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La Moglie dello Sceicco - di Luigi Lo Duca

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 11/07/2009 alle ore 12:04:30

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

L A M O G L I E D E L L O S C E I C C O
“Piccole Storie”





Il cantiere era aperto ormai da quasi un mese e i lavori erano nella fase finale.
Fino a quel momento non c'erano stati grossi intoppi e tutto sommato le cose erano filate abbastanza lisce. Gli operai, tutti italiani, si erano comportati molto bene, il Capo Cantiere, Paolo, era stato molto professionale e aveva saputo tener bene in pugno la squadra.
Antonio era soddisfatto. Era la terza visita che faceva a quei lavori ed una volta tanto non si trovava a dover affrontare e risolvere qualche rogna. Il cantiere si trovava negli Emirati Arabi e precisamente in un'oasi stupenda a 100 km da Abu Dhabi, in pieno deserto. Praticamente quell'oasi, grande come una piccola città, era diventata la residenza di campagna dei vari sceicchi della corte dell'Emiro. Tutti si erano fatti costruire delle villone gigantesche quasi in gara l'un con l'altro per vedere chi se la faceva più grande e più lussuosa. Il lavoro di Antonio e della sua Azienda era proprio quello di arredare quelle ville sontuose. Era riuscito nel corso di qualche anno, a conquistare i contratti per 3 o 4 di quelle ville, ma questa era particolarmente importante perché si trattava della villa nientemeno che del figlio primogenito del Re: lo sceicco Sultan bin Saif Al Nayyann!
Era stato un contratto sofferto, costato ad Antonio decine di ore di trattative estenuanti, di viaggi, di attese snervanti, di cene a base di occhi di montone, di caldo bestiale e varie altre sofferenze. Ma alla fine aveva raggiunto lo scopo: aveva firmato un contratto di oltre un miliardo di lire, un vero toccasana per la sua ditta, ed ora i lavori stavano finendo, grazie a Dio e ai suoi uomini, senza intoppi o imprevisti gravi.
Da Abu Dhabi quella mattina presto era partito con l'auto di Paolo verso l'oasi di Al Ain. Come sempre in quel Paese vicino all'equatore, era un mattino di sole. Una leggera foschia copriva il cielo ma sarebbe scomparsa molto presto con l'aumento del calore. Imboccarono la grande autostrada che attraversava il deserto. Era un interminabile nastro grigio acciaio che si snodava dritta, senza una curva, senza fine, nel giallo rossiccio delle dune del deserto. Ai lati della strada infatti non c'era nient'altro che sabbia. Sabbia che un leggero vento portava anche sul manto stradale coprendolo leggermente. Il traffico, a quell'ora, era quasi inesistente. Ogni tanto, con un rombo sordo, venivano sorpassati da qualche macchinone, quasi sempre Mercedes fuori serie, o Bentley, Rolls Royce e similari, lanciate a oltre 200 km all'ora. Antonio sapeva che ogni tanto qualcuno si schiantava e ne erano testimonianza muta le carcasse carbonizzate che ogni tanto si vedevano da entrambi i lati della carreggiata. A parte le carcasse però, Antonio era sempre affascinato dallo spettacolo unico che gli offriva il deserto. Aveva un fascino che non riusciva bene a descrivere ma che lo attraeva irresistibilmente. Gli sarebbe piaciuto in effetti poter fare qualche escursione a dorso di cammello tra le dune, inoltrarsi all'interno, fermarsi nelle oasi....erano sogni naturalmente che non si sarebbero mai attuati. Lui era lì per lavorare non per fare il turista! Lungo gli oltre 100 km dell'autostrada non c'erano ovviamente nè stazioni di rifornimento, né tantomeno degli Autogrill come si intendono in Occidente. C'erano solo un paio di baracche, con relativo recinto per le capre, e qualche dromedario, a distanza di una trentina di km l'una dall'altra. Sul fronte di quelle baracche pendeva malinconicamente una vecchia e sudicia insegna della Coca Cola. Quello sarebbe stato il posto di ristoro. Antonio non si era naturalmente mai fermato, l'acqua se la portava dall'albergo. Però ogni volta che vedeva quei posti, con quelle baracche scalcagnate, gli arabi con il turbante e la tunica sempre bianca, i cammelli e le capre, il tutto immerso in un paesaggio i cui unici colori preminenti erano le tonalità del giallo ocra più o meno intenso, gli venivano in mente quei film su Gesù Cristo. Cazzo! Sembrava incredibile ma là non era cambiato proprio niente!
