Il basket dell'amore parte1 - di Elisa Merafina
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 18/09/2008 alle ore 17:08:48
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«Allora siamo tutti d’accordo nell’iscriverci al club di basket?» chiese Hilary ai suoi amici. Hilary era una ragazza di sedici anni, bionda e con gli occhi di uno strano colore che nessuno riusciva a definire. Insieme ai suoi più cari amici si era iscritta al primo anno di liceo nell’istituto Hogary della prefettura di Tokyo.
«Per me non ci sono problemi.» rispose Rei. Rei era il migliore amico di Hilary, la conosceva sin dalla nascita e l’aveva sempre considerata come una sorellina minore. Anche lui aveva sedici anni, era moro e con gli occhi castani
«Lo stesso vale per me.» concordò Toshio. Anche lui era amico di Hilary e la conosceva da quando frequentava l’asilo. Era biondo e con gli occhi azzurri
«Lo sai che il basket è tutto per noi.» aggiunse Satoshi. Satoshi era un altro membro del gruppo. Portava sempre un cappello al contrario per legare i suoi capelli che gli arrivavano fino alle spalle come quelli di Rei, che a differenza li raccoglieva in una coda per mezzo di due fasce. Satoshi era il simpaticone del gruppo, era moro e con gli occhi di un blu acceso
«Non c’è bisogno di chiederlo imbecille.» disse Kei. Come vuole la tradizione, in ogni gruppo c’è il ragazzo cupo e introverso e in quel caso si trattava di Kei, un ragazzo moro, con gli occhi neri ed un po’ più alto di Rei
«Attento a come parli idiota... Allora è deciso, faremo vincere alla scuola superiore Hogary il Campionato Nazionale!»
«Sììì!» risposero altri quattro ragazzi
«Tu che farai “prof”?» chiese Toshio ad un ragazzo di nome Shimoto
«Oh niente Toshio, visto che siete sufficienti a formare una squadra, io mi limiterò a fare il manager. In fin dei conti con tutto quello che so sugli altri giocatori potrò esservi molto utile... non è per questo che mi chiamate “professore”?» rispose quest’ultimo
«Hai ragione, ci sarai utilissimo prof.»
«Ehi Hilary non sorridergli in quel modo altrimenti lo farai sentire male!»
«Quanto sei spiritoso Satoshi. Vorrei tanto sapere come ho fatto a sopportarti dall’asilo.»
«Non sei l’unica che se lo chiede te lo assicuro... Comunque devi riconoscere che ce ne sono poche di amicizie come la nostra.»
«Che vuoi dire Rei?»
«Beh ci conosciamo tutti da quando frequentavamo l’asilo e stiamo ancora insieme. Insieme abbiamo frequentato asilo, elementari, medie ed ora superiori.»
«Hai ragione, nonostante tutto ci vogliamo un gran bene.»
«Sì, ma non dimenticatevi che il professore lo abbiamo conosciuto solo quest’estate al mare.» disse Satoshi
«È vero, ma ci siamo subito affezionati a lui.» rispose Hilary
«Smettetela di parlare di cose inutili e ascoltatemi piuttosto... Se il nostro obiettivo è quello di vincere il Campionato Nazionale...»
«Certo che è il nostro obiettivo.»
«Bene, allora dovete sapere che sul nostro cammino incontreremo delle squadre davvero forti. Se riusciremo a passare le eliminatorie e tutto il resto e quindi arrivare al Campionato sappiate che ci sono dei giocatori che dovete temere... Logicamente ci sono i campioni in carica, i ragazzi del Nossaryu, della prefettura di Akita... Ma prima di pensare alla finale, dovrete battere, tra i tanti, anche i ragazzi della prefettura di Kanagawa, ovvero i ragazzi del Nakani, che si è classificato primo...»
«Per diciassette volte consecutive alle finali delle eliminatorie.»
«Esatto Hilary... Hilary? Come fai a saperlo?» chiese Shimoto scioccato
«Quello che più dobbiamo temere è il loro capitano, Shinichi Kima, del terzo anno e logicamente asso della squadra.» continuò lei
«Incredibile...» disse lui rapito
«Poi c’è lo Zesho, capitanato da Ken Jifu, anche lui del terzo anno e rivale di Kima sin da quando erano matricole... Oltre ad essere il capitano, Jifu è anche l’allenatore e credo che quest’anno darà del filo da torcere al Nakani... C’è anche il Rinonay che con il suo asso, Akira Tsusera, del secondo anno, quest’anno si potrebbe rivelare un pericolo... Per ultima c’è il Kusho che può contare sulla forza del suo capitano, Nokeri Kaji, del terzo anno e su quella di una nostra vecchia conoscenza, visto che lo abbiamo affrontato l’anno scorso...»
«Di chi stai parlando?» chiese Satoshi
«Dakeo Wakura.» affermò decisa
«Cosa?»
«Eh già... Prof, mi pare di non aver dimenticato nessuno no?» disse lei guardandolo con un sorriso
«Hilary mi hai scioccato, non credevo che conoscessi questi giocatori.»
«Capita spesso che mi sottovalutiate.»
«Non è vero, io sapevo perfettamente che li conoscevi, ti ho visto tante volte fare ricerche su di loro.» disse Rei
«Allora sei l’unico a non sottovalutarmi.» gli rispose con un sorriso
«Comunque non ci sono solo loro. Quest’anno dovrete affrontare una squadra della nostra stessa prefettura. Sono gli Horan ed il loro capitano, con cui ho frequentato le medie, Hideaki Yabe è piuttosto forte. Il loro allenatore è Kechi Zaku e credo che voi lo conosciate...»
«Sì, è quel folle che l’anno scorso è finito sul giornale per atti vandalici nella scuola in cui, oltre ad insegnare, viveva anche.»
«Esatto... Bene questo è quanto dovete sapere sui vostri avversari. Ora andiamo in palestra per conoscere il nostro futuro coach.»
«Un momento prof, ci hai detto dei nostri futuri avversari se dovessimo passare le eliminatorie, ma per quanto riguarda i nostri avversari delle eliminatorie che ci dici?» chiese Satoshi
«Hai ragione... Beh sappiate solo che i campioni delle eliminatorie dell’anno passato sono i ragazzi dell’Hanazono, poi ci sono quelli dello Shino, del Too e dell’Akizuki. Loro sono i più forti...»
«Ti sei dimenticato i ragazzi del Kitayama, quelli che l’anno scorso si sono battuti contro il Nakani al Campionato Nazionale.» si intromise Hilary
«Hai ragione... Beh ora che sapete tutto, possiamo andare.» e così andarono in palestra. Con loro immensa sorpresa, il coach, un uomo sulla sessantina, di nome Jay Hiruta, con i capelli grigi, gli occhi castani, abbastanza alto ed un fisico ancora niente male, dopo aver fatto le presentazioni, li fece allenare e così, al termine di essi, tornarono a casa stremati:
«Allora piccola mia, cosa hai fatto oggi a scuola?» chiese una donna sui trentotto anni, piuttosto alta, bionda e con gli occhi azzurri
«Io, Rei e gli altri ci siamo iscritti al club di basket e abbiamo cominciato oggi gli allenamenti.»
«Oh bene, vedo che continui ancora a frequentare Rei... Ma perché non gli dici che lo ami? Ah no non potresti! Tanto ti direbbe di no, visto che non hai un briciolo di femminilità!» intervenne un ragazzo di tredici anni, biondo scuro e con gli occhi verdi
«Aha aha, molto spiritoso, ma perché non chiudi quella boccaccia!»
«Che cosa c’è? La verità ti fa così tanto male Hilary? Nessun pazzo si metterebbe mai con una racchia, acida e maschiaccio come te! Aha aha aha!!»
