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Il potere della televisione - di William Star

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/12/2009 alle ore 21:10:10

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Tra i mezzi di comunicazione quello che gode certo di maggiore potere mediatico è la televisione.
Un potere che dovrebbe essere usato meglio, con lealtà, correttezza, in quanto capace di condizionare buona parte della collettività.
Conoasciamo tutti quanto un qualunque reality show sia capace di condizionare, infatti vengono considerati, dai media, programmi innovativi.

Portare la mediocrità a qualcosa di talentuoso, di successo, degno di essere popolare. Ed è la televisione ad essere responsabile di questo messaggio errato, o meglio, responsabile è chi la televisione la fa, prestandosi sovente ai fini di gruppi oligarchici.
Così come in una democrazia vi sarà un certo numero di persone capaci realmente di pensare e agire secondo la propria libera scelta, in quanto il loro intelletto gli permette di non essere condizionati, anche in televisione ci sono persone, che la televisione la fanno, che agiscono con obiettività, distacco razionale, correttezza.

Sono poche rispetto ai più, non vanno certo di moda in quanto si rifiutano consapevolmente di eseguire gli ordini di un'oligarchia.
Prendiamo sempre ad esempio il reality show: già di per sé vuoto, banale, prodromico di vanagloria per chi vi partecipa: non paghi di ciò i fautori, propongono anche apposite trasmissioni, con conduttori ed opinionisti presumo profumatamente pagati, che analizzano, scandagliano, inevitabilmente anche in maniera morbosa, quanto accade nel reality show in questione.

Il reality: il vuoto.
I programmi che ne parlano: approfondimento del vuoto.
Quantomeno curioso.

Senza contare che i reality sono diventati stumento per riacquisire una fiammata di popolarità per personaggi non più così celebri prima di vedere definitivamente bruciata la loro carriera.
Partecipando non fanno che alimentare il fatuo fuoco della popolarità facile, ed immeritata, ed inutile, in chi, condizionato dalla televisione, guarda, e crede.

Un utilizzo errato del mezzo televisivo, uno spreco di risorse tecniche, tempo, denaro: tutte cose preziose che meriterebbero un impiego migliore.
Anche il fatuo divertimento è un diritto della persona: non un dovere della televisione (strumento mediatico per eccellenza) proporre in gran parte solo inquinamento ideologico collettivo mascherato da banale superficialità.

Altro esempio efficace di improprio utilizzo del mezzo televisivo, la pubblicità: lasciamo perdere quella che spezza programmi, film, etc.
Comprensibile, soprattutto se offre un prodotto gratuito all'utente.
Quella invece sostenuta dal presentatore di turno e dalla trasmissione che conduce.
Pensate ai film di Natale, film di cassetta, spesso di una comicità comoda, affettata, esclusivamente da vedere, più che da ascoltare, una comicità fine a sé stessa, alla battuta del momento.
Questi autentici pacchi di Natale, sbancano i botteghini: da una collettività che adora i reality show non c'è da aspettarsi altro.
Questa filmografia seriale non avrebbe nemmeno bisogno di pubblicità, tanto è comunque attesa dalla collettività ormai condizionata.
Invece, puntualmente, gli attori, registi, di questa puntuale comicità artefatta, sono ospiti e promuovono ulteriormente il loro prodotto.

Questo non accade mai con film di buona qualità, spesso realizzati tra mille difficoltà, che spesso sono lavori d'autore che meriterebbero più spazio.

Un percorso unidirezionale, quello intrapreso dalla televisione, che arriva, per gradi, ad inquinare il potere decisionale della collettività anche nelle scelte più importanti, come quello della preferenza politica.