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MALERBA LATINA - di Domenico De Ferraro

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 15/07/2007 alle ore 20:08:00

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

MALERBA LATINA

Capitolo I


Come l’erba selvaggia dei prati che cresce sulle fosse comune ove tacita appare una croce lungo
i bordi delle strade battute dai carri dei buoi
di ritorno dai campi dove la città finisce e incomincia come per ignara magia la brulla campagna io son cresciuto nel ventre d’un entroterra fatto di piccoli e grandi paesi tutti legati ad unico comune idioma misterioso e sanguigno . Intessuto di verbi sibillini che trasudano il sudore le sconfitte la storia d’un popolo entrato a far parte d’una leggenda
d’un lirico mito avvolte anche contro la sua volontà legato a tradizioni e lunghe chiacchierate al bar dello sport nelle piazze assolati e deserte all’ombra d’un desiderio di fuggire lontano verso altre ricche terre racconti picareschi di viaggi oltreoceano . Di questi luoghi io nel mio animo ricordo la faccia bruciata dal sole dei contadini, i vespri e lo struscio serale lungo il corso affollato di gente. Le bande di scugnizzi ,il rombo scoppiettante dei motorini .
Il sapore delle piccole cose ,il vivere alla giornata aspettando un domani migliore.
Oggi che non vivo più lì da quelle parti m’appare una realtà lontana ed incantata.
Rammento il silenzio camminando per le vecchie strade antiche fiabe ,storie d’emigranti che hanno fatto fortuna in lontani paesi.
Muti conventi illuminati da ceri di cristallo. L’armonia di una terra riscaldata da calde luci accarezzata da melodie ove la bellezza delle muse mostrano ignude in anfratti scogliosi la loro sensualità attraverso corpi di sirene .
Le coste verdeggianti i monti sibillini i templi a picco sul mare. L’antica città madre che tutto sa
e tutto nasconde tacita figlia della sorte .
I vicoli lunghi e bui ove s’avventurano i gatti e gli amanti in cerca di luoghi appartati,ove alzi gli occhi al cielo e dai tetti delle case puoi parlare con le stelle e la luna. In alcune finestre lievemente illuminate sembra palpitare
un’ anima perduta in mille pensieri, dopo che ha lungo viaggiato per terre lontane.
Giri l’angolo e i grandi marciapiedi ti portano via immaginando cruente battaglie e eroici pensatori, così scendi verso il centro ove vi sono i bei negozi illuminati. Le voci si mischiano nell’aria giuliva son voci femminili che chiamano
i bimbi che cercano un ultima disperata carezza prima d’addormentarsi .
Parole nervose picaresche, teschi destini incrociati
Racchiusi in un detto : Mors tua vita mea .
La morte bussa sempre due volte alla porta per prendersi la sua rivincita. Così come il gioco dei dadi nella valle scura tra la morte e il cavaliere in un film di cui non rammento il titolo.
Ero piccino e quella scena la rammento ancora poiché m’impressionò tanto che quella notte impaurito dal viso della nera signora con falce
e mantello corsi a dormire nel letto con mia madre. Ella viene sempre quanto meno te l’aspetti e imprevedibile. Sotto false spoglie mascherata
in un lampo acceca l’ignaro, che cade per terra in una pozza di sangue trafitto da una mano assassina . Echi di colpi d’arma da fuoco sparati di corsa da una macchina killer.
Non c’è senso ,dove vive la ricchezza
c’è sempre disonesta.
Devi macchiarti le mani di sangue .
Per possedere potere e rispetto ? L’avere tira l’acqua al suo mulino mentre l’essere si và a suicidare in riva ad un fiume.
Non hanno senso le nostre parole i nostri umili intenti , la volontà di cambiare e d’essere? Noi fiori selvaggi nati ai bordi di strade periferiche ove l’aria e malsana dove gli amici sono scoppiati o scappati tutti via. Bisogna continuare a vivere.
Non aver paura di cosa nasconde il domani.
Il commerciante, il pizzaiolo, il fruttivendolo,
il tabaccaio.
Anche loro potrebbero essere dei presunti insospettabili assassini.
La raccomandazione della mamma :
statti accorto figlio mio c’è tanta brutta gente là fuori ,per strada nei bar nei cinema.
