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Guida alla Crisi: Le Opportunità - di Rosi

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/08/2011 alle ore 15:27:29

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

GUIDA ALLA CRISI: LE OPPORTUNITA’
SOMMARIO


1. La Crisi
2. Diversificare
3. Vado a Vivere in Campagna
4. Andare all’Estero
5. Siete Creativi?
6. Mai Stati Bamboccioni
7. Mettersi in Proprio
8. In Sintesi












LA CRISI
Agosto 2011. “Tasse e tagli, stangata da 45 miliardi”. Leggo il titolo del giornale, poi l’articolo, insieme a milioni di Italiani, scopro la 2^ manovra imposta dell’Unione Europea:

Spariscono 38 province
I Comuni sotto i 1000 abitanti si accorpano
Contributo di solidarietà sopra i 90.000 euro
Aumenta la quota Irpef per gli autonomi
Tredicesime a rischio
Tfr post-posto di 2 anni
Eliminati i ponti estivi
Donne in pensione a 65 anni

Non è tutto ma è sufficiente a farci trasalire, arrabbiarci, e venir voglia di FARE QUALCOSA. Forse siamo stati troppo tempo in silenzio, stando a guardare l’operato di un governo ora commissariato, il Presidente del Consiglio che litiga col Ministro dell’Economia, e un’opposizione divisa e sterile. Scommetto che tanti altri, come me, si stanno chiedendo cosa può o potrebbe ognuno di noi fare. E’naturale che un senso di frustrazione ci attanagli, che l’ansia ci assalga, che il sonno sia turbato, che i pensieri girino vorticosamente alla ricerca di soluzioni che sembrano ancora lontane.
E’ naturale essere arrabbiati e non volere che a pagare siano sempre gli stessi. Tuttavia restiamo senza parole, solo con un conto in banca sempre più esiguo e i conti da pagare: davanti solo anni di ulteriori sacrifici, come se quelli già passati non ci avessero portato a nessun approdo, stiamo ancora navigando in un mare di debiti. La depressione è insidiosa e si fa fatica a mantenere un umore accettabile, scontentezza ovunque, non c’è un settore risparmiato tra i lavoratori. Mi chiedo cosa si può fare. Eppure non posso restare a guardare, qualcosa si potrà pur fare, anche se non girano i soldi, anche se non possiamo sottrarci agli aumenti previsti. Pensa e ripensa, finalmente mi sorge un barlume d’idea, poi un’altra, comincio a ricordarmi di alcuni amici, poi di altre persone che conosco. Rifletto ancora e si, trovo nuove idee. Finalmente ci sono. Ebbene credo che qualcosa si può sempre fare, basta attivarsi e pensare. Soprattutto mi ha aiutato guardare alla crisi in termini di cambiamento. Le crisi, di qualsiasi genere, nascono quando un sistema non funziona più. E’ caduto il muro di Berlino, ed ora a Cuba vendono le case ai privati. Bisogna prendere atto che sono in corso cambiamenti epocali. Le regole stanno cambiando. Forse anche ognuno di noi può pensare di apportare qualche cambiamento che possa migliorare la propria vita. Ho cominciato a guardare alla crisi come ad un evento foriero di opportunità. Allora ci vuole del nuovo. Ho provato a chiedermi se fossi in grado di ripensare la mia vita, aggiungere o togliere, modificare qualcosa e in effetti ho trovato diverse soluzioni. Alcune più radicali, altre modeste, ma tutte avevano in comune la stessa cosa: apportavano miglioramento alla mia vita. Non mi sono accontentata di un’idea, ne ho sondate molte per capire quale fosse la più praticabile, la più congrua e quella che veramente mi avrebbe reso più felice. Eh si perché se si cambia allora si vuole qualcosa che renda più felici ! Per esempio mi sono permessa il lusso di guardare alle mie passioni e cercare di capire se tra queste qualcuna non potesse essere redditizia. Ce ne erano diverse che mi stimolavano: andare a vivere in campagna, cambiare lavoro, trasferirmi all’estero o un un’altra città del nostro paese, cercare un lavoro da casa, dedicarmi a più attività contemporaneamente, trasformare in un’attività redditizia una mia passione come la pittura.... Ho capito che la crisi mi aveva messo in crisi e che urgeva una soluzione.
Mi sono messa su internet, tra siti e blog a cercare notizie, informazioni e dati necessari a farmi una prima idea. Ho spaziato tra tutto ciò che mi veniva in mente a zero costo e questo era già un buon inizio. Con il materiale raccolto ho fatto delle cartelle sul mio desktop che potevo rivedere e consultare tutti i giorni, compresi alcuni link di siti interessanti che avevo messo tra i preferiti. Nel giro di qualche settimana avevo sufficiente materiale da far cambiare vita a tutto il quartiere ! Persino ai miei nonni ! E soprattutto mi stavo riprendendo il futuro.









