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Arringa finale - di Luca Adami

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/08/2008 alle ore 23:31:09

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

« Stai giù coglione, vuoi farti impallinare cazzo?! »
Era il mio sergente-maggiore a parlarmi... non riuscivo a vederlo in mezzo a quella fottuta nebbia dei fumogeni ma sentivo la sua voce rauca...
« Sì, signore! » risposi io.
Ormai era una frase che mi usciva dalla bocca automaticamente, qualunque cosa ti dicessero dovevi sempre rispondere con un « Sì, signore »... « Soldato, sull’attenti! » « Sì, signore! », « Soldato cammina! » « Sì, signore! », « Soldato, prenditi a calci in culo! » « Sì, signore! »... Sì, sì, sì, s’inculi lei signore! Sembravamo tutti delle fottute marionette ma nessuno sapeva chi era il bastardo burattinaio che ci guidava in quella folle avventura!
Ok, ok mi scusi... ora proseguo...
Ero sdraiato per terra, adesso... l’erba, la terra, i vermi e io che forse poi tanta differenza coi vermi non avevo... eravamo tutti allo stremo delle forze, non mangiavamo da tre giorni e non ci lavavamo da almeno quindici... avremmo camminato per più di venticinque, forse trenta miglia per raggiun-gere quel nuovo campo base... quello che come avevamo scoperto da qualche minuto era appena stato individuato e attaccato dai musi-gialli... decine e decine di soldati stavano lottando per la vita a neanche cento piedi da me... di cadaveri ne avevo visti tanti nei mesi prima ma quella volta pro-vai una strana sensazione di dolore interiore... rimasi ad osservare un corpo con la divisa americana che era disteso a terra... era senza metà della gamba destra e aveva un braccio girato all’indietro... perdeva sangue da molte parti del corpo e rantolava, rantolava... come avrei voluto che morisse in fretta...
Lo conoscevo quell’uomo, sa?
Mi aveva offerto un paio di bicchieri la sera della libera uscita quando ancora eravamo a Saigon... cazzo, è strano come la morte la percepisci solo quando a morire è qualcuno che conosci... mi ven-ne da pensare a quanti cinesi avevo ucciso, a quante vite avevo cancellato, quanti amici dei musi-gialli avranno sofferto per colpa mia... E perché? Chi cazzo sono io per fare questo? Una marionet-ta come me poteva fare questo? Pareva di sì, lì in Vietnam... La guerra piace a molta gente perché puoi fare certe cose che se tu ripetessi nella vita normale ti porterebbero dritto in una squallida cella per il resto dei tuoi schifosi giorni... io non ero lì per quel motivo, no, io me ne sbattevo allora co-me lo faccio adesso della soddisfazione di uccidere, della galera e di tutto il resto... solo, io non a-vevo niente da perdere e tanta voglia di andare via dal Wisconsin...
Vede io non avevo un lavoro fisso all’epoca, passavo da magazziniere a pittore a pescivendolo con estrema facilità: quando hai fame fai qualunque cosa per ficcarti in bocca un hamburger no? Vede-vo la guerra e l’esercito come un’evasione, come un modo qualunque per avere un piatto caldo al giorno da mangiare in cambio di una “grande vittoria da regalare al nostro amato paese”... mah, forse sbagliavo ma a quei tempi mi sembrava una bella idea...
Beh, per farla breve, ritornando al discorso della battaglia... rimasi sdraiato nella terra insieme ai miei compagni e ai vermi per almeno una quindicina di minuti e mentre ero immerso nei miei pen-sieri il sergente-maggiore si alzò e gridò:
« Avanti ragazzi! Facciamoli a pezzi questi bastardi musi-gialli!! »
E tutti si alzarono in piedi urlando e agitando i fucili... cominciarono a correre contro i cinesi presi alla sprovvista sparando all’impazzata... non se lo aspettavano, il sergente-maggiore aveva sfruttato bene l’effetto sorpresa...
Io non ero con loro, non mi ero mosso, non avevo agitato il mio fucile... rimasi a pensare nella ter-ra... che motivo avevo di essere lì? Che motivo avevo di “regalare una vittoria al mio paese”? Che motivo aveva il mio paese di volere una fottuta vittoria lì in Vietnam?? Non capivo, non capivo e questo mi faceva diventare pazzo...
Capisce cosa intendo? Il non sapere nulla su nulla mi faceva diventare pazzo!! Così feci la cosa più ragionevole, quella che mi sembrava la più buona idea al momento... Mi alzai in piedi, i miei com-pagni stavano ancora uccidendo e morendo in nome di “chissa-chi” ma io no... sapevo cosa fare adesso... Imbracciai il fucile, me lo ficcai in bocca e sparai...

Ecco perché sono qui, Signore... spero di non aver sbagliato anche stavolta... ma cosa potevo fare? Andare ad uccidere anch’io qualche muso-giallo non aveva più senso ora, no? Lo so che il suicidio non è un bel modo di ringraziare la Vita per quello che ha fatto per me, ma non è neanche un buon motivo per un altro uomo morire perché io ho risposto « Sì, signore!» quando mi hanno dato l’ordine di attaccare...
Giusto, Signore?
Quindi cosa ne vuoi fare adesso di me? Inferno o Paradiso?

Dio non rispose, non sapeva cosa dire...






Luca Adami, venerdì 28 gennaio 2005