Spring Loving Much Dove un incontro ti cambia la vita) - di Gabriele Galeotti
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/08/2008 alle ore 16:38:33
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Springs Loving Much
(Dove un incontro ti può cambiare la vita)
Primavera....Strana stagione è la primavera, sembra quasi che tutto riprenda vita in questo periodo, a partire anche dalle stesse persone che ricominciano a sbocciare come fiori appassiti durante l’inverno, era questo che pensava sempre Rain quando guardava al cielo con sguardo fiducioso per un futuro diverso.
Rain McNamara o più semplicemente Mac era un tipo che viveva sempre alla giornata, a lui non interessava molto ciò che vedeva, ma piuttosto ciò che sentiva lo rendeva ogni giorno sempre pieno d’energie e questa cosa contagiava anche i suoi compagni che accanto a lui provavano sicurezza.
Non era il tipo da lasciarsi scoraggiare dalla minima difficoltà, anzi, proprio da esse traeva spunto per affrontare i suoi immani problemi quotidiani, lui era orfano di padre e di madre entrambi scomparsi durante un incidente automobilistico quando aveva dodici anni, e solo adesso, arrivati quasi sulla soglia dei diciassette, poteva sentirsi quasi meno in colpa per ciò che era accaduto!
Ogni volta che qualcuno li ricordava l’incidente, anche senza volerlo, lui scuoteva le spalle e con un sorriso quasi melanconico rispondeva sempre
“Se non avessero preso quella strada...” e il resto della frase li moriva in bocca come un sussurro, per questa ragione i suoi amici non nominavano mai l’incidente proprio per non turbarlo ulteriormente.
Ma adesso che finalmente Mac era riuscito a farsi una nuova vita, tutto sembrava aver preso una bella piega...almeno così diceva lui ogni mattina prima di andare a scuola.
La scuola dove andava Rain non era proprio il massimo, ma secondo il suo parere, proprio da quelle scuole una persona usciva formata anche nel carattere ed è proprio da una mattina come tante che la vita di Mac cambierà improvvisamente.......
Capitolo I
Una mattina come tante.........
Il campanello di casa risuonò per tutte le stanze senza che però trovasse risposta, ci fu ancora un altro squillo prima che Rain si degnasse di aprire la porta, di fronte a lui stava un ragazzo piuttosto grassoccio con gli occhiali e i capelli tagliati in modo orribile che lo fissava, in mano teneva alcuni libri di scuola
Mac tirò in su il sopracciglio destro e lo guardò da capo a piedi passando una mano sulla testa e massaggiandosi i capelli, passarono alcuni secondi prima che Rain dicesse
“Non me lo dire...sono di nuovo in ritardo!”
L’altro ragazzo guardò l’orologio e con una sbuffata rispose
“Come al solito Rain, come al solito!”
Mac fece segno al nuovo arrivato di entrare e con un gesto della mano li indicò una sedia, quel ragazzo tolse un paio di pantaloni afferrandoli con due dita e li gettò per terra per poi sedersi
“Aspettami qui, mi cambio e scendo subito!”
Rain corse in bagno che si trovava al secondo piano della sua casa e aprendo il rubinetto si sciacquò il viso in modo tale da darsi una bella svegliata, afferrò il tubetto del gel e ne spremette una buona parte del contenuto sulla mano, con ampi gesti accurati come una macchina Mac riuscì nell’intento di dare un verso ai propri capelli
Il look di Rain era sempre il solito, maglietta aderente, jeans e “chioma all’insù” come la chiamava lui, nel frattempo l’altro ragazzo era salito per le scale e osservando il suo amico commentò con una scossa della testa, Mac incuriosito da tale atteggiamento si fermò
“Che cosa c’è di così divertente?”
“Sei sempre il solito!” disse l’altro ragazzo aggiungendo “Non cambierai mai pettinatura!”
‹‹Senti da che pulpito viene la predica›› sembrò pensare Mac mentre guardava il suo amico, ma poi preso forse anche da un po’ di comprensione disse “Questo è il mio look, perché cambiarlo?”
L’altro ragazzo non rispose e si girò verso il muro opposto osservando l’ampio corridoio della casa, nonostante Rain non fosse ricco di famiglia la sua abitazione era veramente molto bella e al contrario del nostro amico, era sempre in ordine, forse era dovuto al fatto che Mac teneva molto alla casa lasciatali dai nonni una volta che essi erano passati a miglior vita.
“Ehi Rain, hai studiato per il compito di matematica?” disse quel ragazzo tirandosi su gli occhiali con un dito, Mac non rispose e guardandosi allo specchio scosse la testa
“Avevo da fare!” disse tagliando il discorso e avviandosi verso la stanza da letto si sedette sulla sedia per vestirsi, jeans e maglietta erano già pronti per essere messi
“Ti rendi conto che questo compito è fondamentale per noi!” disse il ragazzo agitando le mani
“Ascolta Ray, non sono mica come te” disse Rain aggiungendo “Non sono un secchione!”
In effetti, Ray Philips era veramente un secchione, primo in tutti i corsi scolastici e vincitore di quasi tutte le borse di studio ma per quanto riguardava lo sport e la vita era un vero disastro al contrario di Rain, erano un po’ gli estremi del sistema ma si sa che gli opposti si attraggono e per questa ragione Mac e Ray riuscivano a sopportarsi, proprio per l’aiuto che si davano l’uno con l’altro
Del resto gli amici si vedevano proprio per questo, per l’aiuto che riuscivano a darsi a vicenda, Ray purtroppo era nato con una forte miopia che lo costringeva ad utilizzare sempre i suoi occhiali e non era tutto, non avendo mai fatto sport in tutta la sua vita egli era diventato grasso a forza di mangiare “schifezze fritte” come le chiamava Rain.
L’unica cosa che teneva ancora in piedi quel ragazzo era la forza di volontà, non si demoralizzava per ciò che era ma al contrario tentava di valorizzare le poche doti che aveva, come lo studio e la sua intelligenza
“Ehi, perché non entri nella squadra?” chiese Rain infilandosi un calzino al contrario
Ray sollevò i suoi occhiali e li mise sopra i capelli, strizzando gli occhi indicò a Rain se stesso
“Ti sembro una persona in grado di fare qualcosa di sportivo!” disse un po’ triste quest’ultimo, Mac riuscendo finalmente a mettere il calzino per il verso giusto scosse il capo
“Finche non avrai provato almeno una volta” disse “Non potrai sapere come andrà!”
Rain si sollevò in piedi e dandosi una stirata alle spalle sbadigliò notevolmente, il suo compagno li porse i libri ed entrambi scesero di sotto e si prepararono ad uscire.
La giornata era delle migliori, finalmente la pioggia e la neve invernali erano finite lasciando il posto ad una leggera brezza primaverile che tanto faceva star bene Mac, mentre Ray era come al solito pieno d’allergie in questo periodo, ma malgrado ciò entrambi amavano la primavera
Appena scese le scale della casa di Rain, il pullman scolastico stava passando proprio in quel momento, entrambi i ragazzi si guardarono negli occhi e poi con il braccio alzato presero a correre verso il veicolo, l’autista dell’autobus conoscendo Mac per i suoi ritardi fermò immediatamente il mezzo in modo tale da far salire i due.
“Buongiorno McNamara, alzato presto?” domandò sorridendo l’autista
Rain sorrise anche lui e passando una mano fra i capelli disse “Certo, come al solito!”
L’autista del pullman era un uomo grande e grosso con due folti baffi proprio al disotto del naso, Mac per lui era come un secondo figlio dato che conosceva benissimo i suoi genitori, era stato il primo a soccorrerli durante il tragico incidente e in qualche modo era restato molto legato al nostro amico.
“Ehi Philips, prima che tu svenga sarebbe meglio che ti sedessi!”
