Verrà un giorno Cap1 I Mercenari del Re - di Giuseppe Zolli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 22/04/2007 alle ore 11:14:24
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I primi raggi del sole filtrarono attraverso la tenda, illuminando il suo viso e mettendone in risalto i lineamenti.
Lentamente iniziò a ridestarsi, ma non riusciva ad aprire gli occhi, a causa, come si rese conto successivamente, della luce che lo abbagliava.
Poco dopo si mise a sedere sul giaciglio di paglia e indossò una lunga veste che usava solo nei momenti al di fuori del campo di battaglia.
Ancora un po’ assonnato, uscì all’aperto e ammirò uno splendido cielo terso.
L’accampamento era immerso nel silenzio e poté udire il fruscio del vento che faceva danzare leggermente i rami degli alberi.
L’aria era fresca e respirò a pieni polmoni per qualche istante; poi s’incamminò verso il lato nord del campo, s’inoltrò nella boscaglia e raggiunse un ruscello che scorreva pochi passi più avanti.
Con molta calma, s’inginocchiò e bevve dalle mani.
L’acqua proveniva direttamente dai monti che s’intravedevano in lontananza attraverso le cime delle piante e filtrava in una serie di grotte sotterranee, ove si purificava e acquisiva una sublime freschezza.
Mentre sorseggiava, vide, riflesso sul letto del rivo, il volto di una donna.
Socchiuse gli occhi e riprese a bere; quando si fu dissetato disse:
’’Ben risvegliata. Sei venuta a goderti questa magnifica sorgente?’’
Ella lo fissò inespressiva, poi si accovacciò accanto a lui.
’’Ti stavo cercando. Non avendoti trovato nella tenda, ho capito che ti eri diretto qui.’’
’’Cosa volevi dirmi?’’, chiese guardando la vegetazione dinanzi ai suoi occhi.
’’Volevo chiederti se..... Insomma, se fossi sicuro di quello che stiamo per fare.’’
’’Non lasciarti intimorire, mia piccola Kay. Tante sono le battaglie che abbiamo vinto e questa non sarà da meno.’’
La donna abbassò lo sguardo e, con una mano, bevve un sorso.
’’Spero che tu abbia ragione.’’
Detto ciò, si rialzò e tornò al campo.
Molti soldati si erano svegliati e parlavano fra loro salutandosi e commentando le prossime imprese dell’armata.
Alcuni apparivano scettici sul possibile successo, altri, al contrario, erano fiduciosi di poter portare a buon fine anche le battaglie future.
Quando Logan tornò all’accampamento ricevette un caloroso accoglimento dalla sua truppa.
’’Ascoltate!- disse una volta raggiunta la parte centrale del campo- Oggi è il gran giorno. Questa spedizione scriverà il destino della nostra armata. Confido in voi tutti e sono certo che, grazie al vostro apporto, otterremo un’ennesima vittoria.’’
Gli uomini ascoltavano con grande attenzione le sue parole e per nulla al mondo avrebbero disobbedito ai suoi ordini, anche nel caso in cui non avessero condiviso appieno le sue decisioni.
Questo perché Logan si era guadagnato, col tempo e i successi, la loro piena fiducia e rappresentava una guida e un punto di riferimento in qualsiasi situazione.
’’Non perdiamo tempo, dunque.- proseguì- Indossiamo le nostre armature e prendiamo i foderi delle spade. Se riusciamo ad arrivare di buon ora potremo sfruttare il fattore sorpresa.’’
I soldati rientrarono nelle proprie tende e iniziarono a prepararsi come era stato loro comandato.
Logan fece lo stesso e, all’ombra del suo riparo, si tolse la lunga veste e rivestì il proprio corpo con una splendente armatura argentea sulla quale era disegnato lo stemma dell’armata di cui era comandante: un drago.
Dovete sapere che i draghi erano, a quel tempo, le creature più temibili che esistessero sull’intero pianeta e sconfiggerne uno era un’impresa che solo agli eroi delle leggende era riuscito di portare a termine.
Nessuno osava anche solo avvicinarsi ad una loro tana e, poiché le innumerevoli vittorie conseguite dall’armata di Logan le erano valsa l’appellativo di ‘invincibile’, non esisteva simbolo più adatto per rappresentarla.
Poco più tardi, i soldati erano già bardati di tutto punto e attendevano con ansia il loro comandante.
Quando costui uscì dalla tenda, si diresse verso il suo destriero e lo slegò dalla staffa di legno alla quale era stato legato per la notte.
’’Spronate i vostri cavalli, miei prodi. Il castello di Mizar ci attende.’’
