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Verrą un giorno preludio - di Giuseppe Zolli

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 28/02/2007 alle ore 20:31:27

 

L'autore si assume la responsabilitą di quanto pubblicato.

 

A quel tempo esisteva ancora qualche luogo non raggiunto dalle forze oscure, ove si poteva respirare aria incontaminata e ammirare splendidi tramonti in compagnia della donna del destino.
L’impero del male aveva costretto i pochi sopravvissuti a rifugiarsi in valli incastonate fra i monti oppure su lontane e sperdute isole, ove i fedeli servi del caos non fossero in grado di arrivare.
Mille e più leggende sorsero su questi posti ed ognuna portava con sé un brandello di verità.
Alcune narravano di come un gruppo di giovani temerari fosse fuggito dalla tirannia dei sovrani e, rifugiatosi in una regione sicura, avesse fondato una colonia per offrire riparo a tutti i ribelli; altre, invece, attribuivano la nascita degli insediamenti niente meno che all’intervento divino.
Tutto ciò contribuì a far entrare questi luoghi nell’immaginario collettivo, e molti erano coloro che, spinti da spirito d’avventura o dalla volontà di combattere il potere, partivano alla loro ricerca, ma ancora di più erano coloro che si perdevano inesorabilmente durante il viaggio.
Evergreen occupava certamente un posto di privilegio nelle fantasie di costoro, i quali pensavano ad essa come ad una sorta di terra promessa o valle incantata.
Nessuno era veramente a conoscenza del suo reale aspetto, ma la maggior parte dei racconti la descrivevano come una vera e propria città, sorta fra le braccia dei monti e sul ventre della natura.
Si diceva che i prati verdi facessero risplendere il villaggio e che il candido profumo degli alberi diffondesse nell’aria una magica atmosfera.
L’acqua che sgorgava dai monti allietava l’udito con il suo vellutato fluire in piccoli ruscelli, ed il sole splendeva caldo sui tetti delle case.
Vivere ad Evergreen significava godere della poca libertà rimasta e poter fare la sola cosa in nostro potere durante quegli anni: sperare.
Anche a me, una volta, balenò in mente l’idea di unirmi ad un gruppo di profughi in cerca della mitica terra del verde, ma, alla fine, scelsi di restarmene per conto mio, forse per paura d’incontrare la morte lungo il cammino o anche per puro scetticismo in merito all’esistenza di un tal mistico luogo.
Ma tant’è che le storie che si narrano sulla leggendaria Evergreen sono davvero molte ed è difficile, ormai, dubitare della loro veridicità.
Altre regioni resistevano ancora all’influsso del male: nelle misteriose lande del settentrione, là dove il grande e terribile gorgo inghiotte l’oceano, la solitaria terra della Croce del Nord rappresentava un enigma anche per i signori del caos, essendo praticamente irraggiungibile con qualsiasi mezzo di trasporto; protette dal mortale mare nebbioso, le città degli Uomini Nebbia prosperavano e si nascondevano agli occhi della civiltà; infine, il villaggio di Lastland, teatro di una sanguinosa e terribile battaglia combattuta in nome della libertà, che vide salire al trono un temibile tiranno rispondente al nome di Cornelius, una volta il più abile guerriero delle contee del nord.
La sua è una storia di duelli e gloria, e, ai tempi dei grandi tornei era l’avversario più temuto e al tempo stesso rispettato.
Confrontarsi con lui rappresentava un onore per chiunque, e, sebbene non esista uomo che sia riuscito a sconfiggerlo, molti partecipavano spinti solo dalla speranza di poter misurare le proprie capacità con le sue.
Ma non è questo l’obiettivo del mio racconto.
Ciò che mi preme narrare, invece, è qualcosa che non troverete in alcun testo della vostra epoca, poiché tale vicenda ha come protagonista un uomo che ha avuto il coraggio di sfidare il potere e di ridare a tutti noi qualcosa che avevamo ormai dimenticato.