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Un principe è meglio - di Sandy Potter

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 09/07/2007 alle ore 12:12:04

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Capitolo 1
Seduta composta al tavolo della sala da pranzo una ragazza sui vent’anni stava ascoltando l’ennesimo pretendente che suo padre aveva portato a Vienna. Negli ultimi due mesi il caro paparino le aveva presentato quattro ragazzi, tutti scappati dopo aver conosciuto il caratterino della suddetta ragazza, e lei non ce la faceva già più. Finché era ancora inverno non c’erano pretendenti, poi, quando iniziava la primavera, spuntavano fuori come funghi.
Uno sbuffo più sonoro fece voltare padre e corteggiatore che stavano discutendo animatamente su quale delle strategie attuate in passato da Napoleone fosse la migliore: - Maria, tutto bene? - chiese il conte.
- Certo, padre, stavo solo pensando ad un libro che ho letto ieri sera. Ma continuate pure la discussione. - fece un sorriso tirato ed annoiato e tornò a rigirare le patate nel suo piatto.
- Ma forse vorreste dire la vostra, signorina Maria. - disse il pretendente.
- Oh, no, io non mi interesso di questioni internazionali, militari e soprattutto di un Imperatore che è morto più di trent’anni or sono e che non ha fatto poi molte cose buone, basti pensare alle persone che hanno perso la vita sotto il suo comando. - rispose garbatamente al “contessino” che aveva difronte.
Maria, o meglio Maria Giuseppina, si voltò un attimo verso il padre e lui in tutta risposta le lanciò un’occhiata, come a dirle di non rispondere così male. Dopodiché si riconcentrò sulla sua cena, senza degnare più di uno sguardo l’essere che aveva davanti, guardandolo quasi schifata da tanta affabilità ad accontentare suo padre ed era certa che non sarebbe arrivata al termine della cena senza sentirsi male.
Suo padre, invece, sembrava molto contento ed ammirato del giovane che aveva davanti e che un paio di giorni prima aveva chiesto la mano della sua unica figlia. Pensava che sarebbe stato il marito perfetto. Questo pensiero, però, lo preoccupava, visto che lo aveva avuto anche per i quattordici pretendenti precedenti e tutti erano scappati dopo aver rivolto la parola a Giuseppina. Questo sembrava un po’ più resistente degli altri, anche se non si sentiva ancora pronto a cantar vittoria, ormai aveva imparato ad aspettare il giorno seguente, quando, come per gli altri, arrivava puntuale una lettera nella quale si diceva che il giovanotto in questione aveva deciso di rinunciare alla mano di sua figlia per svariati motivi. Il più fantasioso aveva osato dire che la cucina non era stata di suo gradimento e non avrebbe tollerato di dover mangiare tali pietanze per il resto della vita.
Maria si voltò verso la madre mandandole un’occhiata di aiuto, che lei colse al volo e, così, fece cenno alla servitù affinché si sveltissero le operazioni di sparecchiatura e di introduzione dell’ultima portata... finalmente. Ormai, Catherine capiva al volo sua figlia, erano così simili che era impossibile per lei non intuire con un solo sguardo cosa volesse Maria.
Apparentemente interessata alla conversazione del marito, anche se piuttosto annoiata, si stava domandando quando la tortura sarebbe finita. Infatti, non sopportava più quei pretendenti, che facevano avanti e indietro a casa loro, come se si trovassero sulla banchina di un porto. Aveva visto decine di possibili fidanzati negli ultimi due anni e ognuno di loro per fortuna, da una parte, e per sfortuna, dall’altra, se n’era andato con la coda tra le gambe. Sperava che anche questo facesse la stessa fine, magari così il conte Federico si sarebbe accorto e arreso all’evidenza: per trovare marito a sua figlia non ci volevano cene interminabili e discussioni, che avrebbero coinvolto e soddisfatto unicamente il capofamiglia e nessun altro a quella tavola.