«Mamma!»
«Denny adesso smettila, non dire più queste cattiverie a tua sorella. Ricordati che lei è più grande di te e che se poi ti prende a schiaffi non puoi venire a piangere da me! Piuttosto, perché non vai a chiamare Mariel?»
«Uffa che noia! Ma perché devo chiamarla sempre io? Non può scendere da sola quando ha fame?» disse mettendo il broncio perché la mamma lo aveva rimproverato, poi fece quello che gli aveva detto
«Mangiamo senza aspettare papà e Sota?» chiese Hilary
«Esatto, faranno tardi perché hanno del lavoro da concludere.» rispose la madre
«E non aspettiamo neanche Ian e Yuko?» chiese di nuovo
«Veramente non so neanche se tornano. So solamente che sono agli allenamenti di atletica.»
«Siamo tornati.» dissero due voci, una maschile e una femminile, poco dopo in cucina comparvero un ragazzo di diciassette anni, biondo, con qualche meches rossa, gli occhi azzurri, piuttosto alto e un fisico da vero corridore e una ragazza... identica a Hilary!
«Ciao ragazzi, mettetevi a tavola che è pronto.» disse la mamma, poco dopo scesero anche Denny e un’altra bambina di dodici anni, con i capelli biondo cenere, gli occhi verdi come quelli di Denny e con in mano un peluche a forma di topolino bianco, che si misero subito a tavola.
I giorni passarono e la mamma più di una volta aveva chiesto a Hilary di invitare Rei a cena, così un giorno glielo chiese e lui accettò:
«Mamma, papà sono tornata ed ho con me un ospite.»
«Oh bene e chi è?... Oh ma sei tu, ciao come stai Rei?» chiese un uomo sui quarant’anni, castano e con gli occhi verdi
«Io bene grazie e lei come sta?»
«Quante volte ti devo ripetere di non darci del lei, ci fai sentire più vecchi di quello che siamo!» disse ridendo
«Ha ra... hai ragione scusa.» si riprese. A tavola parlarono di molte cose e una volta finita la cena Rei e Hilary salirono in camera di lei. Quando entrarono non si accorsero che sotto al letto c’era qualcuno, così si sedettero e cominciarono a parlare:
«I tuoi sono sempre stupendi. Per non parlare dei tuoi fratelli, non sono cambiati affatto, soprattutto Denny!» disse calcando un po’ sul nome del bambino, avendolo sentito muovere sotto il letto
«Hai ragione, ma bisogna capirli è da tempo che non venivi a trovarli.»
«Ecco dove eri finito! Che cosa ci fai in camera di tua sorella?» chiese Rei avendo tirato fuori Denny da sotto il letto che diceva, imitando la voce di Hilary
«Oh Rei, non sai quanto sono contenta di restare un po’ da sola con te, perché vedi io devo dirti una cosa importante... Ti amo Rei!!!»
«Ma cosa stai dicendo? Smettila altrimenti ti riempio di schiaffi... Mamma vieni a prenderti questo rompiscatole!!» così dicendo lo sbattè fuori dalla camera e richiuse la porta
«Scusami Rei, non sapevo che c’era Denny... Caspita sono così imbarazzata... non so come scusarmi!...»
«Calmati, non c’è bisogno di agitarsi così, ho sempre saputo che tuo fratello era un mattacchione!».
Dopo questo spiacevole incidente passarono dei giorni e un giorno, durante gli allenamenti, il coach comunicò loro una notizia:
«Ragazzi fra due mesi ci saranno i sorteggi per le partite e io dovrò andarci con Shimoto e con il capitano della squadra che sarà...»
«Aspetta coach, prima di dire il nome del ragazzo scelto da noi, consegniamo loro le divise e le tute!»
«Hai ragione che sbadato... Prego Shimoto, distribuiscile pure.» e così fece. Quando Hilary la vide rimase meravigliata
«Coach sono meravigliose!»
«Sì, ma perchè hanno questa tigre?» chiese Satoshi
«È semplice, a differenza delle altre scuole, noi abbiamo deciso di dare un nome alla nostra squadra e il nome è appunto Tiger.» spiegò Shimoto
«Tiger eh? Mi piace come nome.» affermò lui
«Anche a noi questo nome piace e poi queste divise e tute sono davvero spettacolari.» dissero i compagni. Le divise erano bianche, con delle strisce blu e raffiguravano una tigre bianca, le tute invece erano blu e davanti avevano scritto il nome della squadra, mentre dietro avevano oltre alla tigre bianca, anche i loro cognomi scritti.
«Avete ragione, ho davvero ottimo gusto!» esclamò il coach, sorridendo con faccia da ebete
«Guardatelo, adesso si è montato la testa!» disse Hilary e tutti risero, mentre lui tornava in sè
«Comunque ora vi dirò il nome del ragazzo scelto da noi. Se non siete d’accordo possiamo scegliere insieme, ok?»
«Sìì!»
«Bene. Allora, il ragazzo più adatto a diventare il capitano dei Tiger è... Rei.»
«Cosa?... Io e perché?» chiese stupito
«Perché con il tuo entusiasmo e amore per il basket riesci a coinvolgere tutta la squadra. Siamo tutti d’accordo?»
«Sìì!»
«Perfetto! Allora passo subito a darvi la notizia che tra un mese esatto a partire da oggi, disputeremo una partita d’allenamento con il liceo Kitayama.»
«Cosa?! Con il liceo Kitayama?! Ma è quello che l’anno scorso è stato battuto dal Nakani al Campionato Nazionale!»
«Hai ragione Hilary, vedo che sei informata.» disse con un sorriso il coach.
Il mese passò in fretta e giunse così il fatidico giorno della partita. I Tiger scesero in campo con Hilary, Toshio, ottimo realizzatore da tre punti, e Satoshi come guardie, Rei come playmaker e come unica ala Kei. Per tutto il primo tempo i Tiger diedero del filo da torcere al Kitayama, ma nel secondo tempo essi decisero di far scendere in campo la loro arma segreta: Shingo Nato, un ex giocatore di rugby e così i Tiger persero la partita per un sol punto. Durante la partita Hilary guardò i tiri perfetti di Toshio e allora decise che anche lei avrebbe imparato a tirare da tre, infatti chiese al mister, appena arrivati nella palestra:
«Coach mi insegni a tirare da tre punti?»
«Se vuoi imparare, non devi chiedere a me, ma a Toshio.»
«Sì lo so, ma se mi presento da lui e glielo chiedo, crederà che voglio “rubargli il mestiere”... No no, non posso chiederglielo.»
«Allora glielo chiederò io.»
«No fermo coach...» ma era troppo tardi, era già andato da Toshio
«Toshio ascolta, potresti insegnare ad un tuo compagno i tiri da tre?»
«Certo, di chi si tratta?»
«Di Hilary.»
«Bene, allora cominciamo subito. Sei d’accordo Hilary?»
«Sì».
E così i giorni passarono, fino ad arrivare al giorno delle estrazioni. Il sign. Hiruta, Shimoto e Rei si erano avviati, ma subito dopo il resto della squadra li seguì, marinando la scuola. I gironi erano fatti e mentre tutti se ne stavano andando, Hilary vide Kima, un ragazzo di diciotto anni, castano, con gli occhi verdi, più basso di Kei ma con un fisico degno di una divinità greca, che se ne stava fermo sulla porta, come se stesse aspettando qualcuno e senza pensarci due volte corse da lui:
«Mi scusi, lei è il signor Kima, se non sbaglio...»
«No, non sbaglia, sono proprio Shinichi Kima. Cosa posso fare per lei?» chiese con un sorriso dolcissimo
«Potrei stringerle la mano?» chiese timidamente
«Ma certo.» rispose lui, così le strinse la mano e, quando un ragazzo si avvicinò, se ne andò. Lei tornò dal suo gruppo con aria sognante e disse
«Ma ci pensate? Ho stretto la mano del famoso Kima, il campione del Nakani!»