In effetti Ray stava colando di sudore nonostante avesse fatto pochi metri a corsa, questa era la testimonianza vivente del fatto che per lui lo sport era tabù, gli altri ragazzi del pullman lo stavano deridendo in maniera devastante e il povero Ray era diventato tutto rosso dalla vergogna
Rain si guardò in giro per cercare un posto libero anche se la mattina era difficile mettersi a sedere tanti gli studenti che c’erano, ma nel mezzo di tutta quella marmaglia, egli riuscì a scorgere un posto libero, o per meglio occupato da una cartella lasciata li dalla ragazza seduta accanto
Facendosi largo tra la folla Rain si avvicinò al posto libero e notò che la ragazza seduta doveva essere nuova dato che non l’aveva mai vista prima, aveva i capelli lunghi mori che le scendevano fino sulle spalle e sembrava essere alta almeno quanto lui, all’incirca sull’uno e ottanta, alle orecchie aveva delle cuffie enormi, come di quelle che si usano in una camera di regia e teneva gli occhi chiusi, probabilmente voleva dormire.
“E’ libero questo posto?” domandò Rain
La ragazza si girò e spalancò gli occhi, in quel momento avvenne qualcosa in Rain che lo fece tremare dalla testa ai piedi come un fascio d’erba al vento, il nostro amico cominciò a sudare peggio di Ray
“Come prego?” disse la ragazza togliendosi le cuffie dalle orecchie e aggiustandosi i capelli
Rain rimase per qualche secondo a bocca aperta, poi con un colpo di tosse disse
“Volevo chiederti se questo posto era libero?”
La ragazza lo guardò da capo a piedi e poi spostò la sua cartella invitando Rain a sedersi, quest’ultimo non se lo fece ripetere due volte e si sedette osservando continuamente quella nuova ragazza, se ne sentiva misteriosamente attratto.
Anche quella tipa ogni tanto si girava e guardava Rain, ma ogni volta che si fissavano per più di due secondi uno dei due si voltava dall’altro lato imbarazzato, fu proprio Mac però a rompere il ghiaccio
“Sei nuova del posto?”
“Più o meno, sono arrivata qui un mese fa, ma solo da oggi comincio ad andare a scuola” rispose la ragazza continuando a fissare Rain
“Mi chiamo Rain McNamara ma tutti mi chiamano Mac..piacere di conoscerti” disse il nostro amico allungando la mano, la ragazza gliela strinse dicendo
“Il mio nome è Sandy Ryan, piacere mio!”
Nonostante le presentazioni fossero ultimate, nessuno dei due aveva ancora mollato la presa, sembrano come incollati l’uno all’altra, questa volta fu Sandy a lasciare andare la mano di Rain che rimase come sospesa in uno spazio senza tempo
“Ehi Mac” disse una voce dietro di lui “Oggi verrai al club!”
Rain si girò e si trovò di fronte un ragazzo alto sul metro e novanta ed incredibilmente muscoloso, sembrava un palestrato, il nostro amico sorrise e annuì con la testa
“Oggi ci saranno le selezioni per la finale, fai in modo di esserci o il coach si arrabbierà di nuovo!”
‹‹Già, quell’idiota si scalda con nulla!›› sembrò pensare Rain fra se e se
Sandy lo guardò di nuovo e poi gettò lo sguardo alla cartella di Mac scoppiando a ridere
“Dio mio, avevo visto cartelle rotte, ma la tua le batte tutte!”
Rain sorrise e afferrandola fra le mani la mostrò a Sandy, su di un lato mancava l’aggancio per la tracolla, Mac indicò proprio quel punto
“Se non fosse stato per questa cartella, sarei morto!”
Sandy era rimasta un po’ colpita da quelle parole così dure, spinta dalla curiosità chiese l’inevitabile
“Perché?”
Rain sorrise ancora e rimettendo lo zaino ai piedi disse semplicemente
“Un giorno te lo dirò!”
Nonostante Sandy fosse lo stesso curiosa preferì non insistere più del dovuto, in fondo i due non si conoscevano neanche da dieci minuti, era del tutto naturale che Rain non volesse raccontare quell’avventura alla prima che capitava.
Il nostro amico notò che sulla cartella di Sandy c’era una scritta molto simpatica, Mac la lesse sottovoce
‹‹ Ad una gran ragazza che ha saputo sempre farmi sorridere, auguroni Cucciola! ››
Rain sorrise nel leggere quella frase e guardando fuori dal vetro osservò che altri ragazzi sarebbero montati sull’autobus, quindi facendo cenno a Ray, Mac li fece spostare la cartella per permettere ai nuovi arrivati di sedersi
Il pullman si arrestò per far salire gli studenti, tra di loro figurava un tizio alto almeno quanto Rain capelli rasati a zero e orecchini praticamente ovunque, perfino uno sul sopracciglio, appena sotto l’occhio destro aveva una cicatrice abbastanza profonda che gli scendeva fin quasi alla bocca
Vestiva con una giacchetta di pelle e in mano teneva una cartella peggio di quella di Rain e per dire così doveva essere proprio messa male, i suoi occhi neri come la pece scrutavano ogni singola persona all’interno del pullman, poi improvvisamente si arrestò di fronte a Rain e li poggiò una mano sulla spalla
“Come stai McNamara?” chiese con voce quasi gentile quel ragazzo
“Un po’ meglio, sono pronto a ricominciare gli allenamenti” disse Rain serrando la mano a pugno
“Molto bene, lo sai che voglio che tu giochi in coppia con me!”
“Lo so Mike, lo so!” rispose Rain
Michael Perry o conosciuto meglio sotto il nomignolo di Teschio era un ragazzo difficile da comprendere, ma una volta fatto questo diventava praticamente la tua guardia del corpo, una volta Rain era stato circondato da tre ragazzi che lo volevano pestare di botte e Mike li aveva afferrati uno per uno e gli aveva appesi al muro con una semplicità tale che Mac stesso era rimasto senza parole
Era entrato nel club proprio grazie a Rain che in un mese lo aveva trasformato in un gran giocatore dotato di carisma e talento, ciò che si dice un genio incompreso.
Mike si sedette dietro di Rain e mettendosi le cuffie ascoltò le sue canzoni a metà fra il metal e l’hard rock muovendo continuamente la testa in su e in giù come per ritmare la canzone, Sandy si mise a ridere e osservando Rain disse
“Certo che tu conosci solo teste calde!”
“Non sono cattivi, vanno saputi comprendere e aiutare!”
Sandy annuì, poi guardando fuori si preparò ad alzarsi per uscire, Rain la fece passare e la seguì con lo sguardo per tutto il corridoio del pullman fino a che non scese, Mac osservò che Sandy andava ad una scuola molto famosa il cui livello di preparazione era di gran lunga superiore a quello delle altre, doveva essere una grande studiosa
“Vedi Rain, devi prendere esempio” disse Ray occupando il posto di Sandy
“Chissà perché preferivo avere quella ragazza accanto” ribatté Mac con sarcasmo
Mike si levò le cuffie e prese parte attiva alla conversazione, si alzò in piedi e alla sua maniera spostò Ray collocandolo nel sedile di dietro per poi sedere accanto a Rain
“Vuoi che raccolga delle informazioni su di lei?” disse Mike
Rain scosse il capo facendo segno di no, probabilmente voleva conoscere Sandy per conto suo, senza nessun aiuto esterno.
“Come vuoi, sempre a disposizione!” disse Mike facendo un saluto militare, Rain si mise a ridere e quando il pullman si arrestò di nuovo i ragazzi cominciarono a defluire verso l’uscita, erano arrivati a scuola.
“Ci siamo, speriamo che oggi pomeriggio arrivi presto” disse brontolando Mac seguito a ruota da Mike e da Ray
Capitolo II
Una squadra di campioni!
