Il viaggio di Rose - di Federico Motta
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 30/01/2010 alle ore 17:46:38
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Capitolo 1
Da Tolone a Rio de Janeiro
Da Tolone a Rio de Janeiro
Manca poco a mezzanotte, la luna si nasconde dietro alle nubi nella fresca serata del 16 settembre 1817. Un comandante della marina militare di S.M., un borghese e un ragazzo si avvicinano al posto di controllo del porto di Tolone.
Portano una luce.
«Parola d’ordine.»
Il mondo mi sembra che crolli. I preparativi sono stati inutili. Non so dove nascondermi. E’ il panico. Louis è lì con me, è forte, bello, sicuro di se, ma la sicurezza di Louis non riesce ad arrivarmi.
Tutto mi passa per la testa in un vortice d’immagini e ricordi. Sabato 15, mi trasferisco a mezzanotte dalla casa affittata a Tolone a quella di un’amica. La notte agitata; devo scegliere quello che sarebbe più felice e più giusto per me e Louis, per noi. Lasciare i miei amici e i parenti. Seguire le convenzioni. La scelta è presa. Sono qui con lui. La mia amica che mi taglia i capelli; devo nascondere il mio sesso, ne farà una catena per mia madre e una per Caroline. La vedo che piange mentre taglia i miei boccoli. Piange, ma è stupita dalla mia determinazione a partire. Lei figlia e moglie di marinai provetti, non ha mai avuto questo coraggio. Questo ricordo mi rafforza e incoraggia. Vedo le bugie e i sotterfugi, la vergogna per questi. Tutti sanno che partirò per Marsiglia. La mia falsa visita di commiato sulla nave, mentre di nascosto una serva fedele invia i miei bagagli sulla medesima.
I ricordi scorrono nella mia mente in modo ricorsivo, ossessivo.
Sento Louis che parla alle guardie del porto. Non sento cosa dice, vedo il sorriso tranquillo che m’invia. Le guardie si allontanano.
«Rose, cosa ti succede ? Ti vedo smarrita. Va tutto bene. Ancora poco e saliremo a bordo.»
Il momento sembra passato, ma il disagio resta sullo sfondo.
Ecco l’Uranie. In mezzo a tutte quelle navi di linea è corta, larga e poco aggraziata, ma dà un’impressione di sicurezza, è una di quelle navi che sono definite gros ventre. Louis mi ha raccontato tutto delle navi, ma quello che m’importa è poter stare con lui, supportarlo. Non è solo mio dovere coniugale, lo voglio. Il viaggio e le navi sono un mezzo per vivere Louis.
La banchina è ingombra di casse e materiali non meglio identificabili. Un via va di marinai e di facchini. I paranchi all’opera. Una confusione ordinata. Tutto è pervaso da un’aria d’eccitazione. Mi sto tranquillizzando.
Mi arrampico lestamente a bordo al seguito di Louis.
Gli ufficiali schierati salutano il loro capitano, Louis-Claude de Saulces de Freycinet.
«Commandant, chi è il ragazzo?»
L’amico di Louis che ci segue risponde in sua vece: «Monsieur è mio figlio che affido alle cure del capitano.»
Non riesco a ricordare il nome dell’amico di Louis.
Passerò la notte da sola. L’agitazione riprende. Sono alloggiata nella nostra cabina nel casseretto. E’ una piccola cella confortevole, sita a tribordo del vascello.
Sino a quando siamo in prossimità delle coste Europee, non posso dichiararmi. Al minimo rumore mi sveglio. Di fatto mi assopisco solo per brevi tratti.
Quel 6 giugno 1814, il matrimonio. I momenti belli. Il suo entusiasmo. I suoi racconti. Come racconta bene Louis... lui nel mediterraneo con il fratello Louis-Henri. Le loro battaglie contro inglesi e spagnoli. Il loro viaggio d’esplorazione sotto Baudin come ufficiale dell’impero. La sua passione per l’esplorazione e i viaggi. Le relazioni difficili con il capo della spedizione. La malattia. L’incarico di concludere la relazione di Baudin. La caduta dell’impero. I momenti irti d’ostacoli che ne sono seguiti.
Finalmente una sua spedizione scientifica. Stiamo per partire.
L’incubo di essere scoperta e il conseguente ordine di sbarco dell’Ammiraglio comandante del porto.
La disapprovazione dei miei parenti e amici per questo viaggio.
Mi alzo, scrivo poche righe della lettera che voglio fare pervenire a mia madre. Non riesco proprio a terminarla, mi pesa lasciare mia madre sola. Voglio giustificare per l’ennesima volta la mia volontà di andare con Louis, ma non voglio preoccuparla. La lettera più difficile della mia vita. Devo terminarla in ogni modo, l’ultima occasione per spedirla sarà domani, quando la barcaccia del porto ci lascerà.
Louis, prima della partenza, occupato dalle incombenze del comando, mi ha chiesto di scrivere un’altra lettera difficile. E’ a suo fratello Henri con il quale ha condiviso tante avventure. E’ la sua giustificazione, la nostra giustificazione, di avere fatto quello che stiamo facendo senza metterlo a parte del nostro segreto . I genitori di Louis sanno tutto, ma non hanno parlato per proteggere il ruolo di Henri in seno al ministero della marina.