«E con questo? Sai cosa ce ne importa a noi di quel bamboccio. E poi ha solo due anni più di noi, non è mica un giocatore dell’NBA, imbecille.»
«Ehi stai attento a come parli idiota! Sei solo invidioso della sua fama!»
«Stai scherzando? Io invidioso di quello lì?» mentre continuavano a litigare non si accorsero della presenza del sign Hiruta, che chiese con aria infuriata:
«E voi che ci fate qui? Non dovreste essere a scuola?»
«Se vuoi proprio sapere la verità a scuola non ci siamo andati per venire qui e io ho persino stretto la mano di Kima!» disse Hilary con gli occhi che le brillavano
«Ah è così, bene in palestra faremo i conti, ma ora Shimoto...»
«Shimotoooo!... Quanto tempo, come stai? Perché non ti fai più sentire? Hai ancora il vizio di prendere appunti sui giocatori di basket? In che scuola sei? C’è anche lì una squadra di basket? Perché non sei venuto con me nella mia scuola?...» essendo tutti incuriositi per il comportamento stravagante di quel tipo, nessuno si accorse che Hilary si era allontanata
«Ehi ehi calmati quante domande. Una alla volta per favore. Allora rispondiamo con ordine: sto bene, ho perso il tuo numero di casa e non ho quello del tuo cellulare, prendo ancora appunti, frequento il liceo Hogary, dove faccio parte di una squadra di basket ed infine non sono venuto con te perché volevo conoscere altre persone! Comunque voglio presentarti i miei nuovi amici, nonché componenti della squadra del mio liceo, sono: Toshio Bleir, Satoshi Aoki, Kei Hiwatari, Maku Shiwa, Hima Tseru, Koimazu Wabura, Yuku Shirame ed il nostro capitano Rei Edogawa... Ragazzi lui è Hideaki Yabe, il ragazzo di cui vi ho parlato». Hideaki era un ragazzo altissimo, biondo, con gli occhi verdi acqua e un fisico slanciato
«Piacere di conoscerti Yabe.»
«Il piacere è tutto mio.» disse lui stringendo la mano che Rei aveva disteso, poi guardò nuovamente Shimoto e chiese «Quindi ora sei il manager dell’Hogary?»
«No.»
«Come no?» chiese sorpreso
«Cioè sì, sono il loro manager, ma la squadra è registrata sotto il nome di Tiger.» spiegò
«Ah ora ho capito.»
«Ehi prof, manca Hilary.» disse Toshio
«Cosa? Hai ragione, ma dove è andata? Qualcuno di voi l’ha vista?» cinque minuti dopo comparve Hilary con una bottiglia d’acqua in mano
«Ehi ragazzi per fortuna siete ancora qui. Ero andata a comprare un po’ d’acqua, poi mi sono fermata a parlare con una conoscente.» si giustificò prima di prendere, come credeva, il rimprovero da parte del coach
«Oh eccola. Hideaki lei è un altro componente della nostra squadra, si chiama Hilary Uehara... Hilary lui è Hideaki Yabe.»
«Piacere di conoscerti Yabe.» disse con un sorriso e distese la mano, per stringere quella di lui, ma lui invece di stringergliela se la portò alle labbra e la baciò
«Incantato dalla tua bellezza Uehara... Com’è possibile che una dea come te giochi ad uno sport così volgare? Sposami e vivrai un’esistenza meravigliosa!»
«Come scusa? Temo di non aver capito...» chiese lei imbarazzata
«Ho detto sposami e vivrai un’esistenza meraviglio...»
«Ma la smetti di dire cretinate?! Lasciala in pace, non vedi che la stai mettendo in imbarazzo? Sei sempre il solito cretino, non la smetti mai di correre dietro a tutte!» lo rimproverò Shimoto prendendolo a schiaffi
«Ahia Shimoto... non sto dicendo cretinate, mi sono davvero innamorato di lei.»
«Smettila altrimenti mi arrabbio sul serio! Chiedi immediatamente scusa a Hilary e poi vattene che il tuo coach ti sta a...»
«Ehi finalmente ti ho trovato Hideaki, ma dove ti eri cacciato... mmh... ah ora ho capito, che fai non mi presenti la pollastrella?» chiese Kazu, un ragazzo di ventidue anni, più alto di Hideaki, biondo platino, con gli occhi neri e molto robusto, riferendosi a Hilary
«Con molto piacere Kechi, lei è la mia fidanzata, si chiama Hilary.»
«Caspita hai davvero ottimo gusto Hideaki.»
«Ehi ehi aspettate un momento... Io non sono la fidanzata di nessuno. L’ho appena conosciuto ed è lui che sta inventando tutto.»
«È anche modesta, mi piace... Hideaki hai il mio consenso, la puoi sposare!»
«Davvero?! Oh grazie Kechi, sono commosso!... Hai sentito amore, non sei felice?»
«Beh a dire la verità...»
«Non ti sembra che sia eccessivo? Che ne dici di smetterla con questa buffonata?» intervenne Kei
«Oh sentitelo... Perché dovrei smetterla? Cos’è la tua ragazza percaso?» chiese Hideaki con aria di sfida
«Esatto è la mia ragazza ed il tuo comportamento oltre ad imbarazzare lei, infastidisce me! Quindi puoi togliere le tue mani da lei e tornartene da dove sei venuto?»
«Davvero è il tuo ragazzo Hilary?» chiese lui
«Beh... sì. Mi dispiace, ma io sto con Kei.»
«Ho capito... Mi dispiace di aver creato tanta agitazione. È stato bello conoscervi, ci rivedremo alle eliminatorie. Arrivederci amore mio». Fece per andarsene ma poi ci ripensò e disse:
«Scusatemi, ma non credo che siate fidanzati.»
«Come osi insuanare certe cose!?! Cosa vuoi che facciamo per dimostrartelo?» chiese Kei
«Baciatevi.»
«Cosa?... Beh ma non ti fidi?...»
«Stai zitta, altrimenti capirà che non è vero! Non ti preoccupare, sarà un innoquo bacio.» le sussurrò Kei, poi la fece voltare verso di lui e la baciò. Anche se aveva detto un innoquo bacio, si fece trasportare dalla situazione e divenne un vero e proprio bacio, al quale lei non seppe sottrarsi e una volta divisi, Kei chiese a Hideaki, con aria di sfida:
«Soddisfatto?»
«Sì grazie... Alla prossima.» mentre Hideaki si allontanava, Hilary non aveva più il coraggio di guardare Kei, il cuore le batteva all’impazzata e Shimoto disse:
«Grazie Kei, se non fossi intervenuto, Hilary non se lo sarebbe più tolto dalle scatole.»
«Di niente Shimoto, l’ho fatto solo perché cominciava a darmi sui nervi quel tizio.»
«Ah davvero! Io invece ho avuto l’impressione che lo avessi fatto solo perché eri geloso!»
«Non dire scemenze Satoshi... Perché avrei dovuto essere geloso di quello?»
«Perché sei innamorato di Hilary.»
«Idiozie.»
«Non sono idiozie. Guarda che ti ho visto, il tuo era un vero bacio.» disse sogghignando, mentre Kei cominciava a innervosirsi
«Ok, basta così ragazzi. Torniamo tutti a casa e ci vediamo domani.» intervenne il coach. Per tutto il tragitto Hilary non disse una parola e tornata a casa...:
«Ehi ciao Hilary!... Che brutta cera, cosa hai fatto?» chiese Yuko
«Niente di particolare...»