Nella palestra non echeggiava nessun suono apparte i passi soffusi dei ragazzi che scendevano per le scale, fra questi c’erano anche Rain e Ray che parlavano, entrambi avevano le borse da ginnastica pronte in mano, anche se quattrocchi non era molto convinto di ciò che faceva, la presenza di Mac quasi lo rassicurava, ma l’immancabile predica per ciò che aveva fatto la mattina era di rito
“Certo Mac che addormentarti in classe.....” disse Ray guardando il suo amico, Rain scosse le spalle e allargò le braccia dicendo “Capita!”
Nel frattempo dalle scale stava sopraggiungendo anche Mike che dando una botta sulla spalla a Ray rischiò di slogargliela
“Ehi sfigatissimo, che cavolo ci fai qui? Sei venuto a vedere come giocano i grandi!”
Ray fece dietro-front dirigendosi verso l’uscita imprecando in maniera incredibile, Rain lo fermò afferrandolo per un braccio
“Dove ti credi di andare? Gli allenamenti cominciano fra pochissimo!”
Mike cominciò a ridere sempre più forte e indicando Ray urlò
“Vuoi far entrare quella schiappa nel club, non riuscirà nemmeno a vedere la palla”
Rain rimase in silenzio e vedendo tutto questo anche Mike smise di ridere, osservò prima Mac, poi Ray e infine il pavimento
“Avrai i tuoi buoni motivi per farlo entrare, chiedo scusa anche a te Ray, mi dispiace!”
Per la prima volta in tutta la sua vita, Ray si sentì finalmente amico di qualcuno che non era il solito Rain, Mike con quel suo gesto ridiede fiducia a quattrocchi il quale entrò con sguardo speranzoso dentro la palestra
Al centro del campo da basket stava un uomo apparentemente sulla cinquantina che in mano teneva un block notes, una matita era collocata sull’orecchio destro e un’altra ancora nel taschino della camicia bianca ed aveva un fischietto legato al collo.
Aveva i capelli neri brizzolati e con un cappellino nascondeva il più possibile i primi segni di un’avanzata calvizia, forse i ragazzi stessi gliel’avevano procurata a furia di farlo arrabbiare, in particolare Rain.
Quando egli si vide arrivare davanti Rain e Mike contemporaneamente si stropicciò gli occhi e guardò di nuovo, era proprio vero non era un’allucinazione, entrambi i giocatori erano venuti alla selezione
“Quasi non riesco a crederci, benvenuti ragazzi, McNamara..Perry, cos’è, oggi è già Natale!”
I due ragazzi sorrisero e portarono in avanti Ray, il quale si vergognava un po nel mostrarsi all’allenatore in quello stato...ma il coach dopo averli dato un’ampia occhiata disse
“Vedo che abbiamo un nuovo ragazzo, bene...vedremo come te la cavi!”
Nel frattempo stavano arrivando anche altri ragazzi dagli spogliatoi, compreso il tizio che Rain si era ritrovato in classe, allora era proprio vero che giocava a basket... di sicuro era una grande sorpresa
“Coraggio mettetevi tutti in fila che cominciamo...prima di tutto ditemi i vostri nomi e il ruolo occupato in precedenza!”
I ragazzi si allinearono sulla linea di fine campo, tocco al primo che disse tutte le informazioni, poi toccò al nuovo arrivato
“Mi chiamo Gabriel Mallory, altezza uno e ottantasette per settanta kg di peso, ricopro il ruolo di seconda guardia!”
E così quello schizzato era una guardia, quindi la sua abilità nei tiri da tre punti doveva essere micidiale per uno della sua altezza e a guardarlo bene comunque non sembrava il massimo, questo sembrava pensare Rain mentre osservava quel ragazzo
Dovete sapere che Mac se lo era trovato compagno di banco praticamente tre giorni prima e dalla sua prima impressione non c’era niente di buono in quel ragazzo, ma ovviamente si sa che l’apparenza a volte inganna....a volte!
Mallory sembrava uno di quelli che non fanno altro che farsi le canne, aveva lunghi capelli rasta che li scendevano fin sotto le spalle, una volta quel tipo di taglio era il preferito di Mac, ma poi il buon senso aveva prevalso e il nostro amico si adattò ai suoi “capelli all’insù”.
“Mi chiamo Micheal Perry” disse Teschio “altezza uno e ottantadue peso ottanta kg, ricopro il ruolo di ala grande o di centro!”
Rain e Mike si scambiarono occhiate di intesa prima che Mac prendesse parola
“Il mio nome è Rain McNamara, altezza uno e ottanta peso settantasei kg, ricopro il ruolo di ala piccola, di centro, di guardia e poi vediamo.....credo di poter fare anche il playmaker!”
In nuovi arrivati si guardarono incuriositi mentre il coach e Teschio si misero a ridere, Rain sorrise e passandosi una mano fra i capelli disse
“Scherzavo...io sono solo ala piccola!”
Gli altri tirarono un sospiro di sollievo, pensavano di trovarsi di fronte un campione che difficilmente sarebbe rimasto in panchina, altri ragazzi si presentarono al coach, alcuni sembravano abbastanza forti mentre i restanti non erano in granchè, finalmente arrivò anche il turno di quattrocchi
“...Dunque...mi chiamo Ray Philips, altezza uno e settantadue peso...ottantasette kg, il mio ruolo è..”
“Panchinaro fisso!” disse Gabriel mettendosi a ridere, gli altri ragazzi sghignazzarono pur essi, solo Rain e Mike rimasero in silenzio accorgendosi che gli occhi di Ray si erano fatti improvvisamente lucidi
All’improvviso Ray sbottò ed andò contro Gabriel serrando entrambe le mani a pugno, Rain si parò di fronte ai due contendenti in modo tale da bloccare qualsiasi cosa sul nascere, il coach portò il fischietto alla bocca e lo usò con forza, i ragazzi si coprirono le orecchie prima di diventare sordi.
“Insomma ragazzi, qui non siamo in un ring, non voglio vedere alcun tipo di rissa, Mallory Philips” disse infine “Parlo soprattutto per voi!”
I due ragazzi si calmarono e ritornarono in riga, Rain si asciugò il sudore dalla fronte e si rimise pur esso in formazione, per finire, l’ultimo giocatore rimasto era quel colosso che Mac aveva già incontrato sul pullman, esso fece un passo in avanti e disse
“Mi chiamo Max Redfield, altezza uno e novantacinque per novanta kg di peso.... attualmente so fare questo”
Detto questo avverrò un pallone dalla cesta e corse verso il canestro più lontano, stava tenendo la palla con una mano sola senza palleggiare, Rain lo osservava senza battere ciglio mentre Mike e Ray erano sbalorditi e lo rimasero ancora di più quando quel colosso spiccò un salto verso il canestro
Mallory si avvicinò a Rain e disse
“Ha saltato troppo presto quell’idiota!”, in effetti Max non riuscì a schiacciare e piantò il pallone sul ferro facendolo rimbalzare fuori area, la sfera arrivò fino ai piedi di Mallory che si mise a correre verso il canestro
“Guarda come si gioca a basket pivello” disse quest’ultimo spiccando un salto ed andando a schiacciare a canestro sotto lo sguardo incredulo dell’allenatore e di Max, quest’ultimo si sentì umiliato ad essere superato così da un ragazzo più basso di lui
Rain era rimasto in silenzio, quasi non temesse nessun tipo di confronto con quei due atleti che adesso reputava all’altezza delle aspettative, il nostro amico si avvicinò lentamente alla linea dei tre punti e fece segno a Gabriel di passarli la palla, quest’ultimo fece come gli era stato domandato e Mac con cenno quasi meccanico tirò a canestro
Il pallone scivolò dentro il cerchio senza nemmeno toccare il ferro, prima ancora che entrasse Rain aveva sollevato il braccio in alto come per indicare che sicuramente sarebbe andata dentro, Mallory sorrise e strinse la mano a Mac mentre Ray avvicinandosi al coach disse rimanendo a bocca aperta
“Ma come diavolo ha fatto?”
