Verrą un giorno prologo - di Giuseppe Zolli
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Romanzi > Verrą un giorno prologo
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 05/01/2007 alle ore 13:10:17
L'autore si assume la responsabilitą di quanto pubblicato.
Vi fu un tempo in cui i popoli erano uniti da un profondo rispetto reciproco e da un sentimento di amore per la vita e le sue meravigliose bellezze.
La consapevolezza di far parte di qualcosa di più grande, che andasse oltre la conoscenza destinata agli esseri viventi, era sufficiente ad armonizzare le esistenze di tutte le creature presenti sul pianeta.
Ogni cosa era finalizzata al bene comune e al miglioramento della specie, e nessuno aveva mai osato infrangere il supremo ordine.
L’equilibrio regnava sovrano in tutti i reami e l’arte della guerra era lo strumento per misurare le proprie capacità fisiche e mentali.
A tal proposito, venivano organizzati tornei in cui guerrieri provenienti da ogni continente e addestrati da saggi e potenti maestri, si sfidavano in lotte che terminavano allorché uno dei due contendenti avesse messo l’avversario in condizione di non poter più reagire agli attacchi dell’altro.
Il vincitore avrebbe ricevuto in dono una spada, forgiata dal leggendario Daitar, il più abile fabbro di tutti i regni.
L’arma non veniva usata per portare sofferenza e dolore, ma era custodita fino all’ultimo giorno di vita, come simbolo della gloria conferita al proprio popolo e dell’abilità mostrata innanzi a tutti i migliori guerrieri del mondo.
In un simil contesto anche la morte assumeva un significato ben diverso da quello che le venne attribuito secoli più tardi; essa, infatti, non era pensata come condanna o supplizio, ma come un modo per tornare a far parte della grande energia che all’alba dei tempi aveva generato tutte le cose esistenti sul pianeta.
Non si piangeva per coloro che morivano, e non si restava tristi più del dovuto per la perdita di un caro, ma, al contrario, venivano preparati grandi banchetti durante i quali si rideva e si festeggiava.
Tutto ciò potrà apparire strano a voi che vivete in un tempo molto lontano da quello di cui ho narrato, ove le cose che ho descritto sono ormai considerate alla stregua di semplici fantasie o leggendari racconti privi di valore.
La memoria del nostro e del vostro passato è andata perduta tra le sabbie del tempo e chissà se un giorno un temerario e valoroso guerriero, umano o no, riuscirà a riportare alla luce la verità e a fare in modo che tutto torni come era stato per millenni.
Dal canto mio, quando ero giovane, ho solennemente promesso che avrei lottato contro le forze governanti sul pianeta, ma, come ben sapete, un uomo, da solo, non può salvare il mondo.
Tuttavia, qualcuno dovrà pur dare inizio all’ardua battaglia e pertanto, in nome della giustizia e della pace, io vi narrerò la storia di un uomo chiamato Logan, che molto tempo fa entrò nella leggenda.
Tutto questo nella speranza che il mio racconto risvegli in voi ricordi di un’epoca lontana e vi infonda il desiderio di unire le forze per cambiare in meglio le cose sul nostro pianeta.
