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Blue Garden - di Lu

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/07/2007 alle ore 17:31:09

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

LA STORIA DELLA DOLCE E DEL SUO VATE


PROLOGO

Diamo inizio al racconto della spettacolare e dolce vicenda di due amanti,felici del loro esistere nello spazio web e nella realtà, eppure dilaniati dal dolore della crudele separazione che incombe sulle loro strade.Tutto ebbe inizio quando lei, la Dolce, varcò il suo antro e ascoltò il canto del suo cuore...non fuggì, si lasciò irretire e cullare dal suo fare e dal suo dire.Inebriata ed esaltata dal delirio del Vate, la Dolce a lui cedette come si conviene ad amante veritiero.Ma apriamo questo sipario e diamo inizio al racconto che vi condurrà in voli vertiginosi, sopra laghi brumosi e tepidi e negli abissi marini più bui e freddi dove echeggia il loro canto che si inabissa e risale vigoroso sfidando ogni gravità...


UNA MELODIA AMMALIANTE
Camminava e correva la Dolce, e saltava in ogni dove,cercando qualcosa che piacesse al suo palato.Leggeva musica incontrandone di stonata, finchè una sera...una melodia ammaliante la fermò ad ascoltare profondità inaudite, era come se quella voce avesse un corpo e vedesse con un occhio lungimirante, oltre e nel profondo.Cantava il Vate, il canto delirante di colui che percepisce ogni dolore, ogni brama dell’umana condizione e, istrionico gemeva e urlava, toccando il suo cuore con un soffio.Varie volte lei tornò all’uscio del Vate, senza varcarne la soglia...varie volte, la Dolce lasciò qualche petalo all’ingresso che lui potesse sapere del suo passare...poi silenzio...lui tacque, lei attese, sembrò finire e invece...


COME IL VENTO D’ORIENTE
Inaspettato, lui tornò, come il vento d’Oriente, caldo evivace come un puledro, forte della sua giovane età, riprese i suoi deliri.Ritornò lei sui suoi passi, casualmente e l’uscio si aprì. Lei lo varcò. Ancora ad occhi bendati le loro mani si cercarono, subito si baciarono, mentre un soave profumo giungeva a lui, il suo di lei lasciato discosto sbadatamente.L’aroma giungeva a distrarlo, mentre un muto specchio, occhieggiava ed irretiva: era il suo di lei.Confusa rimase prima a pensare a che fare, disordinata, i resti suoi, lasciati sparsi confondevano il Vate che attirato da lei, tuttavia veniva rapito dall’aroma e dallo specchio sempre suoi.Tornò allora la Dolce, sui suoi passi: raccolse la boccetta del suo elisir, che riversava a terra il suo bene e nello specchio, nascosto nel bosco, dipinse un ritratto: quello di lui.



RITRATTO DI LUI
E lo vedeva sospeso, alzato...era la sua voce stessa a sostenerlo. Da lassù lui la seguiva con gli occhi, senza perdere la traccia del suo saltellare come capriolo nel web, bosco infido, sfuggendo cacciatori e predoni, inseguendo il sogno di un amore vero anche se imperfetto. Questo lei cercava, la Dolce...sognava...Lui vigilava, attento. Spontaneo e misurato, perdeva il limite nel dire più profondo la sua mente e se parlava il cuore, infiammava...