Il coach sorrise e tirando un sospiro disse “Quel ragazzo riesce a segnare quasi senza sforzo....io lo chiamo il tocco di seta... è come se Mac si isolasse completamente dall’ambiente che lo circonda e tirasse con grazia e precisione!”
“Mi è venuta la pelle d’oca!” disse quattrocchi continuando a fissare Rain che stava sorridendo con gli altri, Gabriel era rimasto piacevolmente colpito da quel tiro e Max avvicinandosi ai due disse
“Sentitemi, ogniuno di noi ha da imparare l’uno dall’altro, se collaboreremo potremmo fare di questa squadra la migliore di tutte”
I ragazzi alzarono il pugno verso l’alto urlando come dei forsennati
“Porteremo a casa la coppa a qualsiasi costo!”
Il mister della squadra sorrise compiaciuto e annotando i nomi dei vari atleti sul suo block notes si preparò ad organizzare un’amichevole fra i vari giocatori
“Allora, la prima squadra vedrà in campo: Perry, Mallory, Redfield, Philips e McNamara”
I giocatori chiamati indossarono le casacche e si disposero lungo il campo da gioco, Ray si guardava intorno scrutandosi le scarpe da gioco, lui non aveva alcuna idea di come muoversi in campo ne tantomeno conosceva i movimenti base per centrare almeno il tabellone
Rain diede istruzioni a Mallory facendolo giocare come playmaker e assegnando il ruolo di seconda guardia a Ray, quest’ultimo si guardò intorno e con una faccia al metà fra lo stupito e l’incredulo disse
“E che cosa vuol dire?”
Mac chiese subito il time-out, era davvero un record mondiale, la partita non era ancora cominciata e già si era interrotta, i cinque giocatori riuniti in cerchio cominciarono a spiegare a Ray il suo ruolo
“Dunque, quando io ti passo la palla cerca di centrare il canestro, a recuperare la sfera sul rimbalzo ci penserà Max, Teschio tu gioca in marcatura mentre tu Mallory...beh, fai quello che fai di solito”
Il coach fischiò la fine del time-out e il gruppo scese in campo, nonostante la spiegazione di Rain, quattrocchi ancora non capiva un tubo di cosa dovesse fare, ma se effettivamente doveva tirare senza pensarci, era giusto metterci il dovuto impegno, una rapita rimboccata di manica e via!
Il pallone venne afferrato da Max che subito scambiò con Rain e da questi a Gabriel che palleggiando si guardò intorno, l’unico libero era naturalmente Ray che si muoveva a casaccio con la testa bassa, non avrebbe visto un passaggio nemmeno se avesse battuto contro la palla
All’improvviso però Ray alzò lo sguardo e Mallory li passò la palla, la marcatura era pressocchè nulla e quattrocchi aveva tutto il campo libero, lo sventurato tirò ad occhi chiusi cercando di affidarsi alla sorte, sotto il canestro tutti attendevano il probabile rimbalzo, ma incredibilmente la palla si infilò precisa nel cerchio sotto lo sguardo incredulo di tutti
Quando Ray aprì finalmente gli occhi Mac gli aveva dato una pacca sulla testa congratulandosi per quel canestro incredibile, Gabriel stava sorridendo in maniera incredibile, prese Rain da parte e gli disse
“Secondo te è stata solo fortuna?”
Mac sembrò pensarci un po, poi scosse il capo facendo segno di no
“Ray sarà anche un pappamolla e uno smidollato, ma ha spirito di osservazione, è riuscito ad imparare il mio tiro semplicemente guardandolo..non è da sottovalutare”
La partita riprese con la palla in possesso dell’altra squadra, Rain si piazzò ad uomo sull’altra ala mentre a Ray fu dato il compito di pressare il portatore di palla, per essere la prima volta che giocava stava dimostrando un impegno molto elevato e anche se il suo uomo riusciva facilmente ad aggirare la marcatura, quattrocchi non si demoralizzava e subito correva a coprire di nuovo la zona
L’avversario continuava a palleggiare di fronte a lui quando all’improvviso Ray riuscì a toccare la palla spedendola lontana, Rain recuperò immediatamente la sfera e corse verso l’altro canestro seguito a ruota da Teschio e da Gabriel
Ray e Max erano rimasti un po indietro ma anche loro c’erano quasi, Mac continuava a palleggiare tallonato da vicino dall’avversario, il nostro amico provò un paio di finte ma quell’altro non mollava, Gabriel li corse accanto aspettando il pallone e Rain fintò il passaggio
L’avversario abboccò completamente alla trappola e rimase sul posto mentre Rain coordinandosi eseguì il suo tiro, ma una mano sbucò dal nulla e deviò la palla di Mac che ugualmente si diresse verso il canestro, la sfera urtò sul cerchio e salì verso l’alto, Max saltò e la prese sotto lo sguardo incredulo dei difensori
Mallory si smarcò e ricevette il passaggio di ritorno da Max, Gabriel saltò a canestro e ci schiacciò dentro con una mano per poi rimanervi attaccato un paio di secondi, Rain alzò il braccio sorridendo, era stata davvero una bella azione.
Nella tribuna nel frattempo si era seduta una ragazza, Mac non se ne era ancora accorto probabilmente altrimenti si sarebbe messo a fissarla fino alla fine della partita, Sandy era proprio li che stava guardando lo scontro, in mano teneva un borsone con la scritta “Pallavolo femminile”, probabilmente anche quella ragazza non era una pigra che pensava solo a studiare
La squadra avversario in quel momento era sotto il canestro difeso molto bene da Mac e compagni, Rain si girò un secondo verso la tribuna e....fu come un fuoco d’artificio che esplode nel buio della notte, il nostro amico si sentì come paralizzato di fronte a Sandy, il suo avversario diretto ne approfittò per scartarlo e tirare a canestro
Rain rinvenutosi del suo madornale errore si girò di scatto e allungando la mano afferrò il pallone appena lanciato dal suo avversario, Max era lì pronto per lanciare l’azione di contropiede mentre Gabriel andò a recuperare la sfera che rimbalzava sul terreno di gioco
Mentre l’azione andava avanti Mac prese Teschio e gli disse qualcosa, quest’ultimo spalancò gli occhi e vedendo Rain intenzionato in ciò che aveva detto corse anche lui più forte che poteva
“Passa Max!” disse Teschio e quando la palla li arrivò tra le mani la lanciò verso il canestro, Rain stava correndo proprio in quella direzione per ricevere il passaggio, il coach si levò il berretto dalla testa e Ray si arrestò sul posto nel vedere Mac saltare più in alto dei difensori e afferrare la palla appena sopra il canestro
“Si chiama Alley Hoop!” disse Mallory mentre Rain girandosi di scatto aveva schiacciato con entrambe le mani la palla dentro il canestro, i difensori rimasero a bocca spalancata e anche lo stesso Mac era incredulo, non ci era mai riuscito prima di quel giorno.
Si girò verso Sandy e alzò il braccio in aria rivolto verso di lei, essa sorrise e lo salutò mandandolo in fibrillazione, il coach osservò il suo block notes e disse
“Quest’anno abbiamo dei grandi campioni in squadra”
La partita continuò ancora per diversi minuti durante i quali anche Max riuscì a segnare diversi canestri, così pure Rain che con il suo tiro da tre punti stava andando forte e quando il mister fischiò la fine delle ostilità Mac e Ray si sdraiarono per terra dalla stanchezza, Teschio trascinò per i piedi Rain fino dentro lo spogliatoio e li lo scaricò sotto la doccia accendendola
Il povero Rain mancò poco che affogasse li, ma rialzandosi da terra vi spinse dentro anche Teschio e tra le varie imprecazioni di quest’ultimo i ragazzi riuscirono a farsi tutti la doccia
Nonostante gli sguardi tranquilli e rilassati, Rain e compagni avevano la testa altrove, erano tutti quanti concentrati sulla finale del torneo e nessuno di loro era disposto a commettere il minimo errore poiché poteva risultare fatale compiere un qualsiasi sbaglio, Mac fu il primo a completare la doccia e fece per vestirsi quando sentii qualcosa di insolito
Dalla palestra si udivano alcuni suoni, come se qualcuno stesse ancora giocando e infatti quando Mac uscì dallo spogliatoio in accappatoio vide che nel campo di pallavolo si stavano allenando delle ragazze, ancora incredulo di vedere qualche faccia nuova all’interno della scuola, si addentrò dentro il locale
Con le ciabatte ai piedi Rain non riusciva quasi a far rumore, ma non appena ebbe superato la linea di fondo del campo da basket si sentì urlare dietro un
“Che diavolo ci fai qui?”