Catherine si pulì le labbra con il tovagliolo, diede un rapido sguardo all’orologio sopra il caminetto e si schiarì la voce per attirare l’attenzione del marito, lui non afferrò inizialmente il segnale della moglie e la guardò stranito, come se Maria avesse contagiato anche lei per comportarsi così... inadeguatamente. Dopo quelle che parvero ore sembrò realizzare cosa volesse dire la sua consorte e si rivolse al pretendente numero quindici: - Penso che sia arrivato il momento di spostarci in salotto.
- Con vero piacere. - rispose quello con un sorriso.
Si alzarono tutti e quattro quasi contemporaneamente e si avviarono verso l’ampio salotto. Ad aprire la piccola fila marito e moglie, a seguire Giuseppina e lo spasimante, il quale offrì il braccio alla ragazza. Lei rifiutò garbatamente ed educatamente, non avrebbe sopportato anche di doverlo toccare più della stretta di mano che si erano scambiati all’inizio della serata.
Il salotto del pian terreno era il più grande della casa ed era perfetto per ospitare i conoscenti. Arredato in stile settecentesco presentava due divani di un tessuto simile al velluto dai colori vivaci e caldi, accostati alle due pareti, quasi a formare un angolo di novanta gradi; una poltrona ed un poggiapiedi in coordinato ai divani; una libreria vicino ai divani ed uno scrittoio accanto alla porta che dava sulla sala da pranzo. Nell’altra parte del salotto c’era un tavolo rettangolare con sei sedie e due librerie addossate alle pareti, una di fronte all’altra. Il quartetto occupò i divani e la poltrona e fece portare il thè dalla servitù; mentre attendevano la bevanda il pretendente intrattenne la famiglia della sua futura moglie con un racconto esilarante di un viaggio che aveva fatto in Francia, apparentemente dimentico che la madre di Maria fosse francese. Il conte Federico lo fissò in un misto tra lo spaventato, l’intimorito e il finto divertito, sapeva come si comportava la moglie quando le parlavano di “racconti esilaranti di un viaggio in Francia”. Per sua fortuna, però, Catherine era anche una gran signora, che non si sarebbe mai sognata di rispondere male ad un giovanotto, anche se la tentazione era tanta.
Appena un paio di servi portarono il thè, il caro pretendente decise che era il momento di tacere e di gustarsi appieno l’aroma della bevanda che gli era stata offerta. Così Maria ne approfittò per tirare un leggero sospiro di sollievo, Catherine per mandare l’ennesima occhiata della serata al marito e Federico per sorseggiare anch’egli il thè, quasi senza accorgersi dello sguardo severo della moglie.
Dopo un tempo variabile da persona a persona, il corteggiatore si rese conto che era ora di mettere fine al supplizio al quale era costretta la sua futura dolce metà, così, dopo aver finito il suo thè, decise di abbandonare il campo indenne: - Sarà meglio che vada, non vorrei che vi preoccupaste se poi viaggio nel cuore della notte.
Giuseppina non seppe dire quanto fu felice per la fine della “Tortura cinese”, come la chiamava lei e così fece un sorriso finto oltre ogni misura e disse solo: - Non si preoccupi, sappiamo che sa badare a se stesso. - mentre dentro di sé pensava: “Finalmente anche questo se ne va, non ne potevo più. Questa cena è durata più del solito!”.
- È un vero peccato che non possiate fermarvi ancora, avrei voluto continuare la nostra discussione su Napoleone. - disse Federico, quasi non ascoltando quello che sua figlia aveva appena detto.
- Penso riprenderemo presto il discorso, spero tanto di rincontrare la signorina Maria, anche solo per offrirle un thè.
- Sono sicuro che le farà molto piacere. - acconsentì il conte, quasi senza tenere conto della figlia che era a pochi passi da lui.
- Riceverete un mio biglietto entro due giorni con la data dell’appuntamento. Spero proprio che accetterete, signorina. - disse poi il pretendente rivolto a Maria.