Tutto quello che non và sembra crollarti addosso una specie di maledizioni. E ti chiedi perché si e permesso che questa società fosse fatta in questo modo? Mamma non ti preocuppà ma tu pensi sempre al male? Mi raccomando frequenta le persone migliori di te. Non andare in giro con quei quattro mariuoli e scavezzacolli, pieni di tatuaggi e orecchini. Tale consiglio và visto lontano dal santo comandamento ama il prossimo tuo come te stesso.
Il tuo prossimo secondo la mamma sono il figlio del dottore o dell’avvocato ,esseri in un certo senso perfetti e superiori.
Di cui puoi solo imparare cose buone.
Ma da quei ciuchi ignoranti e fannulloni che
se ne stanno tutto il giorno in piazza a fare nulla cosa potrai imparare?
La mamma ha sempre ragione.
Le strade e le piazze del mio paese erano e sono sempre piene di gente, sembrava che tutti godessero di una rendita perpetua, appagati nei sensi di tutto quello che c’era da fare nella vita, tranne ovvio di qualche piccola sciocca cosa per sentirsi felici e soddisfatti di questa misera
e illustre esistenza.
Molti s’aggrappavano a modi di dire e frasi fatte per esternare il loro deplorevole disgusto alla incivile società di chi sta sopra di loro.
Coscienti di non essere ancora del tutto cresciuti ,di avere qualche dubbio sul votare
il partito giusto, di avere un po’ di sfortuna
nell’ azzeccare i tre famosi numeri a lotto.
Di sperare di sbancare con il superenalotto, di vincere alle corse, di conquistare per strada o nei locali alla moda la straniera venuta a Napoli in cerca d’avventura,. Si di portarla poi in giro per il paese e presentarla a tutti gli amici intimi. Per dimostrare che la vita continua ,
e chi è fesso rimane fesso e chi e figlio di buona donna e ci sa fare riesce sempre ad avere quello che vuole. Vita di chi vive una vita tutta sua ,viscerale e violenta dettata dall’onore del nome ,bagnata se vuoi dal sangue di quei santi che egli implora e spesso maledice nei momenti cruciali e difficili. La contraddizione etica sboccia come un fiore selvaggio e impuro ,per essere colto e reciso dalla radice per essere donato al volto beato d’una vergine con in braccio il divino bimbo. Interminabili suppliche ,volti e voti.
La verità della vita ,colpisce il senso dei nostri afflitti ideali. L’immagine del viaggiatore solitario senza soldi in tasca impaurito fuori la grande stazione centrale che prova a tornare a casa nel desolato paese natio .
Mi riporta indietro nel tempo io giovanissimo la mia grande volontà di riscattarmi dalla angusta e misera esistenza provinciale, con dignità cristiana affrontata tutti i giorni. La verità ferisce i nostri sentimenti . Siamo fuggiti dalla realtà per cadere nel mondo delle favole.
Pieni di progetti ,tanti castelli di sabbia distrutti dall’onde del mare giunte a riva ruggendo hanno portato via ogni cosa. Partire andare lontano ,sognare nuovi lidi ,nuove terre nuove città. Avventure interminabili ,echi d’amori richiami istintivi inseguiti nella selva metropolitana.
Tutto condito da simulacri e espressioni
Veraci : Addò vai ? Ma che te frega ..Stiamoci accorti paisà . Pensa a fatti tuoi. An’vedi questo ..Mò ti chiavo una cosa in capo.
Statte buono Guaglione ecc ecc...
Ci hanno raccontato di miti e luoghi meravigliosi ,fiabe e leggende
Nate dalla realtà ,che hanno fatto germogliare
nel nostro animo fanciullo un bisogno di libertà mai assopito. Siamo cresciuti sull’orme d’antichi eroi greci e latini. Radunati tutti insiemi con occhi lacrimanti trasognati in mezzo alla pazza piazza.
Studenti ,giovani convinti di poter cambiare il mondo da un giorno all’altro.
Quale eredità raccoglievamo dalle generazioni passate?
Figli della guerra , figli del popolo dei sogni .
Allevati nel mito di una libertà etica . L’americastàcà.
Vai avanti domani è un nuovo giorno.
Vittime del più forte. Volevamo cambiare il mondo.
Una risata ci ha seppellito , non uno schianto ma una lagna.
Il riso innocente dei bimbi ,l’espressione dei poveri che s’aggirano per le strade in festa,
i diseredati i lazzari felici .
