Lo iettatore - di Mariodepascale
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/10/2009 alle ore 18:35:05
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In quella cittadina nei dintorni di Napoli, quando passava Isidoro Occhinegro la gente si lasciava andare ad ogni forma di scongiuro, da quelli civilmente ammissibili a quelli che è meglio fare di nascosto: c’era chi si limitava alla semplice ma sempre efficace indicazione di indice e pollice disposti ad U contro il personaggio, al classico sciò, sciò, cicciuè, uocchie sicche malamente (letteralmente: “vai via, civetta, occhio iettatore cattivo”), chi si attaccava al classico ferro di cavallo o ad un qualunque altro ferro, naturalmente non verniciato e non lavorato, disponibile nei paraggi, chi stringeva spasmodicamente in mano il corno di corallo rigorosamente rubato, trovato o ricevuto in regalo, chi cercava nelle tasche il suo mazzo di chiavi, c’era anche chi, confondendo le consacrate usanze contro le forze oscure, disponeva trecce d’aglio al balcone come aveva visto fare al film sui vampiri. I giocatori di carte si alzavano frettolosamente dal luogo di lavoro e cominciavano religiosamente i giri di sedia prescritti dagli antichi insegnamenti, mentre gli uomini che non avevano potuto porsi tempestivamente in salvo provvedevano con quel furtivo movimento grattatorio che era stato a loro tramandato dai padri.
Figurarsi quale fu la sorpresa della gente quando si sparse la voce che Isidoro avrebbe tenuto un pubblico comizio per presentarsi come candidato alle prossime elezioni amministrative!
Veramente, i dirigenti del suo partito erano stati assolutamente contrari a questa sorta di suicidio pubblico, ma l’uomo, di fronte a questo rifiuto, aveva minacciato che sarebbe stato costretto a provvedere diversamente!
Di fronte ad una simile tremenda prospettiva, i responsabili della lista avevano ceduto, nella speranza che la malasorte potesse invece riversarsi sui competitori avversari.
La sera del discorso, la maggior parte delle balconate e delle finestre che si affacciavano sulla piazza erano vuote o addirittura ermeticamente sprangate per evitare gli effluvi della iella che sarebbe inevitabilmente arrivata sulla zona.
C’era stato addirittura un fuggi-fuggi generale, perché molti avevano scelto di recarsi fuori paese nell’imminenza della prevedibile catastrofe. Il notevole afflusso di traffico e la fretta con cui tutti tentavano di scappare avevano però provocato, come c’era da aspettarsi, tutta una serie di incidenti grandi e piccoli, che erano stati inequivocabilmente attribuiti alla maledizione che doveva essere stata lanciata da Isidoro contro chi intendeva abbandonarlo.
Per questo motivo, i compaesani si erano dovuti rassegnare a presenziare al temutissimo comizio, naturalmente però non senza premunirsi di ferri di cavallo et similia. Si dice, addirittura, che, per l’occasione, siano stati svuotati i negozi di ferramenta di tutti i paesi vicini in un raggio di trenta chilometri.
Stranamente, però, la sera del discorso pareva proprio che le cose dovessero mettersi per il meglio: il cielo stellato regalava uno spettacolo meraviglioso, la luna piena illuminava a giorno la piazza e l’aria, fredda e pungente fino a qualche giorno prima, si era fatta dolce e piacevole.
Vuoi vedere che, in fondo, si trattava soltanto di calunnie che avevano colpito quel pover’uomo?
In effetti, qualcuno cominciò a confidare agli altri che quella fama di iettatore era provenuta a quella brava persona dalla sua inveterata abitudine di parlare di cose tristi, ma, poi, alla fine, non c’era nessuna prova concreta che quello portasse scalogna.
Così, man mano, la gente cominciò a rasserenarsi ed a seguire con sempre maggiore interesse il discorso di Isidoro, che aveva una buona vena oratoria e stava parlando con competenza di argomenti interessanti.
Ad un certo punto, addirittura, si verificò che la maggioranza degli ascoltatori prese a concordare con le tesi dell’oratore e stava considerando se fosse il caso di affidare il suo voto proprio ad Isidoro, che ora si capiva chiaramente che era stato vittima della calunnia della gente (naturalmente, questa gente erano sempre gli altri e non chi stava pensando queste cose).
Sul più bello, però, improvvisamente avvenne un fatto doloroso: il palco dell’oratore, su cui, ora che la paura della iella era passata, si stava assiepando tanta gente, senza nessun preavviso crollò addosso agli spettatori che stavano intorno, provocando numerosi feriti.
Come accertarono le successive indagini della forza pubblica, la colpa del fatto era di quelli che avevano costruito il palco: naturalmente, costoro, prevedendo che non ci sarebbe stato nessuno accanto all’oratore maledetto, avevano realizzato una struttura alquanto deboluccia, che poi non aveva retto alla notevole sollecitazione successiva.
Ma chi avrebbe tolto dalla mente della gente che la storia dello iettatore, in fondo, era perfettamente vera?
