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Povero Robertino - di Gioacchino De Padova

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/10/2007 alle ore 16:07:50

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Elvira lavora come cassiera nel supermercato.
Ottocento euro al mese, arrotondati da qualche piccola furberia nel porgere il resto a clienti distratti.
Per lo più uomini poco avvezzi all’arte della parsimonia nella spesa, che infilano il resto nelle tasche distrattamente, senza mai dubitare dell’onestà della cassiera nè della sua disattenzione. Si tratta soltanto di piccoli furti di qualche euro, effettuati nei momenti più propizi e nei confronti dei clienti che meglio prestano il fianco a questa piccola frode e che mai, seppure si accorgessero dell’errore della cassiera, potrebbero mettere in dubbio l’involontarietà del suo sbaglio. In questo modo Elvira riesce, di norma, a capitalizzare, a fine turno, un esubero pari a venti, trenta euro, fino a quaranta nei giorni più fortunati.
D’altronde pochi euro per cliente non costituiscono una grande privazione e spesso rinomati banchieri hanno fatto di peggio sui conti dei propri correntisti.
Invece per lei quei trecento euro in nero che si ritrova a fine mese costituiscono una somma ragguardevole che le permette di andare in vacanza in posti senz’altro più raffinati che non la solita pensione da quaranta euro al giorno sulla riviera romagnola.
Senza dubbio Robertino è il cliente a cui più dovrebbe riconoscimenti per le sue entrate extra busta paga.
Povero Robertino!
Questo ragazzino timido, esile, con quegli occhiali che sormontano lenti più simili a fondi di bottiglia, per quanto sono spesse, si reca al supermercato a fare spesa ogni martedì. Al mattino, se lei è di turno dopo l’apertura e al pomeriggio se lei lavora fino alla chiusura.
Elvira è convinta che sia innamorato di lei. Ricorda bene la prima volta che lo aveva visto, un paio di anni prima.
Era un caldo pomeriggio estivo e il ragazzo, poco più che ventenne, era rimasto ipnotizzato dall’ampia scollatura che il camice di Elvira offriva generosamente ai suoi occhi, lasciando ben poco all’immaginazione. Lei lo aveva sorpreso con lo sguardo immerso sul suo petto e, guardandolo negli occhi, si era lasciata andare a un sorriso malizioso che a Robertino doveva essere sembrato di complicità, mentre per lei era stato il viatico per il primo resto sbagliato in difetto. Quel ragazzo mai si sarebbe accorto dell’errore, dato che la sua preoccupazione era quella di intrattenere qualche scambio di parole con lei, che, forse perchè vittima di uno scrupolo nei suoi confronti, da allora, non ha mai lesinato sorrisi e parole carine, pur sapendo di non avere nessuna intenzione di ricambiare l’evidente attrazione che Robertino le dimostra continuamente.
Attrazione molto evidente dallo sguardo che il ragazzo le posa addosso ogni volta che la vede e dalle domande, timide ma spesso indiscrete, che le porge sulla sua vita e le sue abitudini, alle quali lei risponde con la malizia tipica di chi sa cosa svelare e cosa lasciare all’immaginazione di un ammiratore.
D’altronde quella malizia le consente di esercitare un tale ascendente su Robertino e altri clienti da perpetuare quel piccolo furto che può sfuggire soltanto all’attenzione di clienti troppo distratti dalla sua femminilità.
Col passare del tempo, Elvira ha preso confidenza con quel gesto e, anche se nella sua lista di clienti a cui sottrarre qualche euro nel porgere il resto ne figurano davvero parecchi, Robertino rimane sempre quello che le permette i maggiori guadagni e soprattutto quelli più regolari.
A volte si chiede se lui davvero non si sia mai accorto di nulla e ritiene possibile persino che il ragazzo abbia, in qualche occasione, evitato di proposito l’imbarazzo di evidenziarle il suo errore.
Dev’essere proprio innamorato di lei!
Ma lei non è interessata a ricambiare le sue attenzioni, non tanto perchè già impegnata in un matrimonio che, ormai da parecchio tempo, ha perso tutto il sentimentalismo e l’ardore col quale era nato e nemmeno per la differenza di età che rende Robertino più giovane di lei di qualche anno. Il problema vero è che quel ragazzo non ha davvero nulla che la possa attrarre e per lei l’aspetto fisico è davvero troppo importante.
Ora sta per finire il suo turno di lavoro che questa settimana la costringerà a tornare a casa tardi, dovendo lavorare fino all’ora di chiusura. E’ lunedì, perciò sa che il giorno seguente Robertino verso le sette le si presenterà davanti, alla cassa, timido e insicuro come sempre e resterà a guardarla ammirato, aspettando che sia lei a dirgli qualche parola amichevole.
Di sicuro non presterà attenzione alla banconota da cinque euro che lei gli porgerà come resto, al posto di una da dieci...