DIVERSIFICARE

Per tutta la vita ho lavorato, facendo ora un lavoro ora un altro: generazione precari. Tuttavia ho sempre fatto un lavoro per volta, bene, seriamente. Ora i proventi del mio lavoro non bastano più, non so dove sbattere la testa per arrivare a fine mese. Sto pensando ad un secondo lavoro. Qualche giorno fa mi è arrivata una e-mail con un link ad un sito americano. Sono andata a vederlo e ho scoperto che si tratta di vendite online. Il sito è strutturato con dei venditori, degli addetti al marketing e i clienti che acquistano i prodotti. Funziona così: i venditori hanno un loro sito dove presentano e vendono il prodotto, che può essere un prodotto digitale, come un e-book o un lettore per gli e-book, per esempio. Poi ci sono gli addetti al marketing che scelgono un sito e organizzano pubblicità online per il prodotto in vendita sul sito prescelto. I clienti vedono l’annuncio pubblicitario dell’addetto al marketing, ci cliccano e vengono connessi con il sito relativo al prodotto e qui possono ricevere informazioni e acquistare il prodotto. Mi è saltata subito all’attenzione la commissione per gli addetti al marketing che è fino al 70% del costo del prodotto, il resto lo prendono i venditori. Mi sono detta che quella avrebbe potuto essere una buona opportunità di guadagno, sfruttando il fatto di parlare l’inglese e il fuso orario che permette di lavorare la sera. Mi sono documentata un pò meglio e ho scoperto che questo sito vende, in tutto il mondo, un prodotto ogni 4 secondi: ottimo, mi sono detta, così ho acquistato a pochi euro una guida per gli addetti al marketing e ho deciso di saperne di più. Ho scoperto il vastissimo mondo delle vendite online. All’ incirca la cosa funziona così: l’addetto al marketing si iscrive al sito, sceglie un prodotto, preferibilmente che lo interessi minimamente, o anche no, e crea un annuncio pubblicitario con l’ausilio di Google Ad e lo pubblica, a pagamento, sempre su quest’ultimo sito. Per chi ci volesse provare devo specificare alcune cose. Andate prima a vedere il sito del venditore, potrebbe essere una bufala e in tal caso, dato che c’è la clausola soddisfatti o rimborsati, vi trovereste a dover restituire quanto guadagnato. C’è una pagina sul vostro account dove si sommano gli introiti delle vostre vendite, una volta raggiunto il tetto posto da voi, per es. 300 euro, vi viene inviato l’assegno. Nel caso di rimborso al cliente a voi viene decurtata la vendita. Dunque una volta capito che il sito è serio, andate a creare l’annuncio pubblicitario. Scrivete poche righe, la prima deve dire perché dovrebbero acquistare quel prodotto. Scegliete l’importo che volete spendere per ogni annuncio e il tetto massimo di spesa mensile. E’ raccomandato di non scegliere l’importo minimo che è quello maggiormente scelto, 0, 05 cent, ma di investire almeno 0.07 cent per avere dei riscontri. La ricerca in Google avviene per parole chiave, dunque è molto importante scegliere termini idonei, ma a questo vi viene in aiuto Google Ad che vi suggerisce i sinonimi. Una volta pubblicato l’annuncio le vendite vanno da sé. Se si è stati sufficientemente bravi gli introiti cominciano ad accumularsi automaticamente, se non vedete aumentare il vostro conto allora dovrete apportare alcune modifiche, per es. aumentare il costo dell’annuncio o il tetto massimo di spesa per uscire fuori dalla massa che ha scelto il vostro stesso importo. I risultati non si faranno attendere, già nel giro di una settimana ne vedrete. All’inizio dicevo di fare bene attenzione al sito che scegliete, se è uno che ha già dato fregature Google potrebbe bloccarne la pubblicizzazione. Se avete voglia di andare a vedere di cosa si tratta il sito è www.clickbank.com.
Un altro progetto, sempre nel campo dell’e-commerce, coinvolgeva invece alcuni amici commercianti. Ci sono persone allergiche ad internet che fanno commercio solo in modo tradizionale, ossia vendendo prodotti in negozio. Queste sono quelle da contattare. Per prima cosa bisogna fargli intravedere le opportunità economiche delle vendite online, che in Italia sono ancora abbastanza esigue, ma costruendo un sito in diverse lingue, o solo in italiano e inglese, le opportunità si ampliano immediatamente. La vendita online non toglie nulla al negozio, casomai aggiunge, in quanto si moltiplicano le vendite. Una volta attivato il sito sarete voi stessi a curare le vendite, dietro commissione, così da non avere grosse spese iniziali. Se non l’avete mai fatto, potete fare un corso di marketing online