Tra la città che si era appena lasciato alle spalle, nuovissima e modernissima, e quei beduini che vivevano tranquillamente a quel modo, c'era un salto di 2000 anni! Antonio cadeva in quelle riflessioni ogni volta che andava in Medio Oriente. Quei contrasti lo affascinavano! E poi, si poneva anche un'altra domanda, che poteva sembrare banale, ma per lui non lo era: che cosa mangiavano le capre? Perché tutti i beduini avevano le capre. Le aveva viste nei recinti e fuori.
Ma lì non c'era erba! C'era solo sabbia. E allora cosa mangiavano?Qualcuno gli aveva detto che mangiavano cartone! Ma lui non ci aveva molto creduto. Era una domanda alla quale non aveva ancora ricevuto una risposta accettabile. Immerso in queste” profonde” riflessioni, giunsero a destinazione. Videro in lontananza, tremolante come un miraggio, apparire una macchiolina verde.
Il verde in mezzo a tutto quel giallo! Man mano che si avvicinavano la macchiolina diveniva sempre più grande, , più vivida e luccicante: era l'oasi di Al Ain! Uno spettacolo straordinario! Era già tre volte che Antonio ci andava ma ogni volta ne rimaneva turbato. Era colpito dalla meraviglia della natura, dalla bellezza dello spettacolo così imprevedibile che appariva improvvisamente davanti agli occhi, nell'immensità del deserto!
L'Oasi in realtà, una volta entrati, si capiva che era diventata una città. Una città particolare fatta solo di qualche albergo di gran lusso e di ville sontuose, circondate da mura, da palme da dattero. da cespugli di sempreverde. Le strade erano tutte dei viali alberati da palme e da aiuole e da giardini con fiori di tutti i tipi. Tutti innaffiati continuamente da servi che stavano ore e ore con le pompe in mano ad irrorare le piante. Perché, comunque, il calore era come sempre intollerabile, 40-45 gradi all'ombra! Ma il verde dava una sensazione di refrigerio, anche se falso. Era un bel posto e per questo gli sceicchi se lo erano scelto come loro esclusiva residenza.
Erano ormai arrivati al cantiere. Antonio e Paolo scesero dalla macchina e si incontrarono con gli operai montatori che erano al lavoro. Antonio li conosceva tutti e li stimava molto. Aveva un grande rispetto per questi lavoratori, e non solo per i suoi, che lavoravano all'estero in condizioni durissime di ambiente e di clima, che non si lamentavano mai ed erano capaci di portare a termine lavori anche di altissimo impegno e difficoltà. Antonio che aveva fatto lavori in varie parti del mondo, considerava gli italiani i migliori in assoluto in quel genere di lavoro. Ma era una razza in estinzione. Sempre meno si trovavano giovani disposti a fare quel mestiere. Infatti, guardando i suoi, si rese conto che la maggior parte aveva superato abbondantemente la soglia dei 40. Ragazzi di 20anni non ce n'era nessuno!Beh, lui non poteva farci niente. Era contento della sua squadra e sopratutto del suo Capo Cantiere, Paolo, che adesso lo invitava a visitare i vari ambienti della villa, dove i lavori erano finiti o in fase di finitura. L'aria condizionata non era ancora in funzione: Ciò voleva dire che gli uomini erano costretti a lavorare in condizioni quasi insopportabili. La proprietà aveva garantito la messa in funzione dell'impianto già da un mese ma poi, all'araba ,non era successo niente, e alle richieste pressanti di Paolo al rappresentante dello sceicco, la risposta era sempre la stessa:”Sukra!(domani) Inshallah!(se Dio vuole)”E così, con loro, finiva ogni discussione. Appena entrati furono aggrediti da una donna, un'arpia vestita di nero, con il volto scoperto, ma con il velo in testa che con voce acutissima, gridava qualcosa a loro, in arabo. La donna avrà avuto una cinquantina d'anni e , come la maggior parte delle donne arabe appena dopo la adolescenza e il matrimonio, era grassa. Ma si muoveva veloce e con agilità sorprendente. Antonio e Paolo naturalmente non capivano niente di quello che la megera gridava. Capivano soltanto che sembrava volesse loro impedire di entrare. Per fortuna in quel momento arrivò Khamel, l'uomo di fiducia dello sceicco, un egiziano grande e grosso, anzi corpulento,con i baffi e gli immancabili occhialoni scuri (assomigliava proprio a Faruk, pensò Antonio, l'ex re d'Egitto), vestito sempre all'occidentale impeccabilmente (ma come faceva a non sudare quello là, pensò Antonio, io sono già fradicio e sono appena uscito dall'aria condizionata della macchina, e lui è sempre fresco e profumato come una rosa). Infatti intorno a Khamel aleggiava sempre un leggero alone di un profumo che Antonio ancora non era riuscito ad identificare. Si ripromise di farselo dire alla prima occasione ma adesso era importante capire cosa cazzo voleva quella strega!
