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Storia di un emigrante da Napoli a Torino - di Fabio Forcelli

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/01/2009 alle ore 13:09:11

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Ero arrivato su senza pretese. Alcuna aspettativa. Solo il desiderio di andarmene da lì e trovare qualcosa, qualsiasi cosa che potesse farmi ritrovare il gusto. Di cosa ?
Molte cose hanno perso di significato, molte altre me le ritrovo sempre fra i piedi ed assumono significati sempre nuovi, diversi.
Così eccomi qua, ritrovatomi per un secondo nell’immenso cielo azzurro di Torino. Azzurro si far per dire.
E’ una parola che mi è rimasta in bocca da giù, per me il cielo è azzurro..e se è grigio deve per forza piovere.
Il grigio sopra la testa a Napoli non si contempla, se viene non è mai da solo ma è sempre per sciaquare lo sporco.
La prima volta che ti ho vista è stata su una foto, nel mezzo di una stanza dove tempo fa avevo dormito per qualche giorno. Saresti potuta rimanere lì, appesa alla parete come tantissime altre immagini del passato. E invece no. Ti sei ripresentata, casualmente, a sorpresa nel mio campo visivo.

‹‹Di nuovo pieno, i significati si ritrovano, mi rotolano davanti come biglie sparse sul pavimento, ci scivolo sopra sui motivi, me ne riempio una tasca che poi spero di poterti regalare, per farti sentire che anche qui, da questa posizione, si avvertono sensazioni strane ma che hanno anche un nome più preciso. Dolcezza e bellezza. Sono il primo stadio della parafrasi fra due corpi che si avvinghiano, non hanno bisogno di essere spiegate, circondate da discorsi. Ci stanno e basta.››

Non da poco avevo cercato pretesti buoni per ridiscendermene, dare concretezza al mio sentirmi provvisorio in questa città dai palazzoni industriali.
Più piccolo è il problema minore è l’applicazione richiesta. Minore è l’applicazione richiesta più la facilità delle situazioni finisce col ridimensionarti gli sforzi e soprattutto l’elasticità.
Volevo scendere di nuovo giù. Avevo saputo che in quei giorni il mio adorato cane se n’era andato in punta di piedi.
10 anni di me, non sono molti ma non sono neanche pochi.
E invece no.
Tu sei entrata anche qui, nel momento meno felice, e mi hai costretto ad ascoltare la musica che c’era nell’aria.
A raccoglierne ogni nota e farmela scivolare dentro, senza chiedermi il perchè di chicchecosasia.
Ogni passo richiede una condivisione quando si è in due. Si è uniti nelle sensazioni ma si cerca di mantenersi distanti per non sentirsi coinvolti. Non siamo più abituati a rischiare. Siamo diventati cosi individualisti, così forti e chiusi nella nostra personalità che qualsiasi cosa che possa lontanamente minarla ci intimorisce e ci preclude la bellezza di cui pure abbiamo l’umana esigenza di godere. O forse no ?