o presso dei rivenditori di computer che a volte li fanno, o comunque sono nel giro e vi sapranno indirizzare. Questa è un’attività divertente per chi ama il computer, si tratta di tenere aggiornato il sito cambiando prodotti e facendo promozioni e il resto arriva da sé, anche i clienti. Se si ha l’accortezza di mettere nel sito una finestra per la registrazione vi farete una mailing list e potrete avere una banca dati per scrivere ai vostri clienti, mandare una newsletter o informarli di promozioni e corsi. Una mia amica che tiene corsi e seminari di yoga raccoglie così parecchie adesioni. Se vendete francobolli la cosa non è tanto diversa, accanto ai prodotti potete strutturare degli incontri di scambio. In tutto questo voi siete solo il gestore del sito, pubblicizzate e vendete prodotti altrui. Se invece siete già dei venditori, potreste trovare degli addetti al marketing che vendono per voi, ma per questo vi rimando ad un altro capitolo.
Se invece non avete molto tempo da dedicare al vostro secondo lavoro, potete organizzare un team di lavoro che voi visionate, per esempio nel campo delle traduzioni. Le traduzioni online sono penose e chi deve tradurre un testo ufficiale ricorre di solito ad un servizio di traduzioni. Un sito sarà indispensabile e in questo caso economico, circa mille euro. Potrete trovare degli studenti di lingue che tradurranno e scegliere dei settori in cui specializzarvi, per esempio quello legale o commerciale o altro. Raccoglierete le richieste dal sito e poi le invierete ai vostri traduttori. La cosa migliore è pagare i traduttori in percentuale così da non dover sborsare soldi prima di averli guadagnati. Ci sono delle tariffe per pagina a seconda della lingua e non sarà difficile venirne a conoscenza via internet. In questo tipo di lavoro è fondamentale la tempestività e la puntualità, è consigliabile scegliere persone affidabili. Dovrete aprire una partita iva per poter fatturare e con l’ausilio di un commercialista questo non sarà un problema. Potete scegliere il formato pdf per la consegna dei testi e inviarli come posta certificata. Potete lavorare da casa e questo abbatterà di molto i vostri costi.
A proposito di lavoro da casa, se siete commercianti, vi segnalo cosa ha fatto la mia amica Chiara per far fronte alla crisi. Aveva un negozio molto bello di abbigliamento etnico, un pò originale, e arredamento per la casa, tanti oggetti non fatti in serie, di gusto vario. Ha avuto il punto vendita per diversi anni e si è fatta una cospicua clientela. Poco tempo fa sono andata a fare acquisti da lei e mi ha comunicato che a settembre avrebbe chiuso il negozio. Ci sono rimasta un pò male perché mi piaceva tanto quel negozio. Subito lei aggiunse che continuava a fare commercio ma da casa e in più avrebbe venduto ai negozi. Che sorpresa ! Di certo avrebbe abbattuto i costi, non essendo più strutturata col negozio su strada, quindi anche se non avesse avuto più il cliente di passaggio questo, in termini economici, si sarebbe bilanciato con i minor costi. Sapevo che aveva una casa che si prestava all’operazione, con un grande salone dove esporre la merce. Ha organizzato un tè a casa sua e ha invitato tutti i suoi clienti per far conoscere il posto. C’è andata un sacco di gente, compresa me. La stagione ancora permetteva di star fuori e nel giardino aveva organizzato un’esposizione di mobili in ferro battuto, mentre in casa aveva arredato il salone con la mobilia in vendita e vi aveva posto all’interno la merce pure in vendita. Negli armadi c’erano i capi d’abbigliamento e in altri mobili, a scaffali e a vetrina, c’era l’oggettistica. L’andirivieni di gente è stato costante tutto il pomeriggio. Amiche venivano con altre amiche e tutti hanno apprezzato la nuova location. Chiara mi riferisce che le vendite vanno molto bene e lei ha parecchio tempo in più da dedicare ai suoi figli piccoli. Un successone!
Queste sono solo alcune idee. L’importante ora è trovare attività remunerative che lascino tempo e spazio ad altre attività e che corrispondano a qualcosa che piace fare. La passione è molto importante perché è la molla che porta a prendere decisioni coraggiose, a rischiare. Penso che in un momento in cui il posto di lavoro è a rischio costante sia più interessante puntare su qualcosa che piace. Mi sembra che tutto quello che era scontato per i nostri genitori come il posto fisso si sia ora disintegrato, sia scomparso dalla nostra società. A noi è lasciata invece la possibilità emergente di inventarci la nostra vita.