Dopo aver parlato con la vecchia, Khamel finalmente spiegò: “Fatma, è il nome di questa donna, è la governante della moglie dello sceicco, il giovane Sultan, sapete. Lo sceicco Sultan si è appena sposato ed è già partito per Londra a finire i suoi studi. Sua moglie è la giovanissima figlia dello sceicco Suroor, uno dei più importanti uomini di Stato del Re. Mentre il marito è via, la moglie sta in casa e da ieri si è trasferita qui, nell'ala delle donne che voi avete appena completato.
Fatma, vuole ricordarvi che è assolutamente proibito andare in quell'ala. Non dovete avvicinarvi.
La principessa non può vedere nessuno durante l'assenza del marito a parte le altre donne del gineceo. Ma tu, Antonio, le sai queste cose!””Altroché”! Rispose Antonio." Non ti preoccupare. Avviseremo gli uomini, ma dobbiamo comunque finire i lavori. Fammi vedere dove non dobbiamo andare, così siamo sicuri di non commettere qualche cazzata,” Così dicendo, con la strega davanti, entrarono nella villa. Si portarono nella parte est della casa, dove era posizionata la camera da letto del Principe. Che era naturalmente enorme e con un grande letto a baldacchino. Su un lato c'era una porta , che aveva fornito Antonio, in legno massiccio di ciliegio a due portali con le maniglie di oro zecchino.
Quella porta portava al gineceo ed era ovviamente chiusa.
Non c'erano problemi, dunque, pensò Antonio guardandosi intorno. Si accorse che mancava solo la posa dei Tendaggi, poi tutto era finito in quella stanza. Lo disse a Khamel che lo disse a Fatma, che dopo aver borbottato qualcosa di incomprensibile, se ne andò velocemente uscendo dalla porta in ciliegio.
Percorrendo le altre camere, arrivarono al grande salotto dove normalmente si sarebbero riuniti gli uomini. Come al solito era uno stanzone molto grande intorno ai 60mq, già completo di lampadari, poltrone, divani, tavoli e tavolini, tutti di grande pregio. Su un lato del salotto, quasi nascosta dal tendaggio, Antonio notò una mousharrabia”
La tipica grata araba di legno intrecciato che veniva posta sulle finestre per non far vedere chi ci stava dietro. Quel particolare,ne era sicuro, di certo non l'avevano messo loro. Antonio non ci fece più caso e continuò la sua visita alla villa. Khamel intanto si era congedato, Paolo e Antonio continuarono camera per camera, stavano finendo il giro e Antonio era veramente soddisfatto per come i lavori erano stati finora eseguiti e dovettero ripassare per il grande salotto. Mentre uscivano, sentirono un lieve bisbiglio. Si fermarono interdetti. Non c'era nessuno con loro, ma il bisbiglio continuava. Era una specie di: Psst, Psst! Ma porca Eva! Non c'era nessuno in quella stanza. Ma Paolo, che forse ci sentiva meglio di Antonio, si era avvicinato alla grata. Antonio se ne accorse e si avvicinò anche lui. Dietro la grata si intravvedeva nell'ombra, ma nitidamente, il volto di una fanciulla. Non portava il velo sul viso, e si vedeva che era bellissima e giovanissima! Poco più di una bambina. Era lei che facendo “psst, psst” li aveva chiamati.