Sono le sei di mattina del 17 settembre, da dietro alla finestra della nostra camera sento l’elemosiniere dell’Uranie che insieme al cappellano di Tolone iniziano la cerimonia della benedizione della nave. Non capisco le parole, ma la cerimonia mi rassicura. Alle sette risuonano dei passi di corsa, comandi incomprensibili, il rimbombo lontano della catena dell’ancora. La nave si muove. Partiamo. Mi dispiace non assistere.
Salgo in coperta vestita con una finanziera. Ho terminato le lettere. Mi avvio verso Louis. Mi vede. Sorride. Prende le lettere che gli porgo. Scrive di suo pugno alcune note sulla lettera per Henri, è commosso. Chiama Duperrey.
«Finalmente usciamo dal porto. Passato il promontorio, molliamo le cime di traino. Monsieur Duperrey consegnate questo plico di lettere e documenti alla barcaccia che ci traina. Controllate se qualcuno ne ha altre da aggiungere.»
Siamo partiti, non a vele spiegate, ma al traino, in ogni modo un primo passo è fatto.
La nave avanza lentamente con vento contrario e leggero. E’ costretta a bordeggiare per allontanarsi dal promontorio.
E’ sera, il vento rinfresca e finalmente perdiamo di vista la nostra terra. Guardo l’orizzonte finché non restano che cielo e mare. Chissà quando la rivedrò ! Un groppo mi prende. Lo reprimo.
«Tutti gli uomini a riva. Ridurre le vele!»
E’ sera tarda e il tempo si sta rovinando. Un fortunale ci colpisce forte e velocemente.
«Rose non ti preoccupare, la nave è forte, l’equipaggio buono, un grosso temporale sta per colpirci, ma tutto andrà bene. Chiuditi in cabina e te la caverai. Io non posso starti vicino.»
Io non ho mai navigato e non sono preparata a questo. Le grida, gli ordini per me senza senso, colpi di fischietto modulato, l’ululato del vento, il frangersi delle onde sulla nave, gli scricchiolii. Virate e sbandate improvvise. Il forte beccheggio. Tutto mi spaventa.
Le nostre cose rotolano per la stanza. Non abbiamo avuto tempo di sistemare i nostri bagagli e la nave rolla talmente forte che, per evitare di cadere, sono costretta nella cuccetta a sentire le nostre porcellane che si rompono.
In un’alba finalmente radiosa, Louis dice: «Messieurs, vi esprimo riconoscenza, avete svolto un buon lavoro ! Monsieur Labiche, il tempo volge al bello. La nave e l’equipaggio si sono comportati bene. Organizzate i turni di riposo e assumete il comando della nave. Riprendiamo la rotta per Gibilterra.»
«Nave corsara a babordo.» Un grido dalla coffa a metà giornata mi rimette in agitazione.
Louis: «Rilevo il comando. Tutti gli uomini ai posti di combattimento!»
La corsara algerina è troppo lontana perché si possa valutarne la forza, Louis non vuole ingaggiare battaglia, anche in caso di vittoria sarebbe un rischio insensato di ferite o peggio, di morti.
Sento lo scalpiccio pesante della guardia. Sto rintanata in cabina come già istruita da Louis. Dalla finestrella vedo che si schiera in mezzo alla coperta.
«Preparare i cannoni di babordo e aprire i portelli!»
Scricchiolii, tonfi, gli uomini che ordinatamente caricano i cannoni. Li mettono in posizione quasi all’unisono.
«Preparare anche quelli di tribordo.»
L’idea di essere catturata mi spaventa. Un pensiero assurdo mi passa per la mente; spero, con il mio travestimento da marinaio, di evitare di essere condotta in un Serraglio.
La corsara si fa sotto. Adesso la intravvedo oltre il passavanti. Ognuno valuta le forze dell’altro.
Lentamente scompare.
«Monsieur Lamarche, come inizio viaggio non c’è male. Per fortuna che la corsara è sì più veloce, ma fortunatamente senza cannoni. Avvertite i passeggeri che il pericolo è passato. Assumete il comando e procedete.»
La corsara si allontana rapidamente.
Louis ha invitato gli ufficiali per presentarmi. Apro la porta del gran salone dove sono riuniti gli ufficiali e i membri civili della spedizione. Il brusio s’interrompe immediatamente. Louis è raggiante, io forse più di lui. Sullo sfondo un senso d’ansia, lo reprimo.
Entro nella gran sala. Sono vestita secondo la moda. Veste di raso lungo con la vita alta e le maniche corte, orlo rigido e ricamato che appena lascia intravedere i nastri incrociati sulle mie scarpe. Louis mi dice sempre che sono bella, slanciata con un volto intrigante. Dice che sono molto femminile. Quando me lo dice, mi schernisco, ma neanche poi troppo. Gli piaccio come lui piace a me. Ho i capelli corti che mi danno un aspetto ambiguo, mi piace l’effetto sugli altri, ma mi sento completamente donna. Una donna arrivata.
Sono presenti diciannove persone. Alcuni li avevo conosciuti a casa durante i preparativi della partenza; nessuno sinora mi ha riconosciuto. Due tenenti, uno è il Premier lieutenant Lamarche. Due Enseigne de vaisseau, uno è Duperrey. Gli Elève de marine Joseph Alfonse Pellion e Auguste Bérard. Il chirurgo e naturalista Jean René Constant Quoy e l’assistente dottor Joseph Paul Gaimard. L’elemosiniere abate Florentin Louis de Quélen de la Villeglée. Il naturalista e farmacista Charles Gaudichaud-Beaupré. Lo sguardo si sofferma divertito su Jacques Etienne Victor Arago, l’artista della spedizione. Veste dei buffi pantaloni a righe verticali bianche e rosa, camicia bianca con jabot, giacca corta di colore blu e alto cappello nero. Alcuni li conosco solo di nome.
