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Al posto mio 1 - di Paolo Cillo

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 13/10/2010 alle ore 14:30:15

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Ammazza come sono rimasto indietro. Fin dove sono arrivati ? Ma è possibile che hanno letto così tanto ? E dire che forse il libro dell’anno potevano sceglierlo più bello. Magari come quello dello scorso anno. Bravo bravissimo si intitolava. Narrava le vicende di un ragazzino che a dispetto di ogni previsione c’è la faceva. La storia di un ragazzino che smonta il pregiudizio. Diventa la prova che l’impegno e la tenacia a volte pagano. Nessuno avrebbe puntato uno spicciolo su di lui. Eppure lui riesce a sorprendere tutti.
La vita non è per forza un terno a lotto. Non è una scommessa da vincere o perdere. è piuttosto convinzione, determinazione e decisione.
Quel pomeriggio ero deciso a farcela anch’io. Se solo il libro di questo anno fosse bello ed avvincente come quello dell’anno scorso, pensai. Questo qui lo trovo complesso, complicato. Facciamo così, mi dissi. Prima di tutto stilerò un piano di lavoro. Prenderò un quaderno dove annoterò le parti importanti e salienti. Poi improvviserò un riassunto.
Sento suonare il citofono.
«Chi è» ? chiese mia madre.
Sollevai la testa dal tavolo. Restai fermo per un attimo. Temevo che potesse essere per me.
«Si è qui».
Sentii aprire la porta della camera.
«è quel tuo amico. Digli che non puoi uscire, che hai da fare... altrimenti glielo dico io. Siamo intesi»?
Succede sempre nella stessa maniera. Quando ti metti in testa un progetto. Quando decidi di portare a termine un compito che ti sei prefissato arriva qualcuno o qualcosa che ti distoglie dal portarlo a termine. Verità per verità la narrativa non era proprio la materia del giorno. Era però l’unica, tra le tante, che avrei potuto fare da solo.
«D’accordo mamma ho capito. Scendo giù un attimo, vedo cosa vuole e risalgo subito».
La conversazione durò più del previsto. Cercai di spiegargli che non sarei potuto andare con lui. Avrei dovuto terminare quello che avevo cominciato.
«Andiamo su... quanto credi che ci vorrà ? E poi scusa anche questo è un compito o no»?
«Si certo, ma non è la stessa cosa. E poi mi ero già messo a fare narrativa».
Non mi lasciva andare. Mi segui fino in camera. Le persone sono sempre troppo curiose. Gettò un rapido sguardo sul mio tavolo dove avevo posizionato libri e quaderni aperti.
«Ma non è mica questo il capitolo che ci ha dato da leggere».
«Lo so, ma devo capire come si è arrivati a quel punto».
«Se adesso vieni con me te lo dirò io».
«Preferisco fare da me».
«Sei il solito bidonista».
Sapevo che me ne sarei pentito. Avrei voluto dirvi che se ne andò via. Non fu così. Ero debole o era la mia volontà ad esserlo. Mi lasciai convincere. Ci andai controvoglia. Perché, mi chiesi, non facevo mai quello che era meglio per me.
Rientrai tardi. E quando entrai in casa lo feci in punta di piedi. Sperai che non ci fosse nessuno o che nessuno mi sentisse.
«Hai visto che ore sono. Dove sei stato fino ad ora»?
«Siamo andati a chiedere il certificato di battesimo. è un compito che ci hanno assegnato. Davvero devi credermi...».
«E questo fantomatico compito era più importante di tutti gli altri. Non potevi rimandarlo».
«Pensavo sarebbe stata una cosa da poco invece...»
Un altro pomeriggio sprecato. Ebbi una sensazione di freddo. Un brivido mi percorse la schiena. Pensai all’indomani. Per la prima volta ebbi davvero la sensazione di non potercela fare.