PINARELLA - di Lmconforti
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 18/02/2012 alle ore 19:59:57
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Ah, questa salsedine mi libera il naso ! Mi culla l’ululare delle onde e il violento sciabordar sul bagnasciuga. Abbandono le dita nella sabbia. Dieci giorni di relax. Basta tagli di carne, vaschette di polistirolo. Cosa ci devo mettere nel brodo ? Ci vuole un pezzetto d’osso ? La ringrazio, arrivederci.
Taxi, tassista, premi il pedale, non dormire: devo prendere il treno per Pinarella, capito ?
Ed eccomi giunto fresco fresco dall’albergo alla spiaggia, lontano dalla Carlotta traditrice.
Mare, mare, mare voglio annegareee!
Da dove sbucano quella cicciona e quel vecchio ? Guarda là come è carica. Una borsa sul braccio, un’altra a tracolla, e si deve tenere pure la mano del vecchio che vuole scappare.
Ma cosa fanno ? Non sono autorizzati a entrare nel nostro bagno ! Ma non si fermeranno qui, spero. La spiaggia libera è dopo la fognatura ! Si fermano proprio qui di lato, porca l’oca !
Ma che lingua parla questa qua?
-Barnaba no, noi non andare adesso. Prendi prima medicina.
Il vecchio gira la testa di qua e di là, vecchio fetente !
-Ehi Barnaba, guarda un pò chi.
Gli faccio cenno con il dito di trincare. Gli occhi gli brillano maliziosi. D’un fiato beve, si asciuga i lati della bocca con aria complice.
Decido di fraternizzare con la mia vicina di ombrellone.
-Dove abita-va pri-ma di ve-ni-re in Ita-lia?, le scandisco.
Si solleva dallo sdraio e la larga pancia forma due collinette che le chiudono l’ombelico.
-So-no di Ro-ma-nia. Co-no-sco i-ta-lia-no.
Si è alzata e cerca nella borsa.
-Se un giorno vieni in mio paese, tu molto, molto contento. Indica con il dito una foto sulla rivista.
-Come chiamate voi questo?
-Boh!
-Questo è lago salato. Ci picchietta sopra.
-Tu fare qui bagno e tu non avere problemi mai più di male a schiena e tanti bimbi.
Ma questa non è mica tutto a casa sua. Vuole fare i figli con me?
-Il mio paese è Sovata, fiume pulito, tanto albero alti.
-Io invece sono di Milano. L’aria è sporca e l’acqua sa di candeggina. Sai vero cos’è la candeggina ? Mangiamo carne di tacchino, carne di maiale, carne di vitello, carne di manzo, carne di tarun...
Rido come un matto.
La donna rumena mi guarda sorpresa.
-Mai avuto ragazza, tu?
-Le ragazze... Cara la mia rumena, io faccio il filo alle più veline di Milano. Ti basta ?
-Tu uomo molto solo ! Tu bisogno di donna brava.
-Cosa ? Da solo io ? Tu provochi sapendo di meritare il castigo e allora ti punisco: La Carlotta potrebbe, dico potrebbe, fare un gesto insensato se non la vado a trovare almeno una volta al mese. Mi prepara il bicchiere con il taralluccio e quello che succede dopo te lo risparmio.
-Tu sposare Carlotta?
-Ahò, il sole ha colpito ancora ? La Carlotta è gentile sì, ma mica solo con me.
La rumena estrae dalla sporta dei panini alla mortadella. Non c’è bisogno di insistere.
-Anca a mi, dice Barnaba in bergamasco.
Faccio uscire dalla sabbia una bottiglia di quello giusto. Mi è rimasto fresco.
-Meti chi, dice Barnaba e allunga il bicchiere.
Ci sto bene a ridere e a respirare il mare con questa donna dalla guancia rubiconda.
-Dove vai Barnaba. Barnaba ! Barnaba, no verso mare.
Lo rincorre. Lo afferra per un braccio. Si volta verso di me, ride. Seduti sul pedalò arenato al tubo della doccia, guardano il violento vai e vieni delle onde.
Sfoglio la rivista.
“Vicino a Sovata si trova il Comune Corund, famoso per la ceramica tipica, i vasi in argilla e il suo artigianato popolare...
Il vento mi fa chiudere gli occhi come a un gatto alle carezze. Inizia un lento barlucicare. Allento le dita e le pagine cadono, si confondono i paesaggi nella testa, scivolo nel sonno.
Carlotta in pigiama svolazza nella camera da letto. Sollevo le lenzuola e la guardo. Le sono spuntate ali nere da pipistrello. Fuma accanita e butta fuori dal naso. Entra dalla finestra il vecchio Barnaba. Volano insieme chissà dove. Qualcuno versa il caffè in una tazzina di ceramica di Corund.
Mi risveglio per le fresche punture della pioggia. Non c’è più nessuno sulla spiaggia. La donna rumena e Barnaba fuggono coperti da un asciugamano; sono ben oltre le tamerici e già scompaiono nella pineta.
Scrollo la sabbia dalla rivista e mi rifugio sotto l’ombrellone.
Rannicchiato affronto la tempesta.
Ho finalmente deciso: in modo definitivo, allo spuntare dell’arcobaleno, lascio Carlotta al suo vecchio destino.
Se avrò fortuna, tornerò a parlare con la donna rumena, bella come una mela, fresca come una trota del lago di