è una scena abbastanza divertente. Tutti si scambiano sguardi e parole sottovoce.
Un pensiero buffo. Duperrey, Arago, Gaimard e Gaudichaud, tutti e quattro hanno i capelli ricci e scuri, ma che differenza ! Gaudichaud e Duperrey, per quanto i capelli ricci lo permettono, hanno la capigliatura ordinata e composta, come la loro divisa è impeccabile. Arago e Gaimard sembra che abbiano un nido di rovi in testa. Gaimard in particolare sembra spiritato con i capelli che sparano in tutte le direzioni.
«Messieurs, ho il piacere di presentarvi Madame Rose Marie Pinon de Saulces de Freycinet. Mia moglie. Ci accompagnerà in questa spedizione. Non sarà d’alcun intralcio alle manovre della nave e alla spedizione.»
Il primo a rompere il ghiaccio è Gaudichaud, è il più intraprendente del gruppo. Ha studiato filosofia naturale con specializzazione in erboristeria e farmacologia ad Angoulême e Cognac. Si rivolge a me con sussiego: «Madame, sono incantato e rapito di fare la vostra conoscenza. Spero non abbiate patito troppo a sentire i discorsi sboccati dei nostri amici e colleghi. Mi presento, anche se già ci siamo incontrati, sono il dottor Charles Gaudichaud-Beaupré, il farmacista nonché botanico di questa spedizione. Se avete bisogno dei miei servizi, sono completamente e incondizionatamente a vostra disposizione. Capiamo ora la mole di marmellate e profumi che sono stati imbarcati.» Alle parole segue un profondo inchino.
Il ghiaccio è rotto, è una profusione di saluti e omaggi. L’allegria pervade il salone. Qualcuno propone un brindisi. Sono radiosa, Louis è orgoglioso e felice. Tutti sembrano tirare un sospiro di sollievo. Niente più strane voci su quanto succede nei quartieri del capitano.
Procediamo lentamente. Le calme ci perseguitano. Oggi, 24 settembre, siamo in vista di Maiorca. Abbiamo vagato per il mediterraneo alla ricerca di vento e siamo incappati in un forte piovasco, ma mi sto abituando alle intemperie.
Bordeggiando, le Baleari sfilano a babordo. La più vicina è Ibiza. Dopo giorni di solo mare, lo sguardo si riposa alla vista dei boschetti e delle coltivazioni. Con mio disappunto, non facciamo scalo, siamo troppo in ritardo.
Gibilterra è in vista. E’ il 29 di settembre. Sono giorni che lottiamo contro correnti e venti per accostare ma siamo respinti ancora una volta al largo.
Il 7 d’ottobre, una triste cerimonia. Un uomo è morto alle due di notte. Di morti ne ho visti altri, ma non voglio sapere di cosa è morto quest’uomo. Lo so, è stupido, ma non voglio esserne edotta, come a evitare un problema. L’abate dice una breve orazione. La salma è cucita in una vela e posta sulla tavola dove il cuoco taglia le vivande dei marinai. La tavola sporge sul mare dal lato nobile della nave, tribordo. Gli uomini suonano i fischietti come ultimo saluto. Il capitano Lamarche ordina con voce grave: «Calate.» La tavola è alzata e il corpo di Monsieur Prat-Bernon ci lascia sprofondando tra i flutti.
Riprendiamo a bordeggiare.
E’ l’11 ottobre, le tre di notte. Sento dalla mia cabina Louis: «Monsieur Duperrey inviate una lancia a chiedere il permesso di ancorarci in rada. L’equipaggio è stanco. Date la mia parola d’onore al governatore di Gibilterra che non abbiamo malati a bordo. Prendete contatto con il nostro console affinché organizzi lo scambio di saluti e credenziali. Organizzate una salva di cannoni. Diciassette colpi mi sembrano appropriati.»
Louis mi raggiunge. Ha l’aria stanca.
«Domani, probabilmente saremo ospiti di Monsieur Viale, il nostro console. E’ uno spagnolo che ha sposato una signora francese. Consiglio abiti maschili per un’ultima volta. Ci recheremo in visita di cortesia dal governatore inglese.»
Mi alzo, lo abbraccio e preparo glia abiti per domani, sarà una levataccia. Indosserò un vestito da ufficiale di marina senza mostrine per non aggiungere altro imbarazzo oltre all’abbigliamento improprio.
Ci accingiamo a imbarcarci per andare a terra, un rombo di cannoni tuona dalla nostra nave, diciassette colpi. La bordata di saluto ordinata da Louis mi frastorna e spaventa un pò. Subito risponde la Rocca con una salva di uguale numero.
Siamo sulla cima della rocca di Gibilterra su invito del vicegovernatore, il generale Sir Gorge Don. Uno spettacolo impressionante è ai nostri piedi. Il blu del mediterraneo, i riflessi del sole sul mare dello stretto e le fortificazioni scavate su più piani nella roccia. I nostri ufficiali sono tutti vivaci e gentili. E‘ un bel gruppo, Louis ha saputo scegliere bene i suoi uomini. Si scambiano battute al ricordo dalla figlia quindicenne del nostro ospite, il Console di Francia Monsieur Viale; la ragazza ha infranto qualche cuore.