VADO A VIVERE IN CAMPAGNA
La frenetica vita di città, il rumore assordante, lo smog, la mancanza di spazi verdi, sono solo alcune delle motivazioni che più di una volta mi hanno fatto desiderare di andare a vivere in campagna.
Questa è una scelta che hanno fatto alcuni miei amici, una famiglia composta di padre, Paolo, madre, Claudia, e due figli adolescenti, Francesca e Giulio. Non avendo sufficienti risparmi per acquistare una seconda casa, hanno venduto il loro appartamento in città e acquistato una casa di campagna con qualche ettaro di terra. Hanno ristrutturato la casa a poco a poco, abitandovi e facendo fare i lavori da operai a giornata piuttosto che da una ditta, perché più economico. La casa cambiava ad ogni nostro incontro, finché arrivò il momento dell’inaugurazione. Diedero una festa con gli amici lasciati in città, a cui partecipai. La casa era stata ristrutturata mantenendo le caratteristiche originarie: travi in legno, tetto in tegole, intonaco a calce, pavimenti in cotto ed erano stati aggiunti elementi moderni quali le finestre con doppi vetri, la caldaia a risparmio energetico, il riciclo dell’acqua piovana e perfino pannelli solari per l’acqua calda e fotovoltaici per l’energia elettrica. Il tutto con i soli proventi della vendita dell’appartamento. La terra, che inizialmente sembrava essere un problema perché troppo estesa, fu affidata ad un contadino che in cambio prendeva metà del raccolto dell’uliveto. Fino a quel momento la famiglia aveva portato avanti le attività lavorative e di studio con continuità. I ragazzi studiavano al liceo, il padre la madre lavoravano in città facendo i pendolari. Comunque erano contenti della loro nuova vita. Pian piano si lasciarono appassionare dalla terra e dalle sue potenzialità. Iniziarono a piantare alberi da frutto e fecero un orto. Non avendo molto tempo da dedicarvi lasciavano che la natura facesse il suo corso, togliendo le “erbacce” ogni tanto e facendo concimare dal contadino col suo letame. La soddisfazione era mangiare del cibo fresco dal sapore autentico di cui conoscevano esattamente la provenienza e quindi senza rischi di strani virus come ogni tanto si sentiva in televisione. Niente cetrioli assassini ! Finché un giorno la mia amica, che fa la giornalista free lance per alcune riviste femminili, è incappata in un articolo che ha attirato la sua attenzione. Parlava dell’ agricoltura biodinamica. Lo lesse, lo portò a suo marito e niente fu più come prima. Che cosa aveva scoperto ? Che nel loro piccolo stavano facendo già agricoltura biodinamica. In cosa consisteva ? L’agricoltura biodinamica ha 90 anni di età, da quando negli anni 20 tale Rudolf Steiner se ne era occupato. Essa consiste nel coltivare tenendo presente che il vivo si coltiva col vivo, rispettando i cicli di rotazione delle colture e con pratiche non invasive sul terreno. Tenendo conto che la natura ha un suo equilibrio e che sia piante che animali in natura hanno una precisa funzione basta conoscerla per risolvere i problemi dell’agricoltura.
Dopo un solo anno dal trasferimento i miei amici erano quella che si può dire una famiglia felice. Non più stressati, avevano sempre un posto dove poter dormire in santa pace, passare i week-end, invitare amici e fidanzati dei figli, stare all’aria aperta e perfino fare attività sportiva. Cominciarono a prenderci gusto. Dopo l’orto, l’uliveto e il frutteto fecero un vigneto di uve bianche sauvignon e alla prima vendemmia fecero il vino con l’aiuto del vicino di casa già esperto viticoltore. I ragazzi studiarono addirittura un’etichetta al computer per le bottiglie, e il primo Sauvignon Bonsi ebbe vita. Passò un altro anno, tra marmellate e conserve fatte in casa e Paolo prese la decisione storica: lasciare il suo lavoro e con la liquidazione dare vita ad una piccola azienda agricola a conduzione familiare. Si informò e trovò anche dei contributi dell’Unione Europea per incentivare l’agricoltura biologica, a fondo perduto. Finalmente anche nel nostro paese era stata recepita la normativa Europea in materia di biologico con la relativa certificazione. Passò qualche tempo a documentarsi, scrivere lettere, formulare un progetto, seminare e finalmente i fondi arrivarono. Quell’anno Francesca avrebbe dato la maturità, mentre Giulio andava già al primo anno di università, si decise che entrambi sarebbero stati iscritti ai coltivatori diretti, come il padre, per avere le agevolazioni di categoria. Claudia continuava a fare il suo lavoro free lance gestendolo però da casa via computer, così da potersi dedicare alle conserve.
Venne la primavera e presero dei cavalli, Paolo gli costruì due box a blocchetti insieme al muratore. A maggio raccolsero l’erba medica e quando il grano fu maturo lo mieterono. Fecero enormi balle di fieno per i cavalli e ricavarono anche della paglia per i box. Arrivò anche l’ inverno. Tutta la famiglia si dedicava all’azienda. I ragazzi meno dei genitori, in quanto presi dagli studi e dagli amici. Paolo aveva della manovalanza che l’aiutava soprattutto in primavera e in estate. Quell’ inverno nacque un nuovo progetto: si sentivano pronti per aprire ad un piccolo pubblico e accoglierlo in quello che avrebbero trasformato in Bed and Breakfast. Utilizzarono delle cantine al piano terra per farne degli alloggi con bagno, erano in tutto quattro, tutti indipendenti. Francesca e Giulio ebbero l’idea di fare un sito dell’azienda per attirare clienti del B&B, lo fecero disegnare e mettere in rete. Ci misero anche un blog su cui lasciare commenti e tante foto del posto, di loro e degli animali che ora, oltre ai due cavalli, erano quattro oche, tre pavoni, qualche tacchino e diverse galline. Un cane maremmano, Tano, e un gatto di nome bianca. Ad aprile arrivarono le prime prenotazioni per il week-end, era una coppia turisti tedeschi che in realtà voleva fermarsi per una settimana, la prenotazione fu presa. Intanto Claudia impazziva con la asl per farsi dare i permessi per fare le conserve a norma di legge per poterle poi vendere ai loro clienti, ma anche ai negozi. Ci mise un pò ma raggiunse lo scopo. Con qualche piccola modifica alla cucina e un pò di accortezza nel confezionamento si poteva fare.
Quell’estate li andai a trovare, ovviamente ospite del B&B, anche se contro la loro volontà perché mi volevano in casa. C’era una bella atmosfera lì. Erano sempre tutti indaffarati e volendo gli ospiti erano resi partecipi delle attività. C’era musica in tutta la casa, un bel giardino curato con delle amache e sedie a sdraio, e un gran bel tavolo da pranzo all’esterno sotto la pergola di uva fragola. Inoltre la casa era rallegrata dagli amici dei ragazzi che li venivano a trovare.
Ogni volta che penso di andare a vivere in campagna penso a loro e alla loro avventura, nata a poco a poco dal coraggio di cambiare. In effetti continuano a cambiare. Ora, data la crisi, per aumentare le entrate, hanno acquistato una piccola tartufaia e vanno a stanare tartufi bianchi col loro cane Polly, una buona parte poi li vendono ai negozi di prodotti locali. L’azienda ha già diversi anni e la costante è sempre stata il cambiamento, seppure nella continuità. Oltre alle colture che cambiano ogni uno o due anni, cambiano anche le attività. Per un periodo i ragazzi hanno gestito dei quad con cui scorrazzavano tra giovani. I cavalli sono diventati otto e c’è stato anche un puledrino partorito dalla loro cavalla. Non c’è stato attimo in cui si siano pentiti della loro scelta, e si può dire che sono felici.