- Certo, non oserei mai rifiutare. - rispose fintamente felice la ragazza. Non vedeva l’ora che quella giornata finisse.
Il corteggiatore fece il baciamano a Giuseppina e a Catherine, salutò educatamente il conte Federico e si diresse verso la sua carrozza, già pronta davanti alla porta della villa.
Non appena i tre furono rientrati in casa il conte si rivolse alla figlia: - Maria, vieni nel mio studio, per favore.
Giuseppina mandò un’occhiata disperata alla madre e quella iniziò a parlare: - Forse è meglio aspettare domani, è ora di andare a dormire e ne parlerete con più calma dopo un’abbondante colazione.
- Ma, Catherine, lei deve...
- No, - lo interruppe la moglie – lei adesso deve solo dormire e riposarsi, ha avuto una giornata lunga, ne discutiamo domani.
- Va bene, ma non sperare che la pensi sempre così.
- Sono felice che tu abbia fatto la scelta giusta. Maria, vai a dormire, ti aspettiamo per le otto e trenta a colazione. Buonanotte. - disse Catherine dando un bacio sulla fronte alla figlia.
- Maria, ne riparliamo domani, dopo colazione. - sentenziò il padre.
- Bene, padre. Buonanotte a tutti. - disse prima di girarsi verso le scale e raggiungere la sua camera al piano superiore.

~*~

Una volta sola nella sua camera, e prima che arrivasse la cameriera per aiutarla a cambiarsi, Giuseppina si appoggiò con la schiena alla porta e rimase qualche secondo a pensare. Era strano che un pretendente chiedesse un appuntamento, non era mai successo con nessuno degli altri e questo la preoccupava, se riusciva a dargli false speranze non l’avrebbe più lasciata in pace ed era proprio quello che non voleva. Con gli altri era stato fin troppo facile, bastava intendersi un po’ più di loro di alcune cose e questi prendevano paura e scappavano. Evidentemente con questo ci voleva un po’ più di astuzia e poi sarebbe arrivata al padre anche la sua lettera e con lei anche l’ennesima sfuriata, ma questo era il meno.
Una cameriera bussò alla porta e Maria le aprì e la lasciò passare: - Signorina, tutto bene? - chiese gentilmente Alexia.
- Sì... Solo il pretendente di questa sera ha chiesto di potermi vedere ancora. Speravo proprio che non lo dicesse e che domani arrivasse la sua lettera, come per gli altri.
- Mi dispiace. So quanto vi piace non dover sottostare a nessuno.
- Non è solo questo, tutti gli spasimanti che mi presenta mio padre non mi piacciono, sembra che debbano confare solo ed esclusivamente a lui, mentre io mi dovrò intrattenere con loro per tutta la vita.
- Capisco, ma potreste sempre mettergli i bastoni tra le ruote, mostrarvi superiore.
- Credi che non ci abbia già pensato? Ma questo sembra essere un osso più duro degli altri.
- Voi non vi siete mai tirata indietro davanti alle difficoltà, questo perché dovrebbe essere diverso, solo perché sembra non volervi lasciare in pace? Fate in modo che si stanchi di voi.
- Hai ragione, accetterò il suo invito e vedrò quali sono le cose che gli piacciono di meno e inizierò a parlare solo di quello.
- Sono contenta di avervi dato un’idea. - sorrise Alexia mentre aiutava Giuseppina a sfilare la seconda gonna.
Dopo averla aiutata anche a pettinare i capelli, la cameriera lasciò la stanza della contessina proprio mentre Maria si infilava sotto le coperte per una bella dormita.

~*~

Il mattino seguente Maria si svegliò riposata ed apparentemente dimentica che da lì a poco avrebbe avuto una discussione con il padre.
Si alzò e si vestì a tempo di record, aiutata, naturalmente, da Alexia: - La colazione è già pronta ed i conti sono già a tavola! - le disse la ragazza mentre scendevano le scale.