«Monsieur Arago, ho saputo che la biblioteca degli ufficiali inglesi vi ha colpito?»
«Oh sì, Madame, è piccola ma con un’ottima scelta d’opere. Il bibliotecario è francese, l’ho incontrato in una delle mie visite solitarie. Dopo trent’anni che una nave francese non si ancorava in rada, l’accoglienza è stata veramente calorosa e gentile. Mi è piaciuto molto anche il salone in cui abbiamo atteso il generale Don; belli i quadri, soprattutto il ritratto di donna che è in anticamera.»
«Peccato, che il cuoco e la maggior parte degli ufficiali inglesi fossero in campagna nell’interno. Mi sarebbe piaciuto conoscere la cucina inglese e incontrare altri ufficiali inglesi.»
«Madame, credo non abbiate perso nulla, l’arte culinaria inglese non è delle più rinomate.»
«Vista dal mare la città non era un granché. A terra è tutta un’altra cosa. Tutto è molto piacevole, le case sono belle, tutto è pulito e ordinato, ci sono passeggiate affascinanti.»
Arriviamo da Louis ai piedi della rocca.
«Rose, credo sia ora che ti cambi e indossi abiti femminili. Il generale Don mi è sembrato irritato dall’abbigliamento da ufficiale di marina che indossi. Ritiene sia un abbigliamento offensivo e un inganno perché non lo sei.»
«Provvederò. Per me, più che per l’inganno l’irritazione è dovuta al turbamento del mio aspetto ambiguo!»
«Commandant, il vento rinforza.»
«Sì, credo che sia la buona occasione, Monsieur Duperrey, inviate una lancia a porgere le nostre scuse a Monsieur Viale e agli ufficiali inglesi invitati per colazione; per causa di forza maggiore è annullata. Preparare la nave alla partenza.»
Ho appena il tempo di cambiare la tenuta di gala per abiti più consoni alla navigazione. Tempo due ore e l’ancora è stata levata, le vele bordate e orientate, . Siamo partiti per le Canarie.
è impressionante la nave che viaggia con il vento in poppa. Sembra uno stormo d’enormi uccelli che vola rasente al mare. Il fischio del vento, gli schiocchi, gli ordini, il mare che s’infrange sulla nostra prua, il beccheggio. E’ bello tutto questo. E’ bello stare sul casseretto con Louis. Sto un pò arretrata per non disturbare le manovre e non finisco mai di guardare lui e quanto ci circonda e succede. Sono felice. Sono libera di vedere e capire quello che sino a prima di Gibilterra per me è stato un susseguirsi di frasi smozzicate, colpi di fischietto modulati e grida incomprensibili. Ora assisto dal vivo. E’ un’impressionante dimostrazione di apparente confusione, governata da un ordine impeccabile. E’ il 14 d’ottobre.
«Buon giorno abate, sono onorata di ospitarla nei nostri appartamenti.» L’abate de Quélen ha accettato di rendermi visita interrompendo il mio tran-tran quotidiano.
«L’onore di chiacchierare finalmente con una donna coraggiosa come voi è mio.» L’aria è seria, parla senza sussiego e solo un minimo di piaggeria, che in ogni modo mi fa piacere. Dopo altri convenevoli di rito ci accomodiamo alla tavola per un the nel salone della nave. Lo spazio della nostra cabina è piccolo per ricevere degnamente degli ospiti.
Riprende il discorso: «Sì, ammiro il vostro coraggio e vorrei capirne di più. Se non sono importuno.»
«Abate, non conoscete le paure che mi hanno portato alla scelta di viaggiare con il mio compagno. Per non parlare delle ansie e dei pianti. Lasciare tutti, mia madre sola, i miei amici. Il dovere d’obbedienza al re, che vieta un viaggio come il nostro, è fortemente in conflitto con questa scelta. Io ho un altro dovere. Ho il dovere coniugale di una buona moglie che non può stare lontana dal marito al quale deve tutto. La scelta tra il re di Francia e Louis non è stata difficile. Ho scelto il secondo.»
«Signora, io sono vecchio, ho cinquantacinque anni. Ho passato tempi difficili con la Rivoluzione. Forse un giorno vi parlerò delle mie disavventure. Il re e l’arcivescovo di Parigi mi hanno dato la fiducia e l’onere d’essere l’elemosiniere di questa spedizione. La mia esperienza, osservandovi, m’invita a contraddirvi. Non è il dovere coniugale che vi ha portato a ciò. Altre donne si sono trovate nella vostra situazione e non hanno violato regole e convenzioni come voi. E poi la violazione è duplice, vostra e di vostro marito che vi ha appoggiato.»
Parla in tono disteso, senza arroganza o pedanteria, ha solo scoperto il nostro segreto. Un segreto banale. Sento che con l’abate posso essere franca. Mi piace il suo modo di fare. Non giudica. La mia scelta è una bella cosa ed è bello renderne partecipi anche altri: «Sì, semplicemente l’idea di vivere separati c’era intollerabile. E’ una banale questione di profondo affetto.» Il pudore m’impedisce di dire semplicemente e direttamente che lo amo e che la cosa è reciproca. Dopo tutto, è un prete...
«Madame, avete tutta la mia simpatia e appoggio. Non è banale quello che dite. E’ bello e onorevole.»