ANDARE ALL’ESTERO

Questa è un’idea da non scartare subito, vale la pena verificare prima la sua fattibilità. E’ importante non lasciarsi spaventare dal fatto, per esempio di non parlare la lingua: le lingue si imparano, e sul posto si imparano velocemente. Ho decine di esempi di questo tipo, per esempio mia cugina Veronica si è trasferita a Shangai col suo marito svedese e hanno persino trovato lavoro con un’azienda svedese sul posto. Un mio nipote è prossimo a partire per Londra dove andrà a studiare e lavorare. Io stessa ho frequentato un anno di scuola superiore in Francia imparando la lingua lì e dopo il diploma sono partita per la California con il solo inglese scolastico. Ma trasferirsi all’estero non è cosa solo per i giovani. Il mio vicino di casa si è trasferito in Messico portando con sé i genitori.
Ora sto verificando se è proprio vero che si può lavorare nei Paesi dell’Unione Europea. Una scelta dettata dal fatto che ho una figlia che studia e ho pensato che in un altro Paese probabilmente può avere un futuro migliore. Cercando su internet ho trovato un sito con offerte di lavoro in tutta Europa e mi sono iscritta. L’iscrizione offre la possibilità di scegliere la professione, il Paese e il salario minimo, che su questo sito parte da 60.000 euro. Ho compilato varie richieste nei paesi di cui parlo la lingua, compresa l’Italia. Hanno iniziato ad arrivarmi annunci cui poter rispondere inviando una lettera di presentazione e il curriculum. Ho risposto a più di un annuncio, inviando un curriculum in lingua. Mi sono fatta aiutare a tradurlo in Inglese e in Francese per essere certa di non scrivere stupidaggini o di essere troppo prolissa. Tra gli altri annunci, a Brescia offrivano 60.000 euro, che mi è parso un buon stipendio, così ho inviato quanto richiesto. Quindi ho scoperto che dista 30km dal lago di Garda, collegata dall’autostrada. Mi vedevo già a veleggiare sul lago nei fine settimana con mia figlia. Tuttavia ho risposto anche ad altri annunci. Uno a Londra, dove offrivano l’equivalente di 120.000 euro annui. Certo bisogna tenere conto che lì c’è la sterlina e in proporzione la vita è più cara. Comunque mi sembrava un buon compenso. Londra è una bella città che conosco e non mi sarebbe dispiaciuto trasferirmi lì. Altra opportunità che ho preso al volo era un’offerta su Losanna, situata sul lago di Ginevra, nel Cantone Francese di Vaud. Qui offrivano 120.000 franchi svizzeri all’anno, che al cambio sono circa 100.000 euro, non male, no ? Quindi ho inviato anche a loro lettera e curriculum. In questo caso non conosco la città, quindi ho fatto una ricerca per vedere quanto costano gli affitti e cosa offre la città. Ho scoperto che è un luogo d’arte e cultura e la cosa mi attrae notevolmente. Aspetto una risposta per un colloquio e continuo a mandare curriculum, certa che prima o poi arriva l’offerta giusta per me.
La storia del mio vicino di casa vale la pena di essere raccontata in quanto è un esempio pratico di come muoversi all’estero. Davide ha preso un anno sabatico per scrivere un libro. Non avendo grandi disponibilità economiche ha scelto un paese alla portata, in America Centrale, il Belize. Quindi ha subaffittato la sua casa e con il corrispettivo ha preso in affitto una casa con due stanze in più da affittare ai turisti in Belize. Inoltre gli restava sufficiente denaro per vivere decorosamente. E’ stato lì un anno, rimettendo insieme pagine e pagine di lavoro svolto negli anni come ricercatore e alla fine ne è venuto fuori un libro. Quindi è tornato a casa, ma l’Italia gli stava stretta, è stato un pò e di nuovo si è messo in cerca di qualche paradiso dove trasferirsi. Ha provato questa volta in Messico, a Puerto Vallarta. Con la solita, sperimentata, modalità del subaffitto, è patito per Puerto Vallarta, ha preso contatto con alcuni Hotel e agenzie turistiche per organizzare gruppi di Tai Chi Chuan. Questa antica arte marziale, che si distingue per i suoi movimenti lenti, parve piacere ai turisti e tutte le mattine Davide si recava sulla spiaggia a praticare con il suo gruppo, così faceva anche al tramonto. Mi fermo un attimo a specificare che in Italia Davide lavorava in un’azienda con la funzione di impiegato, solo nel tempo libero praticava tai chi chuan. Ma “quando si cambia per andare in un posto come Puerto Vallarta, ” mi scrisse una volta, “tutto cambia. Si è disposti a fare cose a cui non si era minimamente pensato prima. Gli anni di ricerche sul tai chi chuan, non erano per me un lavoro, piuttosto una passione. Quando ho capito che la mia passione poteva trasformarsi e diventare il mio lavoro ho colto la palla al balzo. E ha funzionato”. Il passo successivo è stato far trasferire i suoi genitori che vivacchiavano di pensione tirando avanti a mala pena fino a fine mese. Sono arrivati a Puerto Vallarta, hanno affittato una casa indipendente che gli costa l’equivalente di 200 euro al mese e con la loro pensione vivono molto meglio ora ! Più di un anno è passato, Davide e i suoi genitori hanno ancora casa subaffittata in Italia, e ci vengono ogni tanto a trovare i parenti, certi che ormai la loro vita sia là, in Messico.


