Sentimenti perduti capitolo i - di Lorenzo
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 02/01/2007 alle ore 22:10:07
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CAPITOLO I
Una voce, un dolce sibilo entra nei nostri cuori.
Parole e pensieri, emozioni, lacrime.
La mia anima è al confronto: tanti i rimpianti, molti sogni.
Ora si entra nel mondo perduto.
Nasce un giorno Shinji, cresce, ma i genitori ne delimitano il comportamento, controllano il
modo di vestirsi, cercano di rinchiuderlo in un abbraccio oppressivo di “affetto”, una parola
ripetuta spesso dai parenti.
Shinji sembra non obbedire mai, e si ricorre a volte alla violenza, una violenza psicologica;
storie, racconti, tutti falsi tendenti a renderlo docile e facilmente controllabile, togliere ogni
desiderio dal suo cuore. Shinji è costretto vivere in un suo mondo e da quella finestra scruta le
montagne fresche e verdeggianti, da quei libri conosce universi lontani, sensazioni tra le più
nobili e candide.
Nasce un desiderio di tenerezza, cresce una dea della natura che lo culla, lo bacia, come una
canzone dalla magica melodia.
La sua vita è tra due mondi.
La vita cullata dalla dolcezza perfetta, senza dolori, un mondo immortale.
La vita tragica, fatta di morte, di disprezzo, di sottomissione.
Io come ho fatto a sapere questa storia?
Nooooo, non ce la faccio!
Il mio cervello sembra che si apra e si chiuda in continuazione, sempre più velocemente. Chi è stato a
raccontarmi questa storia maledetta?
Ditemelo!
Sembra arrivare da una mente piena di desideri, passioni, sentimenti, reclusa in una fortezza
inespugnabile.
Voglio perdere la mia mente, voglio lasciare questo corpo per condurvi in un mondo immacolato: quello
di Shinji, dove domina la primavera orientale, divina, dove ogni tanto fuggo per lasciare la
disperazione.
Il verde ricopre tutto, fiori prelibati tonificano e profumano il mio corpo corrotto, melodie deliziose sono
rinchiuse là verso la costa; il mare raccoglie i nostri sogni più soavi, puri, che nessuno sa dove siano
finiti.
La mia testa preme sempre più; fa così male, come il mio cuore.
Un lampo: vedo un incontro, una ragazza, un ragazzo, in comune il destino.
I suoi occhi mi stanno osservando, scrutano la mia anima.
Ci stiamo guardando: in lei vedo una profondità marina, baciata da innumerevoli correnti
provenienti da oriente, riemerse da un lontano periodo grondante di splendore divino.
Chi sarà mai?
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Cosa ci unisce?
Sento una miriade di sensazioni piacevolissime che mi bombardano, mi fanno sentire a mio
agio, mi lasciano implotizzato; voglio correre verso di lei, verso la sua anima. Sta entrando
dentro di me, la sento; corre nell’infinito del mio cuore alla ricerca di una spiegazione, alla
ricerca di chi sia io.
Io e lei, lei ed io.
Passa il tempo; tante paure, mi tremano le gambe.
Sto tornando: eccomi ancora in questo mondo.
Sono qua per lei, Ayumi, lei solo lei.
Sto provando un sentimento profondissimo, volo verso di lei disperatamente.
Vago per l’amore profondo.
Vivo nel mio passato, in un appartamento all’ultimo piano della palazzina.
Fa molto caldo, nella stanza poco illuminata per le serrande serrate; il letto è piccolo ma
confortevole, le pareti arricchite da tanti poster.
Dove mi trovo?
Appare una bella ragazza, con lunghi capelli ondulati, il volto animato da occhi penetranti in
cerca di qualcosa: cercano me. In quella stanza sto conoscendo tante sensazioni, legate ai
profumi, ai suoni, al tatto. E’ difficile spiegare tutto questo: mi sento amato, sento una vera
famiglia, un qualcosa per poter andare avanti.
Tutto svanisce, scompare ogni cosa: piango nel buio, non ho nulla addosso, sono nudo e
povero, ho perso la mia ricchezza. Mi riprendo e, in lontananza, vedo la mia dolce Ayumi,
vestita di un lungo abito bianco, semplice, sempre con quel sorriso allegro, piacevole,
adorabile.