Il silenzio scende tra noi. Passa un angelo, come si suol dire.
«Madame, ho notato che voi come me siete una di quelle persone che non soffre il mal di mare.»
«Sì, quando siamo arrivati nell’oceano, erano tutti ad attendere le mie reazioni al mare che aveva onde enormi e lunghe. Louis con apprensione, gli altri con divertimento. Ho notato che osservavano anche voi a poppa. Sono rimasti gioiosamente indispettiti di come noi ce la siamo cavata, mentre provetti marinai stavano notevolmente male.»
«Monsieur Arago afferma che avete adattato rapidamente e armoniosamente la vostra figura slanciata al rollio e al beccheggio.»
«Sicuramente, mi supporta anche la fiducia che ho nelle capacità marinaresche Louis.»
«Io ho gli impegni del mio ufficio che mi tengono occupato. Gli impegni non sono solo inerenti alla religione ma anche al benessere più generale dello spirito dei partecipanti al viaggio. Voi come ve la cavate. Non è noiosa la vita di bordo?»
«Oh ! Assolutamente no ! Mi sono rapidamente adeguata alla situazione. Seguo strettamente le regole di bordo. Sveglia alle sette. La colazione è servita nella sala alle nove e si cena alle quattro di pomeriggio. Usualmente ceniamo da soli, a volte con la presenza discreta del segretario di Louis.»
«Ma la noia ? ... »
«... no, non mi annoio. Anche la mia vita non è stata facile. La Rivoluzione non l’ho vissuta, ero troppo piccola. Non vi parlerò della morte di mio padre. Mi è ancora troppo penoso parlarne... »
«Scusate non sapevo di vostro padre... »
«Non scusatevi. Nessun problema. Mia madre gestiva un collegio per signorine a Parigi. Ho vissuto con lei in quel collegio. Lei mi ha insegnato tutto. Le buone maniere, il rispetto. Mi ha insegnato a prendere le cose come vengono, a essere gaia, di buon morale, di buone maniere. In collegio ho imparato a interessarmi di tutto, a studiare le lingue, la letteratura, il ricamo, la musica, le faccende di casa. A suonare il piano, che mi manca tantissimo. Ora sono occupatissima a organizzare i nostri pasti. Rassetto le nostre stanze... i marinai non sono un granché in queste cose, se li lasciassi fare, l’ordine della marina militare regnerebbe, ma mancherebbe il tocco che solo una donna può dare. Studio l’inglese e imparo da sola a suonare una chitarra che ho comprato in sostituzione del piano; è un compito difficile perché ho preso lezioni di chitarra solo per un mese. Di sera cerchiamo di non parlare di lavoro. Parliamo di poesia, letteratura, di filosofia naturale. Spesso duettiamo poeticamente. Louis recita brani dei suoi poemi preferiti, spesso è la "Gerusalemme liberata" di Torquato Tasso. Io faccio da contrappunto recitando il Metastasio, credo che "Didone" sia l’opera che più si adatti a un viaggio come il nostro.»
La conversazione procede tranquillamente. L’abate si scusa e mi lascia dopo i convenevoli di rito. Mi è piaciuto conversare con lui. E’ un bravo osservatore, non tiene le osservazioni per se ma le esprime con spirito tollerante. Dal modo di parlare è una persona di cultura. Parleremo in futuro di letteratura e altro. E’ il cappellano adatto per questa spedizione. Non creerà problemi come a volte i preti con la loro intransigenza sanno fare.
Salgo sul ponte a prendere un pò d’aria. Mi aspetta la solita scena. Gli ufficiali che si scostano al mio passaggio con deferenza. I marinai che interrompono il loro lavoro e le canzoni sboccate che stanno cantando. Io che rispondo a queste gentilezze con uno dei miei migliori sorrisi. I marinai riprendono i loro scherzi pesanti a voce alta. Grande imbarazzo degli ufficiali. Devo trattenere l’ilarità che mi coglie in queste occasioni.
Stiamo navigando verso Città del Capo. Louis per il buon governo della spedizione, ritiene utile rinnovare gli obiettivi e i metodi, ha convocato gli ufficiali. Oramai il lavoro nel quale l’ho supportato in questi giorni, poca cosa, forse solo un supporto morale, ha trovato una sua conclusione. In quest’occasione vuole dotare tutti di uno strumento di lavoro. E’ il 23 ottobre e mi ha invitato a partecipare a questa riunione.
Inizia subito.
«Ritengo utile rinfrescare gli scopi e i metodi della missione affidataci dalla Francia e, - non afferma che è affidata dal re, – vi consegno una prima comunicazione con le istruzioni sulle osservazioni da eseguire in navigazione . Un secondo scritto sarà approntato al più presto per enunciare i principi cardine delle osservazioni da compiere durante gli sbarchi. Vi prego di sottoscrivere per presa visione e accettazione delle istruzioni accluse e di trascriverne copia sul giornale di bordo.»
Fa una pausa. Louis sta usando il bastone, ricorda che è lui che decide, ma quasi si scusa. E’ un buon conoscitore d’uomini.
