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Agatha e il silenzio - di FiammaBlu

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 06/12/2007 alle ore 09:32:47

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Personaggio: Agatha, una ragazza diciottenne in cerca di se stessa
Luogo: un’aula scolastica vuota

(La luce fioca illumina un banco, al quale è seduta Agatha, con le gambe accavallate, mentre guarda davanti a sé)

Sabato... Sabato pomeriggio...

(scuote la testa)

Trascorso qui a scuola... E poi per quale stupido motivo?

(un attimo di pausa, ma subito riprende)

Mi credono pazza! Sì, pazza!
Solo per aver esposto qualche pensiero, magari per aver urlato un tantino...

(scende dal banco e gira per la classe, passando una mano tra i capelli)

In questo paese non si può esprimere ciò che si pensa?
Dov’è finita la democrazia?
Tutti parlano, ma nessuno sta a sentire...
E se qualcuno chiede di essere ascoltato..Figuriamoci!
Viene subito preso per pazzo!

(si siede sulla cattedra)

Per esempio, stamattina... Discussione sulla vita e sulle sue responsabilità...
Azione-conseguenza... Azione-responsabilità...
Tutti che dicevano la loro, tutti responsabili...
“Io sto attento a ciò che faccio...”
“Ad ogni azione corrisponde una conseguenza...”
“Non si può agire calpestando gli altri...”
Tutti ipocriti!! Tutti, dal primo all’ultimo!!
Io li ho visti, sul serio... Drogarsi, fumare, bere, bestemmiare, girare la notte senza meta fino a mattina inoltrata...
Io li ho sentiti...

(Si guarda intorno, poi ricomincia)

Li ho sentiti parlare... Ma non come stamattina, no...
Li ho sentiti parlare di luoghi infernali, veri bordelli...
E loro ci stanno bene!
Così la notte si trasformano... Ma sono loro che vogliono farlo!!
Sono loro che vogliono stare male!
E mi ci volevano portare...

(Singhiozza quasi)

Volevano farmi entrare nel loro mondo...
E ci stavano quasi riuscendo.. Ma io non voglio stare male...
Non voglio diventare come loro...
(sale sulla cattedra)

Però ci sono stata...
Non auguro quella fine nemmeno al mio peggior nemico, giuro...
Ho ancora addosso tutte quelle mani...

(Si sfrega le braccia violentemente, voltandosi poi verso la finestra vicina alla cattedra)

Sento ancora quegli odori... Aspri e dolciastri al tempo stesso...
Non riuscivo a sopportare la vista di quelle luci abbaglianti...
E poi di nuovo quelle mani...

(si copre il volto con le mani)

Ricordo che faceva un gran caldo...
Anche per gli altri, credo...
C’era una gran puzza di sudore...

(le frasi si fanno più spezzettate, mentre apre la finestra e sale sul cornicione)

Luci...
Caldo...
Sudore...
Mani...

Musica...

(Un ghigno le si dipinge sulle labbra, il silenzio... il vuoto)

PS: il modo in cui Agatha esterna i suoi sentimenti al pubblico è da intendersi soggettivamente...