaurazione é necessario assicurarsi che non ne sia rimasta nessuna.
Se può lasciarmi un recapito provvederò ad avvertirla appena il lavoro sarà terminato.
- Mi dispiace, sarò fuori città per questa settimana quindi lo affido a lei, ecco tenga pure.
- Ma guardi che i clienti qui usano pagare soltanto alla restituzione dei soggetti...
- Sono sicura che farà un ottimo lavoro. Io tornerò presto.
La pellicola finisce.
Si chiude il sipario.
Scena IV
L’attore n.1 é in scena
Quella sera non riuscìi proprio a dormire, era notte e le termiti facevano un rumore così forte che per un momento mi parve di sentire mio padre russare. Scesi le scale di corsa fino in negozio.
Faceva silenzio. Accesi la luce e mi avvicinai al mobiletto rosso ma non c’era alcuna traccia, nessun segno dei morsi delle termiti.
Così decisi di tornare a letto.
Spensi la luce e salìi le scale, una volta arrivato sulla soglia della mia camera da letto, il suono del legno che si sgretolava si fece ancora vicino. Allora scesi giù di nuovo, questa volta lentamente ma in negozio c’era soltanto silenzio. Accesi ancora la luce, diedi una controllata a tutti i mobili, ma non vidi niente, non vi era alcun segno che indicasse la loro presenza, nessun segno dei morsi delle termiti. Faceva silenzio.
Tornai nella mia stanza e cercai di dormire.
Buio.
L’attore n.3 non è in scena.
La voce di un bambino dice:
Questa notte ho fatto un sogno, ho sognato di essere nel negozio di mio padre sul palco di un teatro, gli spettatori fuori.
Sapevo di essere guardato ma io non riuscivo a vederli. C’era anche mio padre fuori dal negozio, in platea, ma al contrario degli altri spettatori lui non mi vedeva mentre io vedevo lui.
Poi cominciai a subire una metamorfosi, peli sulle mani dietro la schiena sulla faccia, zampe che mi uscivano da tutto il corpo, occhi enormi, ero diventato una termite o c’era una termite vicino a me e non ci vedevo più. In effetti a momenti vedevo in bianco e nero.
Il comodino della Signora aveva riacquistato la sua immagine giovane. Lei entrava in negozio, come se io non ci fossi, anzi entrò e portò via il suo comodino di legno rosso, come se io non ci fossi mai stato.
Mio padre si alza dal suo posto in platea e la raggiunge.
Luce.
L’attore n.3 entra in scena.
L’insetto si guardava intorno nervoso e attento, ipnotizzato, anche se per me sarebbe difficile dare una descrizione, dell’insetto, giacché non ne ho mai visto uno da vicino, in altri momenti l’avrei schiacciato come una pulce.
Avevo più e più volte immaginato una serie di brutali torture e sevizie alle quali lo avrei sottoposto se un giorno fossi riuscito a mettergli le mani addosso. Brutali, sì, perché la raffinatezza non fa parte del mio essere. E poi, a che valeva essere raffinati con uno come lui? Per anni avevo sognato di bucargli la pancia con un coltellaccio, di quelli che si usano per scannare i maiali, tagliargli le orecchie e strappargli a pezzi la lingua ( Cristo se deve far male la lingua! Ce ne accorgiamo quando la morsichiamo per sbaglio); ma ora, ora che il momento era quasi arrivato, cominciavo a essere preso dai dubbi.
Improvvisamente mi sentivo fuori posto, incerto, con una sensazione di vuoto dentro....
26 Agosto 1901, io nascevo e mia madre moriva. Anche l’insetto, sì moriva soffocato fra le mani degli spettatori. Il rumore degli applausi era così forte che io mi svegliai e cominciai a piangere e a dimenarmi nel letto.
Le mie grida arrivarono in negozio fino a mio padre che smise di russare e arrivò nella mia stanza, si avvicinò e si sedette sul letto...
Io lo guardai e gli chiesi:
- Papà, la mamma é morta per colpa mia?
Mio padre mi guardò come se mi vedesse per la prima volta e aveva lo sguardo attento e assorto come ipnotizzato e pianse su di me, con me.
Da allora mio padre smise di russare e le termiti di rosicchiare.
FINE