Dopo la prima sorpresa, Antonio immediatamente si cagò addosso. Quella doveva essere la moglie di Sultan, la figlia dello sceicco! Ma cosa ci faceva là, puttana Eva!Dovevano andare via subito, immediatamente! Tirò Paolo per un braccio:”Andiamo, vieni via subito, per favore!””Un momento, capo, la ragazza vuol dirci qualcosa, aspetti un momento lei, per favore!”
Antonio , se da un lato voleva tagliare subito la corda, dall'altro era incuriosito. Il fatto di parlare e di vedere in viso, seppur dietro una grata, una ragazza araba e per di più una principessa, era di per sé un fatto eccezionale. Così accettò l'invito di Paolo, si fermò un po' discosto, di vedetta, mentre Paolo si avvicinava alla grata.
“Capo, controlli che non arrivi la strega, dico due parole e poi ce ne andiamo, per favore!”
“va bene, va bene,” rispose Antonio,”ma fai presto, cacchio!”
Paolo cominciò a parlare con la ragazza e Antonio sentiva praticamente tutto. La ragazza parlava un inglese stentato ma comprensibile, a voce bassa. Diceva:
“Chi siete? Chi sei?
“ Siamo italiani, stiamo finendo i lavori della tua casa. Ma tu chi sei?
“ Il mio nome è Amina. Sono la moglie dello sceicco. Italiani! Allora venite dall'Italia!”
“ Si , dall'Italia, molto lontano da qui!””
“Dimmi, com'è l'Italia? Anche lì c'è il deserto?
“ No, in Italia non c'è il deserto. Ci sono le montagne, la campagna con l'erba verde, i fiumi con l'acqua azzurra e il mare!”
“ Che bello! Io non ho mai visto niente del genere. Sono stata sempre qui, in Arabia. E adesso sono qui, sempre chiusa, non vedo nessuno, non posso parlare con nessuno!”
Antonio a questo punto pensò bene di intervenire:
“Amina, noi non possiamo restare qui. Non possiamo parlare con te. Paolo, andiamo via, subito!”
Ma la ragazza insistette:” ma tu, italiano, come ti chiami?” rivolta a Paolo.
“Paul, Paolo in italiano. Ma adesso ti devo dire ciao, good bye!”Paolo si rivolse per andarsene, ma la vocina di Amina li raggiunse da dietro la grata:” Ma domani torni? Mi piace tanto parlare con te? Allora torni? A quest'ora io sarò qui!”Paolo era interdetto e volgendo la testa le disse:”non so, forse, vedremo...ma lo sai, è proibito!” Ma la ragazza insisteva:” ma dimmi ancora , qual'è la tua città?” Venezia, Venice!” le rispose. “Venice, la città sull'acqua! Mi piacerebbe tanto vederla! Portami una foto, ti prego, me la porti?”esclamò la ragazza. Paolo era combattuto, da un lato gli dispiaceva lasciare la ragazza chiusa la dentro, dall'altro anche lui si rendeva conto del rischio. Alla fine si decise e le disse:”va bene, domani: Domani ti farò vedere Venezia! Addio!”
Uscirono velocemente dalla villa per loro fortuna senza incontrare nessuno. Gli era andata bene.
Antonio era preoccupato. Aveva visto l'amico troppo preso da quella situazione. Non gli piaceva l'impegno che aveva preso con Amina. Così, mentre erano già in macchina diretti all'hotel, gli disse:”Non avrai mica detto sul serio che domani le fai vedere Venezia, no?” Paolo era interdetto, esitante, cosa strana per lui, Antonio lo conosceva bene. Paolo non era tipo da perdere la testa per una donna, tantomeno per una ragazzina vista a malapena dietro una grata e per di più moglie del loro Regale Cliente! Ma Paolo era esitante: “ mah!” borbottò guidando” mi ha fatto una pena quella ragazza....e poi, ha visto anche lei, quanto era bella! Aveva un viso da madonna, ha visto no?””Ho visto, ho visto” gli rispose Antonio” ma questo che c'entra?Non si può e basta! Non si può e non si deve! Non vorrai mica mandare a puttane il contratto, no? E per che cosa? Per una chiacchierata con una ragazzina dietro una grata! Assolutamente no! Anzi, come tuo Capo, te lo proibisco! Ho già fatto una cazzata, oggi, che poteva costarci cara, ci è andata bene, ma non voglio forzare la mano alla fortuna. NO e basta!” concluse Antonio.
