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Incubo letterario - di Gioacchino De Padova

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/07/2006 alle ore 15:44:15

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Le parole del libraio risuonavano ancora nella mia mente: "Ormai vengono pubblicati decine di migliaia di libri all’anno, non possiamo esporli tutti, una selezione ci dev’essere.
In fondo un libro è un prodotto commerciale, viene esposto per essere venduto e lei mi sa dire chi potrebbe acquistare l’opera di un autore sconosciuto?"
Adesso, a distanza di qualche ora dalla mia visita in libreria, quelle parole mi apparivano ancora più sconcertanti.
Ero entrato con il mio breve romanzo autofinanziato nella tasca, cercando con lo sguardo il libraio che in quel momento stava sistemando, su uno scaffale bene in vista, alcuni manuali salutisti sulle varie tecniche del massaggio e su come perdere dieci chili in venti giorni.
Ritenendo opportuno attendere un momento più propizio per parlargli, decisi di ingannare l’attesa aggirandomi nel locale alla ricerca di qualcosa da leggere una volta fatto ritorno a casa.
Mi ero soffermato su alcune opere che sembravano di indiscutibile valore letterario, alcune delle quali le avevo già lette, poi, spinto dalla curiosità, iniziai ad esplorare l’intera libreria.
Nel reparto delle novità erano esposti in bella vista volumi di autori anglosassoni, che, per le mie esperienze di lettura, erano i soliti polpettoni di cinquecento pagine, ricchi dei sapienti ingredienti utili per la costruzione di thriller avvincenti ma senza anima e assolutamente stereotipati.
Adesso stavo visionando i libri di cantanti, cabarettisti, attrici, calciatori e protagonisti di reality.
Accidenti, sembrava che qualunque str... fosse passato per un istante davanti ad una telecamera avesse acquisito insospettate qualità letterarie!
Non che avessi niente contro di loro, ma io stavo cercando un romanzo.
Avevo a disposizione le prime opere di quindicenni desiderosi di comunicare quanto e come le loro tempeste ormonali adolescenziali avessero influito sulla loro vita sessuale e psichica.
Senz’altro ci sarebbe stato qualcosa di interessante in quelle pagine, ma non era stato uno scompenso testosteronico ad avermi condotto in libreria.
Già le possibilità di scelta si erano parecchio assottigliate.
Ora avevo davanti a me vari libri di autori stranieri che riportavano nel titolo un riferimento a qualche codice, emulando il titolo del romanzo che già da qualche mese andava per la maggiore.
Senza indugio decisi di scartare anche quelli, convinto che se gli autori erano stati capaci di tanto scarsa fantasia nella scelta del titolo, chissà cosa mi avrebbero riservato le pagine del romanzo, quanto ad originalità.
Adesso la scelta era davvero limitata, perchè la lesione al menisco mi impediva di esplorare altre opere, sicuramente più interessanti, ma confinate negli scaffali più reconditi, sistemati tanto in basso da costringermi a flessioni sulla gamba che, col mio ginocchio malandato, non mi potevo certo permettere.
La scelta era limitata ai pochi titoli che avevo davanti a me in quel momento.
Accortomi che il libraio aveva terminato di sistemare sullo scaffale anche gli ultimi testi nella sezione dedicata ai libri di cartomanzia, scelsi il libro di un autore italiano molto stimato e conosciuto e mi avvicinai a lui, col fine di pagare e lanciargli la mia proposta letteraria.
Quando tirai fuori dalla tasca il breve romanzo di cui ero autore per chiedergli se poteva avere interesse ad esporne qualche copia, sembrava avere capito tutto prima ancora che io potessi iniziare a parlare.
"Io non entro nel merito della validità letteraria della sua opera".
E come poteva, visti i libri che vendeva! Va bene vendere di tutto, ma almeno non passare per operatori culturali!
"Ma ci sono una serie di motivi fiscali e di contabilità per i quali mi risulta problematico accettare copie di piccole case editrici.
Peraltro la libreria, come vede, ha un’estensione limitata e non mi posso permettere di occupare spazi per titoli che hanno poche possibilità di essere smaltiti".
Sembrava stesse parlando di scorie radioattive!
Abbassò lo sguardo verso il mio libro solo per un istante e continuò: "E poi lasci che le dia un consiglio: intitolare un libro "Racconti" è senz’altro poco originale. Su, un pò di fantasia, un libro è un prodotto commerciale, in fondo vengono esposti per essere venduti;
lei mi sa dire chi potrebbe comprare un titolo così scontato di un autore per di più sconosciuto?".
Sulla scelta del titolo qualche ragione l’aveva, così lo ringraziai del consiglio, pagai il libro dell’autore affermato e me ne tornai a casa, con la convinzione che in quella libreria non ci avrei messo più piede.
Qualche ora dopo terminai la lettura del romanzo che avevo acquistato: ottima padronanza del linguaggio scritto, ma la storia era stata un’autentica delusione.
Il 76° romanzo di quell’autore aveva evidenziato un certo deficit ispirativo.
Va bene la scrittura fluida, ma bisogna pur avere qualcosa da raccontare!
Quella storia era poi molto simile alla trama di un film che avevo visto un paio d’anni prima in un desolante pomeriggio di ferragosto. Troppo simile!
Soltanto allora capii che tra cantanti, attrici, cabarettisti, diari di adolescenti, autori alla ricerca dell’ispirazione perduta, le porte di librerie gestite da commercialisti non si sarebbero
mai aperte...