L’urlo mise in allarme anche le stesse giocatrici di pallavolo tra le quali la stessa Sandy, Rain pregustando già un sonoro sermone sul come non bisogna oppurtunare le ragazze che si allenano si girò verso dove era provenuto quel barrito
Il coach era in piedi nel mezzo delle doppie porte a vetri che separavano il corridoio degli spogliatoi dal campo, teneva le mani sui fianchi e il berretto girato di traverso
“Maledizione McNamara, quante volte ti ho detto di non disturbare le ragazzine!” disse il mister venendo avanti e afferrando per un orecchio Mac tentò di trascinarlo fuori dalla palestra, ma l’istruttrice della classe femminile lo fermò
“Lasci perdere coach, lo faccia restare...non mi sembra un attaccabrighe”
‹‹Parole sante›› sembrò pensare Rain osservando l’istruttrice
Essa avrà avuto all’incirca trent’anni e malgrado l’età era ancora una donna molto attraente con quei suoi capelli rossi che le scendevano fino sulle spalle e quegli occhi verdi smeraldo che sembravano brillarli ancor di più con la luce del sole, anche il coach sembrava essere rimasto incantato, come si poteva rifiutare qualcosa a quella istruttrice
“D’accordo, mi ha convinto, glielo lascio qui” disse il coach lasciando l’orecchio di Mac, poi lo guardò dritto negli occhi e aggiunse “Niente cavolate McNamara”
Il coach si allontanò verso lo spogliatoio borbottando qualcosa di incomprensibile mentre il nostro amico appoggiandosi ad una spalliera osservò le ragazze giocare a pallavolo, naturalmente lo sguardo di Rain era diretto verso Sandy, ma anche le altre non erano affatto male
L’istruttrice osservava il gioco delle sue allieve ma in particolare sembrava attratta dal curioso atteggiamento di Rain, di solito i ragazzi dopo qualche minuto se ne andavano mentre Mac era già li immobile da quasi quindici minuti ad osservare, una cosa curiosa.
“Che cosa ci trovi di così interessante?” chiese l’istruttrice andando verso Rain, all’inizio il nostro amico non rispose, ma vedendo che quella signora insisteva tanto disse
“Giocano molto bene! Si vede che si allenano parecchio!”
Un pallone sfuggito al controllo di una ricevitrice si diresse verso Rain che con una mano bloccò la sfera, Sandy venne a riprendersi la palla e vedendo Mac porgergliela con un sorriso essa divenne per un momento tutta rossa e di questo l’istruttrice se ne accorse immediatamente
“Coraggio Ryan ritorna a giocare altrimenti ho il timore che tu possa svenire da un momento all’altro.”
Sandy eseguì immediatamente ridendo e arrossendo, Rain si mise a ridere e scendendo dalla spalliera si diresse di nuovo verso il campo da basket, l’istruttrice lo fermò per un braccio
“Come mai te ne vai?”
“Non voglio distrarre la tua giocatrice, preferisco andarmi a cambiare prima che venga notte”
L’istruttrice sorrise e salutò Rain con una stretta di mano, ma mentre se ne andava, Sandy eseguì un’alzata davvero fenomenale che la sua compagna puntualmente utilizzò per segnare un punto, Mac fenne come folgorato da una brillante idea
Nonostante in piedi avesse delle ciabatte corse più in fretta che poteva verso lo spogliatoio ed infilandosi una delle divise appese alla parete si ripresentò sul campo da basket con un pallone in mano, l’istruttrice era incuriosita sempre di più da quel ragazzo così semplice eppure con una gran forza interiore che li si leggeva negli occhi, la stessa determinazione che aveva Sandy quando giocava
“Dunque, vediamo se riesco a capire come fare!” disse Mac cominciando a palleggiare con la mano destra, di fronte a lui stava il canestro che dava poi sul campo da pallavolo e in quel momento le ragazze stavano facendo un po di sosta dopo la partitella, era determinante non fare figuracce
Rain partì correndo veloce come un fulmine e all’improvviso spiccò un salto.....dalla linea di lancio dei tiri liberi! Le ragazze si alzarono in piedi osservando quel ragazzo che con quello stacco stava raggiungendo il canestro, all’improvviso Mac si abbassò e con entrambe le mani lanciò il pallone verso l’alto, la sfera cominciò a girare su se stessa salendo verso l’alto fino all’incirca a un metro dal canestro per poi ricadere verso il basso
Il pallone si infilò diretto dentro il canestro mentre Mac finiva il suo atterraggio contro una spalliera, le ragazze si precipitarono immediatamente a vedere come stava, ma il nostro amico si era già alzato in piedi ed aveva osservato la sfera per terra, sorridendo strinse la mano a pugno e disse
“E vai, il lancio della pallavolo è completato....solo che in questa maniera....”
“In questa maniera verresti subito stoppato” disse una voce dal fondo della palestra, il nostro amico si girò di scatto e si vide arrivare incontro un giocatore che non aveva mai visto, lui era più alto rispetto a Rain, occhi neri e capelli pettinati alla stessa maniera di Mac, in mano teneva la borsa della squadra di basket della scuola vicina alla loro, quella del New Ark, la finalista del torneo insieme ai nostri amici.
Dovete sapere che vi era una grandissima rivalità fra le due scuole fino dai tempi più remoti ed era per questo motivo probabilmente che entrambe le squadre si davano battaglia sul terreno di gioco...proprio per dimostrare che la loro scuola era la migliore.
“Infatti....ma tu chi sei?” chiese il Rain, quel ragazzo con un sorriso rispose “Mi chiamo Burt Miller e sono l’asso della mia squadra...infatti...”
Quel ragazzo si avvicinò posando la borsa in un angolo e stirandosi le braccia venne avanti afferrando il pallone, cominciò a palleggiare facendo passare la sfera da una mano all’altra con una grande velocità, nemmeno Gabriel ci sarebbe riuscito, poi corse verso la direzione dov’era Rain che immediatamente capì che quel ragazzo gli stava lanciando una sfida
Il nostro amico si parò di fronte al canestro con entrambe le mani sollevate pronto per fermare quel ragazzo che veniva avanti senza la minima esitazione, all’improvviso quest’ultimo saltò seguito immediatamente da Mac, quel ragazzo portò in aria il braccio che teneva la palla e la lasciò volare verso l’alto, Rain osservò il pallone che lentamente lo scavalcava ed andava ad insaccarsi presisamente all’interno del canestro.
Le ragazze e perfino l’istruttrice erano rimaste come allibite di fronte a quel tiro incredibile, solo Rain non si era demoralizzato, sorridendo disse “Ci vediamo alla finale”
“Non vedo l’ora” disse quest’ultimo mentre Rain afferrando le sue cose si diresse verso l’uscita, Sandy fu la prima ad andare a farsi la doccia per raggiungere in fretta Mac
Capitolo III
Un terribile segreto
Rain si stava avviando lungo la strada secondaria che costeggiava la scuola per evitare la maggior parte del traffico cittadino, il pullman sarebbe passato entro un ora e il nostro amico non aveva molta pazienza di aspettare e così si era messo a camminare
Nella sua mente si stavano mescolando un sacco di pensieri più o meno belli, la notizia buona era che la squadra era veramente molto brava, ma quella cattiva era che c’erano atleti che superavano di gran lunga le sue aspettative, la finale sarebbe stata veramente dura da vincere
Rain si fermò un minuto e guardò il cielo, era quasi notte e le prime stelle già si facevano spazio nella volta celeste..Mac amava molto guardare verso l’alto e soprattutto le piccole stelline della notte, li davano come un senso di compagnia, guardandole non si sentiva mai solo come in realtà era.
