Il sentiero che porta alle stelle - Cap 1 - di Enrica Del Rosso
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 29/12/2008 alle ore 22:26:38
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- Capitolo 1 : Leggerezza -
(Hùsavīk, Islanda, 15 aprile 3058)
Mi sono risvegliato. È già questo un miracolo che mi si ripete spesso da ben cinque anni.
Ed allora ho cominciato a pensare di essere una sottospecie di ’unto da Signore’.
Un miracolato, per un motivo che ignoro e che dubito di voler davvero conoscere.
Ho scoperto quanto la conoscenza non ci renda la vita migliore di quella che avessimo prima.
La rende solo più consapevole. Un modo diverso per dire ’pesante’.
Mi sono risvegliato, ma non solo. Mi sono guardato intorno e sono perfino in una stanza. Riscaldata.In un letto. Morbido. Il materasso, le lenzuola di seta, un cuscino di piume d’oca. Mi sono risvegliato. E sono totalmente nudo.
C’è ancora odore di sesso e sono io principalmente ad emanarlo. Principalmente. Mi sono risvegliato accanto ad una donna di cui non conosco nè il nome nè, peggio ancora, il suo legame con me.
Forse è una prostituta.
In questo momento l’unica cosa che vedo [verbo che ormai devo usare con una certa remora] di lei sono i suoi glutei e i suoi capelli castani.
No, non è Margrèt. Lei non assumerebbe mai una posa da pu**ana di un bordello.
La mia Margrèt è un fiore meraviglioso, che è perfetto dalla corolla allo stelo.
È vero, la perfezione non esiste.
L’abbiamo inventata noi, con i nostri alibi, con il nostro continuo scusarci di non essere all’altezza.
E di contro, con le nostre pretese assurde che gli altri rispettino quell’utopia.
Ma quali canoni, quali regole di perfezione?
Creare la perfezione non ha fatto altro che renderci più imperfetti.
Me lo ripetevi anche tu, Mar. Sempre, come se dentro di te,in realtà, avessi voluto afferrarmi e scuotermi con forza.
Se esisto, non sono perfetto. Se sono perfetto, non esisto.
Tu esisti,invece, e per me è sempre stato sufficiente.
Mi odierai adesso. Lo so e se non lo stai facendo ancora, ti prego di farlo.
Sono andato incontro alla morte. Come un bambino che insegue uno stormo in volo. È questo che mi umilia maggiormente come uomo. Ho preferito la morte alla vita. Il triste epilogo è che non otterrò nè l’una nè l’altra.
Basterebbe per tutta la vita come motivo per disprezzarmi e chiudermi i cancelli del Paradiso e dell’Inferno.
Perchè per quelli come me, come noi, non c’è mai stato posto in cielo. Tutte le medaglie al valore non valgono un solo obolo per la mia pace eterna.
Ma ti ho anche dato altri motivi.
Uno di questi giace al mio fianco.Ti ho tradita. Ci sono peccati peggiori a sporcarmi la camicia e la coscienza, ma questo è l’unico di cui non ho nessuna scusante.
Potrei addurne anche dieci o cento, ma non è un colpo di spugna che lo porterà via.
Ci proverò comunque, perchè è nel tuo diritto sapere con che razza di uomo hai condiviso il più della tua giovinezza.
Non sai con che leggerezza gli uomini parlano di guerra. Alle proprie mogli, mariti, figli ed amici.
Se appena incrocio i palmi delle mie mani, provo orrore, disgusto e vomito.
Io mi vergogno, Margrèt. Almeno concedimi,per questo, un briciolo di umanità nel mio profilo.
Non vorrei mai che la tua pelle fosse sfiorata dai brividi e dai tremori al fuggitivo pensiero di quel che accade quaggiù. Preferirei cento volte farti vivere in una lussuosa bugia, imbrigliarti in un idialliaco sogno, piuttosto che costringerti a sopravvivere nella realtà.
La linea di confine che ci conduce alla sopravvivenza lo si varca prima ancora di averlo capito.Io lo so.
Perciò fingi di dormire, obbliga la tua mente a collocarti tra le tenebre degli incubi. Un incubo finisce, amore mio.
Quando ti svegliarai nell’affanno saprai che non ci sarà spreco di pianto. Quando ti ricoricherai gentile, non avrai paura.
Io, invece, ho paura. Io sono rinchiuso nella notte.
Non posso fuggire, sono troppo pesante.
Porto dentro il piombo: la mia anima.