Paolo, se ne stava zitto. Sembrava non avesse neanche sentito la sfuriata di Antonio, immerso in chissà quali pensieri. Poi a bassa voce: “Però, pensi a che vita di merda fanno queste donne! Chiuse in casa quando sono bambine, le fanno sposare appena sono in età di poter figliare, a quel punto gli fanno fare praticamente un figlio all'anno così che quando arrivano a meno di 25 anni sono già sfatte. Con gli uomini non possono mai stare se non con il marito che è il padrone assoluto, stanno solo con le altre donne, chiuse nei ginecei, a guardare forse la Tv e a ciarlare tra loro. Quando, da sposate, le portano fuori, magari all'estero, a Londra per esempio, passano tutto il tempo nei Grandi magazzini a comprare vestiti, scarpe, borse, gioielli, spendono un sacco di soldi, perché quella è l'unica cosa che non gli manca, tutte cose che poi non potranno mai esibire, perché non andranno mai da nessuna parte! Ma le sembra o no che è una vita di merda?” Concluse Paolo, quasi angosciato, rivolgendosi ad Antonio. “Sarà anche una vita di merda, Paolo, ma non me ne frega niente e non ci possiamo fare niente. Adesso, ascolta me, rientriamo in albergo, facciamoci una bella doccia e speriamo che il ristorante abbia davvero una cucina internazionale così che possiamo farci una bella mangiata! E non pensiamo più ad Amina e a tutte le pene delle donne arabe. Non è il nostro problema. Il nostro problema è finire i lavori, far contento il Cliente e prendere la grana! OK?” “D'Accordo!” concluse pensieroso Paolo.
Erano arrivati. Rientrarono nelle loro camere e verso le 9 di sera si incontrarono a cena. Il ristorante sembrava OK e infatti Antonio riuscì, una volta tanto, a saziarsi abbondantemente.
Verso la fine del pasto,al digestivo, Paolo che fino ad allora era rimasto piuttosto sulle sue, tirò fuori dalla tasca una busta e rivolgendosi ad Antonio gli disse:”Guardi cosa ho trovato per caso, tirando fuori le mie cose dalla valigia, ho trovato questo!” e porse la busta ad Antonio. Dentro c'ara una cartolina con una scritta, forse dei saluti, in inglese. Solo che la cartolina era una veduta di Venezia con tanto di gondole e Ponte di Rialto!
Mentre Antonio fissava la cartolina, con un brutto presentimento nel cuore, Paolo si affrettò a spiegare:” E' una cartolina che mi ha mandato un'americana che avevo conosciuto tempo fa: è stata a Venezia e mi ha mandato la cartolina che avevo messo in una tasca della valigia. Me ne ero praticamente dimenticato, e stasera, per caso è saltata fuori! Ma pensi il caso alle volte! Sembra incredibile, non è vero?”
Antonio era sovrappensiero. Cosa fare? Paolo era il suo Capo Cantiere. Un tecnico molto capace e serio. Cosa doveva fare? Era chiaro che la ragazza araba lo aveva colpito profondamente. Sono cose che possono capitare, ovvio, ma non dovrebbero capitare, porca Eva!
Antonio non voleva correre rischi. Ma non voleva neanche imporre un diktat al suo uomo migliore con il rischio che questi facesse lo stesso quello che voleva fare trasgredendo così un preciso ordine e quindi a quel punto il rapporto poteva deteriorarsi irrimediabilmente.
Quindi, pacatamente, si rivolse a Paolo, chiedendogli:” allora, dimmi, cosa vorresti fare?”
Un po' esitante, Paolo farfugliò:” Ecco, a dir la verità, quando ho trovato la cartolina, ho pensato che, se lei è d'accordo naturalmente, potrei domani mattina, in un secondo, darla ad Amina....magari lei potrebbe fare da sentinella....per pochi secondi, ovvio, una cosa sicura, senza rischi...cosa ne dice?” concluse speranzoso il giovane. Antonio aveva deciso e rispose subito:” ascolta amico. Tu sai quanto è importante questo contratto per me e per la ditta. E sai quanto può essere pericoloso, anche fisicamente, se ti prendono solo a parlare con quella ragazza. Quindi tutto, dico tutto è contro questa tua idea! Non dirmi che ti sei innamorato di quella ragazzina così al primo colpo perché non ti credo, non sei il tipo, ti conosco troppo bene. Quindi dimmi, dammi un motivo valido perché dovrei correre questo rischio!” Paolo non rispose subito e , senza guardare Antonio, dopo aver riflettuto un momento rispose:” vede, signor Antonio, io sono d'accordo su quello che che ha detto: il contratto e tutto il resto. Non sono stupido né incosciente. Ma c'è una cosa che mi spinge ad insistere, a chiederle questo favore...” “ E dimmela allora!” sbottò Antonio.
