Nicolò Ammaniti Ti prendo e ti porto via - di Paolo Cillo
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 25/01/2010 alle ore 10:05:30
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I personaggi, tutti i personaggi del romanzo vogliono, in un certo qual modo, essere presi e portati via. L’appartenenza ad un luogo, ad una famiglia ed ai suoi membri sono cose serie, sono cose sulle quali è difficile scherzare. Eppure, Ammaniti fa proprio questo; ride e gioca coi suoi personaggi, ne mette in risalto le alterne caratteristiche di perplessità, pregiudizio, sconforto e amore. La vita, tutta quanta la vita serpeggia tra le righe di questo romanzo e quando la si coglie un brivido ne scioglie il tepore. Sono tutte cose che nella vita quotidiano ci capitano raramente, più che altro si ha l’impressione che è spesso qualcun altro a dircele a farci partecipe di un’esperienza che in quel momento sembra non appartenerci.
Ammaniti disegna così i contorni del possibile, di un’esperienza tanto comune quanto paradossale. Il lungo percorso narrato passa attraverso due generazioni che non si confrontano, ma appena si toccano e dopo essersi sfiorate proseguono da sole. Spesso è la vita stessa a tenderci delle trappole a non voler fare in modo che le nostre qualità migliori vengono fuori e siano riconosciute. E’ questo il destino del piccolo Pietro Moroni, ragazzino dall’animo dolce e riservato, ma fragile, che si lascia trascinare dagli eventi senza opporvisi tenacemente. Sullo sfondo appaiono spesso i luoghi, paesaggi lunari dispersi in orizzonti lontani che per Ammaniti sono anch’essi dei personaggi ricchi di molteplici sfaccettature. Di seguito ci sono i sogni dell’ormai adulto Graziano Biglia, logoro playboy di provincia che ha viaggiato, conosciuto, fatto esperienza, ma che non ha ancora trovato quello di cui ha davvero bisogno, quello per cui valga davvero la pena vivere.
