Shining di Stephen King - di William Star
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/12/2009 alle ore 16:54:54
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Non posso rimanere insensibile al ricordo che ho di Shining, tanto per il romanzo quanto per il film.
Il film l'ho visto decine di volte, il romanzo l'ho letto decine di volte. Rivedo e rileggo.
Il libro un romanzone, gran lavoro.
Non smette un attimo di incantare il lettore, nonostante sia un bel mattone di romanzo, nel senso buono ovviamente, sono tante pagine, narrate in modo descrittivo, ossessivo, grandissima l'idea di scrivere tante pagine narrando (quasi per intero) di sole tre persone imprigionate nell'Overlook hotel in un rigido inverno sulle montagne del Colorado.
Imprigionate sì dalla temperatura rigida, ma imprigionate soprattutto dalle ossessioni di Jack, che non vede vie d'uscita se non quella, terribile, che ha in mente.
Persone imprigionate anche dai fantasmi dell'Overlook hotel, dalle anime inquiete che vi sono passate, che lì sono vissute, per la serie: se le mura potessero parlare.
E le mura dell'Overlook hotel parlano, e raccontano quanto di peggio hanno visto, lo raccontano al piccolo Danny i cui poteri di percezione sono più sviluppati della media, lo raccontano, a modo loro, a Jack, ed in lui trovano un valido alleato per continuare a far vivere all'hotel, ed a chi ancora ospita, una macabra orgia senza fine nel modo più dissoluto, senza freno alcuno.
Di tanto in tanto Stephen King va a pescare dal surreale (surreale che non amo particolarmente a meno che non sia affrontato con l'ironìa, ad esempio, di Andrea Pinketts), ma ci sta tutto, vuoi per seguire le percezioni di Danny, vuoi per dimostrare una volta in più l'efferatezza che le mura dell'Overlook vorrebbero riservare ai loro tre ospiti.
Un capolavoro del genere?
Direi proprio di sì.