“ Pensi, capo, quanta felicità potrei dare a quella ragazzina con questo piccolo gesto di pochi secondi. Con una vecchia cartolina di Venezia. Le darei la possibilità di sognare, di evadere almeno un poco da quella specie di prigione....e a noi cosa costerebbe? Solo qualche secondo di attenzione, di vigilanza, nessuno se ne accorgerebbe....Ecco, tutto qua. Vorrei dare a quella ragazza una piccola finestra sul mondo che sta fuori...niente altro!” Antonio a questo punto era perplesso. Era rimasto colpito dal discorsetto di Paolo: lo faceva freddo, cinico, donnaiolo...e adesso gli rivelava la parte nascosta, sensibile, del suo animo. Non era cosa da poco. Forse dopotutto, se stavano ben attenti, il rischio non era poi così grande....Paolo le dava la cartolina e via...ma sì, dai, si poteva fare e Paolo sarebbe stato contento...e anche Amina!
“Ascolta!” gli disse a questo punto” facciamo così. Tu intanto cancelli dalla cartolina nomi, cognomi e tutto quello che possa ricondurre quella cartolina a te o a noi. Domani, prima controlliamo che non ci siano spie, megere o altro, e poi, rapido, rapido, le dai la cartolina e via, d'Accordo? Senza mettersi a parlare e fare conversazione, siamo d'accordo?”
“Grazie, capo, sapevo che avrebbe capito! OK, faremo così!” rispose Paolo visibilmente sollevato.
Antonio non dormì tranquillo quella notte. Fece dei brutti sogni: la megera li aveva presi in fallo e si era messa ad urlare con la sua voce stridula. Erano arrivate le guardie armate di enormi sciaboloni. Li avevano imprigionati e portati davanti allo sceicco, sempre con la strega che urlava,
e lì avevano portato anche Amina, accusata di adulterio. Nel sogno la ragazza era nuda, molto bella, e mentre iniziavano a frustrarla arrivò il boia con la scimitarra che subito tagliò l'uccello a Paolo e poi alzò la scimitarra per tagliarlo anche ad Antonio...la sensazione fu così orribile e veritiera che Antonio si svegliò di soprassalto in un bagno di sudore! Si toccò subito le parti intime...ringraziando Dio e Allah, "lui" c'era ancora e tutto intero...! Si alzò dal letto sollevato che fosse stato solo un sogno. Ma lo stress non lo abbandonò. Quando poco più tardi si ritrovarono a colazione, il suo umore non era migliorato. Alle 9 uscirono nel calore del giorno per avviarsi alla villa. Gli operai erano già sul posto a lavorare. Quando arrivarono non videro né Khamel, né Fatma. Bene. Girarono per la casa, chiacchierarono con gli uomini al lavoro, controllarono le finiture. Controllarono gli orologi; mancavano 10 minuti alle 10...si avvicinarono al salotto.
In quel momento sentirono la voce stridula della megera, si volsero e la videro arrivare veloce con un vassoio in mano. Veniva proprio verso di loro. Si avvicinò e, proferendo delle parole incomprensibili, porse loro il vassoio che Antonio vide essere ricolmo di pasticcini e dolci tipici arabi. Fatma fece un gesto ampio con il braccio indicando prima loro poi gli altri uomini che stavano lavorando intorno....Antonio comprese! Aveva portato dei dolci per loro! Veramente una grande cortesia inaspettata. Anche Paolo aveva capito , Antonio prese il vassoio facendo un inchino imbarazzato con la testa per ringraziare. “Tank you, very match!” disse in inglese, certo di non essere capito. Ma la vecchia aveva capito e, lasciandoli di stucco, rispose:”good italian people! Very good italian people!” E con il braccio indicava gli uomini al lavoro e Paolo, il loro capo. Antonio era rimasto esterrefatto, ma anche piacevolmente sorpreso: evidentemente lo staff dello sceicco era rimasto soddisfatto del loro lavoro, ma che glielo esternasse addirittura la vecchia, questo non se l'aspettava proprio! Stavano lì, con il vassoio in mano, un po' imbarazzati quando arrivò provvidenzialmente Khamel. Vide la scena, vide il vassoio e i pasticcini, ne prese subito uno, se lo ficcò in bocca e con la bocca piena si mise a confabulare in arabo con Fatma.