«Non me la racconti giusta... Comunque hai parlato a Kei?» appena sentì il suo nome sussultò
«Di cosa avrei dovuto parlargli?»
«Come, non te lo ricordi? Avevi detto che gli parlavi di me...» chiese con il broncio
«Hai ragione scusami, ma me ne sono dimenticata.»
«Come al solito... Ma perché quando si tratta di farmi un favore ti dimentichi sempre?»
«Perché ho già troppi problemi per conto mio! Vado in camera e non venirmi a disturbare. Per quanto riguarda Kei, quando avrò tempo gli parlerò!» salì di corsa le scale e si chiuse in camera
«Va bene, non c’è bisogno di arrabbiarsi tanto. Ti avevo solo fatto una domanda! Quanto sei strana!» urlò Yuko da in fondo alle scale, intanto Hilary si distese sul letto per riflettere:
«Perché?... Dice di non sopportarmi però si è messo in mezzo a me e a Yabe dicendo di essere il mio ragazzo, poi mi ha detto che era un bacio innocente invece è stato uno vero... Non lo capisco, ma capisco ancora meno me stessa, perché non mi sono sottratta appena lui ha messo la sua lingua nella mia bocca? E perché un bacio mi ha sconvolto così tanto?...» e con queste parole si addormentò.
Dal giorno delle estrazioni passarono diversi giorni e i ragazzi continuarono gli allenamenti, Hilary però non riuscì più neanche a litigare con Kei, tanto che quando lui la offendeva con il classico “imbecille” lei non rispondeva, non sapeva il perché, ma quel bacio le aveva cambiato la vita e forse non solo la sua...
Un giorno il sign. Hiruta comunicò ai ragazzi che l’indomani sarebbero andati nel liceo Horan a vedere la loro partita dall’allenamento contro l’Akizuki. Giunse così l’indomani e al momento di sedersi, Kei si sedette vicino ad Hilary e le disse:
«Smettila di avere quell’aria cupa in volto, non è da te.»
«Oh scusami tanto, ma vedi non è colpa mia se sono in questo stato.»
«Non pensavo che un semplice bacio ti cambiasse così tanto. E se c’era Kima al mio posto, cosa avrebbe pensato di te? Che sei ancora una bambina?»
«Finiscila, non è questo il punto. Se ci fosse stato Kima al tuo posto, sarebbe stato tutto molto più facile e... romantico! Perché mi hai baciato veramente quando mi avevi detto che era un semplice bacio?»
«Sta per cominciare la partita.» disse mentre le due squadre scesero in campo. La partita cominciò e gli Horan mostrarono di saper tenere testa ad una squadra che l’anno prima aveva partecipato al Campionato Nazionale, ma ad un certo punto l’Akizuki tirò fuori tutta la sua grinta e Yabe non seppe reagire, cosicchè la partita divenne a senso unico, fino a quando, Hilary stanca, urlò dagli spalti:
«Ehi Yabe, ma che stai combinando? Io sono venuta a vedere la partita sperando di divertirmi, ma non c’è gusto a vedere una squadra che si arrende sin dall’inizio.» e Sumi, un ragazzo di sedici anni, alto quanto Rei, castano e con gli occhi dello stesso colore dei capelli, affiancandosi a Hideaki, gli chiese:
«Ma chi è quella ragazza? Un’altra tua fan percaso? Ma che gli farai mai alle ragazze!»
«No ti sbagli, quella non è una mia fan, è solo la ragazza che mi ha rapito il cuore sin dalla prima volta che l’ho vista...» rispose lui con aria sognante, poi rispose a Hilary
«Hai ragione, ora mi sono svegliato. Scusami amore mio.» a queste parole tutti si voltarono verso di lei e Hilary divenne tutta rossa. Da qui la partita si movimentò, ma nonostante le meravigliose giocate di Yabe, una squadra che ha partecipato al CN è una squadra che ha partecipato al CN e quindi la partita si concluse con la vittoria dell’Akizuki per un sol punto.
Passarono diversi giorni e cominciarono le eliminatorie, come da premessa i gironi furono semplici tanto che nel girone A passarono gli Horan, in quello B il Too, in quello C lo Shino, in quello D si giocava la finale tra Akizuki e Kitayama, in quello E l’Hanazono e in quello F i Tiger. La partita tra Akizuki e Kitayama fu combattutissima, ma alla fine vinse l’Akizuki.
Si arrivò così al primo giorno delle finali, il primo incontro era tra Hanazono (visto che l’anno prima si era classificato primo alle eliminatorie della prefettura di Tokyo, apriva lui le giornate) e Tiger. Negli spogliatoi, mentre il coach stava dando le ultime indicazioni, Hilary disse:
«Caspita che sfortuna incontrare l’Hanazono già dalla prima partita.»
«E con questo?»
«Niente, dico solo che per una squadra nata da poco come la nostra, non è molto entusiasmante incontrare i primi classificati dell’anno passato.»
«Non mi dire che hai paura di loro? Noi dobbiamo lottare e vincere.»
«Bravo Rei, è così che parlano i veri capitani». A guardare la partita c’erano tutte le squadre e, con grande sorpresa di Hilary, c’era anche il Nakani del suo adorato Kima, che aveva giocato il giorno prima. Da quando erano usciti dagli spogliatoi, Yabe non faceva altro che fissare, con aria da innamorato, Hilary e Sumi, che gli era seduto accanto, gli chiese:
«Ehi Hideaki, visto che ne sei così innamorato, perché non ti dichiari?»
«Già fatto.»
«E lei ti ha detto di no? Caspita questa è la prima volta che una ragazza respinge il mitico Hideaki!»
«Ma no cretino, è già impegnata.»
«E chi sarebbe il fortunato che ha conquistato quella bellezza mozzafiato?» chiese Tsubasa, un ragazzo di sedici anni, abbastanza alto, moro e con gli occhi dello stesso colore dei capelli
«Quello là.» disse con aria contrariata indicando Kei
«Quale che non ho capito? Dicci il numero.»
«Il numero nove.»
«Caspita, ha fatto proprio un ottimo colpo il bamboccio! Ma tu sei proprio sicuro che invece non sia stata tutta una balla?»
«No no, sono proprio fidanzati. Anche a me era venuto il tuo stesso dubbio e quindi gli ho chiesto di baciarsi davanti a me e loro lo hanno fatto. Dovrò accontentarmi di amarla senza ricevere nulla in cambio». Così cominciò la partita. Fu combattutissima, tanto che il primo tempo si concluse con il punteggio di 43 a 42 per l’Hanazono. Il secondo tempo fu ricco di emozioni, ma come da copione, l’incontro se lo aggiudicò l’Hanazono per un parziale di 85 a 84. Subito dopo essersi fatti la doccia, i Tiger decisero di assistere al secondo incontro, quello tra Horan e Akizuki e visto che gli unici posti liberi erano quelli accanto al Nakani, si sedettero vicino a loro. Per una strana legge del basket i giocatori di due diverse squadre non possono sedersi vicini, ci deve essere il coach di una delle due squadre a dividerli, ma mentre Hilary si stava sedendo accanto al sign. Kota (l’allenatore del Nakani), Kima le disse:
«Qui c’è un posto libero.»
«Ma veramente lì ci sarebbe il vostro coach.» rispose imbarazzata
«Se è per quello non ti devi preoccupare, il mio coach può anche spostarsi, non è così coach?» chiese con un sorriso all’allenatore
«Beh veramente... Ma si non ci sono problemi, siediti pure Uehara.» rispose l’allenatore
«Visto? Che ti avevo detto?»
«Allora d’accordo, mi siederò accanto a lei.» disse Hilary ridendo per come Kima aveva convinto il coach
«Perché mi stai dando del lei? Ho solo due anni più di te e non mi sento ancora così vecchio!» disse fingendo di arrabbiarsi
«Oh... mi scu... scusami non avevo intenzione di offenderti...»