IL dolore di tutti coloro che non riusciranno mai
a diventare qualcuno o qualcosa d’importante in questa grassa grossa società faraonica.
Volevamo cambiare noi stessi per essere migliori .
Ma nessuno ci ha voluto svelare il segreto ,come fare.
La verità dei fatti e della vita, una stella cadente d’agosto
Il sogno perduto il nostro desiderio d’essere, rimane rinchiuso nel nostro cuore. Và bene vai avanti , parla ,protesta pure t’ascoltiamo
Chi non è senza peccato scagli la prima pietra.
Ogni pensiero si colora teologicamente di una libertà votata alla ricerca di un senso comune. Questo mi ricorda Vico nella sua dignità: Il senso comune è un giudizio senz’alcuna riflessione comunemente sentito da tutto un ordine ,da tutto un popolo da tutta una nazione o da tutto il genere umano. Una filosofia italica che parte da Parmenide attraverso Vico giunge fino a Benedetto Croce . La filosofia Napoletana. Io sono cresciuto in periferia di una grande città ,un grosso paesone aggrappato a tradizioni contadine pieno di contraddizioni e odi secolari.
Passioni e sentimenti hanno avuto vita breve come le lucciole
che illuminano il buio sentiero nel bosco.
Quante cose avremmo voluto fare io e miei amici
e non abbiamo fatto .
Volevamo cambiare il mondo con le nostre povere idee .
Un grande gioco finito male per tanti di noi.
Ragazzi arrabbiati figli di quella classe operaia poco incline
a servire una classe compromessa .
Volevamo partire ,evadere da un mondo che ci soffocava con la sua prepotenza etica & borghese.
Questi i fatti che andrò a narrare di quegli anni nati sotto il nome di contestazione studentesca. Ovviamente storia parallela e misera di un gruppo di ragazzi in fuga verso la libertà .
Sei stato alla stazione a fare i biglietti?
Dove stanno i soldi? Niente biglietti ,saliamo sul treno,facciamo finta di niente come vediamo venire il controllore ci nascondiamo nella toilette.
E tu mi vuoi far stare con la paura addosso per tutto il viaggio?
Senti partiamo a notte fonda quando c’è poca gente sul treno a quell’ ora tutti dormono non temere i controllori non passano mai.
Comunque se avete paura ditelo. Così rimaniamo qui tutta l’estate seduti in piazza a guardà le ragazze che passano e spassano lungo il corso cittadino.
Senti noi vogliamo venì a vedè il concerto che si terrà a Milano .
La paura nostra e tutta quell’ erba che tu ti vuoi portà appresso.
Oh qualche soldo pure lo dovremo racimolare ,
per mangiare e per muoverci.
Lo sai quanti soldi possiamo fare con questo canapone ?
A quelli de sopra basta se fanno un paio de tiri e vanno subito in orbita. Te l’assicuro io .
Vedrai se non è vero.
Non ve preoccupate faremo affari d’oro.
L’unico problema e tenere sempre gli occhi bene aperti .
C’ è tanta polizia in giro per la città e fuori alle stazioni .
La voglia di partire era tanta ,cosa che ci trovava
tutti d’accordo a salire così come andava sul primo treno e via.
