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Il quinto Vangelo di Carlo Santi ;Seneca Edizioni - di Carlo

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 29/06/2010 alle ore 15:15:12

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Copyright 2010 Carlo Santi.
Copyright 2010 Seneca Edizioni.
Tutti i diritti riservati. è vietata ogni riproduzione, anche parziale.
ISBN 978-88-6122-236-6

1
Primo giorno
Città del Vaticano – Ore 03.00

Che tempo !
A quell’ora di notte non vi era anima viva in giro, tutte le strade si erano svuotate completamente, solo poche auto ancora transitavano per far ritorno a casa dopo una serata in discoteca o in giro a bere qualcosa con gli amici. La scelta del giorno, del tempo e dell’ora erano quanto mai congeniali, una pioggia torrenziale bagnava quella notte, non si vedeva a un palmo dal naso, i lampi illuminavano il cielo seguiti dai classici rombi di tuono quasi in contemporanea, sintomo che il temporale trovava lì la sua maggiore forza. Nessuno avrebbe immaginato che quel giorno avrebbe dato inizio a un concatenarsi di eventi che avrebbero riempito di orrore il mondo intero portando morte e dolore. E nessuno avrebbe mai immaginato che il piccolo Stato, centro indiscusso della cristianità universale, avrebbe potuto essere violato in modo così profondo. Gli uomini del commando si erano preparati da tempo a quella missione, si muovevano sicuri nei lunghi corridoi che conducevano al più grande e incredibile tesoro che il mondo intero riconosceva come unico, dal valore assolutamente inestimabile e, nel contempo, misterioso: la Biblioteca Apostolica Vaticana. La prima biblioteca e il primo archivio dei Papi vennero costituiti nel V secolo e, per ragioni non ancora conosciute, vennero dispersi. Nella prima metà del sec. XIII nuove collezioni dei Papi, delle quali esiste ancora un inventario compilato sotto Bonifacio VIII, diedero inizio alla costituzione di una nuova Biblioteca, ma fu Giovanni XXII, Papa nel XIV secolo, che organizzò l’archivio così come oggi lo conosciamo o, almeno, pensiamo di conoscere. A capo e custodia di quell’immenso patrimonio vi erano attualmente: il Bibliotecario di Santa Romana Chiesa; un Prefetto e un Vice Prefetto. A nessuno era permesso entrare nell’archivio senza l’ordine diretto del Bibliotecario, solo il Papa avrebbe potuto entrarvi senza necessità di alcun’altra autorizzazione, ma avrebbe avuto comunque bisogno del Bibliotecario solo per potersi orientare in un archivio che era tutt’ora indefinito sia per l’ampiezza che per il suo effettivo contenuto. Si sapeva che vi erano libri, manoscritti e testi non solo sacri, ma anche volumi scientifici, stampe e disegni, monete e altri patrimoni di indubbio valore nonché documenti di altre religioni che, da tempo immemorabile, creavano contese per il loro possesso. Si diceva anche che non tutto era conosciuto o era dato di sapere. Infatti, lo Stato Vaticano, pur conservando una conoscenza e un sapere storico dell’intera umanità, era noto per i suoi misteriosi e insistenti rifiuti, ai danni della comunità scientifica per la consultazione di testi e documenti di cui tutti conoscevano l’esistenza e il loro possesso in capo alla Chiesa, ma che nessuno era riuscito a vederli e, tantomeno, a con-sultarli. L’archivio altro non era, quindi, che un bunker super attrezzato e difeso in una zona della Città indipendente e perfettamente sconosciuta anche ai più eminenti personaggi della Santa Sede. A tutti era nota, invece, la grande sala di consultazione della Biblioteca denominata Sala Leonina o le sale per le consultazioni dei manoscritti o, ancora, quella degli stampati o delle mappe. Anche per una semplice consultazione servivano, comunque, una serie di autorizzazioni e requisiti accademici tutt’altro che marginali. I contenuti del vero archivio erano custoditi, invece, all’interno dell’immenso spazio del bunker; in una zona perfettamente controllata da computer di incredibile potenza i quali regolavano l’impianto di allarme, l’antincendio e l’areazione per creare la giusta umidità e atmosfera. Chiunque desiderava entrare nell’archivio doveva dotarsi di un respiratore in quanto l’ossigeno, rarefatto, veniva regolato in modo da non alimentare germi o virus che avrebbero intaccato le opere rovinandole. A quell’ora il custode di turno era il Vice Prefetto, Monsignor Paolini, intento nel suo lavoro di studio e archiviazione di nuovi im-portanti documenti protetto, al suo interno, dall’avveniristico impianto d’allarme e da due guardie svizzere che, impassibili, erano poste innanzi il grande portone d’ingresso. Le due guar-die caddero quasi contemporaneamente, senza un lamento. Solo le loro alabarde, immediatamente prese al volo da due uomini del commando per posarle delicatamente a terra nell’intento di non fare rumore, fecero comunque un impercettibile tonfo. All’interno dell’archivio il silenzio regnava sovrano e le orecchie attente del Vice Prefetto sentirono quel rumore attraverso l’interfono sempre acceso e in contatto con l’esterno. Tutti i custodi avevano l’ordine di non aprire mai il portone se non dopo una complessa operazione di sicurezza. Il portone, blindato con una spessa lamina di acciaio di oltre sessanta centimetri, si apriva tramite un congegno controllato da un computer ed era azionabile solamente dall’interno o dal centro di controllo della Gendarmeria. Allarmato, chiamò le guardie tramite l’interfono: nessuna risposta ! Monsignor Paolini prese quindi il telefono che però non emetteva alcun suono: era isolato ! Prima ancora che si potesse rendere conto di cosa stava succedendo, Monsignor Paolini sentì la testa girare e fu assalito da senso di nausea che lo fece vomitare quasi subito. Poi cadde a terra sentendo la vita che fuggiva lontana da quel vecchio corpo non prima, però, di intravedere le facce dei suoi assassini che, in quel preciso istante, lo osservavano attendendo l’esalazione del suo ultimo respiro. Un uomo con un respiratore in bocca si avvicinò al povero Paolini; lui l’aveva riconosciuto dagli occhi, sapeva chi era, ma non ricordava, la mente era quasi completamente annebbiata. La cosa che lo fece sobbalzare era il manoscritto che quel misterioso uomo teneva fra le mani.
«No, non quello!» Paolini sentì che la morte lo stava chia-mando; raccolse le sue ultime forze. «Non potete ... toccare quel libro ... non capite ... quello che potrebbe succedere ... no...»
Monsignor Paolini morì in quell’istante.