Il gruppo si mise in marcia e si avventurò nella boscaglia che circondava l’accampamento.
Kay, in qualità di capitano, era al comando di una parte dell’armata, e mostrava un atteggiamento da vero soldato.
Nessuno avrebbe mai immaginato che dietro quella dura corazza vi era, in realtà, una donna semplice e dolce; soltanto Logan, probabilmente, conosceva il suo vero animo.
La truppa oltrepassò un corso d’acqua e si apprestò a risalire una collina ricoperta da folti e alti alberi che creavano un’atmosfera quasi surreale, in quanto pareva di passare dal giorno al crepuscolo istantaneamente.
I pochi raggi di sole, che riuscivano a penetrare i rigogliosi scudi delle piante, chiazzavano il terreno con cerchi luminosi.
L’ombra perenne abbassava la temperatura notevolmente e, quando si alzava il vento, era del tutto normale avvertire brividi di freddo.
Le pesanti armature, tuttavia, proteggevano bene i soldati da tali inconvenienti e quasi non risentivano dello sbalzo termico.
Poco dopo, il gruppo raggiunse la cima del colle e poté proseguire su una superficie pianeggiante.
Kay spronò il suo cavallo e si avvicinò a Logan.
’’Siamo quasi arrivati, non è vero?’’
Egli la fissò un istante, poi tornò a guardare il cammino che aveva dinanzi.
’’Hai un ottimo istinto, mia cara. E’ anche per questo che ti ho promossa a capitano.’’
La donna sorrise leggermente e tornò nella sua posizione.
Il silenzio della boscaglia era rotto solo dal cupo rumore degli zoccoli che calpestavano il terriccio e il fogliame.
Di lì a breve, la truppa raggiunse il limite della foresta e si fermò un attimo quando ne fu fuori.
’’Eccolo là. Il castello di Mizar è situato proprio a valle di questa collina, nel bel mezzo di una prateria.’’, disse il comandante.
’’Come faremo ad avvicinarci senza che ci avvistino?’’, domandò un soldato.
’’La nostra è un’armata molto numerosa, ma ciò non basterebbe ad avere la meglio.
Non scordatevi che da questa fortezza sono partite le scorribande che, negli ultimi mesi, hanno arrecato notevoli danni agli avamposti dell’Alleanza.
Per sconfiggere la loro potenza offensiva e il loro numero non siamo sufficienti.’’
’’Ma allora come agiamo?’’, continuò Kay.
’’Aspettiamo. Un grande guerriero sa soprattutto aspettare.’’, rispose enigmaticamente.
I soldati apparivano perplessi sullo strano comportamento di Logan, ma sapevano che tale atteggiamento nascondeva un piano ben preciso.
Il comandante non mostrava alcun segno di preoccupazione, ma, al contrario, restava impassibile sul suo cavallo, scrutando la situazione a valle.
I destrieri fremevano impazienti, quasi avvertissero la tensione nell’aria.
Improvvisamente, il cinguettio degli uccelli venne rotto da un rombo.
Il rumore diveniva via via più intenso e la terra tremò sotto gli zoccoli degli animali, i quali, a loro volta, scalpitavano spaventati.
In men che non si dica, la vallata fu invasa da un’armata a cavallo che si dirigeva molto velocemente verso il castello.
’’Ma cosa hanno intenzione di fare? Sono un bersaglio troppo facile.’’, commentò un soldato.
’’Perché non interveniamo ad aiutarli?’’, continuò l’uomo.
’’Abbiamo un compito più importante, mio giovane milite.’’, rispose Logan.
La truppa cavalcava imperterrita contro il suo obiettivo, senza pensare alle conseguenze di un attacco tanto prevedibile.
Repentinamente, le sentinelle diedero l’allarme e dal bastione fuoriuscì un gruppo di cavalieri decisi a fermare l’avanzata dei loro nemici.
Gli arcieri posti sulle torrette di guardia scagliarono una pioggia di dardi sull’Alleanza e non pochi furono i caduti.
Logan osservava la scena come uno spettatore disinteressato e sembrava non aver alcuna intenzione di intervenire per cambiare le sorti dello scontro.
Nel frattempo, i cavalieri di entrambe le fazioni si fronteggiavano, in groppa ai propri destrieri, a colpi di spada, e il sangue zampillante dai corpi feriti tinse di porpora la verde prateria.
Il metallico suono delle lame giungeva chiaro fino al luogo ove sostavano i Draghi, così come le urla di dolore dei soldati colpiti.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, le parole tanto attese vennero pronunciate:
’’E’ il nostro turno. Andiamo.’’
L’armata discese lungo la collina dirigendosi verso il castello di Mizar.
