L'amicizia nell'Orlando - di Henry
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/03/2009 alle ore 19:35:56
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Ludovico Ariosto è il prototipo dell’intellettuale cortigiano del Rinascimento per la sua vita e l’attività nella corte estense di Ferrara. L’opera per cui è maggiormente ricordato è il poema epico “L’Orlando Furioso”, continuazione dell’interrotto poema “L’Orlando Innamorato” di Matteo Maria Boiardo. Ariosto riprende la materia cavalleresca che aveva riscosso grande successo nella penisola Italiana intrecciandovi numerose situazioni ed episodi, ripresi anche dall’epica classica. Il più noto fra questi è quello riguardante Cloridano e Medoro (canto XVIII – XIX), considerato forse il più commovente di tutto il poema di Ariosto in quanto ha per oggetto la straordinaria amicizia dei due guerrieri saraceni.
Dopo la battaglia tra Cristiani e Mori in cui questi ultimi hanno avuto la peggio, assistiamo alla presentazione dei protagonisti, i sopra citati Cloridano e Medoro, due Saraceni. Medoro, il più giovane, decide, dimostrando grande fedeltà per il suo re Dardinello d’Almonte, morto precedentemente in battaglia, di recarsi nell’accampamento nemico per recuperare la salma del suo signore e dargli una degna sepoltura. Cloridano, sebbene più saggio e più prudente, non esita a seguirlo unito da una profonda amicizia al suo compagno. Arrivati all’accampamento fanno strage dei cristiani ubriachi e ritrovano il corpo dell’amato sovrano. Ma sulla via del ritorno scorgono da lontano Zerbino, il principe di Scozia, che sta sopraggiungendo con le sue truppe. Cloridano si rifugia in una “selva intricata” per non essere catturato e si accorge che Medoro, rimasto indietro, per via del peso del corpo che sta trasportando, viene fatto prigioniero. Implorando la pietà del principe scozzese, chiede che gli sia restituito il cadavere del re d’Almonte; nello stesso istante Cloridano, vedendo il suo amico in pericolo, lancia delle frecce verso gli scozzesi uccidendone due. Medoro colpito esce dal suo nascondiglio e si scaglia contro i nemici, ma è sopraffatto dal gran numero degli stessi ed è ucciso dai soldati di Zerbino.
Come si evince dalla lettura del testo, il tema fondamentale è quello dell’amicizia: il grande sacrificio di Cloridano che rischia la vita per salvare quella dell’amico denota il profondo legame che si è istaurato tra i due. Donare la vita per l’altro è l’atto d’amore più grande che un uomo può compiere.
Il tema della profonda amicizia è un tòpos letterario: basti pensare alla famosa coppia di Achille e Patroclo nel primo grande poema della letteratura europea. Ariosto si è largamente ispirato all’Eneide di Virgilio in cui troviamo nella stessa situazione degli eroi saraceni, un’altra coppia di amici, Eurialo e Niso. I due, appartenenti all’esercito che fa capo ad Enea, si dirigono all’accampamento dei latini, a loro avversi, ma anch’ essi, dopo avere sterminato i nemici nel sonno, vengono inseguiti e quindi uccisi da un drappello di soldati avversari. Analogamente al poema di Ariosto, anche qui uno dei due protagonisti si sacrifica, dopo essersi nascosto in un bosco, per salvare la vita dell’amico. Sebbene il poeta ferrarese prenda molto spunto da quello latino, troviamo nell’Orlando numerose novità apportate da Ariosto al suo modello. Per esempio Eurialo e Niso combattono dalla parte di Enea, che ha il ruolo di protagonista nella vicenda virgiliana, mentre in Ariosto Cloridano e Medoro si battono dalla parte degli Arabi, che rappresentano i nemici dell’esercito cristiano, cioè gli sconfitti. Dell’ adolescenza Virgilio pone in luce l’imprudenza, anche sconsiderata, di chi troppo giovane ancora, “vuol fare l’uomo prima del tempo”; della stessa età Ariosto coglie invece l’ingenuità, l’idealismo, la devozione assoluta. Inoltre la morte tragica che Virgilio riserva ad entrambi gli amici, in Ariosto tocca al solo Cloridano; infatti, Medoro, ferito gravemente, verrà curato e salvato dalla bellissima Angelica, che sposerà in seguito.