SIETE CREATIVI?
Il tempo libero è un prezioso alleato dell’uomo. In quelle occasioni abbiamo la possibilità di praticare alcune nostre capacità che nel tran tran quotidiano non riusciamo ad utilizzare. Pensate all’andare in bicicletta, per esempio. Ma ci sono tante cose che potremmo fare nel tempo libero e poi chissà potrebbero diventare un’attività remunerativa. Eccoci qua con i creativi. Cioè con tutti coloro che danno spazio alla loro creatività e anche con coloro che dicono di non saper tenere una matita in mano. Si, è così, credetemi. La creatività è una capacità innata che va risvegliata, praticata, come il ragionamento. Solo che, questo ce lo insegnano a scuola e ad essere creativi invece no. Pare anzi sia pure controproducente nella nostra società. In realtà le persone che mettono in pratica la creatività sono molto felici, stimolano le endorfine che, tra l’altro rafforzano il sistema immunitario. Allora cerchiamo innanzitutto di scoprire verso quale attività creativa siamo portati. Il disegno per esempio, è come la corsa, più si corre più ci si allena. Più si disegna, più si prende la mano. Si può iniziare con un testo che trovo interessante: Disegnare con la parte destra del cervello, che spiega come osservare e riprodurre ciò che si vede usando l’emisfero destro del cervello. Ci vuole un pò di pazienza e di esercizio e poi si vedranno i primi risultati soddisfacenti. Ma se proprio non vi attira il disegno, non forzatevi, forse siete portati per le immagini e magari la fotografia fa al caso vostro. Provate con una macchinetta qualsiasi, se poi vedrete dei buoni risultati potrete acquistare una macchina semi-professionale o professionale. Fidatevi del giudizio di amici e parenti ma soprattutto seguite il vostro intuito. Non abbiate paura di esporre il vostro lavoro, sarà una cartina tornasole per capire come è accolto il prodotto della vostra creatività. Se invece già da tempo vi dedicate a qualche attività creativa, non abbiate timore di trasformarla in un prodotto vendibile. Per chi scrive c’è il sito www.lulu.com che pubblica in formato e-book acquistabile e scaricabile dal sito stesso. Vi troverete tutte le indicazioni passo per passo per trasformare il vostro scritto in un e-book. In più vi saranno suggeriti la copertina e il prezzo di vendita. Per chi è un pò più scaltro ci sono delle opzioni per fare pubblicità in modo da rendere visibile il prodotto. Sullo stesso sito si possono pubblicare anche libri d’arte, quindi con immagini, e di fotografia, nelle sezioni relative. Un buon allenamento per iniziare sono le presentazioni pubbliche del vostro lavoro creativo. Che siano una mostra o una lettura, scegliete un luogo idoneo che già crea eventi di questo tipo e sottoponetegli il vostro lavoro. Sarà un primo passo, che, se fatto senza grandi aspettative, potrà risultare interessante e anche divertente.
Un mio amico musicista e insegnante di musica ha deciso di mettere in un libro il suo metodo di insegnamento per bambini. Ne è venuto fuori un libro che può essere adottato dalle scuole, con disegni e testo, molto gradevole e di facile approccio. Lo ha proposto a vari editori, grandi e piccoli, e finalmente uno di questi ha risposto che era interessato alla pubblicazione. Inizialmente ne ha stampate 500 copie, il testo ha venduto e ne sta ora ristampando altre 500 copie. Non male, no ? Se pure non vivrà dei proventi delle vendite di 1000 copie, cosa molto probabile, almeno avrà avuto la soddisfazione di vedere il suo lavoro nelle librerie e di sapere che altri stanno adottando quel metodo. E comunque non è detto che col tempo il testo non venga adottato da più scuole. Libri come quello, per esempio, prevedono gradi di competenza, quindi potrà anche farne una seconda edizione per gli studenti più avanzati. Questo è un esempio pratico di come da una semplice professione come l’insegnamento possa nascere qualcos’altro e di come possa portare anche degli introiti.
Uno dei problemi della crisi sono le vacanze. Non ci sono soldi sufficienti per partire e fare un bel viaggio. Come si può fare ? Anni fa, quando ancora non avevo un lavoro fisso, feci un viaggio a Miami. Fui ospitata da alcuni amici, dunque non avevo molte spese da affrontare. Tuttavia i soldi finirono, ma non le vacanze. In quel periodo dipingevo, e rincontrai lì un amico italiano che aveva aperto un ristorante. Gli feci vedere il mio lavoro, gli piacque e mi chiese di fare una mostra nel suo locale. Avendo scovato un negozietto che vendeva perline di tutti i generi, ne acquistai alcune da inserire nel mio lavoro. L’esposizione ebbe successo e mi chiesero se le collane inserite nell’opera fossero acquistabili. Quelle li non potevano essere scorporate ma ebbi l’idea di crearne delle altre. Raccolsi delle conchiglie sulla spiaggia di Miami Beach, le misi insieme alle perle di diversa fattura creando delle collane una diversa dall’altra, tutti pezzi unici. Le mettemmo in vendita nel ristorante per la durata della mostra e le vendetti tutte ! Inoltre le indossavo io stessa e spesso mi chiedevano dove le avessi acquistate, così mi feci altre clienti. Restai a Miami due settimane in più con i soldi guadagnati sul posto e riuscii persino a pagarmi un albergo. Fu un’esperienza vivificante che mi diede molta fiducia in me stessa e nelle mie capacità creative.
Ora che ho una famiglia la questione delle vacanze è un pò più complessa. Seguendo le indicazioni della mia amica Rosa, ho conosciuto il sito www.scambiocasa.com. Lei era andata in Irlanda facendo cambio con una famiglia che era andata in casa sua. C’ è una prassi da seguire e sul sito ci sono anche esempi di lettere da inviare per un primo contatto con la famiglia, o persona, scelta. Quindi si danno alcune informazioni di sé, della casa e del periodo in cui si intende fare lo scambio di casa. Ad un primo contatto segue poi uno scambio di informazioni più approfondite fino all’accordo finale. Da segnalare, per chi non ama lasciare la propria casa a degli sconosciuti, è lo scambio di ospitalità. Questo prevede che si venga ospitati in un periodo in cui i padroni di casa sono presenti e viceversa. Per chi ama viaggiare on the road invece si può fare lo scambio casa-camper, disponibile sullo stesso sito. C’è un costo mensile per l’iscrizione, veramente esiguo. Ne vale la pena. E con la mia famiglia ci stiamo facendo un’idea per le prossime vacanze!

