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La scuola - di Iole

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 29/08/2009 alle ore 21:02:55

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Il nozionismo è definito sul dizionario italiano come:
“ La Conoscenza delle nozioni relative ad una disciplina, perseguita e ottenuta mediante uno studio privo d’organicità e sistematicità”, mentre l'empatia è la capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando.
A mio parere nella scuola ci sarebbe poco bisogno del primo e moltissimo della seconda.
Molti obietteranno pensando a come sia difficile in classi composte da 25 o 26 alunni riuscire ad avere questo tipo di atteggiamento, ma la professione d’insegnante si “gioca” anche così.
Molti insegnanti negli ultimi anni hanno probabilmente frequentato molti corsi di aggiornamento in cui veniva posto in evidenza proprio quest’ultimo aspetto. L’importanza dell’empatia e anche, altra capacità fondamentale, della creatività.
La Creatività indica generalmente l'arte o la capacità di creare e inventare, e dove se non nella scuola dell'Infanzia questa dovrebbe essere incentivata e promossa?
Personalmente credo che dovrebbe fare da sfondo a tutte le attività didattiche anche negli ordini di scuola superiori, ma sopratutto nella scuola dell'Infanzia in cui ci sono bambini molto piccoli con tanta voglia d'imparare e di esprimersi usando la propria creatività.
La creatività va di pari passo con la libertà: libertà di espressione, di pensiero e di azione.
Secondo Immanuel Kant Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro".
Sembrerà strano parlarne in un paese democratico, dove tutti asseriscono che la libertà c’è ed esiste e che dovrebbe dispiegarsi all’interno della scuola come un fatto naturale e comune.
La libertà di cui parlo non consiste nella possibilità di far tutto ciò che si vuole in ogni momento senza rispetto per gli altri e per se stessi, la libertà che intendo è quella a cui hanno diritto tutte le persone, anche le più piccole. Con bambini di età compresa fra i tre e i sei anni è fondamentale instaurare rapporti improntati alla libera espressione.
Questo servirà sicuramente ai bambini per imparare che cosa sia l’assertività.
Il comportamento assertivo è quel comportamento attraverso il quale si affermano i propri punti di vista, senza prevaricare né essere prevaricati e questo può essere appreso solo in un ambiente che permetta la libertà di espressione in tutte le sue forme, senza coercizione alcuna.
Ogni bambino impara ciò che vive e questo è tanto vero sia in famiglia che nell’ambiente scolastico.
La libertà (definizione tratta da Wikipedia): per libertà s'intende genericamente la condizione per cui un individuo può decidere di agire senza costrizioni, usando la volontà di accingersi all'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.
Spesso si ritiene che il bambino sia un essere che debba adattarsi senza alcun segno di opposizione all’adulto. Nel cosiddetto “rispetto delle regole”, spesso è celata questo tipo di educazione, ma quali regole? Quelle per cui ci deve essere un’obbedienza cieca per mezzo dell’autorità? Dove non è assolutamente premiata la propria indipendenza e anche perchè no il proprio anticonformismo? Sì, perchè è proprio in questi primi anni di vita che l’essere umano incomincia a costruire la propria identità, in cui dovrebbe potersi sentire libero di esprimere se stesso, senza sentirsi giudicato o emarginato se manifesta atteggiamenti e pensieri diversi dagli altri. Se così non sarà, cresceremo adulti che cercheranno di conformarsi in tutto e per tutto agli altri, perdendo quell’originalità tipica dell’uomo, che lo contraddistingue da tutti gli altri animali; quegli uomini che si distinguono nel bene, che riescono, grazie alla loro diversità, genialità e anticonformismo ad emergere facendo cose meravigliose e utili in alcuni casi per tutta l’umanità.
Spesso per sentirsi “ bravi bambini” si pensa sia necessario ubbidire, magari sottostando a quel fare autoritario tipicamente in auge. Per autoritario, sul dizionario è citato colui che esercita con fermezza, intransigenza e anche con una certa esagerazione e ostentazione la propria autorità; mentre l’atteggiamento che si dovrebbe adottare, soprattutto quando si ha a che fare con bambini, e comunque quando si occupa un posto di responsabilità, è quello dell’autorevolezza. Il dizionario Garzanti definisce autorevolezza, l’atteggiamento di chi possiede un’autorità, un prestigio che gli deriva da capacità e meriti effettivi, a cui si riconosce autorità e prestigio, che è qualificato, accreditato, stimato, competente, importante, e influente.
Per mezzo dell’autorevolezza, i bambini saranno naturalmente spinti ad assumere atteggiamenti consoni al luogo in cui si trovano, senza sentir la necessità di dover esprimere se stessi per mezzo della prepotenza, disobbedienza continua o ancor peggio della provocazione verso gli adulti di riferimento.
Questo concetto lo possiamo associare al concetto di leadership. La leadership intesa come la posizione di preminenza, la funzione di guida. Il termine deriva, come noto, da leader - che significa capo (to lead = guidare). L’insegnante dovrebbe fungere da guida autorevole, appunto, per tutti i suoi allievi, motivandoli in tutte le attività che si svolgono in classe, facendo nascere passione e interesse per le “cose della vita”.
Una definizione di leadership che mi è parsa interessante è quella di W. Chan Kim e Renée A. Mauborgne, che intendono la leadership come la “capacità di creare motivazione, di suscitare coinvolgimento”.
La motivazione è fondamentale nell’educazione e nella didattica, premettendo che i bambini imparano solo se esiste un rapporto basato sull’affetto, sulla fiducia, sulla stima verso l’adulto di riferimento insegnante o genitore che sia, si può portare l'allievo ad interessarsi attivamente a ciò che si fa in classe, rendendolo partecipe di quali saranno gli argomenti da affrontare, confrontandosi anche sugli strumenti e le modalità da adottare.
Per terminare, vorrei concludere con una citazione tratta dal libro.
“Educazione e Processi Cognitivi” di David P. Ausubel:
“Disciplina democratica”:
“Coloro che sostengono una disciplina democratica in classe, credono nell’opportunità di imporre il minimo controllo esterno, necessario per permettere la socializzazione, la maturazione della personalità, la formazione di una coscienza morale, l’apprendimento in classe e la sicurezza emotiva dei bambini. La disciplina e l’obbedienza sono considerate solo dei mezzi per raggiungere questi obiettivi e non come fini in se stessi; non vengono deliberatamente imposte, bensì si aspetta che maturino naturalmente, sull’onda di rapporti amichevoli e responsabili tra docenti e allievi. Non sono imposte meccanicamente delle limitazioni esterne in modo di dimostrare “chi è il padrone”. In pratica chi comanda...
E ancora... “il rimprovero e la punizione sono un modo di porsi negativo, e quindi non desiderabile, in secondo luogo il cattivo comportamento non si sarebbe neppure verificato se l’atteggiamento dell’insegnante non fosse stato autocratico e ostile...”.
Mi piacerebbe poter riportare molte più parti del libro, che trovo molto interessante e ovviamente condivido pienamente.
www.iolandagaeta.blogspot.com