«Così va molto meglio, non mi piace essere considerato diverso da voi.»
«Hai ragione. Ma come mai siete qui? Voi siete della prefettura di Kanagawa.»
«Beh ci ha obbligato il nostro coach, ci ha fatto venire per farci un’idea su chi potremmo incontrare al CN... Comunque ora sono felice di essere venuto, perchè ho scoperto il nome di quella ragazza che mi stretto la mano ai sorteggi.» disse con un sorriso
«Scusami per averti importunato senza neanche presentarmi...» disse imbarazzata
«Non preoccuparti, l’importante è che tu non sei un serial killer come sospettava un mio amico.» così i due cominciarono a ridere e a scherzare come se si conoscessero da sempre, fino a quando Kei disse:
«La smettete di parlare, sta per iniziare la partita». Cominciò la partita e l’incontro lo vinsero gli Horan, battendo tutti i pronostici, per 112 a 110. L’ultimo incontro della giornata, quello tra Shino e Too, lo vinse lo Shino per 120 a 60.
Il giorno dopo ci fu l’incontro fra Hanazono e Shino. La partita fu bellissima e ricca di emozioni, il primo tempo si concluse in perfetta parità (45-45) così come il secondo. Si andò ai tempi supplementari dove prevalse la potenza dell’Hanazono che si aggiudicò l’incontro per 120 a 119.
Il secondo incontro della giornata vedeva i Tiger contro l’Akizuki. L’incontro sembrava a favore di quest’ultimi, ma negli ultimi minuti i Tiger tirarono fuori la loro grinta e li batterono per 90 a 89. L’ultimo incontro era fra Horan e Too, che perse per 115 a 71.
La settimana dopo (si giocava solo di sabato e di domenica, per non far perdere giorni scolastici e di conseguenza l’Hanazono giocava di sabato) si giocò Hanazono-Akizuki e l’Hanazono vinse con cinque punti di vantaggio (120-115) e di conseguenza l’Akizuki era fuori dalle eliminatorie. Poi ci fu l’incontro Horan-Shino e qui gli Horan subirono la loro prima sconfitta per 88 a 82 e per finire la giornata c’era l’incontro tra il Too e i Tiger, che si concluse 115 a 68 per i Tiger.
La domenica l’Hanazono battè il Too 130 a 60, lo Shino, dopo essere arrivato ai tempi supplementari con l’Akizuki, vinse per 125 a 122 e come ultimo incontro della giornata si sarebbe disputato l’incontro più interessante, quello tra Tiger e Horan. Prima di uscire dagli spogliatoi, Hilary chiese a Shimoto:
«Ehi prof, secondo te Yabe avrà smesso di... sì ecco... insomma...»
«Stai tranquilla Hilary, si sarà già dimenticato.»
«Grazie.» così uscirono e presero posizione in campo. Nella rimessa a due Hideaki saltò al posto di Toji (visto che chi faceva la rimessa per i Tiger era Kei), e da quando iniziò la partita ogni volta che Kei riceveva la palla, lo marcava strettamente così da costringerlo a passare la palla. Una volta, mentre Kei provava a sfondare lui gli disse:
«Allora stai ancora con Hilary, oppure ti ha già lasciato?»
«No, mi dispiace per te ma sto ancora con lei e non intenzione di lasciarla per nessun motivo al mondo... Con lei non avresti speranza nemmeno fra un milione di anni!» urlò infine riuscendo a scartarlo e a schiacciare, poi si avvicinò a Hilary e le sussurrò
«Ti crede ancora la mia fidanzata. Sta a te ora giocare...»
«Cosa?! Ma perché capitano tutte a me? Il prof mi aveva detto di stare tranquilla, perché si era dimenticato invece...» pensò Hilary disperata. Si ripetè di nuovo la scena di prima ma questa volta Hideaki con aria di sfida disse:
«Se io baciassi Hilary a fine partita, cosa faresti?»
«Ti ucciderei con le mie stesse mani.»
«Oh che paura, mi tremano le gambe al solo pensiero!... Vorrà dire che al termine della partita, quando usciremo di qui, la bacierò e così poi ti lascerà per mettersi con me!»
«Provaci e sei un uomo morto... Mettiti in testa che è la mia ragazza e che per nessun motivo al mondo la farò allontanare da me!» la partita, grazie anche alla rivalità di Kei e Hideaki, fu combattutissima, tanto che erano arrivati ai tempi supplementari e anche lì, a meno di cinque secondi allo scadere, erano in parità, ma con un tiro da tre di Tsubasa, la partita finì 115 a 112 per gli Horan. Mentre stavano tornando a casa, Hideaki chiamò Hilary e la pregò di raggiungerlo (Kei nello stesso momento stava uscendo, ma non riuscì a fermarla):
«Cosa c’è Ya...» non fece in tempo a finire perché le mani di Yabe le cinsero la vita e il suo viso si avvicinò al suo
«Finalmente posso stare da solo con te senza quel rompiscatole di Hiwatari.»
«Cosa vuoi fare?» chiese terrorizzata
«Non aver paura di me... voglio soltanto baciarti...» e ci stava quasi riuscendo, perché Hilary non riuscì a ribellarsi, quando una voce lo fermò
«Lasciala andare. Quante volte ti devo ripetere che lei è la mia ragazza e che il tuo comportamento mi infastidisce?»
«E io quante volte ti devo ripetere che non mi importa che sei il suo ragazzo? Io la amo e voglio che sia mia!... E poi secondo me, tu neanche la ami!»
«Ti sbagli! Io la amo dal profondo del mio cuore e nessuno deve portarmela via!!!» urlò fissando con rabbia Hideaki, poi si calmò e «Yabe lascia Hilary e tornatene a casa.» disse con voce glaciale e uno sguardo strano che impaurì Yabe, facendolo andare via, e incantò Hilary. Quando Yabe se ne fu andato, lui fissò Hilary, che gli disse:
«Grazie per avermi aiutato di nuovo... Se non ci fossi stato tu, non so cosa sarebbe accaduto.» dopo queste parole, Kei poggiò le braccia sul muro, creando una prigione dalla quale Hilary non sarebbe potuta uscire, ma forse è meglio dire dalla quale non sarebbe voluta uscire, visto che Kei la fissava con uno sguardo diverso dal solito:
«Tu...»
«Sì?» sperava che la baciasse, anzi voleva che la baciasse, voleva sentire ancora le sue labbra sulle sue e fu allora che si convinse di capire di provare un sentimento più profondo dell’amicizia per Kei
«Tu non ti sei mai accorta di niente in questo periodo?» chiese con una voce che la fece vibrare di desiderio, anche perché ora i loro visi erano così vicini che i loro nasi si toccavano
«In che senso? Di cosa mi sarei dovuta accorgere?» rispose con una voce dolcissima, che però ebbe l’effetto di risvegliare Kei, che stava per togliere le sue mani dal muro. Per fortuna lei riuscì ad impedirglielo, non voleva che quel momento magico finisse, e Kei tornò nella stessa posizione di prima:
«Allora?... Mi dici di cosa mi dovevo accorgere?» chiese con una voce che fece vibrare il corpo di Kei
«Di niente.» rispose lui in un sussurro, perso nel suo sguardo, allora Hilary, per sentire ancora il sapore di quel bacio, che la fece star male invano per molto tempo, poggiò le sue labbra su quelle di Kei. La risposta fu immediata, la lingua di Kei entrò nella sua bocca e cominciò ad esplorarla e una volta divisi Kei le sussurrò:
«Hilary sei bellissima... Non avrei mai creduto di poter perdere la testa per te. Quando ho detto quelle cose a Yabe, non stavo recitando...»