Nel suo cuore, accanto ad una tristezza infinita stava spuntando un nuovo sentimento che lo faceva stare bene, Sandy Ryan ne era la causa, in qualche modo il nostro amico se ne sentiva curiosamente attratto, come non lo era mai stato prima di quella mattina.
Era davvero incredibile come una ragazza normale potesse riuscire a cambiare in meglio la vita di Mac, eppure era così e lui non poteva farci niente, assolutamente niente.
Ad un tratto il nostro amico udì dei passi dietro di lui e girandosi scoprì che Sandy stava arrivando di corsa per raggiungerlo, Rain si fermò aspettandola e quando finalmente venne raggiunto, la ragazza si appoggiò alla sua spalla per riprendere fiato, Mac sorrise e attese ancora che Sandy si riprendesse prima di dirle
“Buonasera signorina”, Rain amava molto questa frase pronunciata con tale sollenita da renderlo quasi un gentiluomo, Sandy sorrise e facendo un inchino disse “Mi perdoni per averla fatta attendere”
I due si guardarono un po negli occhi, poi trattendendo a stento le risate cominciarono a ridere con sempre maggior veemenza tanto che Rain dovette asciugarsi con un fazzoletto le lacrime che gli scendeva giù dalle gote, quando ebbero finito i due si gettarono numerose occhiate e fu Sandy a prendere parola
“Quel tizio, quel ragazzo, sembrava molto in gamba...”
Rain ripensava a quel tiro che lo aveva scavalcato con semplicità disarmante, il suo lancio della pallavolo in versione molto più temibile, ma il nostro amico sorrise e con una scossa di spalle disse
“Che vuoi farci, mi toccherà impegnarmi parecchio per batterlo”
Mac non si scoraggiava di fronte a niente e a nessuno, anzì, aveva fatto della propria vita una sfida continua per non essere superato dagli ostacoli che di giorno in giorno diventavano sempre più grandi, anche Sandy la pensava alla sua identica maniera, infatti
“Hai proprio ragione, comunque non penso che un giocatore solo riesca a mettere in difficoltà un’intera squadra” disse Sandy, poi aggiunse dando una pacca sulla spalla a Rain “Quest’anno mi sembrate molto forti”
Mac fece il segno con il pollice e strizzò l’occhio in segno d’intesa, i due cominciarono a camminare verso la strada principale continuando a conversare del più e del meno, Sandy sembrava molto interessata agli argomenti che Rain li proponeva e viceversa
“A te piace molto la musica vero Sandy?!” disse Mac, la ragazza rispose immediatamente di si con un cenno della testa per poi diventare immediatamente triste, il nostro amico se ne accorse e domandò
“Che ti succede...ho detto qualcosa che non dovevo dire?”
La ragazza con un volto triste disse “Non è niente, non è colpa tua!”
Mac prese per mano Sandy e la strinse forte, passarono diversi minuti di silenzio poi fu la ragazza a prendere parola
“Vedi...io una volta suonavo la chitarra ed ero anche piuttosto brava....poi all’improvviso....non ci sono più riuscita, il mio braccio non rispondeva più ai comandi e in breve tempo scoprii che avevo una malattia che mi avrebbe impedito di suonare!”
Rain era rimasto letteralmente sconvolto da quel racconto, non riusciva a credere che quella ragazza avesse avuto quel problema così grave, Sandy con una scossa delle spalle sorrise
“Ho perso una delle cose che amavo di più al mondo...ma sono sicura che un giorno tornerò a suonare come un tempo, anzi, forse anche meglio!”
In quel momento Mac restò veramente colpito da quella carica di coraggio che Sandy gli aveva trasmesso, nonostante quel momento non fosse dei più piacevoli quella ragazza stava dimostrando di avere una determinazione ed un’ambizione smisurata, esattamente come Rain.
Ad un certo punto i due arrivarono ad una strada secondaria, il nostro amico si guardò intorno e poi vide.....le sue gambe si inchiodarono al suolo mentre i sudori freddi cominciavano a farli venire i brividi.ovunque.
Sandy si girò verso di lui e vedendolo lo prese per le spalle con uno sguardo preoccupato, Rain si girò dal lato opposto a dove stava guardando prima e respirò con forza ansimando in una maniera impressionante, la ragazza afferrandolo lo aiutò a sedersi su di una panchina e solo dopo qualche minuto passato in silenzio Mac si riprese completamente
“Che cosa ti è successo? Mi hai spaventato da morire!” disse Sandy asciugando il sudore dalla fronte di Mac, quest’ultimo rimase in silenzio e forzando un sorriso rispose
“Niente, è che non mi sento molto bene...vado verso casa...ci vediamo”
Sandy lo salutò con la mano mentre Rain si allontanava lentamente da lei, nella mente della ragazza regnava un’incredibile confusione, ancora non riusciva a capire perché Mac si era sentito male all’improvviso, e proprio in quella zona....erano tutte domande alle quali soltanto una persona avrebbe potuto rispondere
Sandy seguendo alcune indicazioni non ci mise molto a trovare la casa di quattrocchi, essa era situata in un quartiere dove non c’erano molte case e quindi osservando sulla cassetta delle lettere riuscì ad individuare immediatamente il posto desiderato, al numero civico quattordici abitava Ray Philips.
Il difficile era presentarsi così senza avvertire, ma quell’emergenza di Rain doveva essere chiarita al più presto così munita di sano coraggio la ragazza entrò nel vialetto di Ray, immediatamente un cane lupo uscì fuori dalla cuccia e solo l’agilità di Sandy la salvarono da un sicuro morso.
I latrati del cane cominciarono a farsi sentire lungo tutto il quartiere tanto che alcune luci delle case si accesero mano a mano che i secondi passavano, Sandy provò innumerevoli volte di far star zitto quel cane, ma ogni tentativo sembrava risultare vano, ad un certo punto dalla casa di Ray si udì un urlo incredibile
“Adesso piantala cagnaccio rognoso!”
Immediatamente il cane si zittì all’istante come se fosse stato folgorato sul posto e ritornò con le orecchie abbassate e la coda fra le gambe dentro la cuccia mentre la porta di ingresso si aprì all’istante con una veemenza tale che Sandy temette che volasse via dai cardini ormai arrugginiti, Ray uscì fuori e mettendosi gli occhiali osservò la ragazza
Ancora convinto di sognare per quella inaspettata visita, quattrocchi si pulì gli occhiali con la maglietta che li stava stretta in una maniera impressionante e osservò di nuovo, non era un sogno, una ragazza era davanti alla sua porta, guardando meglio però vide che la figura femminile altri non era che Sandy Ryan, tirando un lungo sospiro Ray chiese
“Che succede, come mai sei qui?”
La ragazza ancora un po intimorita disse “Si tratta di Rain, si comporta in maniera strana”
“Che cosa intendi?” disse Ray uscendo dalla porta e avvicinandosi al cancello, lo sguardo di quattrocchi divenne serio “Sta male?”
“Beh, ora sta bene, ma mentre eravamo in strada...non lo so....è diventato bianco come un cencio, così all’improvviso!” disse Sandy esponendo come meglio poteva quella situazione e le sensazione che aveva provato in quel momento, Ray ascoltò senza battere ciglio cercando di capire pur esso come mai si era sentito male
“Ma dove eravate di preciso?”
