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L'ossessione in un romanzo - di Felice Amadeo

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/12/2009 alle ore 15:43:29

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Mi è capitato di leggere romanzi in cui il protagonista, o comunque uno dei personaggi narrati dallo scrittore, fosse ossessionato da qualcosa, da qualcuno.
L'ossessione: trovo sia un'ottima arma a disposizione dello scrittore, ma come usarla al meglio?
Anzi, come usarla?
Perchè c'è un solo modo per usarla: bene, altrimenti annoia, non ci sono mezze misure.

In quanto ossessione è ripetitiva, quindi va a reiterare un gesto, un pensiero, ossessionante, in quanto tale noiosamente inquietante, se descritto bene, noiosamente e basta se il messaggio non arriva, se quanto scritto non comunica come si vorrebbe.
Se fosse solo noiosa non porterebbe a nulla, sebbene un po' noiosa l'ossessione lo deve essere per forza, in quanto ripetitiva.
Ma proprio da qui dovrebbe nascere il punto di forza dello scritto reiterato: interessare (ossessionare) chi legge quanto prodotto dallo scrittore.

Non si tratta di impresa facile, eppure se riesce bene trovo sia particolarmente accattivante, riesce a focalizzare l'attenzione del lettore, com'è giusto che sia quando si legge.

Come reiterare senza annoiare?
Usando parole diverse pur parlando della medesima ossessione?
Rischiando maggiormente ed usando sovente le stesse parole quando si descrive l'ossessione?
Oppure cambiare lessico e stile narrativo nei soli momenti in cui la si ricorda al lettore?

Trovo sia interessante, un'arma davvero potente al servizio dello scrittore capace, in grado di riuscire ad ossessionare il lettore.

Ardue sentenze? <"">

 

Ultimo aggiornamento: 2012-04-21 13:16:07