“E allora?” chiese Antonio, “cosa dice?” “ Come vi ho detto la moglie dello sceicco è venuta a stare qui da un paio di giorni. Ha visitato la casa ed è molto contenta del lavoro che avete fatto.
Così ha voluto dimostrarvi la sua soddisfazione! Guardate che dovreste essere molto contenti anche voi, eh!” “ Altroché se siamo contenti,” esclamò Antonio visibilmente sollevato dalla piega degli avvenimenti,” ti prego di dirlo alla vecchia che ringraziamo di cuore la principessa per la sua cortesia:” Khamel riferì a Fatma le parole di Antonio ma questa, dopo aver fatto un rapido cenno del capo verso Antonio, prese Paolo per un braccio e gli fece cenno di seguirlo. Paolo era sconcertato ma, guardando Antonio che era più perplesso di lui con uno sguardo che voleva dire;”che ci posso fare?”, seguì la donna che quasi lo trascinò nel grande salotto. Antonio e Khamel, rimasero nell'atrio con il vassoio dei pasticcini. Entrambi facevano finta di niente, ma Antonio sapeva che Khamel sapeva e Khamel sapeva che Antonio sapeva, così mangiarono pasticcini e ne offrirono anche agli uomini come se niente fosse.
Paolo intanto era arrivato vicino alla grata. Fatma gli mise un dito davanti agli occhi e gli bisbigliò:” one minute”! Only one!” “OK” rispose Paolo, un po' emozionato guardando dentro la grata: lei era là. Questa volta però, aveva il velo davanti a coprirle il volto.
“Hallò!” sussurrò, “Ciao!” disse lui, e aggiunse:” Ma come hai fatto?” indicando Fatma che intanto si era allontanata lasciandoli soli. “Mi vuole bene” sussurrò Amina”è come se fosse mia madre. Lei vuole proteggermi. Le ho chiesto io, di lasciarmi parlare un momento con l'italiano che ha fatto questi bei lavori. Ha detto di sì, purché portassi il velo. Sono così contenta che sei venuto. Avevo paura che tu non venissi...”” Adesso sono qui,disse piano Paolo, ecco guarda, ti ho portato Venice, per te!” e arrotolando la cartolina la fece passare attraverso la grata. La ragazza la prese, la srotolò e la guardò estasiata:”Ah! Che bellissimo regalo mi fai fatto Polo(diceva Polo cercando di italianizzare Paul), la terrò sempre con me! Un giorno forse anche io andrò a Venice e mi ricorderò di te!” Così dicendo Amina si staccò il velo dal viso scoprendolo tutto e guardando Paolo attraverso la grata con i suoi immensi e profondi occhi nerissimi. Paolo, la guardò incantato: era bellissima. Aveva un groppo in gola. Non seppe trattenersi e allungò un dito attraverso la grata dopo esserselo portato alla bocca come per inviarle un bacio. Lei esitò un solo attimo, poi fece lo stesso e posò il suo ditino sul ditone calloso di Paolo. Stettero così per qualche secondo, poi Paolo si riscosse, si ritrasse e le sussurrò:”Addio Amina, e good luck!” Si allontanò e lo raggiunse la vocina della ragazza:” Polo, quando tornerai in Italia, qualche volta, ti ricorderai di me? Io, sicuro, sicuro, mi ricorderò di te!” Paolo si fermò, si voltò verso la grata dove si intravvedeva la figura di Amina e, commosso, le disse piano:” Si, Amina, anche io mi ricorderò di te!” Si allontanò velocemente mentre Fatma ritornava e lo guardava di sottecchi. Antonio lo vide ma non gli disse niente. Si era reso conto, vedendo l'espressione intensa del viso di Paolo, che la cosa era più seria del previsto. Così non toccarono più l'argomento. I lavori finirono. Tutto andò bene.
In seguito le strade di Antonio e Paolo si divisero. Non si videro più per oltre 10 anni.