MAI STATI BAMBOCCIONI
Tra i giovani diplomati è in corso un certo disorientamento, e credo che se restano a casa a lungo sia perché in effetti non è facile in Italia essere indipendenti a 18 anni. C’è poco spazio per i giovani e manca una progettualità che li veda protagonisti. Tuttavia ho conosciuto diversi ragazzi e ragazze desiderosi di “uscire dal nido” della famiglia. Tra questi alcuni hanno scelto di andare a imparare l’inglese a Londra. Ci sono diversi riferimenti online, ne cito uno per tutti: www.easylondon.it, semplice, chiaro e serio. La formula è studio-abitazione-lavoro. Si può scegliere solo studio e alloggio, lavoro e alloggio o tutti e tre con la formula all inclusive. I lavori offerti sono nell’ambito delle attività ricettive e di ristorazione o negozi e grandi magazzini. La scuola prevede un corso di 3 ore al giorno per 5 giorni o anche uno scambio con l’Università per chi già frequenta in Italia. L’alloggio è previsto in ostello, famiglia e/o in appartamento. E’ consigliato portare con sé il denaro sufficiente per le prime due, tre settimane finché non si riceve il primo stipendio. Il sito è gestito da un’associazione, quindi bisogna diventare soci, il costo è di 38 euro. Attenzione a quei siti dove vi dicono di pagare in anticipo i servizi offerti, ne potete fare a meno con altre agenzie di servizi. Per chi non vuole fare un investimento iniziale consiglio lo scambio “alla pari”. Generalmente è per ragazze che si offrono come baby-sitter. Lo scambio consiste nel ricevere vitto e alloggio in famiglia e prestarsi come baby-sitter alcune ore al giorno. Questa soluzione permette anche di frequentare i corsi di lingua. Per saperne di più consiglio di frugare nel Portale Europeo per i Giovani sul sito www.europa.eu, dove ci sono dei link per gli scambi alla pari e molto altro, come per esempio fondi per studiare all’estero, borse di studio etc... Quando mi sono diplomata, negli anni ’80, ancora non c’era tutta questa varietà di siti web, tuttavia la mia generazione non è mai stata di “bamboccioni”. Appena possibile ci rendevamo indipendenti. Così ho fatto anch’io, prendendo il volo dopo il diploma, verso i lidi della California. Non avendo siti da consultare, interpellai un’amica di famiglia che lavorava al Ministero della Pubblica Istruzione, agli Scambi Culturali. Non fu difficile per lei trovare una famiglia Italiana ben felice di avere una ragazza alla pari pure Italiana. Partii a settembre per San Francisco per stare fuori un anno e ce ne rimasi due. In realtà l’esperienza di baby-sitter durò alcuni mesi, il tempo necessario per frequentare una scuola di lingue. Ci andavo tutte le mattine mentre i ragazzi erano a scuola. C’erano giovani da tutto il mondo, perlopiù Europei e Asiatici. Mi feci diversi amici a scuola, ce ne erano anche di Italiani. Dopo Natale ero in grado di parlare l’inglese quel tanto per farmi capire. Un giorno passeggiando nel quartiere in cui abitavo, sulla strada principale mi fermai in un negozio Benetton, chiacchierai con il responsabile che era Francese e prima di andar via mi disse che cercava personale e se volevo potevo lavorare lì. Così finì precocemente la mia esperienza di ragazza alla pari. Chiesi ospitalità ad alcuni amici Italiani e iniziai a lavorare al negozio Benetton come commessa. Era il mio primo vero lavoro, avevo 20 anni. Bruno, il responsabile mi fece sua vice per alleggerirsi i suoi compiti. Nel giro di 6 mesi Bruno andò via ed io diventai la responsabile del negozio, poi di un altro punto vendita a San Francisco e seguirono i viaggi a Los Angeles e a Chicago, dove curavo gli allestimenti della merce in negozio ad inizio stagione. Restai a San Francisco per due anni e fu un’esperienza unica. Tornata in Italia, avevo qualcosa da scrivere nel mio curriculum e mi assunsero alla sede centrale della Benetton.
Il mio nipote acquisito Matteo, si è diplomato alla scuola alberghiera. Ha lavorato un pò come cameriere a Roma, ma sembrava che la sua carriera fosse tutta lì, nel servire ai tavoli. In realtà era preparato per essere uno chef e quello era il lavoro che voleva fare. Hai esperienza ? La domanda era sempre la stessa. No, non aveva esperienza di lavoro come chef. Allora ti prendiamo come cameriere poi si vedrà. Lui parlava un pò di inglese e andò a lavorare a Londra per un periodo. Si trovò bene, perfezionò la lingua, non trovò un lavoro soddisfacente per lui e dopo alcuni mesi tornò in Italia. Lavorò ancora come cameriere ma la storia non era ancora cambiata. Nel frattempo era arrivata la crisi economica e trovare anche solo un posto da cameriere era un’ardua impresa. Puntò il dito sul mappamondo, aprì gli occhi e vide l’Australia. Così grande, così lontana... così attraente ! Partì. Visitò varie città Australiane facendo piccoli lavoretti, poi si installò a Perth. Qui trovò lavoro come chef in un ristorante. Intanto stava facendo i documenti per avere il permesso di soggiorno. Fece il test d’inglese e lo passò. Ora aveva bisogno di uno sponsor. I requisiti di età li aveva perché era sotto i 45 anni. Ci impiegò diversi mesi e finalmente ebbe il permesso di lavoro. Venne a trovarci in Italia e ci raccontò che lavorava tre giorni per pagare le spese e il resto era tutto guadagno, stava risparmiando per aprirsi un locale. Noi giurammo che saremmo andati ad aiutarlo tanto ci sembrava un paradiso in confronto alla situazione Italiana. Non voglio dire che si debba scappare, ma almeno andare a fare un pò di pratica dove lasciano lavorare i giovani, questo si. E poi magari tornare e utilizzare qui l’esperienza acquisita, questo rende tutto più facile. E’ facile e probabile che all’estero si trovino migliori occasioni e in tal caso si valuterà se è il caso di restare.
Una coppia di miei amici di Venezia, appena laureati hanno fatto domanda per insegnare all’Università di Aix-en-Provence. Nessuno credeva fosse possibile riuscire ad avere una cattedra all’estero freschi di laurea. Gli amici, i parenti li prendevano per due sognatori. E invece ! Lui fu preso alla cattedra di storia medievale per l’interesse suscitato dalla sua tesi. Si trasferirono e nel giro di pochi mesi a lei fu offerto un corso di Italiano alla facoltà di lingue. Si sposarono, ebbero un figlio e vivono tutt’ora a Aix-en-Provence. Hanno fatto la scelta di restare, naturalmente. In Italia le cattedre nelle università sono riservate per diritto, figuriamoci se ci mettono un neo-laureato ! E’ chiaro che non torneranno, non esiste qui lavoro per loro. Ora poi, con i tagli alla spesa pubblica la scuola sembra essere diventata un costoso ingombro di cui disfarsi impoverendola. E’ chiaro che bisogna evitare gli sprechi, ma non impedendo ai giovani di accedere all’insegnamento. Nonostante tutte le difficoltà, vedere che ci sono delle opportunità aiuta a sognare. Sognare le cose semplici, un lavoro, un’indipendenza, solo così possiamo sperare che si avverino.
