Quando Sandy pronunciò il posto anche Ray divenne improvvisamente bianco e girandosi dall’altro lato sospirò, la ragazza continuava a capirci sempre di meno e quattrocchi continuava a perfezionare il suo silenzio, passarono alcuni minuti prima che Ray dicesse
“Coraggio, ti mostrerò perché Rain si è sentito male, aspettami qui, mi metto qualcosa ed andiamo là!”
Sandy si mise ad aspettare girottolando nervosamente di fronte al cancello, quattrocchi quando si doveva cambiare ci metteva sempre una vita e la nostra amica non aveva tutta questa pazienza, risolvere quel mistero di cui Ray aveva le chiavi di scorta era diventata quasi come una priorità
Finalmente dopo cinque minuti abbondanti quattrocchi uscì fuori vestito un po meglio di prima ma non di molto, aveva lunghi pantaloni che li scendevano giù fino quasi sotto le scarpe e la sua maglietta era ancora impregnata di sudore, certo che Ray non teneva molto a se stesso sembrava pensare Sandy guardandolo scendere goffamente i gradini di casa sua.
“Ok, io sono pronto, ti mostrerò il segreto di Rain.”
I due cominciarono a camminare fino a trovarsi di nuovo nel posto indicato da Sandy, Ray fece segno alla ragazza che dovevano proseguire fino al prossimo svincolo e una volta arrivati li quattrocchi si arrestò
“Siamo arrivati” disse quest’ultimo, il posto dove i due si trovavano era in realtà una strada chiusa da molto tempo proprio a causa della sua pericolosità, uno spesso muro era stato messo a sbarramento di quella che un tempo era l’altra uscita della strada, Sandy si guardò più volte intorno e poi girandosi verso quattrocchi scosse le spalle come per dire che non aveva capito ancora niente
“Devi sapere che in questo posto anni fa è successo qualcosa di terribile per Rain, qualcosa che lo spaventa tutt’oggi e che non gli permette di vivere completamente sereno con se stesso”
Sandy rimase in silenzio ascoltando il racconto di Ray e quando finalmente esso ebbe finito la ragazza era ancora più sconvolta di prima, per qualche secondo il silenzio regnò fra i due mentre Sandy pensava a riprendersi dopo quella rivelazione, tutto stava diventando mano a mano sempre più chiaro e finalmente la ragazza conosceva qualcosa in più su Rain
“Grazie per tue preziose informazioni Ray, adesso capisco tutto”
La ragazza fece per andarsene quando quattrocchi la bloccò per un braccio
“Non dire niente a Rain di ciò che ti ho detto, quel ragazzo ne ha già passate troppe per scaricare su di lui vecchi ricordi dolorosi”
Sandy annuì e cominciò a correre verso casa sua, nel frattempo nel cielo stavano comparendo alcune nuvole che dall’aspetto sembravano preannunciare un sicuro temporale, un tuono fece sentire la sua eco per tutta la cittadina e fu allora che le prime gocce caddero al suolo e in breve tempo cominciò a piovere molto forte
La ragazza si riparò sotto un cornicione di una casa per evitare di diventare bagnata fradicia, ma le nuvole che imprerversavano nel cielo non sembravano andarsene, probabilmente di pioggia ne sarebbe caduta per tutta la notte e Sandy non poteva aspettare così tanto, oltretutto era già in ritardo e i suoi genitori sarebbero stati in pensiero vedendola tardare così tanto.
“Un temporale....Rain....” disse Sandy guardando verso il cielo, da dietro un angolo spuntò un ombrello aperto e sotto di esso stava il nostro Mac, la ragazza si girò verso di lui e subito si precipitò sotto quel riparo, Rain sorrise e disse
“Ero venuto a scusarmi di persona per ciò che era successo prima...cioè quando io...”
Sandy ripensò per un momento alle parole di Ray dentro il vicolo, si girò verso Rain e sorridendo disse
“Non importa, non me la sono presa, per così poco”
Rain annuì con la testa e guardando il cielo disse
“Vuoi che ti accompagni fino a casa?”
Sandy annuì e i due cominciarono a camminare sotto la pioggia, le strade erano diventate completamente bagnate e da come si metteva il tempo sembrava che quel temporale non dovesse finire mai, ma ai due ragazzi poco importava, entrambi sotto un ombrello si rassicuravano a vicenda quasi avessero una specie di alone intorno che gli proteggeva con ciò che succedeva all’esterno
Rain fissava spesso Sandy e la ragazza faceva lo stesso, quasi come quel gesto fosse diventato quasi meccanico per i due, era del tutto evidente che sotto c’era qualcosa in più di un semplice sguardo gettato alla prima persona incontrata, ma entrambi cercavano di mascherarlo incredibilmente... che tipi!
“Io sono arrivata!” disse Sandy fermandosi di fronte ad una casa molto grande, forse il doppio di quella di Rain che già di per se non era piccola, Mac accompagnò fino alla porta la ragazza da bravo cavaliere e la salutò con un cenno della mano, quando ormai il nostro amico era giunto fin quasi al cancello di entrata Sandy lo fermò
“Perché ti chiami Rain?”
Il nostro amico con un dito indicò il cielo e disse
“Sono nato in un giorno di pioggia e da quel momento io e lei” disse indicando le gocce che scendevano “siamo tutt’uno!”
Sandy sorrise e scuotendo la testa aggiunse
“Certo che sei davvero strano Rain McNamara, di tutti i ragazzi che conosco tu lo sei di più”
“Per questo motivo sono unico nel mio genere, perché adattarsi a dei modelli quando se ne possono creare di nuovi semplicemente essendo se stessi?”
Quella frase colpì molto Sandy che rimase per un momento in silenzio fissando quel ragazzo sotto la pioggia, mai come allora si sentiva misteriosamente legata a quel tipo che aveva conosciuto la mattina stessa, in qualche modo sentiva che quel ragazzo era identico a lei per certi versi, anche lui era spontaneo e soprattuto viveva alla giornata, esattamente come lei.
“Adesso devo andare Rain” disse Sandy riprendendosi da quel momento di trance “ A domani!”
Mac la salutò e non appena lei fu entrata chiuse l’ombrello e corse più forte che poteva per strada, la pioggia cadeva sul viso di Rain come minuscoli granelli di sabbia sollevati dal vento, il nostro amico continuava a correre velocemente quasi come volesse lasciarsi qualcosa alle spalle, qualcosa che ancora non aveva superato completamente.
Ma nello sguardo di Rain non si riusciva più a leggere quella tristezza che lo aveva sempre caratterizzato, adesso c’era qualcos’altro di ben più distinto che lo faceva rilassare completamente, probabilmente a poco a poco, qualcosa in Rain stava cambiando.....si, il nostro amico stava cambiando!
Capitolo IV
“Perdonami Sandy”
Il campanello di casa suonò una volta sola dato che Rain in un battibaleno aveva già aperto e senza rendersene conto aveva abbracciato quattrocchi che trovandosi in quella situazione si tirò indietro spaventato ma allo stesso tempo incuriosito, di solito quando Mac apriva la porta era molto più simile ad uno zombie che a un essere umano, eppure si era svegliato incredibilmente normale
“Mi fa piacere vederti di buon umore, ma ricordati che anche oggi ci aspetta...”
“Il compito di geometria, guarda che lo so quattrocchi, sono andato a letto tardi per prepararmi”
‹‹ Non credo alle mie orecchie, ha studiato.... E mi ha chiamato quattrocchi?!›› penso Ray mettendo una mano sulla fronte di Rain e una sulla sua
“Incredibile a dirsi, non hai nemmeno la febbre”
“Ma quale febbre, non c’è cura per la mia malattia!” disse Mac afferrando la cartella e uscendo fuori di casa seguito a ruota da Ray, i due arrivarono con largo anticipo rispetto al solito alla fermata del pullman, quindi si sedettero sulla panchina ad aspettare, Ray continuava a fissare Rain sempre più incuriosito da quel suo strano atteggiamento, cosa era cambiato in un giorno? Forse tutto o forse niente.
