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Profumi - di Francesco Pastore

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 28/12/2009 alle ore 17:19:05

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 



E’ su quel comodino da sempre. E’ la mia lampada. Ha una luce così leggera, così adatta alle schermaglie dell'amore...eppure la sento negli occhi...
...conosce tutto di noi due...sembra dovermi chiedere così tante cose...
Ho paura che ti svegli.

Scendo le scale a piedi nudi, ascoltando quel brivido spostare per un attimo gli equilibri...
Il divano profuma di te: una fraganza così pesante che mi ricorda tanto mia nonna, le sue bizzarrie nel prepararsi ad un nuovo giorno...il mio profumo leggero vi si perde, caratterizzandolo così poco...

Quello che dice il dott. Martelli...stronzate!!
Sfoglio il suo libro velocemente..."Non idealizzate l'amore...[...] E' una fiamma fugace e sfuggente...riscaldate il vostro cuore più possibile...[...]"
Eppure a te piacciono così tanto queste parole...ogni volta...l'ultimo bacio, l'ultimo abbraccio...riesco a sentire le ali dell'addio ogni volta che esauste ci addormentiamo...in quei pochi istanti in cui questo sembra un mondo per noi due...

Ho voglia di abbracciarti...
Sono maldestra, lo so...
...sei sempre tu ad abbracciarmi...
Oggi ho voluto svegliarti.

Il corpo dell'addio, gli occhi dell'addio...li sento forti su di me...
I baci dell'addio...sempre tanti, troppi rispetto ai baci dell'amore...
...Bruciano, distruggono…Devo cercare di non dimenticarli.
Mi sento come una maestrina che cerca di ricordare il volto di tutti i suoi alunni l'ultimo giorno di scuola...

Non guardarmi...non guardarmi più...

...Brucia tutto...

...Brucia tutto...

Sento le sue mani su di me. Mi bacia. Quadri, arazzi, colonne...tutto ciò che dentro porta la sua firma cade sotto i suoi colpi. Sento le sue mani toccare la me più profonda, in quello spaccato di anima in cui nessun altro oltre a noi dovrebbe entrare...la sento colpire i pensieri più dolci, le tele più tristi...Mi sento come una prostituta.
Il bisogno di rivestirsi aprendo l'armadio velocemente...una camicetta, una gonnellina...
Mi accarezzo i capelli, un velo di gloss...ho bisogno di aria...
Il distacco dal suo profumo è forte quando sono in strada...inizio a passeggiare senza meta...
La vetrina di un panificio mi attrae. Uno specchio ruba la mia immagine: solo adesso noto la camicetta senza piega, la gonna troppo anonima...i capelli confusi.
Quando sono felice non riesco a prendermi cura di me...rubo una serenità che non mi appartiene e come controparte stralcio una parte di me...è sempre stato così...
...Sono felice...
Spesso le parole si confondono...attribuendo una sfumatura a intrecci amorfi...è questo il caso...
Sono felice.
Meccanicamente il suono delle tre sillabe forgia una bugia. La sento poggiarsi in un angolo della mia mente. Nascosta ma precisa. Quando ero piccolina mia mamma poggiava la confezione di biscotti sempre nello stesso punto. Le metteva davanti i barattoli del caffè...nascosta ma precisa...
La paura di quel suono mi confonde...
Avverto le ali dell'addio sui miei fianchi, risalgono...ripetono le stesse carezze proibite delle tue mani...
Non ho trucco...questa lacrima non può essere scoperta...
Invidio questo regalo della natura ai ragazzi...piangono senza rumore, senza tracce...

Ti prego...
...Brucia tutto...

Accendo la televisione. Meccanicamente lo zapping tra i canali mi consente di perdere un pò di tempo. Varietà, talk show, spazzatura senza senso.
Sento il rumore metallico della serratura, quell'abitudine di restare un pò in sospeso con la chiave per farmi capire che era tornata a casa...

La vedo entrare. "Buongiorno..."
"Buongiorno..."

Il rumore degli armadi...vestiti, oggetti, ricordi inghiottiti da grosse sacche nere e trolley che non avevo mai visto...usciti chissà dove...

E' davanti a me...
E' vestita a festa...i capelli raccolti, i vestiti nuovi per l'occasione...

Ha riordinato una vita in pochi minuti, con pochi gesti semplici...

"Addio tesoro..."
Le sue ultime parole.

Il suo profumo che sfuma, la sua figura che si perde senza ombre...la porta morbida si chiude dietro di lei...