Sto combattendo, lottando per avere lei; mi amerà?
Ne varrà la pena?
Ogni volta che ricordo il passato, annego in quel nero relitto e lacrimo, regredisco, poi
continuo verso di lei. L’abbraccio (adesso è con me) e sento le sue labbra sulle mie,
nell’avvolgente musica d’estremo oriente. I nostri cuori si uniscono: non è amicizia, non è
amore, non è odio, è un sentimento superiore che nessuno saprà mai. Shinji mi porta sempre
in questo mondo, forse per farmi conoscere lei, Ayumi. Intanto passeggiamo insieme,
parliamo della morte; è così bello parlarne. La morte è stupenda, libera l’uomo da tante
sofferenze, è un punto incantevole dove l’uomo finisce il suo operato sulla terra ed ha tutte le
risposte.
Perché è brutta la morte?
Non bisogna temerla, è così nobile, gentile, non devasta il cuore; quando un giorno morirò
sarò veramente felice perché deve essere una piacevole sensazione morire dignitosamente
dopo una vita incompresa. A volte desidero la morte per non soffrire, per togliere la mia
inutile, sciocca esistenza.
Quante scempiaggini ho fatto; sembra la vita di uno zotico stolto al servizio di tante persone,
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come uno schiavetto. Per fortuna ho conosciuto la magnificenza della natura e dell’allegria.
Morirò e la natura mi darà la possibilità di essere finalmente felice, non uno stupido errore
umano, di smetterla di soffrire, di donare qualcosa per l’eternità al mondo dei giusti.
Chissà se le mie parole saranno ben divulgate, magari l’egoismo umano lotterà per averne
una briciola; vorrei sentire un giorno delle persone simili a me leggere le mie opere e poi
rileggerle all’infinito, vorrei che provassero per l’eternità i piaceri, le sensazioni che porto.
La mia forza sarà eterna, una potenzialità inimmaginabile potrà aiutare chi ha errato come me.
Ormai attendo la morte, so che il mio corpo è corrotto da porcherie.
Shinji passeggia per la città intossicata da gas di scarico, dal tran tran di persone sempre più
fredde, sempre più in fretta. La povera gente toglie il sudiciume e lustra la terra; invece la
potente gente frettolosa continua a sporcare. Io rimango in casa, tappato, costretto a studiare,
ma non ho voglia; mi sento così maledettamente solo.
Intanto fuori pioviggina, di una pioggia finissima che cerca di lavare l’aria ormai lercia.
Shinji mi chiama sul cellulare.
“Perché non esci? Non vorrai morire carcerato in quella cella maledetta, siamo ancora
giovani. Mica vuoi marcire in casa?”
Mi lascio convincere e scendo: l’aria mi fa tremare le gambe, immagino altri che mi osservano,
mi studiano, sono felici e, nella loro felicità, deridono la mia piccolezza. La mia piccolezza è
una chiusura, una resa; la mia piccolezza è una vita mediocre, costruita sul pensare,
rintanarsi, sul piangere per altri.
“Hai ancora paura?”
“No.”
Sto mentendo.
Passeggiamo per vie enormi, grigie, popolate da giovani della nostra età.
Con noi la ragazza di Shinji, Mia, dolce, timida, ma piena di coraggio come una melodia
intrepida, una musica che mi fa fantasticare; possiede il sapore dell’amore eterno, dell’affetto
che mi manca tanto, di contatti.
Mia e Shinji sono le persone più care che ho; a volte sono anche duri con me, ma so bene che
vogliono farmi capire gli errori che commetto e se li perdessi, volerebbe via la mia briciola di
speranza di vita.
Mia cerca spesso di farmi conoscere qualche sua amica, ma inutilmente; non sono bello, non
ho un fascino particolare, non seguo la moda e le ragazze mi vedono chiuso, bruttino, noioso,
così fuggono via. Invece Mia a volte, senza dirlo a Shinji (è tanto geloso), mi riempie di
bacioni sulle guance, sulla fronte, mi accarezza i capelli sussurrandomi dolci parole; per me è
come una madre ed io sono il suo figliolo.