«Gli scopi della spedizione sono la raccolta di dati fisici del globo terrestre, ma anche d’informazioni sui popoli e sulla storia dei paesi che incontriamo. Dovremo fare un’accurata descrizione fisica, con raccolta dei dettagli astronomici, geografici, nautici, idrologici, mineralogici. Analisi della natura e fertilità del suolo con dati sulla produzione animale e vegetale. I tipi umani, la società, la morale e la religione. La produzione industriale, caccia, pesca, arti, mestieri e arti liberali. Il commercio e i modi di trasporto, le monete e le unità di misura. Per finire, le forme di governo, le gerarchie sociali e politiche. La giustizia, le finanze, l’esercito e la sua preparazione. Tutti questi dati devono essere strettamente integrati, di conseguenza, ognuno deve confrontarsi con l’altro, secondo i propri compiti, ma scambiando le idee.»
Fa una pausa. Fa girare lo sguardo sui presenti nella sala. Sono tutti attenti, il modo di parlare di Louis è autorevole e ritiene sempre l’attenzione. Riprende.
«Ciascuno di voi si farà premura, non ne dubito, di tenere nota esatta di ciò che le circostanze gli permetteranno di osservare. Il successo della spedizione v’impegna senza dubbio a ciò, ma gli ordini che ho ricevuto dal re mi fanno dovere di esigerlo. Come conseguenza voi vorrete, dopo ogni scalo, rimettermi il risultato generale delle vostre osservazioni. Dall’insieme di questi dati, ne risulterà un insieme di ricchezze che non potrà che onorare la marina francese. »
Cenni d’approvazione e appoggio alle parole, ma tutto nel rispetto dell’ordine e della disciplina. Louis prosegue a leggere l’estratto delle istruzioni ministeriali ricevute.
«In tutti i luoghi ove i navigatori faranno scalo, dovranno applicarsi ad attirare la benevolenza d’ufficiali militari e civili, al fine di ottenere le facilitazioni per dei lavori per i quali un giorno gli uomini istruiti e i navigatori di tutti i Paesi dovranno un giorno trarre profitto. »
S’interrompe un attimo, poi: «Messieurs, vi ringrazio. Confermo che faremo una riunione tutti i lunedì prima di cena. Riunione esclusivamente dedicata alla spedizione. Siete liberi.»
Si rivolge a me con un sorriso: «Cara Rose. Ritiriamoci in cabina, ho un programma anche per noi... »
«Sì, anch’io ma non facciamoci sentire. Un figlio. Nostro figlio. Sarebbe un regalo stupendo, sono due anni che proviamo e non abbiamo avuto questa gioia.»
«Lo so. Ma non crucciarti per questo, vedrai che questo sarà il giusto coronamento della nostra unione.»
Suona la diana . E’ l’alba del 22 ottobre siamo in prossimità di Tenerife. L’isola non si vede perché è coperta dalle nuvole, cerco, come le letture mi hanno insegnato, e trovo il picco che sporge sopra di loro. So che le dimensioni dovrebbero essere enormi, ma la nebbia falsa la percezione.
La traversata è stata rapida e con ottimo tempo.
E’sera stiamo ancorandoci a Santa Cruz.
«Capitano Lamarche, a causa dell’epidemia di peste nel Mediterraneo, siamo obbligati a stare in quarantena nel lazzaretto. Conto una sosta da sei a otto giorni. Organizzi la lista delle nostre necessità d’approvvigionamento e la faccia pervenire in città .»
C’imbarchiamo sulla pinaccia e andiamo verso il Lazzaretto. Sono vestita con abiti maschili, che trovo più pratici per questi spostamenti.
Attraversiamo delle spiagge sporche e infine c’inerpichiamo su una scarpata che ci porta a una catapecchia dai quattro muri sbrecciati. Dovrebbe essere il nostro alloggio. La stamberga ha il pavimento in terra battuta e finestre sfondate. Al nostro arrivo troviamo il guardiano e due guardie munite di vecchi fucili arrugginiti e uniformi sbrindellate di colore blu. Appena ci vedono si allontanano rapidamente e ci gettano le chiavi da lontano.
La casa ha una corte ingombra di macerie. Sorge in una landa desolata prospiciente a una scarpata rocciosa senza protezioni di sorta.
«E’ impossibile stare qui, faremo le osservazioni di giorno e rientriamo a bordo ogni sera. Credo che quattro giorni possano bastare per tutti i rilevamenti.»
E’ il 28, soffia una brezza gentile, le provviste sono a bordo, partiamo e rapidamente perdiamo di vista il picco di Tenerife.
Ci allontaniamo da quella povera gente, sono tutti contadini, tanto oppressi dalle tasse che rimane loro a malapena quanto serve per nutrirsi, polenta di manioca e qualche volta pesce salato. A turno fanno il servizio militare scambiandosi le uniformi sbrindellate blu come quelle dei nostri guardiani al Lazzaretto.
E’ l’8 novembre e il tempo è stato bello sino a ieri. Un breve temporale ci colpisce.
E’ sera all’orizzonte si profila ancora burrasca. Sto accingendomi a rientrare in cabina.
«Il vento sta rinforzando rapidamente. Serrare tutti i velacci. Chiamate anche il secondo turno di guardia in appoggio.» Comanda con voce possente Louis.
«Velacci serrati, Capitaine.»
«Via le vele di straglio.»
Entro nella mia cabina abbastanza tranquilla. Uno schianto sotto i miei piedi. La nave sbanda improvvisamente. Il beccheggio aumenta. Mi precipito nella cuccetta.
«Capitaine, il timone non governa più. C’è una rottura...» Le grida sono lontane, ne capisco a malapena il senso.