«Shhh.» sussurrò mettendogli un dito sulle labbra, poi si baciarono di nuovo e un’altra volta ancora davanti alla porta di casa di lei. Così Hilary rientrò a casa e preparò il pranzo per i suoi fratelli. La sera, dopo aver cenato, sparecchiato la tavola e lavato i piatti, con il sorriso sulle labbra (cosa molto rara) tornò in camera sua, si distese sul letto e ripensò agli avvenimenti degli ultimi giorni:
«È incredibile!... Chi l’avrebbe mai detto che Kei era innamorato di me? Se lo sapesse Yuko mi ucciderebbe! E pensare che fino a ieri ero convinta di ama... Un momento, io sono innamorata di Rei, perché sto con Kei? Sta accadendo tutto troppo in fretta... Non ci capisco più niente!» mentre rifletteva sentì bussare alla porta e subito dopo entrò la mamma che le chiese con un sorriso:
«Tutto bene piccola mia?»
«Cosa intendi dire mamma?»
«Beh... sappiamo entrambe quanto non ti piaccia preparare il pranzo ai tuoi fratelli, preparare la cena, sparecchiare la tavola e lavare i piatti, però oggi lo hai fatto senza che nessuno te lo abbia chiesto e per di più con il sorriso sulle labbra! Quindi cosa ti è successo?»
«Certo che non ti si può nascondere niente! Comunque te lo dirò... oggi dopo la partita contro gli Horan, il loro capitano, che è innamorato di me, ha cercato di baciarmi, allora è intervenuto Kei, che ha finto di essere il mio ragazzo. Quando Yabe se ne è andato, lasciandoci soli, noi ci... ci siamo baciati... e messi assieme!» concluse assorta
«Ma è magnifico! Come mai lo dici con quest’espressione?»
«Perché?! Hai anche il coraggio di chiedermelo?»
«Certo, perché che c’è di strano?» chiese stupita la mamma
«Mamma svegliati!... Kei è il ragazzo di cui è innamorata Yuko, la mia gemella, te la ricordi vero?...»
«Non è questo il problema vero? Lo sappiamo bene entrambe che Yuko sarebbe felice per te! Che c’è che ti impedisce di essere la sua ragazza?» chiese in tono dolcissimo
«La mia insicurezza, il mio modo di essere e... e anche il suo comportamento.» rispose lei
«Che significa?! Tu non hai nulla che non va e anche lui mi pa...» non finì di parlare perchè
«Certo che ha qualcosa di sbagliato. Mamma io sono innamorata di Rei!»
«Allora perché ti ci sei messa?»
«Perché... perché... perché...» non riuscì a dire nulla
«Visto? Non lo vuoi ammettere, ma in realtà ti piace da non sai quanto tempo.»
«Dici davvero? Però quello che provavo per Rei era un sentimento autentico e io credevo che prima o poi ci saremo messi assieme e invece dal nulla arriva lui che dice di amarmi. Io non so se voglio stare realmente con lui...»
«Veramente quella che non ha mai capito nulla eri tu. Tutti noi abbiamo sempre saputo che Kei era innamorato di te, si vede lontano un miglio...»
«Magnifico! Se ne erano accorti persino i miei!... Ma allora perché nessuno mi ha detto niente, per evitare che mi cacciassi in un guaio simile.» sbottò Hilary in lacrime
«Calmati piccola... Noi non potevamo dirti nulla perché questa è la tua vita e Kei non te l’avrà detto perché si vergognava!»
«Allora perché me lo ha detto oggi?» urlò
«Forse perché aveva capito che non poteva più tacere. Cerca di farti una bella dormita e vedrai che domani tutto ti sembrerà più chiaro.»
«Aspetta mamma, un’ultima cosa. Se decido di stare con Kei, con che faccia guarderò Yuko? Lei è innamorata di lui.»
«Non ti preoccupare, sa tutto. Vedi, mentre tu eri impegnata a giocare con Rei, lei si era accorta che Kei aveva occhi solo per te e si è messa il cuore in pace.» disse con un sorriso
«Ma a me aveva chiesto di parlare con lui!» esclamò meravigliata
«Lo avrà fatto per accellerare i tuoi tempi. Ora buonanotte bambina mia...» con questo si concluse la conversazione e Hilary si addormentò.
L’indomani quando si svegliò, aveva preso una decisione. Arrivò a scuola e vide Kei che stava parlando con Rei e Shimoto, così gli si mise alle spalle e, salutati i due ragazzi, gli si gettò fra le braccia e lo baciò con dolcezza, lasciando i due ragazzi allibiti:
«Ciao, dormito bene?» chiese con un sorriso
«Sì e tu?»
«Ehi frenate! Cos’è questa storia?» chiese Shimoto riprendendosi dallo shock
«Oh, hai ragione. Vedi, ieri io e Kei ci siamo messi assieme.»
«Cosa? Voi due?! Gli stessi Kei e Hilary che fino a due giorni fa non si sopportavano?»
«Esatto proprio loro. Qualcosa in contrario?» chiese Kei prendendola per mano
«No no figurati... beh spero che stiate bene insieme.»
«Beh, tu non dici niente Rei?» chiese Hilary
«Sono felice per voi.» e se ne andò in fretta. Mentre Hilary si chiedeva cosa avesse, Kei pensò
«Lo so che stai male Rei, ma uno di noi doveva pur prendersela. Ho aspettato molto prima che si accorgesse di me, mentre tu l’hai sempre avuta tutta per te e non hai mai avuto il coraggio di dirle: “ti amo”. Mi dispiace per te ma non la lascerò facilmente e tu potrai riflettere sul tuo comportamento. Scommetto che lei non ha ancora capito il motivo del tuo atteggiamento.» infatti Hilary non riuscì a capire e Rei rivolse di rado la parola ad entrambi, fino a quando lei non gli chiese, negli spogliatoi, prima di cominciare gli allenamenti:
«Che ti è preso?»
«Che intendi dire?»
«Perchè ti comporti così?»
«Di che stai parlando?»
«Rei non fare il finto tonto, guarda che mi sono accorta che c’è qualcosa che non va.»
«Hilary ti stai sbagliando, io sono sempre lo stesso...»
«No che non lo sei! Cos’è, ti dà fastidio che sto con Kei? Se vuoi...»
«Non mi dà alcun fastidio, al contrario, credo di essere il più felice per te... Ricordati che sei la mia migliore amica, anzi la mia sorellina...»
«Già, la tua sorellina...» mormorò lei, l’affermazione l’aveva ferita, detto questo si andarono ad allenare per la partita di sabato che li vedeva avversari dello Shino.
Il venerdì sera, mentre Hilary era a tavola, squillò il cellulare e credendo che fosse Keiko, una sua compagna di classe, andò a rispondere:
«Ciao Kei...»
«Ciao Hilary.» nel sentire la voce le venne un colpo
«Ki... Kima?»
«Hai indovinato.»
«Ma come fai ad avere il mio numero? Io non te l’ho dato.»
«Sì lo so, ma è una storia lunga. Ti ho chiamata solo per dirti che ti auguro buona fortuna per la partita di domani. State attenti, lo Shino è un avversario temibile.»
«Lo so Kima, grazie...»
«Shinichi, chiamami Shinichi.»
«D’accordo Shinichi, grazie di esserti preoccupato, ma ora scusami, devo andare...»
«No scusami tu di averti disturbato, buona cena.»
«Grazie, ciao.»
«Aspetta un secondo Hilary! In realtà ti ho chiamato per proporti di uscire con me, quando finiranno le eliminatorie. Sei d’accordo?»
«Vuoi dire da soli, io e te?» chiese imbarazzata
«Certo e chi altri se no?» rise Kima
«Ma io... ecco veramente...»