Sulle mura nessuno si era accorto della presenza di Logan e i suoi.
L’effetto sorpresa, però, svanì allorché una sentinella avvisò le altre del nuovo pericolo.
’’Tenete a bada i loro arcieri!’’, ordinò il comandante dei Draghi.
Questi ultimi si divisero in due gruppi: il primo formato da coloro che fronteggiavano le guardie sulla cinta muraria, e l’altro, più numeroso, che proseguì il cammino verso il portale della fortezza.
’’Signore, siete sicuro che i nostri resisteranno abbastanza’’, domandò Landon.
’’Siamo pur sempre i Draghi, non scordarlo.’’, fu la risposta.
La truppa dell’Alleanza era decimata e i pochi superstiti continuavano la loro inutile lotta a colpi di spada.
L’armata di Logan raggiunse il portale d’accesso, rimasto colpevolmente aperto per permettere ai cavalieri di rientrare facilmente nel caso in cui si fossero trovati in difficoltà.
Dalle mura giunse un grido volto ad esortare la chiusura del cancello, ma era, ormai, troppo tardi, perché gli invasori erano già penetrati.
La resistenza, all’interno del forte, si ritrovò in gran difficoltà, orfana di buona parte delle truppe, cosicché per i Draghi non fu un compito arduo quello di abbatterla.
L’obiettivo era a portata di mano, ma bisognava far presto, poiché gli alleati erano stati sconfitti e le truppe nemiche stavano tornando indietro.
’’Al castello!’’, urlò il comandante.
Gli uomini capirono che non potevano perder tempo ad eliminare le ultime guardie, e seguirono la loro guida verso il portone d’ingresso della fortezza.
Gli arcieri rimasti fuori dalle mura impegnavano come meglio potevano le sentinelle e alcuni di loro, inevitabilmente, caddero in battaglia.
I Draghi impiegarono tutte le loro forze nel tentativo di abbattere l’ingresso con le asce, macchiate dal sangue delle vittime.
Alcuni lanciavano grida d’imprecazione, altri si affidavano agli dei, pregandoli affinché concedessero loro la forza per distruggere il ligneo portone.
Tutti gli sforzi sembravano essere stati vani, e i propositi di vittoria si andavano ad infrangere contro quell’ultima barriera.
Quando ogni speranza pareva ormai perduta, si aprì una braccia nel portone e da quel momento fu semplice creare un’apertura abbastanza grande da permettere il passaggio degli uomini.
L’armata entrò repentinamente nella vasta sala centrale.
I soldati si sparsero in tutta fretta per il castello, in cerca del capo dei ribelli: ogni angolo venne perlustrato e ogni stanza sondata da cima a fondo senza alcun risultato.
Infine, fu Logan ad imbattersi in un’ultima porta rimasta ancora chiusa.
Lentamente l’aprì e restò fermo qualche secondo sull’uscio.
’’Arrenditi, Demian.
Non ti conviene opporre resistenza, lo sai.’’
Il comandante s’avvicinò a piccoli passi, ma il ribelle, volto verso l’unica finestra della stanza, lo fermò con un cenno della mano.
’’Dovrai, però, promettermi una cosa.’’, disse.
Logan acconsentì ad ascoltare le sue ultime richieste.
’’Lascia andare i miei uomini. Dì al tuo re che sono tutti morti in battaglia. Senza una guida non potranno nuocere più a nessuno.’’
Il Drago ci rifletté un attimo, poi espresse il suo parere.
’’Sai bene che non posso fare una cosa del genere. Ma la lealtà e il rispetto che nutri nei loro confronti ti fa onore.
E’, dunque, per tale ragione che la mia spada non si macchierà più del sangue dei tuoi soldati.
Ci penserà la corona a loro.’’
Demian abbassò gli occhi sconsolato; poi si voltò verso il comandante e si lasciò scortare fino all’ingresso del castello.
L’armata uscì dalla breccia con il prigioniero e i ribelli si fermarono non appena videro il loro capo.
Logan e i suoi raggiunsero i cavalli indisturbati e si allontanarono, cavalcando verso la foresta dalla quale erano giunti alcuni minuti prima.
Kay si avvicinò al suo comandante per chiedergli cosa ne sarebbe stato degli uomini rimasti al forte.
’’Il loro destino non è nelle nostre mani.’’, replicò secco.
La donna restò sbigottita dalla freddezza delle sue parole, e fu quasi spaventata dall’indifferenza che mostrava nei confronti della vita e della morte.
La missione si era conclusa per il meglio, ma qualcosa lasciava intuire che la parte difficile dovesse ancora arrivare.