METTERSI IN PROPRIO
Ho seguito da vicino l’avventura di una persona che ha deciso di fare l’imprenditore. E ho scoperto le due facce della medaglia. E’ un agente immobiliare ed è entrato in società con un suo amico. L’avventura è decollata con molto entusiasmo, nonostante si stesse affacciando un periodo economicamente non buono che è sfociato nell’attuale crisi. Il mio amico, Flavio, gestiva un’agenzia immobiliare di un grande franchising Italiano, il suo socio ne gestiva un’altra dello stesso marchio in una zona diversa. Gli sforzi diedero i loro frutti e il primo anno si chiuse in attivo. Molte volte ci siamo trovati, Flavio ed io, a discutere di come l’attività imprenditoriale presuppone avere le spalle coperte, per poter far fronte agli imprevisti come pure ai periodi morti. Quell’attività, infatti, ha i suoi alti e bassi: a dicembre, gennaio, luglio e agosto si lavora poco o niente. Quindi negli altri mesi bisogna fatturare tanto quanto è necessario a coprire quei mesi di buco. Nel secondo anno i due soci si associarono con un terzo che aveva un’altra agenzia. Mesi e mesi passarono tra volture, nuovi contratti e carte varie e l’attività ne risentì economicamente. Nel frattempo era stata presa una segretaria che, si sperava, avrebbe contribuito alla pianificazione del lavoro d’ufficio e all’informatizzazione dei dati. Passarono altri mesi e l’agente che lavorava nell’agenzia di Flavio si abbandonò al dolce far nulla, la segretaria faceva il minimo indispensabile. Nessuno prendeva iniziative e il bilancio dell’agenzia cominciò a risentirne. Le cose con il terzo socio non andavano come sperato, e nel complesso la società era in perdita. Tuttavia Flavio era contento di poter gestire il suo tempo e non dover più fare ciò che gli era imposto da altri. Alla fine del secondo anno si capì che c’era una seria crisi e che bisognava rivedere la società. Quindi il terzo socio uscì dalla società e si decise di non rinnovare il contratto alla segretaria. Questa prese molto male la cosa e fece una causa per avere una buonuscita. I conti non tornavano più e a mettere i soldi erano Flavio ed il socio. Al terzo anno si ristrutturò la società chiudendo un’agenzia, ottimizzando l’altra dove era stato portato solo il personale motivato e a motivarlo ancor più era il fatto che veniva retribuito solo a provvigioni. Le cose iniziarono ad andare meglio. Non si fatturava granché visto il periodo nero, ma c’era movimento e più o meno si bilanciavano del vendite di un mese con quello successivo. Tuttavia l’ansia di un domani incerto era strisciante e vedevo Flavio sempre più preoccupato. Ho raccontato questa storia perché mettersi in proprio, fare l’imprenditore, è un’attività che richiede anche spalle forti su cui inevitabilmente pesano le responsabilità che non sono più solo per sé stessi ma anche per il personale e i rischi, che oltre ad interessare la società, coinvolgono le famiglie dei soci. Perciò con Flavio parlavamo di spalle coperte, perché è l’unico modo per dormire tranquilli.
Ci sono tanti modi di mettersi in proprio, per esempio fondare un’Associazione Culturale. Questa è un’opportunità di poter fare un’enorme quantità di attività, le più disparate, compresa la ristorazione. Il tutto più o meno esentasse. Basta trovare i soci, ovvero un gruppo di persone, una volta decisa la costituzione si convoca L’Assemblea di Costituzione e si discute e approvano l’Atto Costitutivo e lo Statuto.
Devono essere dichiarati gli scopi dell’Associazione, i requisiti per l’iscrizione e gli organi dell’ Associazione. E’ consigliato registrare l’Atto Costitutivo all’Ufficio del registro se si vuole, per esempio, accedere ai contributi degli Enti Pubblici. Tutto qui. Quindi date libero sfogo alla fantasia, come tanti fanno già, e costituite un’associazione culturale, trovate un localino su strada e ai clienti fate riempire la tesserina. Potete vendere alimenti e bevande. Naturalmente l’associazione deve avere uno scopo, che può essere tanto la divulgazione della danza del ventre quanto far conoscere Beethoven, o fare concerti o letture di poesie, tutto quello che volete. Ma non a scopo di lucro. Le attività devono avere un’utilità sociale. Accanto al vostro scopo istituzionale potete avere attività di natura commerciale, artigianale o agricola per sostenervi. La legge che disciplina le associazioni di promozione sociale è la legge 7 dicembre 2000 n. 383, per chi ne volesse sapere di più.
Diversi miei ex colleghi dell’azienda in cui ho lavorato, si sono messi in proprio, ma come liberi professionisti. Uno di loro è rimasto nel settore abbigliamento. Il suo compito era di cercare materiale che ispirasse le nuove collezioni. Gli davano un tema, per dire l’Alaska o la gli anni 40, e lui partiva e si faceva i mercatini dell’ usato a Londra, Parigi, New York, scovando capi d’abbigliamento improbabili che poi portava in azienda. Venne il giorno in cui si stancò di essere un dipendente. Diede le dimissioni, aprì una partita iva e iniziò a proporsi a varie aziende del Veneto. Moltiplicò i suoi guadagni immediatamente, perché con lo stesso viaggio portava materiale per due, tre, quattro aziende che glielo commissionavano. In più si divertiva molto, era libero magari di fermarsi qualche giorno in più nelle mete dei suoi viaggi. Avendo iniziato a lavorare come stilista arrivò il momento in cui disegnò la sua prima linea di abbigliamento per donna. Fece produrre un campionario e organizzò una sfilata. Fu un successo. Da allora continuò a lavorare come stilista e continuò ad avere successo.


















IN SINTESI
In definitiva di opportunità ce ne sono davvero tante, molte non sono state esplorate qui, per esempio: investire in borsa se avete qualche risparmio; andare a vivere in barca, se ne possedete una; mettere su un asilo, nel caso abbiate una casa con giardino; lavorare da casa via internet; trasformare la vostra villa in un pensionato per anziani... La lista potrebbe allungarsi di molto, preferisco lasciare alla creatività di ognuno lo spazio per trovare, o inventare, la propria soluzione, certo che non sarà il solo; quelle che vi ho raccontato sono storie vere di persone che, prese dalla necessità o dal sognare, hanno iniziato un’avventura e spinti dal vento delle opportunità, veleggiano con successo e con soddisfazione attraverso l’oceano che è la vita.