«Lo prendo come un sì?!» chiese con una voce da capogiro
«Non saprei, devo riflettere...»
«Guarda che è solo un appuntamento, non ti mangio mica!»
«Non è questo, è che non sono in grado di darti una risposta, ne riparleremo un’altra volta.»
«Ci conto. In bocca al lupo per domani!»
«Crepi. Buonanotte Ki... Shinichi»
«Buonanotte... angelo del mio cuore.» disse con un filo di voce per non farsi sentire
«Come hai detto?» chiese Hilary credendo di aver sentito male, ma lui aveva già riattaccato.
Venne l’indomani e iniziò la partita. Anche se fu ricca di emozioni, la supremazia dello Shino si notò e quindi i Tiger persero la partita. Hilary dopo la partita decise di informare Kei che Kima le aveva chiesto di uscire, ma poi ci ripensò, perché sapeva che a lui avrebbe dato fastidio, quindi si diresse verso casa. Ad attenderla c’era Shinichi:
«Ehi ciao Hilary, mi dispiace che non siate passati, ma per una squadra composta da matricole come la vostra, è difficile battere lo Shino.»
«Dispiace anche a me, ma non ti preoccupare perché sono sicura che l’anno prossimo saremo noi a partecipare e a vincere.»
«Io non ci giurerei, ti ricordo che per vincere il CN dovreste battere noi, i campioni del Nakani.» disse con un sorriso
«Staremo a vedere, comunque visto che non parteciperemo, ci godremo le vacanze, mentre voi dovrete giocare con questo caldo. Piuttosto fatevi onore, vedete di arrivare primi quest’anno.»
«Contaci!... Hai pensato al nostro “appuntamento”?»
«Sì.»
«Bene e allora qual è la tua risposta?»
«Prefrerisco rimandare, non sono in vena di uscire, mi dispiace.»
«Non ti preoccupare, ti capisco. Sarà per un’altra volta, ma chiamami tu questa volta.» e se ne andò.
Passarono più di due settimane ed il comportamento di Rei era sempre lo stesso, anche se lui sosteneva il contrario, Hilary aveva capito che non era più lui, così come lo aveva intuito anche il resto della squadra.
Un giorno, Hilary arrivò ad essere talmente depressa che compose un numero...:
«Pronto?»
«Ciao Shinichi, sono Hilary. Mi stavo chiedendo se il tuo invito era ancora valido...»
«Certo che è valido, ma come mai ti sei decisa?» chiese incuriosito
«Beh... mettiamola così, ho bisogno di un po’ di divertimento.»
«Ho capito. E quando vorresti uscire?»
«Per me va bene anche questa sera.»
«Magnifico, allora ti passo a prendere alle nove, ok?»
«D’accordo» il pomeriggio passò in fretta e nel momento in cui doveva prepararsi, Hilary era molto tesa e non si spiegava il perché. Decise di indossare una lunga gonna a tubo nera e un top dello stesso colore che risaltava la sua forma snella. Sciolse i suoi capelli e li arricciò fino a che non le arrivarono alle spalle. Alle nove precise suonò il campanello e lei corse ad aprire. Aprendo la porta rimase senza fiato nel vedere che Kima indossava un paio di jeans bianchi aderenti e una camicia celestina aderente, sbottonata sul collo per lasciar intravedere il petto muscoloso:
«Ciao Hilary, stasera sei bellissima!»
«Grazie, ma anche tu non sei male. Dove mi porti di bello?»
«Andiamo prima a cena al ristorante di mio zio e poi al nuovo luna park.»
«Caspita che bel programmino, allora andiamo». La sera la trascorsero meravigliosamente, fino a quando, riaccompagnata a casa, Kima non tentò di baciarla:
«No aspetta Shinichi. Non roviniamo tutto con un’azione di cui potremmo pentirci.»
«Oh Hilary, ma io non me ne pentirò. E da quando mi hai chiesto di stringerti la mano che sei entrata nei miei pensieri e nel mio cuore...»
«Ti prego smettila...»
«Ma perché? Non lo capisci da sola che ti a...»
«No non dire quella parola, ti supplico!... Shinichi, sono lusingata di sapere che provi questo per me, ma... io...»
«Cosa c’è piccola?» le chiese alzandole il viso per guardarla negli occhi
«Io non sono stata onesta con te.» ammise
«Perché dici questo?» chiese sorpreso
«C’è un motivo che mi ha spinto a chiamarti oggi...» disse provando un’imbarazzo infinito
«Hilary se continui così non capirò mai quello che sta succedendo! Avanti spiegami tutto dal principio!» ordinò esasperato
«Non posso, ora che so cosa provi per me ho capito che ti ho illuso e non posso perdonarmelo!» disse sull’orlo di una crisi di pianto
«Al diavolo i miei sentimenti! Hilary spiegami cosa hai!» disse spazientito scuotendola
«Sono fidanzata ok!?» sbottò all’ultimo liberandosi dalla sua stretta
«Cosa?» chiese stupito
«È così... Tre settimane fa, per essere più presisa, la settimana prima che ricevessi la tua telefonata, mi sono messa assieme al mio compagno di squadra Kei Hiwatari.»
«Perché allora sei voluta uscire con me oggi?»
«Perché ho bisogno di un amico con cui confidarmi e ho sperato che tu... Ma ormai è tardi, sono stata una stupida a non capire subito i tuoi sentimenti... Scusami Shinichi, ora è meglio che vado...» disse triste voltandosi
«No aspetta! Sono io lo stupido che si deve scusare.»
«Che vuoi dire?»
«Dovevo capirlo già dal tuo tono di voce al telefono che c’era qualcosa che non andava, che non volevi uscire con me per far nascere qualcosa tra di noi, ma solo per parlare...»
«Smettiamola di scusarci, tanto ormai è accaduto, no?» gli chiese con un sorriso
«Credo che tu abbia ragione... Allora piccola, cosa c’è che non va tra te e Hiwatari?» le chiese poi a bruciapelo
«Niente.»
«Qualcosa ci deve essere, altrimenti tu non saresti così triste. Dai su parliamone, così poi starai meglio.»
«Ne sei sicuro? Guarda che se lo stai facendo solo per...»
«Smettila di fare la bambina, siediti qui e raccontami.» le disse indicandole la panchina dove lui si era seduto. Lei dapprima lo guardò con sospetto, poi si sedette e gli raccontò tutto, da come si era messa con Kei, fino a rivelargli, sia a lui che finalmente a se stessa, di quanto era innamorata di Rei. Lui l’ascoltò con attenzione, poi chiese semplicemente:
«Hai mai provato ad affrontare Edogawa?»
«Una volta, ma lui ha negato tutto.»
«Non mi riferivo a questo, ma al fatto che sono anni che sei innamorata di lui.» disse con un sorriso
«Sei impazzito? Come faccio a dirgli una cosa del genere?» chiese esterrefatta
«Vai da lui e gli dici che lo ami.» la prese in giro
«Non posso farlo...»
«Perché?»
«Perché potrei perdere la sua amicizia se lui non provasse i miei stessi sentimenti.»
«Scusa ma non la stai già perdendo?... Credo che se è destino che voi due non siate più amici, sarebbe meglio allontanarvi per un motivo concreto.» le rispose saggiamente
«Forse hai ragione, ma ho troppa paura... Oh mio Dio, ma perché è dovuto cambiare così?» esclamò disperata
«Posso farti una domanda?»
«Certo.»
«Davvero non hai capito il suo comportamento?»
«Che vuoi dire?»
«Ma allora sei proprio tonta, non fai finta!» esclamò alzando gli occhi al cielo
«Shinici non ca...»