L’Uranie sbanda ulteriormente. Un ondeggiamento scomposto e ora un rollio spaventoso. Il terrore mi colpisce. Sento che la nave è senza controllo in balia delle onde e del vento, ruota scompostamente e sono sballottata in tutte le direzioni, anche se sono stesa nel letto. Scricchiolii e rumori secchi. L’ululato del vento. Il mare che colpisce la nave con fragore. Forti rimbombi che percorrono la nave. Sembra volersi spezzare.
Uno tonfo scomposto assomiglia a quello di un enorme portone che viene sbattuto ripetutamente. Il Timone ? Sfonderà le paratie?
Cessa di colpo.
La nave si stabilizza. Vira rapidamente. Il beccheggio diventa regolare anche se forte. Louis entra in cabina. E’affaticato ma sorridente. Non so quanto tempo è trascorso.
«Tutto bene mia cara. Rinfrancati. Il timone si è guastato, ma ora è riparato.» Bastano poche parole. Il suo modo di fare è rassicurante. Mi abbraccia appassionatamente. Non me lo aspetto. Non ho il tempo di reagire alla sua passione. Mi lascia.
«Scusa, ma devo riprendere il posto di comando.»
Che ironia, cullata da una tempesta.
Mi addormento tranquilla.
Ci stiamo avvicinando all’equatore.
«Docteur Quoy, sino a ora la mia salute è stata buona. Adesso il caldo si fa soffocante. Ho un terribile mal di testa e sono coperta di pustole pruriginose.»
Alzo un braccio. Mi scopro parzialmente. S’intravvedono i miei indumenti intimi. Quoy non batte ciglio. Osserva con fare professionale la mia ascella scoperta. Mi sento a mio agio con il dottore. «Se volete vi mostro altre parti...»
«Non è necessario mettervi in imbarazzo ulteriormente. Non sono di quei medici che se ne approfittano; ho visto a sufficienza. Tranquillizzatevi Madame. Vestitevi con abiti ampi e leggeri, bevete spesso e fate dei bagni rinfrescanti e continue abluzioni. Tutto passerà rapidamente.»
Ha l’aria sorniona ma professionale. Medico alla scuola di Rochefort, poi aggregato al corpo della marina. Louis afferma che ha una memoria prodigiosa. Ama tutto e parlare di tutto, è pieno di charme e grand’intrattenitore, ma sempre austero. Parla senza allusioni, anche se sorride lievemente mentre mi dice di usare abiti più leggeri.
Mi faccio preparare in cabina un bagno d’acqua di mare che è più pulita e fresca di quella dolce di bordo. Mi riprendo rapidamente. Il dottore ha ragione, ora mi sento tonica e rinfrescata. Mi piace il sapore del sale che resta sulla mia pelle, chissà se anche Louis...
è la domenica sera del 18 novembre. Siamo tutti riuniti nella gran sala nell’attesa di Louis.
«Messieurs. La tempesta ci ha portato troppo a ovest. Cambiamo i nostri piani. La nuova destinazione non è più Città del Capo ma il Brasile . Andremo a Rio de Janeiro per le riparazioni e gli approvvigionamenti. Questa deviazione ritarderà il nostro viaggio di qualche mese.»
La sua non è la richiesta di un parere, è una decisione. Louis mi aveva anticipato la cosa e quando me ne ha parlato, al pensiero di un ritardo, sono rimasta un pò male. Il ritardo non mi preoccupa tanto per la mancanza dei piaceri e delle comodità della Francia, quanto per la lontananza da mia madre. Io ho Louis, lei è rimasta sola. Mi manca anche l’amicizia di Caroline, la mia adorata cugina che sta per avere un figlio e non posso supportare.
Domani attraverseremo la Linea . E’ una serata calda e tranquilla, esco dalla nostra cabina e mi dirigo verso la scala che porta sopra al casseretto. Di colpo un rombo di tuono, una grandinata e una pioggia tiepida colpiscono me e l’equipaggio. Salgo rapidamente la scala e vado verso Louis. Dalla vela di gabbia scende rapidamente una figura, è il portavoce del re della Linea. Sale da noi e consegna a Louis una lettera del re. Di nuovo il rombo di tuono e picchiettare come di grandine. Un breve disagio, scoppio a ridere. Ero preparata, ma mi sono lasciata sorprendere. Il tuono è stato un rullo di tamburi, la grandine è fatta da piselli secchi gettati dalle gabbie a manciate, e la pioggia è acqua di mare spruzzata con delle pompe o a secchiate. Louis risponde a voce alta con tono grave e pomposo.
«Messaggero, confermate al re che il comandante di questo vascello e il suo equipaggio non si oppongono ai voleri della Sua Maestà. Domani riceveremo il re che potrà procedere al battesimo dei neofiti che mai hanno attraversato la Linea.»
E’ presto, la giornata si prospetta buona, mi affretto sul casseretto ad assistere ai preparativi della cerimonia di battesimo. Louis mi ha confermato che pagherà qualche Napoleone per evitare la cerimonia anche a me.
Alcuni marinai apprestano sul ponte sottostante un trono per il re e i suoi assistenti. Di fronte sistemano una sedia per i neofiti.
Sono le dieci, un corteo fatto dai nostri sapeur si avanza sulla tolda, sono seguiti da un marinaio vestito da elemosiniere in modo buffonesco, un altro da ministro, altri da notabili. Arriva infine il re accompagnato da due marinai, sono vestiti da donna, sono i più brutti della nave.
