La sindrome dell\'abito - di Gianluca Parravicini
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Surreale > La sindrome dell\'abito
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 13/04/2006 alle ore 20:38:08
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Salve amici di Storie,
Mi permetto di inviarvi un mio breve, anche se non so fino a che punto, racconto. Scrivo perché mi diverto, ma penso che scrivere sia una delle cose meno divertenti in assoluto. Il racconto"La sindrome dell’abito" è un’azione palestrata e mi scuso mi scuso per questo orribile termine, sul verbo abitare oggi più che mai metronomo della nostra vita. Ho 34 anni e mi costringo a chiamarmi Gianluca Parravicini. Cordiali saluti.
La sindrome dell’abito
La vedo spesso qua al bar, verso sera. Anche lei come me ha l’abitudine del bicchierino serale?
Sì, è un’abitudine che abito spesso.
Un’abitudine che abita? Carina questa.
Certo, io abito.
Scusi?
Ho detto che io abito!
In che senso lei abita?
Eh... Abito un po’ come tutti.
Deve essere stata una giornataccia per lei oggi? Vedo che porta la fede, è sposato?
Sì, abito mia moglie da cinque anni.
Ah ah.. abiti tua moglie. Sai che sei forte. Scommetto che sei milanista.
No, abito l’Inter.
Hai figli?
No, non li abito ancora.
Vediamo se ho capito bene: ti disturba se abito una sigaretta?
Prego, abitala pure.
Non mi sono ancora presentato, mi chiamo Walter.
Piacere io mi abito Jean Philippe.
Ti posso offrire da bere Jean Philippe?
Grazie, mi abito volentieri una birra.
Remo, un gin tonic e una birra, grazie. Che fai nella vita Jean Philippe?
Abito come magazziniere.
Io invece abito come assicuratore.
Signori, ecco il gin tonic e la birra, sono sei Euro.
No, ma che fai Jean Philippe?
Eh.. abito io se non ti dispiace.
No, abito io, ma figurati, ci mancherebbe. Sai Jean Philippe mi fa piacere averti abitato.
Anche a me fa piacere di averti abitato, Walter.
Allora facciamo di abitarci qua tutte le sere alle sei, ci stai?
Sì, ci abito volentieri a questa tua proposta, Walter.
Comunque tornando a prima, io non sono sposato, abito da solo, Jean Philippe.
In che senso, Walter.
Insomma, voglio dire che abito da single.
Ah.. ho capito, sai anche per me certe volte abitare mia moglie non è facile.
Ma dai, non sei felice Jean Philippe?
A volte sono abitato dalla non felicità.
Caro Jean Philippe, non farti abitare troppo dalle donne, lasciatelo dire, ricordati che sei tu abitato dall’uomo.
Sì, so di abitarlo, solo che a volte non è facile.
Guarda chi si vede! Ciao Walter!
Ciao Piero, vieni siediti con noi, ti abito Jean Philippe.
Cosa scusa?
Ho detto che ti abito Jean Philippe.
Molto piacere mi abito Jean Philippe.
Sono... Piero ...salve.
Abiti qualcosa da bere Piero?
Ma, non capisco!
Jean Philippe, non sono domande da abitare a Piero, lui abita sempre un bicchierino a quest’ora, non c’è bisogno di chiederglielo. Remo, ci abiti un bicchiere di bianco, un gin tonic e una birra, qui per il mio nuovo amico Jean Philippe.
Subito Walter.
Sai, Piero abita da cinque anni con la sua donna.
In che senso Walter.
No, mi spiego, volevo dire che è abitato da una donna da cinque anni.
Ah.. capisco.
Ecco il bianchino, il gin tonic e la birra signori.
Questa volta abito io.
No, signor Jean Philippe, ci mancherebbe sono l’ultimo arrivato e tocca a me.
In che senso?
No, ti spiego Jean Philippe, Piero dice che vuole assolutamente abitare lui. Approfittane, perché di solito lui il portafoglio non lo abita mai tra le mani.
Signori abitiamo alla salute. Salute, salute.
Sai, io e Piero abitiamo da amici da vecchia data.
Sì, io e Walter abitavamo nello stesso quartiere.
In che senso signor Piero?
Ma...
No, Jean Philippe, Piero vuole dire che eravamo abitati dallo stesso quartiere.
Ok, ora ho abitato, grazie Walter. Comunque signori mi dispiace, ma non posso più abitare con voi ora. Ho promesso a mia moglie che l’avrei abitata a fare la spesa.
No, Jean Philippe! Te ne abiti di già?
Mi dispiace Walter, ma sai come abitano nella mente le donne. Dai ci abitiamo domani alla stessa ora. Arrivederci signor Piero.
Salve Jean Philippe. Dì Walter, ma come cazzo parla quello?
Non so che dirti, a cominciato a dirmi che lui abita e poi non ha più smesso.
Ma come l’hai conosciuto?
Così, per caso, stavo abitando un bicchierino.
Scusate signori, abitate ancora qualcosa da bere?
Oddio Walter, adesso anche il cameriere parla così!
No, grazie Remo, non abitiamo più nulla.
Dai Walter, finiscila di parlare così!
Si può sapere perché ti abiti tanto?
No, Walter. Basta me ne vado.
Piero! Piero! Non te ne andare. Ricordati almeno di abitare con noi domani.
Tu se pazzo. Quello ti ha rincoglionito. Addio!
Taxi! Taxi! Salve, mi porti in viale Abruzzi.
L’abito subito signore.
No, non è possibile. Si fermi, mi faccia scendere. Qui siete tutti pazzi! Signor vigile mi scusi.
Che c’è. Stia calmo mi dica.
Parlano tutti strano, che succede?
Non riesco ad abitare bene, mi può spiegare meglio signore?
No, no! Che cosa sta succedendo, mi sembra d’impazzire! Un sacerdote. Padre che fortuna incontrarla, mi sembra d’impazzire.
Abitami figliolo, abitami pure.
No! Anche lei questo. Un uomo di Chiesa. Padre, perché. No, non mi segue, aiuto! Mannaggia. Stop, stop. Me so preso una storta.
Stop, stop. Che c’è Luigi?
Dario, ho paura d’essermi slogato una caviglia.
Lucia, di al fonico di chiamare il medico che non ciò tempo da perdere. Entro oggi voglio finì sta scena che poi domani con Asia ciò da girà la scena degli interni del cimitero.
Dario, il medico non c’è, mi dicono che è rimasto bloccato in aeroporto.
Che cazzo! Guarda a te che me sta a capitaa! Mannaggia li demoni!
Cronaca di un immaginario set di un immaginario film di un immaginario Dario Argento.
Scritto da un immaginario Gianluca Parravicini