Lei ha tanti fratelli, ma spesso sono rudi e con pochi dolci sentimenti; mi dice che ha sempre
sognato di coccolare un fratellino, di sentirlo come un figlio.
Quanto le voglio bene!
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La pioggia caliginosa finisce, rimangono le nubi, rimane la falsa gioia della gente.
Mi sento male.
Ricorro ai miei sogni, ricorro al mio mondo.
Immagino di esser con Ayumi, la ragazza di tanti miei sogni, la ragazza che ha scacciato il buio della
solitudine, che mi bacia, mi tiene stretto, per mano.
E’ stupendo, mi sento talmente forte da vivere per cento anni; quando mi accarezza mi ricorda Mia,
quando mi bacia mi ricorda il mio solo momento felice.
Ayumi, perchè non vieni ancora a coccolarmi, a baciarmi, in questo grigio mondo?
La passeggiata finisce e Shinji mi chiede di accompagnare Mia a casa: lui deve andare alle
prove del suo gruppo, mentre Mia deve studiare e finire delle faccende in casa.
“Stiamo un po’ da soli; è sempre bello stare con te che mi ascolti.”
“Certo, ne sono tanto felice anch’io: lo sai che ti ascolto volentieri!”
Le racconto dei miei sogni, di Ayumi, di tante cose allegre, ma non tento di renderla felice
perché lei ha un sorriso così roseo, stupendo, in grado di squarciare il cielo nebbioso di questa
città tetra.
“Mi prendi per mano?”
“Perche’? Shinji si arrabbierà.”
“Prima di tornare nel mio buio, volevo sentire le tue mani, stringerle; fammi capire che sono
vivo.”
“Come sei dolce, ingenuo, fragile... straordinario! Non capisco perchè nessuna ragazza ti
apprezzi. Pure le mie amiche mi ramanzinano in continuazione: dicono che non devo
frequentare un tipo come te, credono che un giorno tu diventerai un mostro insensibile, privo
d’interessi e sordo agli affetti! Per me, invece, sei un ragazzo d’oro; anche tu mi ascolti e tutte
le volte che ho litigato con Shinji mi hai sempre consolata, fatta sentire bene. Mi fa rabbia
quando dici che vuoi morire: lo sai che è stupendo vivere, pensa alle belle cose, alle
incantevoli passeggiate, pensa anche a Shinji.”
Stringo la mano di Mia e mi sento più forte, preparato a tornare nell’oblio della solitudine. E’
una mano così calda, candida, profumata ed io sono solo un bifolco che non merita di toccare
le mani di Mia; però mi fanno sentire così bene!
Arrivati a casa di Mia, le nostre mani si sciolgono dolcemente e Mia sussurra in un soffio.
“Non ti ho mai detto cosa sente il mio cuore quando sei con me.”
“Mia, noi due siamo grandi amici, uniti da uno stupendo legame...”
E, all’improvviso, mi bacia con tutta la sua dolcezza, la sua sensualità; sento la sua lingua,
sembra quella di una dolce gattina che mi cerca, mi ama.
Dopo il bacio mi dà un bigliettino.
“Leggilo quando sei da solo.”
Mia sparisce frettolosamente; da lontano percepisco il suo cuore che batte veloce. Forse lei mi
ama, ma io non provo un sentimento di questo genere: i miei sentimenti per lei sembrano
quelli di un bambino, per me è come una madre.
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Torno a casa e la mia vera madre comincia a farmi domande, a bestemmiarmi dietro;
la odio quando mi soffoca, odio i suoi metodi rozzi, odio la sua giustizia.
Spesso mi sgrida per quello che faccio e poi mi abbandona; pensa sempre ai soldi, a portare qualcosa per
rendermi felice, ma il risultato è solo violenza, solitudine... fa così male!
Non avevo appetito e il piatto rimase pieno; la notte piansi fin quando non mi ricordai del
biglietto di Mia e lo lessi.