“Sei sicuro di star bene Mac?” chiese quattrocchi, Rain si girò con la testa verso Ray e alzando il pollice con la mano destra strizzò un occhio in segno d’intesa
“Non potrebbe andare meglio”.
“Per caso una certa Sandy Ryan ha un ruolo determinante nel tuo buon umore?”
Improvvisamente Rain divenne rosso come un peperone e voltandosi dall’altra parte non disse niente, Ray sapeva perfettamente che aveva colto nel segno, ma Mac era troppo orgoglioso per ammettere che stava provando effettivamente qualcosa per Sandy, così quattrocchi non insistette più di tanto sull’argomento.
In quel momento da quella strada passò una macchina che si arrestò di fronte ai due ragazzi, era una Mercedes grigio metallizzato con i vetri oscurati e dal tipo di macchina, la persona che vi era dentro non era sicuramente povera
Il vetro laterale si abbassò e da fuori i nostri ragazzi riconobbero Gabriel alla guida, i due si guardarono stupiti nel vedere Mallory alla guida di quel bolide e soprattutto capirono in quel momento che il ragazzo non era uno dei soliti poveracci che occupavano quella scuola, lui era uno destinato ad un grande futuro, anche per il fatto che i soldi gli aveva e molti.
“Buongiorno ragazzi, volete un passaggio fino a scuola almeno..” Gabriel non aveva nemmeno finito la frase che sia Rain che Ray erano già saliti a bordo, Mac davanti accanto a Mallory e quattrocchi nel sedile di dietro, il guidatore chiuse il finestrino con un pulsante e accellerò inserendo la marcia, la macchina slittò un momento sull’asfalto bagnato ma partì immediatamente molto veloce
La macchina attraversò in un battibaleno tutto il centro abitato e passando davati alla scuola di Sandy, Rain si appoggiò al vetro per dare un’occhiata, lei era li abbracciata ad un altro ragazzo, in quel momento a Mac sarebbe piaciuto essere uno struzzo in modo tale da non dover assistere a ciò che stava vedendo, per un attimo ebbe come la tentazione di scendere di macchina e tirare un pugno a quel misterioso individuo, ma il buon senso prevalse in Rain.
Il mondo sembrò improvvisamente cambiare per Mac, qualcosa di sinistro sembrò come invaderlo dal’interno, l’impressione che tutto per lui dovesse andare storto ogni volta che finalmente stava bene diventava per Rain quasi come una certezza, Ray si accorse che il viso di Mac dapprima sorridente e spensierato si era trasformato in una maschera triste e negativa.
“Mallory” disse Rain con un filo di voce “Ti andrebbe bene se stamani saltassimo la scuola?”
Ray si tirò in avanti e agitando le mani disse “Non se ne parla neanche, stamani abbiamo un compito importante e...”
Quattrocchi non fece in tempo a finire la frase che Rain girandosi fece scorgere gli occhi pieni di lacrime che cadevano giù rigandoli il viso, Gabriel rimase come stupito nel vedere quel ragazzo piangere, proprio non vedeva in Mac il tipo che si facesse cogliere da uno sfogo così all’improvviso
Ray ancora scosso da quell’atteggiamento annuì con la testa e mettendo una mano sulla spalla di Gabriel disse solo
“Facciamo come dice”.
Mallory girò nel vialetto della scuola e partì verso il posto preferito dagli studenti che marinavano la scuola, la sala giochi del Blue Sunday, esso era un po come il centro giovanile in quella cittadina infatti Rain conosceva molte persone all’interno del locale, tra cui lo stesso gestore.
Vedendosi arrivare quella mattina Rain e i suoi tre amici però, il gestore rimase un po stupito, era raro che Mac la mattina venisse, specialmente nel periodo scolastico, qualcosa di grave era accaduto, sembrava pensare il gestore mentre i tre ragazzi superavano le doppie porte blu dell’edificio ed entravano.
Ray si guardava intorno, per lui quei luoghi erano tabù abituato com’era a stare sempre seduto ad una scrivania a studiare e soprattutto si sentiva come un pesce fuor d’acqua proprio perché a lui era stato insegnato di restare fuori da quei posti, i suoi genitori li consideravano molto pericolosi
Una volta la madre di Ray li raccontò una storia secondo la quale un gruppo di ragazzi si presero a pugni per una banale lite scoppiata appunto in una sala giochi, e dai pugni erano passati alle coltellate, almeno due persone, secondo la madre di Ray, erano morte.
Chiaramente il nostro Rain aveva rassicurato più volte quattrocchi che fatti di questo tipo non accadono mai, o quasi, ma Ray era ugualmente spaventato forte, ed adesso si trovava proprio dentro una di queste sale giochi, inutile dire che si sentiva molto agitato.
Il gestore superò il bancone ed andò incontro a Rain e ai suoi amici, strinse la mano al nostro amico e guardando gli altri disse semplicemente
“Marinato la scuola eh!”
Mallory si mise una mano dietro i capelli e sorrise mentre Ray era diventato rosso per la vergogna, il gestore se ne accorse subito e mise una mano sulla spalla a quattrocchi
“Non preoccupatevi, se Rain è qui con voi significa che il motivo è molto serio”
‹‹ Non puoi nemmeno immaginare quanto lo sia ›› pensò Rain sedendosi sulla moto di un videogioco, Mallory e quattrocchi si siedettero vicino a lui
Mac se ne stava ancora ammutolito mentre i suoi compagni restavano in silenzio proprio per darli la possibilità di esporre ciò che era successo, metterli fretta poteva essere più dannoso che benefico
“.......Sandy stava abbracciando un altro” disse improvvisamente Mac fissando prima Mallory e poi Ray, quest’ultimo aggiustandosi gli occhiali chiese
“E allora? Qual è il problema?”
‹‹ Ma come qual è il problema stupido secchione!! ›› sembrò pensare Rain guardando Ray con faccia arrabbiata
“Pensavo che ci fosse qualcosa fra di noi, dopo la chiaccherata dell’altra sera.... Il fatto è che...che...siamo passati di fronte..a quel posto e...” disse Rain piangendo come un bambino appoggiandosi al manubrio della moto, Gabriel fissò quattrocchi che con una mano fece segno di non preoccuparsi, ogni tanto Mac era solito sfogarsi con qualcuno.
“Ma che cosa li succede?” disse Gabriel rivolto a Ray, quest’ultimo scosse la testa e disse
“Ha a che fare con la sua famiglia e....” Rain interruppe il discorso e asciugandosi le lacrime agli occhi aggiunse “E adesso ti dirò tutto, così capirai meglio!”
Prendendo il coraggio a due mani, anzi a quattro, Mac raccontò tutta la storia dell’incidente a Gabriel, il quale sentendo quel racconto rimase quasi sconvolto come Rain stesso che lo stava raccontando, da ogni contrazione del volto si capiva benissimo che Mac stava soffrendo moltissimo nel raccontare tutta la storia e ogni tanto qualche lacrima li scendeva giù lungo il viso
Quando Mac ebbe finito si rilassò completamente e appoggiandosi allo schienale del videogioco concluse con un
“Questa è la maledizione della famiglia McNamara”
Gabriel non rispose subito, mise una mano sulla spalla a Rain e disse queste semplici parole
“Non preoccuparti, prima o poi passa tutto, le ferite guariscono anche nel più tormentato dei cuori caro Rain”
Detto questo si avviò a grandi passi verso l’uscita, arrivato alle doppie porte blu però si fermò e girandosi indietro disse
“Andiamo ragazzi, vi porto io in un posticino delizioso”
Rain e Ray si guardarono fra di loro e in men che non si dica erano già usciti fuori insieme a Gabriel
“Così questo sarebbe il posto di cui parlavi” disse Mac uscendo fuori dall’auto e guardando di fronte a se, si trovavano in riva al mare in una località turistica conosciuta come il covo degli in