Da notare in entrambi i testi la figura della “selva”, intesa come luogo di riparo, ma allo stesso tempo di perdizione. Qui i personaggi si rifugiano, ma anche si allontanano l’un dall’altro; l’amicizia fra loro è talmente forte che riescono a rendersi conto del pericolo incombente sui loro rispettivi amici, escono dal bosco, nonostante l’atmosfera magica che questo luogo esercita su di loro e rischiano la vita per andare a salvarli.
La scena molto drammatica in Virgilio comprende anche note macabre, come ad esempio il particolare della testa di Eurialo mozzata e posta su una lancia durante la strage notturna. In Ariosto i toni sono più lievi, a metà tra il patetico e il malinconico, com’è tipico dell’epica rinascimentale.
Un’ altra differenza riguarda i due personaggi dell’Orlando Furioso, che sono tipicamente rinascimentali, semplici soldati, non uomini di corte- anche in questi versi non si può non mettere in rilievo la sottile ironia di Ariosto nei confronti del contesto storico e sociale in cui vive- individui caratterizzati dalla nobiltà d’animo, dal coraggio, ma soprattutto dalla lealtà e dalla fedeltà nei confronti del loro sovrano; nel poema virgiliano invece Eurialo e Niso esprimono i valori collettivi condivisi dall’intera società latina. Infine le due vicende si svolgono di notte ed è proprio sul far del giorno che, compiuta una strage di nemici, i due, Eurialo e Niso, si trovano innanzi alla schiera del latino Volcente e i due mori Cloridano e Medoro di fronte alle truppe dello scozzese Zerbino.
Tuttavia dobbiamo dire che Ariosto non ha solo preso spunto, per quanto riguarda il tema dell’amicizia dal poema virgiliano; infatti lo stesso episodio lo ritroviamo nella “Tebaide” del poeta latino Stazio, scritta nel I secolo d.C., che narra le lotte tra i due fratelli Eteocle e Polinice. In particolare in un passo del X libro (v. 347 sgg) dell’opera del poeta napoletano, di cui Opleo e Dimante sono protagonisti, si ripete la stessa circostanza dell’amicizia che conduce i personaggi fino alla morte comune.
Riscontrabile una forte analogia tra il poema d’Ariosto e quello di Stazio; infatti in entrambe le opere i due amici, protagonisti del passo, sono spinti dal desiderio di andare a recuperare nel campo nemico il corpo del loro sovrano defunto; questa è la prova tangibile della loro lealtà nei confronti del proprio signore.
Un altro tema facilmente evidenziabile nel brano d’Ariosto è proprio quello della fedeltà: lo si nota nell’ atteggiamento che assumono i protagonisti nei confronti del loro sovrano. E’ Medoro che nella V ottava dice di voler concedere una degna sepoltura al re d’Almonte, è proprio Medoro che convince l’amico ad affrontare i soldati cristiani per raggiungere il loro nobile scopo.
In contrapposizione al passo dell’Ariosto nel testo omerico dell’Iliade è l’episodio di Dolone, un soldato troiano, abile nella corsa, che si offre ad Ettore per andare a spiare il campo degli Achei; in cambio il generale troiano gli promette il cocchio e i cavalli di Achille. Durante la notte però è sorpreso da Ulisse e Diomede, due comandanti Greci, che lo fanno prigioniero. Egli, sperando di aver salva la vita, rivela ai due tutte le informazioni riguardanti l’esercito e l’accampamento troiano, ma Diomede lo uccide ugualmente per quest’atto di infedeltà nei confronti del proprio comandante. Il comportamento tenuto da Dolone, che di fronte al pericolo non esita a tradire il suo popolo, e in particolare il suo comandante, che aveva riposto in lui la sua fiducia, è completamente diverso da quello dei due Mori nei riguardi del proprio re, che seguono anche dopo la morte; è proprio questa fedeltà che spinge i due amici ad affrontare il nemico mettendo a rischio la propria vita.
In conclusione possiamo dire che Ludovico Ariosto, come sostanzialmente tutti gli altri intellettuali dell’Umanesimo e del Rinascimento, si rifa ai testi classici, traendone molta ispirazione, ma apporta numerose innovazioni. L’imitazione non può essere passiva, ma, come dice anche Angelo Poliziano in una lettera indirizzata a Paolo Cortese, deve affermarsi la personalità dello scrittore, il quale deve esprimere se stesso e non altri. Ariosto dimostra tutta la sua bravura, rielaborando temi e caratteristiche tipici dell’epica classica, quali l’amicizia e la fedeltà per il proprio signore, nell’epoca in cui scrive, in modo tale da trasformare il poema cavalleresco in “romanzo contemporaneo”, concentrandoci le passioni e le aspirazioni degli uomini del suo tempo.