- Oh, allora il tempo della sfuriata è vicino. - tentò di scherzare la contessina.
- Non dite così, in fondo capirà.
- Non penso proprio, è troppo testardo per darmela vinta anche questa volta. - ammise Maria, mentre entrava nel salotto e lo attraversava a testa alta, come se il padre non la intimorisse per niente, ma sotto sotto tremava di paura.
- Buongiorno a tutti. - disse una volta entrata nella sala da pranzo.
- Buongiorno, Giusy. - la salutò cordiale e col sorriso sulle labbra sua madre.
- Spero tu abbia dormito bene perché dopo quello che ti dirò dovrai mantenere questo atteggiamento rilassato. - le disse il padre, senza salutarla o guardarla in viso, ma continuando a leggere le missive arrivate quella mattina da parti di altri conti di Lienz.
“Cominciamo bene!”, si disse Giuseppina, sedendosi al suo posto. - Madre, avete dormito bene? - chiese dopo aver lanciato un ultimo sguardo al padre.
- Meravigliosamente.
- E voi padre?
- Pensi di addolcire la medicina, così?
- No, volevo solo sapere se avevate riposato bene, ma a quanto pare mi sono sbagliata. - rispose, prendendo un po’ di uova che le erano state offerte da Catherine.
- Non rispondermi così, sai che non lo sopporto. Non capisco proprio da chi possa aver preso questo vizio di sfidarmi così apertamente.
- Sarà una cosa che ho ereditato da voi. - disse con tutta calma e sfidandolo con uno sguardo. Non si era mai visto che una ragazza sfidasse il padre e tanto meno che gli rispondesse così male, ma Maria ormai era stufa di tutto quello che faceva il conte, non aveva mai sopportato che le venisse imposto qualcosa. Questo sicuramente lo aveva preso dal padre, perché anche lui era altrettanto testardo e non gli piaceva gli si mettessero i piedi in testa o venir scavalcato in qualche scelta.
Il conte non rispose alla provocazione della figlia, sapeva che in parte aveva ragione e non voleva darle questa soddisfazione.
Continuarono la colazione nel più assoluto silenzio e poco dopo padre e figlia si diressero nello studio del primo per discutere degli avvenimenti della sera precedente.
- Maria, siediti su quella sedia, per favore. - disse il conte, indicando la sedia vicino alla scrivania, mentre lui prendeva posto alla sua poltrona. - Per tutta la notte ho cercato di capire e accettare il tuo comportamento di ieri sera, ma anche con l’aiuto di tua madre, mi è risultato impossibile.
- Io vorrei solo dirvi che non sono un oggetto che va al miglior offerente. - rispose calma e pacata la ragazza.
- Mi dispiace, ma non sarai tu a sceglierti il marito che sembra migliore per te. Tuo nonno ha scelto me per tua madre e così io sceglierò il marito che ti si addice. - enunciò Federico con un tono che non ammetteva repliche.
- Non è giusto. - intervenne Maria, guadagnandosi così l’ennesima occhiataccia dal padre.
- Giusto o no, sono io che ti darò in sposa ad un uomo e non ne discuteremo più. Voglio che tu, quando arriverà la missiva, accetti con il sorriso sulle labbra l’opportunità di conoscere meglio Adrian von Matthisson e non discuterai. Uscirai a prendere il thè come da proposta e parlerai con lui. Non voglio più ricevere alcuna lettera, nella quale mi si dice che non intende sposarti. Sono stato abbastanza chiaro?
- Sì, ma non intendo sposarmi quel damerino da quattro soldi. - rispose con un tono di voce forse un po’ troppo alto.
- No! - tuonò il padre – Tu lo sposerai e non voglio più ritornare su questo argomento.
- Mi dispiace, ma ci ritorneremo molto presto, perché io non intendo rinunciare alla mia libertà, solo perché uno si presenta a voi e vi chiede la mia mano. Sono io che alla fine devo decidere, non voi.
