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Il ladro di anime - di Alessandro Vettori

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 01/02/2006 alle ore 19:34:35

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Cos’è questo caldo sul mio corpo, questa strana sensazione di benessere, le sue piccole dita mi stanno sfiorando, già pronte a coccolarmi, come questa notte. Le sento sottili, decise, camminare sino ad appoggiarsi con il palmo sull’addome, e poi fermarsi statiche come volermi trasmettere tutto il calore, come volermi dire ci sono, ti sto vicina. Il sapore dell’alcool percuote per un istante la mia testa, come un’onda improvvisa e poi via, tutto normale. Dovrei alzarmi lei non è ancora sveglia, non posso stare in questo letto, non posso correre questo rischio, ma le sue mani sono così strette a me, mi sento sereno, fuori dal mondo, disteso sul velluto di un carion di cui nessuno ha la chiave. Ma non ho tempo di fermarmi, la vita mi ha rubato molto, devo riprendermi quel che è mio, la parte che mi spetta e se non mi alzo, vedo il suo viso, ed i suoi occhi chiusi, quel sorriso anche mentre dorme, ma come faccio a resisterle, un’ultima volta e poi me ne vado, devo riprendermi ciò che è mio. Delicatamente, le sfioro delicatamente le labbra, la sento emettere un piccolo suono, le tolgo i capelli dal viso, la pelle chiara mi accende, la sfioro ora con le labbra, è immobile. Fa caldo nella stanza, il lenzuolo la copre appena, lascia intravedere la nudità del corpo, candide linee, da percorrere con la punta delle dita come volerla memorizzare, si è così che ho iniziato! Toccando con le dita i profili del mondo di tutto ciò che mi piaceva da quando sono nato, toccavo per capire le distanze le grandezze intorno a me toccavo per capire il bene e il male era il mo unico mezzo di comunicazione, guadavo e toccavo, per poi ricordare, essere pronto quando lo stesso oggetto si fosse posto di fronte a me. E non ho smesso più, finché un giorno questo mio gioco mi ha fatto capire di essere diverso, che avevo qualcosa in più che io sapevo riprodurre esattamente quello che toccavo, mi bastava un piccolo mezzo e tutto veniva esattamente riprodotto. Ed ora con te è la stessa cosa ti tocco e ti conosco, punto per punto, ogni curva ogni ombra, ti sto imparando ti sto facendo mia, ti sto rubando l’anima. Mi soffermo con la mano sui piedi, sottili, curati,e morbidi, adoro la vista delle vene sul dorso, il nervo teso che si appoggia sul tallone, le ossa sporgenti prima di salire su per la gamba, fino al ginocchio dove mi fermo ancora, ne sento bene la forma, è importante per l’equilibrio di tutta la gamba, perfetto, ed ora salgo ancora nell’interno della coscia, ma qui la mia mano si fa più forte, è più presente, lei si inarca ma tiene gli occhi chiusi, non vuole svegliarsi, vuole che io sia il suo sogno, ed io adoro essere sogno. Più salgo più la sento irrigidire, la mano inizia a sentire il calore che emana il suo desiderio, ma devo resistere, devo farla attendere devo farmi desiderare, deve chiedermelo lei, ed eccola la sua mano arrivare verso il basso, compare da dietro i seni, le gambe iniziano a rannicchiarsi, e la bocca finalmente ora si apre, respira forte ma gli occhi sono sempre chiuso ed io sono il suo sogno. Le nostre mani una sopra l’altra ora è lei che guida ed io, la seguo, perché voglio sentire come vuole il suo piacere, credo che ogni persona in un rapporto dovrebbe ascoltare come l’altro trova il piacere, ed io non ho la superbia di capire tutto, mi lascio insegnare da lei in silenzio e seguo con la mano, memorizzo, solo così so che le darò il massimo piacere. E lei, lo apprezza, la mia non resistenza la fa sentire libera come se improvvisamente sul quel letto fosse sola, la sua mente ed il suo corpo, inizia a toccarsi lentamente sento tra le dita il suo piacere sincero e libero più che mai, mi allontano leggermente dal corpo e la guardo mentre con la mano finisco di percorrere tutto il suo profilo, lei è la che mi fa vedere che mi fa sentire importante perché ha rotto lo spazio che si trova tra di noi, mi ha concesso la sua intimità, i suoi segreti viziosi e taciuti a chiunque, ora possiamo stare l’uno dentro l’altra ed essere un unico corpo convulso, confuso, bagnato di ogni sapore cosparso di ogni odore, vorrei staccarmi dal corpo e poterci guardare dall’alto, avvolti risucchiati tra i veli di questo letto, proprio ora, ora che so che domani non ci rivedremo, perché come ho già detto devo tornare a prendermi ciò che mio, e devo farlo solo, porterò con me il suo profilo, la sua anima, ma ora basta, scusate ascoltatori, spengo il cervello ed apro i sensi!