Quella stessa sera di lunedì, i ladri fanno incursione a casa di Elvira mentre lei sta terminando il turno di lavoro, portando via tutto quello che possono, senza risparmiare nulla degli oggetti di valore, dall’anello che le aveva regalato il marito, a tutti gli altri oggetti d’oro.
Tornata a casa, la ragazza vede il marito, anche lui appena rientrato, fuori dal cancello, intento a parlare con gli agenti della volante che ha chiamato, appena si è accorto dell’incursione dei ladri a casa loro.
"E’ stato certamente un lavoro da professionisti" esclama il sovrintendente ad Elvira, non appena la ragazza si ricompone dal trauma del furto subito.
"Hanno agito senza commettere alcun errore e senza lasciare nessun’impronta. E per di più sapevano di poter lavorare indisturbati e cosa cercare una volta entrati.
Sicuramente hanno studiato con meticolosità questo colpo per parecchio tempo, prima di realizzarlo".
Elvira guarda sconfortata la sua casa, quella casetta indipendente, situata in una bella zona residenziale, per la quale lei e il marito devono ancora finire di pagare il mutuo, forse oltre il limite delle loro possibilità economiche.
In quel momento di sconforto ricorda bene con quanta determinazione l’ha desiderata e ottenuta, convinta di non potere rinunciare alla vita in una villetta con giardino che tutte le sue amiche avevano già acquistato da tempo e a cui anche lei era convinta di avere diritto.
Quella sua casetta indipendente è stata violata da qualcuno che conosce perfettamente le abitudini della coppia.
Ad esempio sa che il marito rientra a casa sistematicamente dopo le otto di sera e che anche lei non sarebbe rientrata prima di quell’ora, impegnata quella settimana nel turno pomeridiano.
Tutto questo rende ancora più angosciante il furto subito.
Il bottino è stato consistente, costituito da tutti gli oggetti di valore della casa, a partire da quell’anello regalatole dal marito, dal cospicuo valore commerciale, oltre che simbolico. Ma, a dire il vero quello simbolico non è neanche tanto sentito ormai, dato che i rapporti tra loro sono da tempo limitati a una convivenza pacifica.
E non sempre pacifica. Privata anche dell’emozione di vedere girare un pargolo per casa. Così, si può dire che quel prezioso anello, da lei lasciato a casa sistematicamente proprio per il timore di perderlo, con il trascorere degli anni, stia perdendo sempre più il suo valore affettivo per aumentare solo quello monetario.
Adesso che il poliziotto le ha espresso tutti i suoi dubbi circa le probabilità di potere identificare i ladri in tempi rapidi e quindi giungere al recupero della refurtiva, Elvira sa che soltanto Robertino pùò esserle d’aiuto.
Nelle confidenze che, spesso, tra loro si sono scambiati, lei è venuta a sapere che il ragazzo è parente di un funzionario di polizia.
Si sa che la giustizia è uguale per tutti, ma in certi casi ha bisogno di una piccola sollecitazione...Elvira sa bene quanto sia forte l’attrazione che Robertino prova per lei ed è convinta che il ragazzo, parlando col parente poliziotto, possa dare un’accellerazione alle indagini volte ad identificare i ladri che le hanno svaligiato casa...

Pertanto, il giorno seguente, recatasi al lavoro di pessimo umore, Elvira spera che, come ogni martedì, si presenti alla cassa il suo giovane ammiratore e, mai come questa volta, attende di vederlo comparire dalla porta scorrevole del supermercato, dietro ai soliti occhiali dalle lenti come fondi di bottiglia.
Ma stranamente Robertino è in ritardo; quel ragazzo che conosce bene i suoi orari di lavoro, oltre ad altri particolari della sua vita, sembra essersi dimenticato della spesa del martedì. Può forse avere fatto spesa al mattino, confondendosi sul suo turno di lavoro?
Elvira chiede alle colleghe se qualcuna di loro, in servizio fin dal mattino, lo ha visto in un altro orario. Ma nessuna delle colleghe sa darle sue notizie.
Ormai sono quasi le otto, si avvicina l’orario di chiusura ed Elvira si sta per rassegnare all’idea che questa volta, proprio l’unica in cui lei abbia davvero desiderato vederlo, Robertino si sia dimenticato del suo incontro di cliente innamorato.
Sta pensando che dovrà rinunciare all’idea di beneficiare di una sollecitazione delle indagini, quando vede avvicinarsi alla cassa una donna che non ha mai visto prima.
E’ una ragazza dai lineamenti del viso molto fini, di poco meno di trent’anni e indossa un completo elegante che tuttavia non nasconde la sensualità di un corpo davvero avvenente. La giovana donna adagia lentamente, sul pannello scorrevole, gli acquisti di una spesa di pochi elementi, ma tutti della migliore qualità e, in quel gesto quasi ostentato, Elvira ha modo di notare due mani molto curate, impreziosite da un anello di gran valore. A uno sguardo più attento, la ragazza riconosce in quell’anello proprio lo stesso modello che, regalatole dal marito, ha impreziosito la refurtiva dei ladri responsabili del furto compiuto a casa sua.
D’impulso le viene da lanciare alla cliente misteriosa uno sguardo carico di sospetti e forte sarebbe la tentazione di accusarla di essersi impossessata del suo anello.
Ma quello stupido del marito non aveva neanche fatto incidere delle iniziali sul gioiello, pertanto il suo anello non possiede alcun segno che lo renda di sicura identificazione e quello che ostenta disinvoltamente la cliente potrebbe essere soltanto un altro esemplare, anche se dello stesso, identico modello. E’ sul punto di lanciare l’ultimo sguardo indagatore sul volto della cliente, quando questa allunga nuovamente la mano, per afferrare le banconote che lei le sta porgendo come resto.
Questa volta Elvira non ha giocato sporco, il pensiero del furto subito le ha tolto la concentrazione necessaria per improvvisare un finto errore di qualche euro.
La misteriosa cliente la saluta sorridente, è ormai quasi sulla soglia della porta a vetri del supermercato, quando si accorge di avere dimenticato qualcosa di importante.
Ritorna sui suoi passi, le si ferma davanti e sussurra: "Signora, mi stavo dimenticando di dirle una cosa davvero importante".
Gesticola con la mano, tenendo l’anello sempre bene in vista; un attimo di pausa, un bel respiro e poi quelle ultime, taglienti parole: "Le devo porgere i saluti di un suo amico. Si chiama Robertino e mi ha tanto raccomandato di salutarla cordialmente".
Senza fare nulla per nasconderle un sorriso beffardo.