«Hilary, ora ragiona insieme a me... Hai detto che si è allontanato da te da quando tu ti sei messa con Hiwatari giusto?» le chiese scandendo bene le parole
«Sì»
«E questo non ti fa pensare a niente?»
«No, almeno credo...» disse pensierosa
«Te lo dico una sola volta, quindi apri bene le orecchie: Edogawa si è allontanato perché è innamorato di te.» disse alzandosi dalla panchina e mettendolesi di fronte
«Cosa? Stai scherzando?»
«Niente affatto, la spiegazione del suo comportamento ha un nome specifico: gelosia. È geloso marcio perché tu non sei sua. Si è allontanato perché non sopporta di vederti tra le braccia di un altro. Fidati è così, perché anch’io in passato ho provato questa sensazione.» concluse con un sorriso
«Lui è innamorato di me...?» fece eco lei come in trance «... Ma se è così perché non mi ha mai detto niente? Se me lo avesse detto non sarei mai diventata la ragazza di Kei... perché?»
«È semplice, ha pensato che tu lo capissi e saresti andata da lui. Hilary, Edogawa è da più di tre settimane che ti sta aspettando e credo che tu domani farai meglio a chiarire con Hiwatari.»
«Penso proprio che tu abbia ragione...»
«È logico, io ho sempre ragione. Dai ora torna a casa che domani sarà il giorno della verità. Buonanotte piccola.» disse incamminandosi
«Aspetta Shinichi.» e lui si voltò
«Grazie di cuore per tutto quello che mi hai detto stasera. Sei veramente un amico.»
«Di niente. Mi raccomando tienimi informato su quello che accadrà con quei due ok?» le disse con un sorriso
«Contaci. Buonanotte.» e così rientrò in casa più serena.
L’indomani scrisse un messaggio a Kei e gli disse che dovevano vedersi subito, così lui la raggiunse e lei gli disse:
«Kei, mi dispiace ma... tra di noi è finita, ho creduto di poter ignorare i miei sentimenti per Rei ma... ma non ce la faccio... è più forte di me...» disse con la voce rotta dai singhiozzi
«Non ti preoccupare Hilary, l’avevo capito. Spero che i tuoi occhi e il tuo sorriso riacquistino quella luce speciale che hanno solo quando sei accanto a lui.» così se ne andò e lei corse a casa di Rei pregandolo di uscire:
«Cosa c’è?» chiese sorpreso nel vederla
«Ascoltami ti prego Rei, so che mi vuoi bene come ad una sorella, ma io provo un affetto molto più profondo per te... Io ti amo, non ti considero solo il mio migliore amico!» disse lei con voce tremolante, lui le si avvicinò, la strinse forte a sè e le bisbigliò
«Oh Hilary anch’io ti amo.» poi nel sentire il suo corpo scosso dai singhiozzi, cercò di calmarla
«Calmati piccola, non sopporto di vederti piangere». Le mise due dita sotto il mento e le alzò il viso, poi con una dolcezza infinita le asciugò le lacrime che le stavano scendendo dagli occhi e la baciò. Hilary rimase senza respiro, finalmente il suo sogno si era avverato, Rei l’amava! Rei la stava baciando! Gli allacciò le mani dietro al collo e si strinse maggiormente a lui. Quando si divisero lui continuò ad asciugarle le lacrime che continuavano ad uscire come un fiume in piena e lei lo guardò sorridente:
«Oh Rei non sai quanto sono felice di avertelo detto.»
«Anch’io Hilary, non sopportavo più di vederti insieme a Kei...» e si interruppe «A proposito, con Kei come la metti?» finì con tono sospettoso
«Tranquillo, prima di venire da te abbiamo chiarito... Sai che non sarei mai capace di tenere il piede in due scarpe!» disse lei sorridendo
«Oh mio Dio che bello! Finalmente sei mia!» disse stringendola forte a sé
«Ehi allenta la presa, così mi soffochi!»
«Scusami tesoro, ma sono troppo felice!... Senti ti va di andare a fare un giro?»
«Volentieri!» e così si incamminarono mano nella mano per trascorrere la loro prima uscita da fidanzati. La sera, mentre la stava riaccompagnando a casa, Hilary gli sussurrò all’orecchio:
«Tu sei scritto nel mio destino, sei la mia anima gemella Rei.»
«Amore mio anch’io ho sempre pensato lo stesso.»
«Dici sul serio?»
«Certo, lo sai che io non mento mai.»
«Sei veramente adorabile!» gli disse buttandogli le braccia al collo
«So anche questo.» disse lui scherzando
«Rei posso farti una domanda?» disse lei sciogliendosi dall’abbraccio
«Tutto quello che vuoi.»
«Quando ti sei accorto di amarmi?»
«Ti ricordi di Kayano?»
«La ragazza di cui eri innamorato a dieci anni? Il tuo primo amore?» chiese cercando di ricordare
«Proprio lei.»
«Dio quanto l’ho odiata, se mai l’avessi vista, avevo giurato che l’avrei uccisa!» esclamò
«Complimenti, ti saresti uccisa da sola allora.» disse semplicemente
«Cosa? Vuoi dire che...» chiese scioccata
«Che tu e Kayano siete la stessa persona.»
«Quindi il tuo primo amore so... so...» farfugliò imbarazzata
«Sei tu. Ti amo da quando avevo dieci anni Hilary.»
«Non ci posso credere...»
«Devi, perché è la verità.»
«Ma perché non me lo hai mai detto?»
«Perché ho sperato fino all’ultimo che tu te ne accorgessi da sola. Lo sapevano tutti, si capiva da come ti trattavo, da come ti abbracciavo, da come ti parlavo...»
«Rei lo sai che sono lenta in queste cose! Anche per oggi c’è stato bisogno di un mio caro amico che mi ha aperto gli occhi, che mi ha fatto capire che la tua distanza era solo gelosia!» sbottò
«Cosa? Vuoi dire che tu non avevi capito...?» chiese sorpreso
«Sì Rei, io non avevo capito e se lui non mi avesse detto quelle cose, io non sarei mai venuta da te.» ammise
«E chi sarebbe questo angelo custode?»
«Non lo conosci e poi vuole rimanere anonimo...» mentì
«Se lo dici tu... Comunque c’è un altro motivo per cui non mi sono mai dichiarato.»
«Quale?»
«Non so quando tu abbia smesso, ma fino all’anno scorso tu eri innamorata di Kima e quin...»
«Cosa? Io innamorata di Kima?! Ma stai scherzando vero?» lo interruppe lei scioccata
«No Hilary, non sto scherzando, fosti proprio tu a dirmi di voler giocare a basket per avere l’opportunità di conoscerlo.» ora anche lei si ricordava, glielo aveva detto perché si vergognava di dirgli che era innamorata di lui
«Ora ricordo... Comunque io lo dissi tanto per dire qualcosa. La vera ragione non è questa, non la sai neanche tu.»
«Allora dimmela, perché impazzisco all’idea che il tuo amore per questo sport sia nato solo per uno stupido...»
«Il vero motivo per cui adoro questo sport sei tu.» lo interruppe
«Cosa?»
«Sì è così. Volevo rendermi più interessante ai tuoi occhi, per non farti pensare che la tua migliore amica fosse una di quelle ragazze che pensano solo ai ragazzi.»
«Oh piccola Hilary, tu sei proprio pazza! Come ti è venuto in mente che io pensassi queste cose di te?»
«Non lo so, però è stato un bene, ora sono completamente innamorata di questo sport.» disse con un sorriso
«Ne sono felice, però hai già troppi pretendenti e non mi piace questo fatto!» esclamò con faccia buffa
«Ma smettila scemo!» disse ridendo
«Se solo ripenso a quando hai baciato Kei davanti a me e al prof provo un dolore fortissimo.» dis