Finché un giorno si incontrarono. Antonio aveva cercato Paolo per un nuovo lavoro, molto difficile.
Paolo. per telefono gli aveva comunicato che non faceva più quel mestiere, ma che comunque sarebbe stato felice di incontrarlo, così per una rimpatriata. Antonio ne fu ben contento.
Si videro in una trattoria in una cittadina del Veneto. Erano entrambi invecchiati; Antonio era sui 50, Paolo sui 40. Ma li portavano ancora bene. Chiacchierarono un pò, mangiando pesce, del più e del meno, ricordando le esperienze passate e informandosi della loro situazione attuale. Paolo, incredibilmente si era sposato. Si! ,ma sveva anche divorziato dopo un anno e mezzo! Non era fatto per la vita matrimoniale. “Sono un vagabondo” diceva” non riesco a stare fermo in un posto!” Antonio lo aveva sempre invidiato un po' per questo. Parlarono di donne, Paolo raccontò alcune avventure e allora ad Antonio venne in mente un ricordo lontano:” a proposito, Paolo, ti ricordi della principessa? La moglie dello sceicco? Chissà che fine avrà fatto?” A questa domanda, Paolo si fece serio. “ Si, signor Antonio, si , me la ricordo, eccome! Guardi cosa mi è arrivato qualche anno fa!”
Così dicendo tirò fuori dalla tasca della giacca una cartolina tutta sgualcita e la porse ad Antonio.
Era una cartolina di Venezia, con le gondole e tutto il resto, tipica. Antonio la voltò:”posso?”
chiese, “legga, legga pure!” gli disse Paolo. Dietro, con una scrittura infantile, c'era scritta una piccola frase: “Polo, i remember, Amina”. Antonio guardò Paolo, attonito. Ma come aveva fatto, la ragazzina, a mandare una cartolina a Paolo e come faceva a conoscere l'indirizzo?
“Vede, capo, quando ho dato la mia cartolina ad Amina, non ho seguito i suoi ordini, non ho cancellato il mio nome e il mio indirizzo, capisce...?”
“Capisco, eccome,ma sinceramente sono contento per lei! Adesso te lo posso anche dire”
Paolo continuò:”sa, capo, da quella volta mi ha mandato ogni anno una cartolina: da Londra, da Parigi, da New York....ma questa è la prima, da Venezia. Mi è arrivata quasi due anni dopo da quando l'avevo vista dietro la moussharrabia. Si vede che è stato il primo posto dove ha voluto farsi portare dal marito quando , una volta all'anno la porta con sé in vacanza.” “ E cosa ti scrive nelle cartoline?” chiese curioso Antonio. “Sempre la solita frase: Polo, i remember”
“E tu?” “E io, niente. Non ho alcun modo di comunicare con lei. Ci ho pensato, sa, ma ho capito che è impossibile. Ho rinunciato a pensarci. Forse anche per questo il mio matrimonio è andato a “remengo”, non riuscivo a togliermela dalla testa. Quel viso dietro la grata, il suo profumo...era diventata una ossessione...ma adesso, ormai, dopo tanti anni, mi è passata!”
Antonio lo guardò perplesso, non era convinto. Lo vide metter via con cura la cartolina sgualcita...
No! pensò Antonio. Non gli era affatto passata. Quell'episodio di tanti anni prima, di pochi minuti, doveva far parte di quei fatti inspiegabili che colpiscono una persona così profondamente da lasciare un segno indelebile, per sempre...
Guardò Paolo, così invecchiato e così solo, con rinnovato rispetto e con nuovo affetto.
Chissà che fine aveva fatto Amina? Quanti figli aveva ormai? Se era felice. No, felice non era.
Però Paolo le aveva regalato, con la sua sensibilità, un momento di felicità che lei si sarebbe portato sempre nel cuore. Per entrambi sarebbe rimasto nella memoria un volto, un profumo, un tenero bacio su un dito. Una vecchia cartolina di Venezia, con il suo mare e le sue gondole...
A lei, forse, sarebbe bastato. A lui, a Paolo, certamente no.
La cena era finita, si salutarono un po' tristi. Si abbracciarono facendosi gli auguri di buona fortuna. Si allontanarono ognuno per la sua strada. Non si sarebbero visti mai più.







Anno 1987