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L'Ordine Immortale: Capitolo 1 - di Biagio Nuciforo

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 13/12/2008 alle ore 12:19:02

 

L'autore si assume la responsabilitΰ di quanto pubblicato.

 

CAPITOLO 1: L’arresto

Era una mattina grigia e cupa quella del 13 ottobre 1307, enormi nuvoloni coprivano le campagne circostanti Parigi.
Da una commenda di una di queste campagne si udivano delle grida: ‹ Attento farabutto ... non abbassare la guardia. Prendi questo ! E questo ! ›.
Era un ragazzino con gli occhi e i capelli castani, tutto sporco e con vestiti logori.
Dall’altro lato si udivano dei passi che si avvicinavano. “Oh no, spero non sia Gustave”.
Davanti al ragazzo comparve un uomo , un frate calvo e grassoccio: ‹ Ancora a favoleggiare, quante volte ti devo dire che il tuo compito e quello di curare le stalle e i cavalli? ›
‹ Si scusate Gustave. Vado immediatamente ›.
Il ragazzo un po’ a malincuore iniziò a correre verso le stalle, quando all’improvviso si scontrò contro qualcosa o qualcuno. Era un uomo, dal viso lungo ricoperto di capelli e barba bianca; era alto possente e indossava una tunica bianca decorata al centro da una croce vermiglia.
‹ Ma che diav... Sssiete voi zio Jacques, scusate , stavo solo ... ›
‹ Suvvia non preoccuparti, non ti metterai ancora paura di me dopo tanto tempo?! ›
L’uomo aiutò il ragazzo a rialzarsi.
‹ Scommetto che stavi giocando ancora a fare il cavaliere e che Gustave ti ha
rimproverato . ›
‹ Ehm ... si è così! ›
‹ Vedi Jean essere cavaliere non significa solo sapere usare la spada. Essere un templare significa prima di tutto essere fedele a Dio e magnanimo verso i più deboli e bisognosi ›
‹ Si questo lo so, ma come faccio a difendere i più deboli se non so combattere ? ›
Jacques de Molay, il gran maestro dell’ordine templare scoppiò in una grossa risata.
Quel vivace ragazzino era come un figlio per lui. Lo trovò abbandonato diciassette anni prima , quando era ancora in fasce nei pressi del monastero, e da quel momento non se n’era più separato. Venne assegnato all’età di tredici anni alla sua stalla, era il suo scudiere.
L’uomo si alzò e salutò il ragazzo.
“ Zio Jacques è sempre così buono, così comprensivo. Un giorno vorrei anch’io diventare un cavaliere come lui, amato e rispettato da tutti”. Il ragazzo si incamminò verso la stalla dove c’era un mucchio di lavoro da fare.
‹ Ho un brutto presentimento fratelli ...› disse il Gran maestro, continuando: ‹ E’ un pensiero che mi sta angosciando da un paio di giorni. ›
‹ Cosa la tormenta Signore ? › chiese Bertrand uno dei cavalieri più fidati
‹ Con cosa ha a che fare ? › aggiunse Joseph un altro templare
Tutti nella sala grande aspettavano con ansia una risposta dal Maestro.
‹ Non ne sono sicuro , ma ho paura che abbia a che fare con l’Ordine . ›
Dopo questa affermazione si sentii un vociare, come se la notizia era davvero sconcertante
‹ Fratelli vi prego, non abbiate timore , è solo un pensiero , niente di più. Ma ritenevo che fosse giusto informarvi. ›
Poche ore dopo che ebbe terminato il suo lavoro, Jean si diresse nel cortile. Quando arrivò notò che il Maestro sedeva su una delle panchine di pietra del cortile. Stava pregando , a Jean sembrò molto turbato.
Non ebbe neanche il tempo di voltarsi che Jacques interruppe di pregare e lo chiamo:
‹ Salve Jean. Vieni pure a sederti vicino a me . ›
‹ Certo zio ! ›
‹ Prega con me ›
‹ Va bene ›
I due recitarono il pater nostrum e quand’ebbero finito Jean chiese a Jacques: ‹ Zio cos’è che vi angoscia così tanto? ›
‹ Mmm. L’hai notato? Niente di che. Solo un incubo fatto la scorsa notte ›
Jean non ne era del tutto convinto ma non inistette .
I due si diressero insieme verso la sala per cenare.
Dopo aver mangiato, tutti si diressero verso le stanze e all’improvviso si udirono dei rumori di zoccoli di cavalli provenienti dall’esterno del monastero.
‹ Fratelli c’è un esercito lì fuori! Sono francesi!› disse un cavaliere di guardia.
Jean non sapeva cosa stava succedendo . All’improvviso qualcuno lo prese alle spalle e lo portò all’interno della cappella. Era Jacques
‹ Cosa succede zio? ›
‹ Jean devi scappare!!!›
‹ Perché ? ›
‹ Sono venuti a prenderci ›
‹ Chi? ›
‹ Non c’è tempo ! ›
‹Jean ti devi inginocchiare !›
‹ Che fate con quella spada ?! ›
Jean non sapeva se essere felice o avere timore di quel gesto.
‹ Jean è giunto il momento › disse il Maestro con la spada sguainata.
‹ Il momento ... per cosa? ›
‹ Stai per diventare cavaliere ›
Jean era entusiasta e triste allo stesso tempo, quello sembrava essere un addio.
‹ Ora inginocchiati non c’è più tempo ! ›
Il ragazzo obbedì, si inginocchiò e chinò il capo.
‹ Tu Jean de Molay ...› . Jean sbarrò gli occhi quando sentì , il maestro gli diede il suo cognome? Si era proprio così.
‹ ... giuri di onorare la Santa Croce ? ... ›
‹ Lo giuro. ›
‹ ... giuri di proteggere i deboli e gli innocenti ? ... ›
‹ Lo giuro. ›
Il maestro pose la spada sulla spalla del ragazzo.
‹ Io Jacques de Molay, Gran maestro dell’ordine dei Poveri Cavalieri del Tempio ti nomino cavaliere. Ora leggi questo! ›
Il ragazzo lesse il giuramento:

