Scrittori
.: Home page .: Preferiti .: Testi pubblicati .: Libri .: Link utili .: Login
Cosa cerchi ?

Le mezze balle - di Luca Adami

Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Sociale > Le mezze balle

© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 31/07/2008 alle ore 21:19:24

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 


- dedicato al nostro dio in terra -


Scriverò in modo semplice, perché non sono le grandi parole che fanno gli uomini grandi. Bob Marley diceva che grazie alla sua ignoranza poteva dire le cose che diceva. E Bob Marley non era stupido, aveva gli occhi buoni.
Non ci serve un genio per capire che le parole sono delle lettere unite, usarle è semplice. Ma contraffarle è un bieco affare. Perciò quando si parla di se stessi non bisognerebbe glorificarsi e godere dei propri mezzi successi, ma c’è chi si diverte a farlo. Un lavoro di animazione resta un lavoro di animazione, anche se ci si spaccia come guida turistica, intrattenitore, uomo di spettacolo, gran comunicatore... no, restiamo solamente animatori. Perché è così che abbiamo perso il gusto dei lavori umili, di sporcarci le mani con la terra, di andare in catena di montaggio per sentirci le ossa a pezzi la sera. Non ho mai lavorato in fabbrica, ma non ne vado fiero. Sono stato solo fortunato...
E’ per questo che odio chi si innalza ai cieli, solamente per aver avuto più tempo libero: i miei genitori non avevano tempo libero, dovevano mandare avanti la nostra famiglia.
Oggi abbiamo, oltre ai telefoni cellulari ed alle televisioni, anche chi pretende di parlare e vendere l’aria. C’è chi vorrebbe vendere il proprio cuore in cambio di uno più malandato ed un buono sconto per l’ospedale, c’è quello che riempie le macchinette delle merendine e intasca qualche euro che avanza, c’è chi non ha idea che esista un mercato così nero che il petrolio sbiancherebbe a guardarlo.
Anche il petrolio sta finendo, ce la siamo cercata, ma questi sono problemi più grandi di noi. Non li risolveremo finché non morirà chi ci guadagna sopra. E sopra? Chi c’è sopra di tutto?
Un dio sarebbe utile, un capro espiatorio a cui votarsi per le cattive azioni, le sfortune, i malauguri; qualcuno che alzi il braccio e ci accolga sotto l’ala dell’angelo salvatore. Ma c’è chi non ha una fede, come me, e in questo si sentirà sempre incompleto. Devo ancora capire se questa è una fortuna...
Gli uomini che si guardano allo specchio e tremano sanno cosa li aspetta: un turno di notte, una moglie isterica, un figlio disoccupato; oppure una maledetta agenzia interinale od una prostata ingrossata.
Ci sono milioni di infelici che aspettano il loro momento d’oro, una corsa che non avrà fine finché non ci guarderemo tutti negli occhi e capiremo che la situazione non è poi così buona.

“Ma abbiamo da mangiare ed abbiamo da bere!”
“Eppure a me basta stare in piedi sulle mie gambe!”
“I soliti malauguri! Guardati intorno e sorridi!”

A forza di guardare tanto in alto ci siamo dimenticati che siamo esseri di terra, siamo nati per forza di gravità e destinati, perciò, a cadere e finire sottoterra. Può darsi che la vita sia una continua discesa, il corpo sicuramente segue questa legge e declina fin dal primo respiro. Il corpo è una macchina in continua usura.
Ma la mente di noi uomini moderni è proiettata troppo in alto, nel tentativo di capire come ci stanno fregando e chi lo sta facendo. Tutti, ci stanno fregando tutti con le parole. E non possiamo farci niente. Ammetto che non è un bello scenario.

Noi siamo quelli che fumano
e vorrebbero giocare a carte con gli amici
una volta a settimana.

Noi vorremmo trovare la donna giusta
che ci sopporti per mezza giornata
e tutta la notte ci ami.

Noi restiamo sempre svegli
e abbiamo la sete di conoscere
qualcosa che non ci è dato di sapere.

Dov’è la legge universale, uguale per tutti? Dov’è il giorno del giudizio tanto preannunciato?
Non posso nemmeno più permettermi di viaggiare con la testa, né di sognare ad occhi aperti, né di ricordarmi i sogni notturni. Qualcuno ha rubato il mio tempo, la mia fantasia, il mio orgoglio. C’è pieno di vigliacchi che ragionano con le gambe, di uomini senza vita che tornano a casa in autobus ogni discreto giorno, di persone senza speranza che pagano per stare rinchiusi in locali bui.
Ripensiamo al nostro dio in terra, e facendolo ripensiamo anche agli uomini che siamo ed a quelli che abbiamo. Siamo davvero soddisfatti di guardare così in alto? Chi c’è sopra di noi che non potremmo essere noi? Nessuno, davvero nessuno.
La legge della natura li fermerà, un giorno, e sarà forse in quel giorno che rideremo. A meno che non siano già pronti ad aspettarci al varco, ma le menti semplici come la mia si perdono nei fumi a questo punto. Io posso vivere solo giorno per giorno, ora dopo ora, e contarne al massimo ventiquattro. Poi basta, ho meritato il nuovo sole.
Stanotte, ancora una volta, non penserò a nulla. Domattina non ricorderò nessun sogno.
Qualcuno, invece, sarà contento di avermi rubato le trame più intime e di avere la coscienza sporca.






Luca Adami, domenica 27 luglio 2008