Stato laico o stato di pecore? - di Rem
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 22/07/2007 alle ore 12:14:44
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Se Machiavelli nel XVI secolo aveva intuito che tra i cancri interni allo Stato italiano v’era la presenza della Chiesa (il cui astuto gioco di alleanze e poteri non permetteva all’Italia di costituirsi come Stato unitario), è legittimo chiedersi come mai nel XXI secolo il Bel Paese ancora conservi (e legittimi) al proprio interno l’esistenza di un secondo polo di potere, di uno Stato nello Stato ormai secolare.
Nessuno intende negare alla Chiesa il ruolo storico di “guida del gregge”, s’intende. Siamo in democrazia ed ognuno dunque è libero di guidare le “pecore” che vuole, ma il punto è stabilire comunemente le rispettive sfere di influenza e rispettarle.
La verità è che in Italia non è mai maturata una laicità consapevole intesa come libertà di pensiero; si è trattata per lo più di una sorta di anticlericalismo,molto modesto peraltro. E’ una peculiarità tutta italiana,del resto, la distinzione tra “laicità” e “laicismo” rimarcata dalla Chiesa (e da diversi esponenti politici): col primo termine si indica la giusta autonomia dello Stato dalla Chiesa di Roma, mentre col secondo si definisce in modo spregiativo la “persecuzione” nei confronti della Chiesa (direi alquanto grottesco l’atteggiamento della curia di volersi presentare come vittima perseguitata di un mondo tiranno.. ). Ed è un’altra peculiarità tutta italiana soffermarsi sulla forma più che sul contenuto e costruire sulle parole molteplici interpretazioni che comportano scontri verbali e ideologici evidentemente inutili.
La questione su cui dibattere sarebbe un’altra: lo Stato italiano è davvero laico?
A detta del filosofo Umberto Galimberti “l’Italia è essenzialmente il Vaticano e la struttura di base, la psicologia dell’italiano è a sfondo religioso”. E’ questo il ritratto esemplificativo della realtà nostrana: in effetti è come se il popolo italiano si sentisse condizionato quotidianamente dal peso storico-morale incarnato nella Chiesa la quale ha sempre provveduto acchè gli Italiani non lo dimenticassero..e non si può certo dire che essa non rispetti le tradizioni anche nel presente.
Pensiamo per esempio all’ultima grande interferenza politica della Chiesa: il referendum sulla fecondazione assistita della primavera scorsa. L’invito all’astensione dal voto è sembrato quasi una riproposizione del “non expedit” imposto da papa Pio IX ai cattolici nel 1874 come atto estremo di opposizione alla formazione dell’Italia unita e all’annessione di Roma. Siamo tornati indietro di più di un secolo e la grande forza di persuasione che gli uomini ecclesiastici riescono ad avere ancora sul popolo italiano deve far riflettere.
Così come deve far riflettere la presenza di simboli religiosi in luoghi pubblici, reintrodotti in seguito ai Patti Lateranensi del 1929: non solo si tratta di una consuetudine in evidente contrasto col concetto di “Stato laico”, ma risulta essere sintomatico di una forte intolleranza verso le altre religioni, evidentemente considerate inferiori a quella cattolica. A proposito di tale usanza a-laicista mi preme ricordare un episodio emblematico: nel 2005 il giudice Luigi Tosti venne condannato per essersi rifiutato di tenere udienza in un tribunale in cui era affisso il crocifisso. Ne ha di strada ancora da fare l’Italia..o no?
Un’ altra questione irrisolta è l’ora di religione cattolica nelle scuole (anche questa prevista dai Patti Lateranensi): non basta forse il catechismo nelle parrocchie? Come è possibile accettare la presenza di un’ora di dogmatismo cattolico in un contesto di formazione culturale aconfessionale? L’educazione dei giovani va condotta nella più assoluta libertà di pensiero ed opinione, ma la scuola italiana sembra far orecchio da mercante. E intanto gli insegnanti di religione cattolica nelle scuole pubbliche costano circa mille miliardi l’anno..
Che dire poi delle innumerevoli forme di esenzione fiscale garantite alla Chiesa? Esenzione dall’IVA e dalle imposte sui terreni, esenzione dall’Invim degli atti di compra.vendita di immobili di proprietà ecclesiastica e,da ultimo, esenzione dal pagamento dell’ICI. Mio padre mi diceva sempre che molti sceglievano di divenir preti perché “in fondo si diventa ricco senza far nulla”.. ora ho capito il perché. Ahimè.
Altra grandissima truffa è poi l’8 per mille. Ecco perché: solo il 48,63% dei cittadini italiani firma per la destinazione dell’8 per mille alla chiesa cattolica (o ad altri enti religiosi) o allo Stato, mentre il restante 61,37%, per incuria o perché non vuole che si sappia il proprio orientamento religioso, non segnala alcuna indicazione. L’87,17% di chi firma devolve alla Chiesa Cattolica, mentre le restanti briciole sono assegnate alle altre confessioni. Logica vorrebbe che l’8 per mille di quel 61,37% andasse allo Stato che dichiarasse in modo trasparente il modo in cui spende tutto quel denaro. Anche questo passaggio è prescritto dalla famigerata 222, in particolare dal terzo paragrafo dell’art. 47: «le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse... la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse». Bella beffa. La Chiesa non si cucca solo l’87,17% legittimo di quel 48,63% di chi le ha volontariamente devoluto quel denaro, ma anche del restante 61,37% di chi ha preferito non indicare nulla. Non solo, anche buona parte del 10% che va allo Stato viene poi devoluto alla Chiesa cattolica. Bisogna poi aggiungere che i famigerati aiuti al terzo mondo (arma mediatica utilizzata nella pubblicità dell’8 per mille per far leva sugli animi umani e,conseguentemente, sui relativi portafogli) rappresentano solo l’8% del totale delle entrate: il resto è destinato a sovvenzionare i tribunali ecclesiastici e le catechesi e,naturalmente, a pagare gli stipendi ai preti.
A tutto ciò,ovviamente, va aggiunto il fatto che il sistema legislativo italiano risente fortemente del tipico buonismo cattolico che preferisce l’impunità terrena confidando in una punizione divina.
Dunque l’Italia è uno Stato laico?
Lascio ai lettori l’ardua risposta.
Io la mia l’ho già data.
Che la Chiesa badi alle sue “pecore”,quindi. Ma non interferisca con chi pecora non vuol esserlo.