ʺCaro Sei, da qando ti ho conosciuto, ogni giorno che passa il mi amore per te aumenta
sempre di più; amo anche Shinji e questo mi porta ad una confusione totale. Dammi tempo,
mentre leggerai questo messaggio io starò preparando le valige: ho intenzione di fuggire,
quando ci rivedremo sarò una ragazza adatta a te. Aspettami Sei, ti amo tantoʺ
In me sentivo gioia, voglia di vivere; finalmente una ragazza che mi amava e non era nei miei
pensieri, era viva. Ma il dolore causato dalla sua fuga, distolse la mia felicità.
Cosa le poteva capitare?
Avevo tanta paura per la sua giovane vita; cosa potevo fare?
Per giorni non la vidi, il mio cuore spezzato continuava a cementarsi nella grigia casa
lasciandomi naufragare nelle mie fantasie, nelle mie disperazioni; non volevo morire, volevo
solamente aspettare Mia. Immaginavo le sue carezze, le sue mani innocenti e splendide, piene
di tepore familiare a me sconosciuto.
A scuola, in quel periodo, tutti cercavano di evitarmi; ero come un fantasma, un essere
inesistente, qualcuno faceva qualche battutaccia sul mio modo di vestire, sul mio essere
vivente. Tacqui agli insulti, continuando per la mia strada con una pietra al collo; non
m’importava nulla degli altri, volevo solo Mia. Non so se ne ero innamorato, ma avevo tanto
bisogno della sua presenza, delle sue carezze, del suo affetto ora così distante.
Sono sempre patetico.
Ma, sapete, quando manca l’affetto, l’amore, la mia fragilità è nuda.
Che razza di essere sono io?
Beh, sono il classico errore genetico, che deve patire l’inferno e la sua profondità: io soffro perché sono
nato sbagliato, malato nella mente.
Non sono capace di vivere bene la mia vita, ma cerco di viverla.
Mia mi mandò una lettera: era in Francia e parlava del viaggio che stava facendo. Mi pensava
e soffriva per la mia assenza. Diceva di aver mandato anche a Shinji una lettera spiegandogli
il suo gesto e quello che provava; voleva che la raggiungessi nel paese dove si stava recando,
a pochi chilometri da questa maledetta città. Colmo di goia preparai lo zainetto, andai in
stazione a comprare i biglietti e la mattina dopo partii per il posto indicato. Dovevamo
trovarci davanti alla chiesa del paese; non c’ero mai stato e chiesi spesso indicazioni. Quando
arrivai, vidi Mia che esplorava la piazzetta della chiesa: mi stava cercando. Una breve corsa e
la raggiunsi, l’abbracciai; ero gonfio di lacrime, di parole piene d’amore per lei, di voglia di
vivere. Ci baciammo e il tempo sembrava non dovesse finire mai. Ci raccontammo tante cose
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sulla scuola, sui miei disegni, sul viaggio di Mia; parlammo delle prese in giro, delle violenze
psicologiche che sono costretto a subire a scuola e il visino di Mia s’intristiva, quasi piangeva.
“Non m’importa nulla di loro; mentre m’insultano io penso a te, sento il tuo cuore, le tue
carezze, l’importanza della tua presenza in me.”
“E’ per questo che ti amo, non ho mai conosciuto un ragazzo come te.”
“Proviamo a stare insieme, allora.”
“Beh, ho paura: come reagirà Shinji?”
“Secondo me capirà; ho notato che negli ultimi tempi ti trascura molto, a volte l’ho visto con
altre ragazze. Ti confido un segreto: da qualche tempo sembra che voglia lasciarci soli, quasi
come affidandoti a me. Forse Shinji dubita che il suo amore per te sia sicuro, eterno, oltre il
tempo e la vita, forse teme le reazioni dei suoi genitori ed ha paura per la sua anima; il suo
comportamento mi lascia interdetto, pure se sono il suo migliore amico.”
“Queste cose non me le ha mai dette, però anch’io ho notato qualcosa di strano ultimamente;
ho tanta paura, lo sai che tengo tantissimo a lui.”
“Lo so, Mia, lo so.”
Ci baciammo ancora, quasi soffocati dai nostri sentimenti.
Le nostre anime si toccano, come i nostri corpi;
percepisco in lei il calore di una famiglia mancata, la speranza di un amore stupendo.
Senza di lei non riesco più a vivere.