- Questo è tutto da vedere, ma fino a prova contraria tu vivi sotto il mio tetto...
- Che voi abitate solo quando c’è da presentare un nuovo pretendente. - lo interruppe Maria con un argomento piuttosto delicato.
- Non ti permetto di parlarmi così, te l’ho già detto a colazione. Sai benissimo che per il mio lavoro devo stare a Lienz.
- Sì, ma non è giusto che vi fate vedere solo per presentarmi un possibile futuro sposo. Si potrebbe benissimo pensare che in questa casa comandi mia madre, nonché vostra moglie. Quindi, seguendo questo ragionamento, io vivo sotto il suo tetto, non sotto il vostro e questa è una gran bella differenza, visto che mia madre non mi ha mai imposto nessun uomo. - disse la contessina, sempre più infervorata e conscia di avere ragione.
- Questa è casa mia e comando io, tua madre non comanda, forse lo fa solo sulle finanze da spendere per te, i tuoi studi e i tuoi vestiti, per non parlare della servitù.
- E comunque, mi pare che sia stata lei ad avere l’ultima parola quando vi siete presentato a suo padre e gli avete chiesto la sua mano. Perché io non posso fare lo stesso?
- Perché tu sei troppo giovane per decidere se quello che sposerai sarà un buon marito o meno.
- Voi ne avete facoltà, invece? Non pensavo prediste il futuro. - disse Maria con una nota di sarcasmo.
- Ne ho facoltà perché sono tuo padre.
- Sarete anche mio padre, ma non potete sapere se Adrian sarà un buon marito o meno. E poi non sono troppo giovane, mia madre non aveva più della mia età quando l’avete chiesta in moglie, eppure ha saputo scegliere quello che per lei era il meglio.
- Non vincerai mai con questi trucchetti. - disse il padre a denti stretti.
- Io penso di sì. - Maria fece una piccola pausa nella quale chiuse gli occhi e pensò per qualche istante, dopodiché li riaprì e un sorrisetto comparve sulle sue labbra – Allora, facciamo così: io prendo il thè con Adrian e cerco di conoscerlo meglio, ma se poi non dovesse piacermi voi demorderete dal trovarmi marito e me la caverò da sola.
- Tu prenderai il thè con Adrian, lo conoscerai meglio e se non dovesse piacerti o sembrarti antipatico, ti presenterò un altro pretendente, fin quando non ti vedrò finalmente maritata. - rispose il padre.
- No, lascerete perdere, perché è una causa persa ed è inutile che continuiate con questa farsa. La mia risposta sarà sempre no.
- Non posso lasciar perdere, è una questione morale e troppo importante.
- È solo una questione inutile e senza senso. Non capisco perché mi vogliate vedere infelice, non potrei mai essere felice con qualcuno imposto da voi. Fareste bene ad accettare la mia proposta ed a mettervi l’anima in pace.
Ormai Federico era sul punto di mollare, sapeva che non doveva darla vinta a Maria, ma sapeva anche che se lei avesse sposato una persona che non le piaceva ne avrebbe sofferto per tutta la vita e lui con lei, perché era stato proprio lui a spingerla in quella direzione.
- E va bene, mi vedo costretto ad accettare, non sono del tutto d’accordo, ma non voglio ricevere altre lettere. Ma ti incontrerai comunque con Adrian e su questo non voglio sentire obiezioni. - disse ormai sconfitto.
- Certo, era nei patti. - ammise Maria – Posso andare o avete altro da dirmi?
- Puoi andare, non ho altro da aggiungere. - Federico era sprofondato sempre di più nella poltrona.
- Bene. - Maria uscì dalla stanza con il sorriso da un orecchio all’altro, non si era mai sentita così felice, finalmente suo padre non le avrebbe imposto alcun ragazzo, ma si sarebbe scelta lei il marito giusto.