Il problema era avere il permesso di partire dai rispettivi genitori. Giurammo di comportarci bene che saremmo stati fuori casa una sola settimana onde passare una breve vacanza a casa di un nostro comune amico Aldo a Terracina. Dopo essere stati rassicurati sulle nostre buone intenzioni dissero di si Eravamo tre amici uniti ed affiatati io Ferdinando e i due fratelli Antonio e Ciro. Armati sempre di chitarra bonghetti ed armonica sembravamo i musicanti di Brema. Tante idee in testa cose sentite e raccontate da chi ci era stato ,sulle belle piazze e comuni ritrovi .Dove bastava almeno così pensavamo sospirare d’amore per ritrovarti tra le braccia di qualche bella ragazza. Noi cresciuti in provincia sempre attaccanti alla gonna della mamma, ora fuggivamo dal paese per andare ad assistere il concerto dell’anno a Milano. In fondo quella era la nostra vita , i nostri tempi il momento per reagire a tradizioni e usanze ,spezzare una lancia per una libertà possibile ,alla faccia dei potenti e dei mammasantissima . Saremmo evasi da quella grigia monotona provincia , per andare dove ci avrebbe fatto più piacere,il prezzo era infliggere un dispiacere ai nostri genitori. Grattacieli enormi ,tutto più grande è bello, lontano anni luce da quel nostro piccolo mondo antico. Il clima rigido, i diversi passaggi ,il maturare nei pensieri ,scoprire una nuova alba un nuovo tramonto. Il nostro fuggire nasceva da un bisogno d’essere qualcosa , di confrontarci con gente della nostra stessa età che viveva lontano dal natio borgo selvaggio. Partecipare a quel concerto in memoria di Demetrio Stratos ,cantante e musicista, voce di una generazione d’arrabbiati ,beati tristi sognatori persi nel canto di un mantra.Lanciavamo anche noi un piccolo urlo sul mondo ,ehi ci siamo anche noi ,aprite le porte dell’immaginazione, avanti signori senza spingere c’è posto per tutti ,venghino signori ad ammirare l’illustre mangiafuoco . Eravamo tanti lucignolo e pinocchio diretti nel paese dei balocchi. Avevo sedicianni ,quindici Ciro e diciotto anni Antonio . Volevamo meravigliare il mondo intero con la nostra innocente ,malandrina giovinezza. Volevamo incontrare e conoscere tanta gente, belli e ribelli danzare sul dorso della luna una mimica gioia comune. Fuochi d’artificio ,esplodevano nel caldo cielo estivo. Irrazionalmente fluire e sentirci trascinare dalla sensazione d’essere in tanti un unico corpo . Raggiungere il nirvana ,un paradiso interiore ,congiungere il nostro microcosmo al macrocosmo . Artefici ,maghi d’illusioni. In preda a un trip tosto e allucinante. Viaggiare attraverso la fantasia ,fino a conquistare la formula di Rimbaud. L’alchimia del verbo , la lingua santa nata dalle sacre scritture .



MALERBA LATINA



CAPITOLO II



Tutto ciò che poteva destare la nostra curiosità
su certi argomenti Direi magici ci trovava entusiasti. Leggevamo le opere di Bernardino Telesio sulla natura. Certi studi di Gianbattista della Porta seguiti anche da Giordano Bruno .
La magia ha il potere di comprendere e manipolare la natura , alcune erbe hanno tale
Potere di generare in noi ingerendole una nuova dimensione.
La curiosità che animava le nostre azioni ,
il desiderio giovanile di voler conoscere tanta gente diversa per cultura e identità geografica . Non c’impediva d’accentare una vita romita
e vagabonda . Arrivando a dormire in sacchi a pelo e chiedendo spiccioli ai passanti per strada. Eravamo presi da ideale e stili
di vita che rifiutavano ogni aspetto borghese della società .
La totale pacifica libertà ,andare dove gli pare conoscere città paesi, fare l’autostop viaggiare su i treni senza un soldo in tasca.
Un anarchia ch’era figlia di quei tempi bisognosa di pace e amore.
Il Dharma governa la nostra volontà c’indirizza
a realizzare noi stessi nel mondo . Fermenti politici ,utopie nate tra i banchi di scuola.
Con in testa il sogno americano ,la terra promessa ,zio Sam
E la grande mela.La beat generation:
Ho visto le menti migliori della
Mia generazione distrutte dalla pazzia ,affamate nude isteriche trascinarsi per strada di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa.
E guardare la vita attraverso gli occhi di un clochard dal basso in alto, un cane sciolto ,senza padrone . Figli del sessantotto di una utopia liberale e politica ,con sulle spalle il peso di un mondo grande quanto una capocchia di spillo.
La guerra aveva partorito come sempre una nuova società ,dopo la morte la vita , un ideale di fratellanza che riunisse tutti vinti e vincitori contro la crudeltà e la cattiveria umana.
Noi studenti avevamo imparato a marciare insieme a gli operai delle fabbriche in interminabili cortei di protesta. Padri e figli mano nella mano. Cambiava la famiglia e il senso
del comunicare tra classi diverse.
Si provava ad avere un dialogo .
Ma spesso il mutismo dei figli generava sgomento
e angoscia. L’emancipazione derivata
Dalle pubbliche scuola ,soprattutto al sud l’acquisire una cultura fino ad allora privilegio di pochi degenerava in una rivolta senza fine.