“Cavalieri, scudieri, servitori, che la pace del signore, promessa agli uomini di buona volontà, sia con noi. In questo luogo angusto e santo, in suo nome, noi vedremo pronunciare, da labbra pure e con umile fierezza, il Giuramento del Templare che i Poveri Cavalieri di Cristo fecero nel momento più sacro della vita Templare. Signore che spieghi i cieli come una tenda di luce, Signore che fai dei fulmini i messaggeri della tua maestà, davanti il tuo sacro altare, dove s’adempì la sublime immolazione, noi leviamo alta la spada della luce, per depositarla ai piedi dell’altare come testimonianza del nostro giuramento. Signore Dio delle armi, noi lo giuriamo per il Cristo, giammai contro il Cristo, per la difesa del vangelo, per la guardia dei pozzi, per la verità, per la giustizia. Contro gli oppressori, contro i mietitori di scandali ed i corruttori dell’innocenza, contro la menzogna liberata, contro i traditori delle fazioni e dei partiti: Noi lo giuriamo di impegnare la doppia spada: quella d’acciaio levigato e quella della parola splendente e fulminante. Giammai noi attaccheremo per primi. Giammai noi provocheremo per primi. Tre volte noi sopporteremo l’ingiuria. Tre volte noi ignoreremo il disprezzo e la menzogna. Ma quando la spada brillerà nel sole come un colpo di chiarore, tuonerà la parola. Allora poi non indietreggeremo di un solo passo, non taceremo che dopo il silenzio dell’avversario. Davanti ai ranghi angelicati, nostri compagni d’armi, noi lo giuriamo al Cristo, Re della gloria. Chiunque rinnegherà questo giuramento, sarà per noi e per gli angeli, rinnegato. Niente per noi, Signore niente per noi, ma per la sola gloria del Tuo nome.
Amen”

Il Maestro lo fece alzare
‹ Prendi questa! Devi scappare, dirigiti nel luogo contrassegnato con la X e segui il tuo destino.›
Il Maestro gli diede una vecchia mappa e la sua spada.
‹ Ma, ma ...›
‹ Non ce tempo. Dirigiti verso il crocifisso e apri la botola che si trova sotto l’altare. Addio Jean , che Dio sia con te!›
Il ragazzo si diresse verso la botola ma non entrò subito, si nascose sotto l’altare di marmo.
Due uomini sfondarono la porta . Uno di questi afferrò Il vecchio Maestro, mentre un altro con una pergamena leggeva quelli che sembravano essere capi di imputazione: Eresia. Il documento era una bolla inviata da papa Clemente V in persona , si chiamava Pastoralis Preminantiae
Jean non voleva crederci : “non è possibile è una menzogna !!! il Gran maestro , Zio Jacques non è un eretico. È l’uomo più fedele che io conosca! ”.
Jean si affrettò e aprì la botola.
Nel frattempo tutti i presenti del monastero furono arrestati , tranne il povero Gustave che riversava in una pozza di sangue davanti il portone. Si era voluto sacrificare per l’ordine.
Tutto quello che si trovava nell’edificio fu trafugato dall’esercito francese.
Quel venerdì 13 ottobre 1307 sarebbe rimasto nella storia .