Louis, sottovoce: «Sono la moglie e la figlia del re.»
Chiude il corteo il diavolo. E’ coperto da una pelle bruna fermata sulla spalla da un gancio di ferro. Una decina di diavoletti saltellano attorno a lui. Sono tutti nudi, alcuni dipinti alla meglio di rosso, altri di nero e infine, alcuni, coperti di una qualche sostanza collosa, si sono rotolati nelle penne delle nostre galline conservate per l’occasione. L’aspetto generale è chiassoso e sbrindellato. Louis cerca di evitarmi i lazzi sconci e le nudità. Nulla può contro la mia voglia di vedere e partecipare. Il re si siede con sussiego.
«Capitano, questo vascello non può attraversare la Linea, numerosi membri di questa nave non sono stati battezzati. Ordino che le cime e le drizze siano tagliate. Che la nave vada al suo destino senza controllo!» I sapeur, a un cenno del re si avviano verso i cavi principali della nave.
Louis risponde: «Mio re, prego la Maestà Vostra di accettare questo pegno.»
Passa qualche moneta d’oro ai ministri e prosegue: «Risparmiate la nave e la Maestà Vostra voglia procedere al battesimo degli infedeli. Vi prego inoltre di accettare qualche moneta per esentare mia moglie dalla cerimonia.» Altre monete passano di mano.
Il re fa un cenno e i sapeur si arrestano. Alcuni ufficiali, che non hanno mai attraversato la Linea, acquistano anche loro l’esenzione dal battesimo. Inizia la sfilata dei neofiti. Sono denudati tra gli sberleffi, ricoperti di pittura di tutti i colori. Sono fatti sedere su una sedia e sollevati per mezzo di paranchi e poi gettati in una vasca d’acqua di mare. Tentano di uscire dalla vasca, ma sono annaffiati con secchiate d’acqua. Alcuni oppongono resistenza e la cerimonia per loro è ripetuta a più riprese.
Tutti sono stati battezzati, è ormai la mezza. Il re si alza dallo scranno e con il suo seguito fa per tre volte il giro della nave. Tutti si precipitano a bere le libagioni fatte preparare da Louis.
La riunione si scioglie scompostamente tra i lazzi. Ci affrettiamo al quadrato ufficiali, ci hanno cortesemente invitato, la colazione è pronta.
E’ la sera del 19 di novembre, sono sul casseretto, Louis mi abbraccia. La giornata è stata bella e divertente. L’equipaggio canta e balla sul ponte. Sono felice.
Alcune nuvole stanno raggruppandosi all’orizzonte.
Il cielo è rapidamente coperto. Ci sono come delle gigantesche torri bianche che torreggiano tra altre nuvole sparse. C’è come una sensazione di calma. Il mare ingrossa appena. Il vento è stabile.
Di colpo le nuvole che ci sovrastano sembrano accavallarsi. Tutto è coperto. Quegli enormi batuffoli di cotone che costituivano i cumuli e i cumulonembi, si sono trasformati. Adesso il cielo è veramente minaccioso. Il mare ha uno strano effetto, sembra gonfiarsi sinistramente.
Il vento incomincia a soffiare più veloce. Osservo affascinata quello che mi circonda.
«Il vento sta rinforzando rapidamente. Serrate tutti i velacci. Chiamate anche il successivo turno di guardia in appoggio.» Comanda Louis.
«Velacci serrati, Capitaine.»
«Serrare gabbie e fiocchi.»
«Gabbie serrate, Capitaine.»
«Via le vele di straglio.»
«Il vento rinforza ancora. Terzarolare la maestra e il trinchetto. Il vento che colpisce così forte il casseretto rende la nave troppo ardente. Bracciare a collo la randa per alleggerire il timone. Orzare al massimo.» Una rapida serie d’ordini secchi di Louis.
E’ sconcertante. Mi stupisce sempre l’ordine e la coordinazione dei marinai e dei capi. Ognuno sa cosa fare... e che cose fanno ! Non riuscirei mai seguirli sulle gabbie nemmeno con la nave in rada, figurarsi in una tempesta ! Tutto è perfetto, appena Louis ha tuonato i suoi ordini, la confusione della festa è scomparsa d’incanto. Uomini alla presa con gomene, scotte, che per me sono un guazzabuglio inestricabile tirano, mollano e i risultati si vedono, le vele sono portate a riva, altre terzarolate, la navigazione sembra addirittura stabilizzarsi mentre il mare peggiora.
E’ il 20, il mare è molto brutto, le onde sono grossissime, il vento ulula e fischia tra le sartie. Sono sul giardinetto ad assistere protetta da una cerata. Una dimostrazione di forza e di potenza del mare e del vento. La prua della nave s’immerge nei flutti e poi ne esce quasi a fatica. L’acqua gronda a cascate dagli ombrinali. La nave ipnoticamente risale la cresta di un’onda poi precipita nell’incavo successivo. Dopo essere risalita sulla cresta dell’onda, quando sta per precipitare nell’incavo successivo, c’è un attimo di sospensione, di mancamento, come un vuoto allo stomaco, un brivido di paura. E’ grandioso ed emozionante. Non soffro il mal di mare, ma alla fine è stancante.
«Rose, ti vedo affaticata, ti consiglio di rientrare in cabina.»
Seguo il suo consiglio.
Il tempo si mantiene brutto per vari giorni.