Figli della speranza e della libertà. Ammainando bandiere insanguinate in grigi pomeriggi africani. E dietro di noi ? una terra bruciata dall’odio. Bianco ,nero,giallo. Ebreo ,cattolico ,musulmano . Che senso ha? Dio è amore , siamo tutti uguali. La strada è lunga il dialogo possibile .
Lasciai a casa ,mia madre intenta a sbrigare le faccende domestiche e a cucire come suo solito Uscii in silenzio in guerra contro il mondo , andai via senza voltarmi indietro ,un bacio ,ritornerò presto . Senza dirgli la verità dove andavo cosa pensavo d’ottenere fuggendo da tutte quelle paure che mi portavo chiuse nell’animo. Seguivo unicamente il mio istinto così perdendomi tra una marea di gente,continuavo a porre tanti perché,proprio come un bimbo che s’affaccia alla vita.
Volevo vedere il mondo ,viaggiare andare lontano.
Navigare in compagnia della luce delle stelle su mari infiniti.
Non sapevo cosa significasse o cosa m’aspettasse uscendo da quella porta di casa ove ero cresciuto ,leggendo un mucchio di libri e soffrendo nel vedere le silenziose lacrime di mia madre.
Rimasi orfano di padre alla tenera età di undicianni , secondo di tre figli di cui l’ultima bambina figlia di secondo letto di mia madre poiché risposata in seconde nozze .
Cosa che gli aveva procurato una breve apparente felicità .
Poiché dopo quattro anni di vita coniugale si spense tragicamente anche Roberto suo secondo marito affetto da un tumore polmonare.
Per la seconda volta rimase vedova questa volta con tre figli da crescere . . Gli combinarono un terzo matrimonio ,vista la disperazione in cui era piombata , cugine e amiche gli fecero conoscere una brava persona Giuseppe un po’ avanti con gli anni di un paese vicino al nostro brava persona vedovo anche lui ci voleva molto bene.
Lo sentivo come un padre vero . Destino volle
Che mia madre poveretta cresciuta anche lei senza una figura paterna in una famiglia di quattro sorelle. Si ritrovò dopo pochi anni di nuovo sola ,questa volta per la terza ed ultima volta poiché non volle più sapere di uomini anche se lei donna attraente e ben fatta di mosconi che gli ronzavano intorno non mancarono mai.
Difficile spiegare il senso di vuoto che s’impadronì di me ,in quei giorni cupi e noiosi passati chiuso in casa insieme alle mie due sorelle . Ella piangeva ogni momento del giorno afflitta e disperata . Passavo delle lunghe interminabili ore davanti alla televisione insieme a mia sorella più grande.Premurosa e buona con me, sempre pronta a soddisfare ogni mio capriccio . A scuola nascondevo quei momenti miei tristi tuffandomi in mille fantasticherie. Ero ferito dentro. Non avevo voglia d’andare avanti lo ritenevo inutile. Adesso partivo insieme ad Antonio e Ciro.
Forse la mia era una fuga da quella paura che m’aveva sempre accompagnato crescendo con il dolore di sentirsi soli. Il terrore
Di non farcela di non riuscire a saltare il muro. Mi sembrava annegare in un bicchiere d’acqua. Vivere a sud di nessun nord.
Il sogno di una vita diversa lontano da dove ero cresciuto.
Il desiderio di cambiare Essere padrone delle mie azioni della mia vita. Lasciavo finalmente dietro di mè tutta la solitudine e la sofferenza patita. Verso una libertà che appagasse le mortificazioni subite.Rivedo scivolare le lacrime sul mio pallido viso .in quelle gocce ci sono i giorni belli e brutti passati con i miei cari ,c’è la strada ,le corse verso casa di ritorno dalla scuola.
Il pensiero funesto ,l’ amore ,la morte il richiamo lento e sonoro di mia madre. Che mi chiama in cucina per la cena. C’ è me stesso la mia fragile esistenza ,la mia prima giovinezza. Cosa ho imparato fino a oggi ? La libertà ha le ali macchiate di sangue innocente e vola bassa sul mondo. Rinchiuso nella mia anima coltivo l’orto del sapere. Affrontando la difficile periferia d’una grande città. Imparo,osservo la delirante esistenza di chi non ha nulla.