Avverto distintamente un forte bruciore nel petto seguito da un freddo mai provato prima...le lacrime che mi tolgono il respiro...talmente fitte da non riuscire più a contarle...divento piccola piccola...le gambe unite, le braccia abbracciano un cuscino...

Con difficoltà raggiungo la mia camera da letto...ha portato via tutto...

...Ogni amore ha il suo registro contabile, il suo ordinario...fotografie, vestiti, piccoli oggetti...frammenti che iniziamo a considerare nostri destinati ad essere persi...a lasciare il vuoto materiale nel nostro cuore...

Come un ladra cerco una sua traccia...mi andrebbe bene qualsiasi cosa...

Non ce la faccio...non ce la farò...la mia mente attraversata da ogni sorta di paura ed angoscia...

Sono sola...


Sono sveglia.
Non ricordo quanto ho dormito, le lacrime, le urla...
Nella furia dell'addio ho strappato un quaderno, fermato un orologio.
Mi sento una bambina.
Ho bisogno di aiuto nel vestirmi, nel lavarmi, nel versarmi dell'acqua...
...senza forza lascio cadere una spazzola dalla mia mano. Tonfo plastico.

Non so disegnare. Inizio pian piano a tracciare linee inconsulte su un foglio bianco.
I tuoi boccoli rossastri, i tuoi occhi color rame...

Alcuni amori, finendo, ci travolgono.
Lasciano soltanto dolore.

Scendo in strada. Vado a fare la spesa, osservo alcune vetrine, qualche saluto distratto.
Ordino uno stupendo mazzo di fiori bianchi....con cura lo dispongo sul tavolo della mia cucina...

Sembra che il mondo non abbia subito scossoni. Non è una sensazione banale, retaggio di qualche commedia romantica di serie B...vorremmo davvero che il panettiere sotto casa finisca la farina, le vetrine dei negozi si presentassero vuote e sporche, la gente incrociandoci abbassi lo sguardo...che i fiori bianchi siano tutti improvvisamente appassiti...ma non funziona così...


Cercai invano nel mio armadio un vestito per andare a lavoro. Ogni ragazza pensa ci sia un abito speciale per questa o quella occasione: io semplicemente quella mattina non riuscii a trovarlo. Non che sembrassi trascurata o cosa: non era quello giusto. E basta.
Avevo fin da piccola sognato di fare l'interprete: la passione per i libri mi aveva sempre divorato l'anima...consideravo ogni nuova parola imparata un passo per accedere ad una nuova cultura, ad una nuova anima del mondo. Alla fine mi avevano assunta in un call center per stranieri: avevo ventisette anni e parlavo correttamente inglese, francese, spagnolo...più uno strano dialetto arabo ed un ancora più strano idioma cinese...ma ero molto felice del mio lavoro...
I sogni vanno realizzati.

Quando mi svegliai c'era Claudia accanto a me.

Dormiva stringendo la mia mano.
Solo allora mi resi conto del calore che emanavano quelle piccole dita. Non saprò mai da quanto tempo mi stavano accarezzando.
Il potere dolcissimo di ogni gesto inaspettato.
Non avevo voce. Non riuscivo a parlare. Una paura senza limiti si impossessò di me.

L'infermiera entrò senza far rumore.
Mi sorrise in maniera sincera.
Sembrò felice di vedermi sveglia e cosciente.

Non viaggiavo mai in macchina. Amo passeggiare. Autobus e metro possono portarmi ovunque.
Alcune strade della mia città sono favolose. Ponti, piccole discese e tanti, tanti sanpietrini...di quelli che ti rompono i tacchi e che fanno un rumore particolare...

L'ultima cosa che ricordo è il mio cellulare che squilla. E' un sms.

Il mio cuore rimbalza e sbatte e corre e si ferma. Un leggero calore mi scuote il viso. E se fosse lei?
Se volesse dirmi che è stato tutto un sogno? Se volesse dirmi che domani sarà di nuovo con me? Se volesse ricominciare a passeggiare mano nella mano con me nel posto del cuore che le spetta di diritto?
...E se volesse dirmi che non conto nulla per lei? Che per quanto amore possa averle regalato nessun abbraccio di lei mi appartiene? Se volesse dimostrarmi quanto quel suo cuore può distruggermi?

Mi fermo. Immobile.
L'urto. Il buio.

Quando mi svegliai c'era Claudia accanto a me.
Dormiva stringendo la mia mano.
Il rosso vivo dei suoi capelli spingeva via il bianco amorfo di quella stanza d'ospedale.











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