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A Natale regaliamo un cellulare alla nonna - di Francesca Tamberlani

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 01/01/2006 alle ore 20:43:54

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Questo Natale, come ogni Natale da oltre 10 anni, l’ho trascorso a casa mia.
Mia madre è la predestinata del 25 dicembre. A lei tocca organizzare il pranzo a base di agnello e patate arrosto. Ormai è diventata una consuetudine a cui non può sfuggire. E non deve nemmeno preoccuparsi di invitare i suoi ospiti, dato che tutti se lo aspettano in anticipo e si tengono liberi per l’occasione.
A volte penso alla rivoluzione che accadrebbe se mia madre si tirasse indietro... aiuto!!!
Chi ci tiene di più a conservare la tradizione del Natale intatta e immutata negli anni è mio padre. È lui che preferisce accogliere tra le mura domestiche la spensierata baraonda festiva, piuttosto che fare l’ospite altrove. Mia madre invece lascerebbe volentieri il nido per farsi servire e riverire un po’, tanto per cambiare.
Il pranzo è sempre un successo. I sacrifici e le fatiche di mamma in cucina sono ampiamente ripagati. È una bella soddisfazione vedere le bocche che si leccano i baffi e i palati deliziati. L’allegra combriccola riunita, che comprende ben tre generazioni, è universalmente accontentata.
Il momento del banchetto continua a mantenere un carattere "sacro" a casa mia. Nessuno oserebbe mai alzarsi da tavola prima del dovuto, saltare una portata o accelerare i tempi della grande abbuffata. Tutti rimangono seduti composti, di fronte ai loro piatti straripanti e, con il sorriso sulle labbra, alternano morsi voraci a risate e battute di spirito.
È dopo la mangiata che le cose cambiano. Ricordo quando, anni fa, si continuava a chiacchierare amabilmente e a godere della compagnia reciproca. Si giocava con entusiasmo, si dialogava con interesse, si rimaneva insieme per ore e ore.
Oggi invece scatta la sindrome da telefonino. Il cellulare assurge a ruolo primario e diventa il protagonista assoluto del pomeriggio. I ragazzi si separano e danno il via alla sequenza interminabile di sms, mms, squilletti, telefonate di auguri. Poi inizia la gara a mostrare l’immagine più simpatica salvata nella Gallery, la sfida alla suoneria più attuale, la ricerca dell’ultimo video scaricato. C’è chi si mette gli auricolari alle orecchie e ascolta la sua compilation di mp3, chi si cimenta in un gioco di strategia, chi ha deciso di impostare nuove e accattivanti funzioni tramite bluetooth, onde radio o wireless.
Tutto d’un tratto l’allegro vociferare del pranzo si trasforma in un battito forsennato di tasti e in uno scambio di osservazioni del tipo "Guarda che figata" oppure "Ce l’hai questo?" o ancora "Questa me l’ha inviata una mia amica".
E nessuno fa una piega. Tutti sono più che avvezzi a tali dinamiche. Non mi sorprende la domanda di mio cugino ventunenne verso l’ora di cena : "Senti ce l’hai Internet? Dovrei controllare la posta...". In fondo ha resistito fino a quest’ora...
Non rimango stupita nemmeno quando lo "becco" in camera mia a chattare su MSN! Beh, un salutino ai suoi amici che vuoi che sia...
Non mi meraviglio, però sospiro e mi allontano. Torno in salone e cerco con lo sguardo mia nonna. La trovo seduta su una poltrona, silenziosa, che si guarda intorno spaesata.