Cerco la salvezza attraverso filosofie m’illumino negli insegnamenti di Buddha. Il fuoco della città brucia i miei pensieri selvaggi. Le carrozze della metropolitana passano veloci trasportando sogni e deliri giovanili. Avvolte mi sentivo un novello Ulisse mi lasciavo ammaliare dalle sirene elettriche nell’eco di melodie confuse. Il giorno prima di partire. Mi chiedevo se ero convinto di ciò che facevo . Sarei mai riuscito a trovare il mio giusto equilibrio con il mondo? Ad avere il coraggio di lasciare mia madre sola in compagnia dei suoi fantasmi? Ferdinando sei stato da zia Rosaria a portare le gonne che gli ho cucito? Si Mà . Come fai a stare sempre su questa benedetta macchina per cucire? Ma lo sai quante spese ci sono in questa casa? Qualche soldo io lo guadagno unicamente facendo rifiniture e ricamando abiti da sposa. I denari non bastano mai. Ma io pure a lavare per terra voglio andare pur di vedervi a voi tre felici. Sono stata sfortunata ,ma tu la soddisfazione di prenderti una laurea e sistemarti in qualche buon posto me la devi dare. Ferdinando io non vivrò sempre . Vuoi che io non parta più ? No và fra non molto andranno tutti in vacanza vai pure tu Ciro e Antonio sono dei bravi ragazzi li conosco ,ma mi raccomando telefona ,non farmi stare in pensiero.
Mamma ti voglio bene . E mò per queste carezze quanti soldi vai cercando? Continuavo a pensare una frase letta: in che mondo viviamo in cui l’amicizia cancella l’inimicizia ma l’inimicizia in realtà cancella l’amicizia e la tomba e l’urna cancellano tutto quanto. Il mondo guardandolo dall’alto e così piccolo e i sognatori ahimè hanno sempre vita breve. Ascoltavo in silenzio pregavo. M’addormentavo con in mente frasi e dottrine
di saggi filosofi. Leggevo tanto e di tutto passavo intere giornate chiuso nella biblioteca comunale. La verità rende forti e sicuri di sé .
Così aspettavo tutto a un tratto s’aprissero per incanto le porte del paradiso e rivedessi finalmente mio padre. Quanto desideravo riabbracciarlo ,dirgli: mi sei tanto mancato, avrei voluto vivere con te tanti giorni ancora. Ascoltare ciò che pensavi di questa vita menzognera ,toccare le tue grandi mani il tuo viso poco rasato. Guardare nei tuoi occhi il riflesso di me stesso. Anche se spesso mi sento solo, io so che tu mi sei vicino .Affronto il presente spero con giudizio e combatto la mia guerra giovanile per vincere in ultimo un amore in carne ed ossa. La mia fragile navicella fatta di canne di bambù. Leggera urtava rotolava via tra i flutti e le correnti nel grande fiume della vita.
Quella mia fuga era un tentativo , imparare a crescere in me stesso .La mia identità la mia volontà la mia coscienza d’uomo libero.E me stesso che cercavo o l’altra faccia d’una realtà riflesso d’una storia comune? La cercavo negli occhi degli altri ,nelle voci lascive udite per strada. Tra i vicoli che salgono lungo le colline stretti e tortuosi nascosti nel ventre della città madre. Camminando non avevo più paura di quell’ amore crudele.
Partire ora valeva per me conquistare un nuovo senso delle cose. In fondo capivo di dover lottare fino alla fine. La nostra vittoria ,la nostra sconfitta dipende da noi stessi ,inconsapevoli vittime,viandanti ignari che attraversano il bosco cittadino.
La mia paura era timore di Dio . La strada rimaneva illustre maestra palestra d’esperienza. Gli spazzi immensi ove l’animo si rifugia annunzio delle idi di marzo. Costruzioni iperlogiche alchimie d’espressioni intessute tra soggetti e oggetti.Lacrime di cristallo cadute dalle gote di un angelo che s’infrangono sulla terra fiorendo all’eco del richiamo dei muezzin dalle moschee mediterranee alla preghiera della sera. Capovolto
A testa in giù osservavo il mondo. Una diversa visione .
Piedi teste pensanti. Vanno dove gli pare.
Corrono si fermano tirano calci. Piedi nudi . Piedi uniti. Piedi puliti . Piedi sporchi.
Piedi in preghiera.