Ore 07.00
Mai si erano visti così tanti visitatori al Vaticano. La recente beatificazione di Papa Giovanni Paolo II induceva i fedeli a rendere omaggio e onore reverenziale al Pontefice scomparso pochi anni prima, colui che aveva segnato così tante tappe im-portanti per l’intero genere umano. In fila per ore ogni persona di Fede avrebbe atteso il momento di pregare innanzi alla sua tomba, lasciando un fiore sulla lapide e, perché no, delle offerte sostanziose che ogni buon cristiano non esula a riconoscere alla giusta causa cattolica. Passate oltre due ore un bambino, assieme alla sua mamma, era arrivato finalmente davanti alla lapide del Beato quando vide, quella vicina, leggermente discostata dalla sua naturale sede lasciando intravedere una macabra fessura buia. Il bimbo, impaurito, fece notare la cosa alla mamma che lanciò un grido soffocandolo immediatamente con la mano. Uno dei custodi chiamò alla radio la sicurezza e fece immediatamente evacuare i visitatori che, non essendosi accorti di nulla, protestarono a gran voce senza però ottenere alcun risultato. Nel frattempo in Piazza S. Pietro e all’interno della basilica, la folla era sempre più numerosa per questo la sicurezza fece transennare l’intera Basilica e, chiamati i responsabili, presero a verificare cosa fosse successo. La lapide si presentava fuori dalla sua disposizione naturale e non risultava sigillata come avrebbe dovuto; era chiaramente stata aperta di recente. Non senza timore reverenziale, un operaio del Vaticano fece leva con un attrezzo per aprire la bara e rimasero tutti sconvolti dalla macabra scoperta. Ai piedi dell’antico Papa, ivi sepolto, trovava posto il corpo esanime e senza vita di Monsignor Paolini: il Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.

 

Ultimo aggiornamento: 2010-07-02 08:51:42