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The Spot Man - di Valentina

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/04/2011 alle ore 22:41:35

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Rientravo a casa soddisfatto della mia giornata. Come sempre. Ero un bell’uomo, alto, fisico asciutto, intelligente e soprattutto ricco. Avevo il mondo in mano. «Che spettacolo...» pronunciai quelle parole mentre frenavo davanti al cancello automatico di casa mia: una mega villa a Beverly Hills, scavata su di un immenso prato di erbetta soffice come schiuma e una piscina che poteva competere con una laguna giamaicana. Possedevo inoltre un campo da golf, tre gazebi posizionati strategicamente negli angoli più ombrosi e appartati; un piccolo ranch in stile fattoria del Montana completo di sei purosangue arabi e un garage nel quale custodivo le mie macchinine da collezione: una Ferrari F1 da corsa che potevo usare solo nei circuiti che affittavo di tanto in tanto, una Lamborghini Gallardo e una Mercedes Clk Gtr. Le mie bambine. Il tutto ben protetto da una muraglia alta tre metri e da alberi giganti che svettavano imponenti. Pensandoci sembrava più una reggia che una semplice casa. Ovvio. Tutto ciò che possedevo era imperioso, perché io ero un vero e proprio imperatore. Ero il sovrano incontrastato della gente comune, di tutta quella plebaglia squallida e incolore che però amavo tanto perché era la mia stupida gallina dalle uova d’oro. Gli esseri umani erano davvero idioti, la loro paura più diffusa era di sembrare diversi dagli altri, di essere trattati da emarginati, senza sapere che la diversità poteva essere la loro unica via di salvezza; questo perché la massa era facilmente controllabile. Da gente come me. Gli uomini di marketing. Che belva feroce la pubblicità, divoratrice di anime, il predatore più efficiente mai esistito, l’ipnotizzatore più abile. E tutto ciò faceva di me un ladro con la legge dalla mia parte. Il male peggiore. Ero in grado di vendere qualunque cosa volessi, anche l’oggetto più imbecille sulla piazza. Ero il migliore nel mio campo e questo faceva di me una persona inevitabilmente temuta alias rispettata da chiunque. Tutti gli uomini mi leccavano il di dietro e tutte le donne me lo offrivano pregandomi di non dimenticarmi di loro la mattina dopo. Ridevo di gusto in balia di quei pensieri. Ecco la vera felicità: il potere.