...Serviva un’idea nuova. E l’idea arrivò.
Se il libro è un prodotto commerciale, allora perchè non ispirarsi alla regina dei prodotti commerciali? Perchè non affidare la letteratura completamente a quelle stesse regole di mercato che già governano i principali mezzi di comunicazione?
Perchè tollerare una sorta di monopolio culturale regolato da logiche commerciali, senza volersi abbandonare completamente ad esse ed usarle a proprio favore?
La televisone ha le sue regole, nessun prodotto televisivo sopravvive senza introiti pubblicitari e gli ascolti condizionano la scelta dei palinsesti, perchè la televisione non si può permettere programmi che non soddisfino le esigenze degli sponsor, che dagli indici di ascolto traggono conforto dei soldi spesi per gli spazi pubblicitari.
In compagnia di queste riflessioni incominciai a vedere ogni capitolo del mio libro introdotto dalla pagina degli sponsor.
Certo, si trattava di operatori commerciali di modesto richiamo, non potevo sperare in grandi sovvenzioni pubblicitarie essendo autore del tutto sconosciuto.
Ma con piccoli sponsor il progetto era realizzabile.
"Cari lettori, il primo capitolo è sponsorizzato dal dentrificio, Puliscili bene"
Immaginavo il primo capitolo introdotto dall’annuncio di questa marca di dentifricio, seguito da alcune fotografie in primo piano della cavità orale scattate prima e dopo la pulizia dentaria, per dimostrare l’efficacia del prodotto.
Il secondo capitolo era gentilmente sponsorizzato dalla nota compagnia di telefonia "Parlami e Parlami" che lanciava come promozione la diffusione via sms del testo del capitolo ad altri cinquanta abbonati dello stesso gruppo di telefonia ad un costo davvero conveniente.
Avevo avuto un’idea geniale, con la quale potevo risolvere due problemi davvero gravosi.
Il primo era quello della ricerca dell’editore disposto a scommettere su un mio testo: sarebbe stato lo sponsor a finanziare l’attività letteraria.
Il secondo era quello delle difficoltà della distribuzione, schiacciata dal peso dei grandi marchi industriali editoriali e dalle scelte dei già citati librai commercialisti. Anche queste
difficoltà di distribuzione potevano essere affrontate dallo sponsor che magari avrebbe venduto il libro insieme al dentifricio ad un costo solo di poco maggiorato.
Ogni capitolo avrebbe avuto uno sponsor disposto a sovvenzionare e distribuire l’opera letteraria a fronte di qualche pagina pubblicitaria.
Per il titolo del libro non ebbi alcun dubbio, decidendo di fare riferimento, sempre per motivi di facile commerciabilità al libro al momento più in auge.
Ma ai vari "codici" avevano pescato ormai un pò tutti e non era facile trovare qualcosa che fosse simile ma non uguale.
Dopo un’attenta ricerca intellettuale, arrivò l’idea: "Il codice PIN".
Molto telefonico, ma ancora disponibile.
Questo sarebbe stato il titolo del mio nuovo prodotto commerciale.
Insomma, avevo ormai pianificato ogni cosa e a fine serata decisi di rimandare all’indomani la risoluzione degli ultimi dettagli del progetto e i contatti con gli sponsor.

...Quando mi svegliai al mattino, avevo un gran mal di testa, ero sudato e respiravo affannosamente.
Era stato soltanto un incubo, ma con quel sogno il mio inconscio aveva aperto davanti alla mia mente uno scenario spaventoso.
D’istinto presi tra le mani vari libri riposti sulle mensole di casa mia e con sollievo notai che le pagine erano prive di qualunque inserto pubblicitario, ancora non violentate dalla prepotenza
commerciale che sta devastando la nostra vita.
Si era trattato solo di una spaventosa elucubrazione mentale che mi aveva colto nel sonno, al termine di una giornata molto deludente per le mie velleità letterarie, dopo la visita in libreria
e il colloquio con il libraio.
Solo un incubo, uno scenario spaventoso, ma irreale.
Almeno per il momento...