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Ricordi - di Luigi Lo Duca

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 22/05/2009 alle ore 10:37:54

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

R I C O R D I

“Piccole Storie”





L’uomo era seduto su uno scoglio in riva al mare. Era anziano, sui 70 ,ma ancora prestante.
Fumava lentamente un sigaro corto, perso nei suoi pensieri. Guardava il mare e il lento movimento delle onde sugli scogli. Il cielo era grigio, l’aria fresca. Era mattino presto.
Pensò a quel movimento immutabile e perenne del mare, al rumore della risacca, al profumo di mare, ineguagliabile. Niente come gli odori e la musica suscitano i ricordi. Belli e brutti.
I suoi non sapeva come definirli: tristi? no. Piacevoli? Alcuni. Forse la parola giusta era “struggenti”. Per questo l’uomo non ricordava volentieri. Evitava anche di guardare le video cassette del passato. Il passato è passato, diceva, è inutile riesumarlo, tanto non si può tornare indietro! Quindi è inutile e autolesionista quella mania che hanno molti, di guardarsi indietro. No. Bisogna guardare avanti e all’oggi. Così pensava l’uomo seduto sullo scoglio in riva al mare. Ma quel giorno, quel grigio mattino, quel panorama , quei profumi, quell’atmosfera, avevano incrinato le sue convinzioni, o meglio, le sue difese, e i ricordi erano venuti su, sempre più su, a galla dalla memoria, come gli gnocchi quando sono cotti e vengono su uno dopo l’altro e poi tutti insieme.
Così era per l’uomo.
Questa volta però non si comportò come in altre occasioni. Non cercò di cacciarli indietro, di distrarsi, di pensare ad altro. Questa volta li lasciò fluire nella sua mente. Lasciò che lo pervadessero con visioni, sensazioni, odori così da essere come risucchiato indietro nel tempo. E così a volte gli veniva quasi da piangere per la commozione e a volte da ridere per le situazioni che riviveva. Là solo , seduto sullo scoglio, a piangere e ridere come uno scemo con gli occhi fissi nel vuoto, un sigaro spento in mano. In realtà non era più solo ma in mezzo a tanti. Amici, parenti, molti morti da tempo, altri lontani, altri non più amici. I ricordi gli scorrevano negli occhi come un film della sua vita. Anni e anni e anni. Tanti anni. Una vita.
L’uomo si scosse. La mente si schiarì. I ricordi impallidirono. Ma le sensazioni che avevano suscitato, rimasero.
L’uomo si alzò, si riaccese il sigaro e si incamminò lentamente sulla riva.
Man mano che i ricordi svanivano mentre si avviava verso la città, subentrò in lui un senso quasi di vertigine: un impossibile voler tornare indietro, rivivere momenti e situazioni del passato, assaporare ancora e ancora e ancora....Si infuriò quasi con se stesso per aver ceduto a questi sentimentalismi. Devo tornare ad essere razionale, si disse, il passato è passato e non torna più.
Guarda avanti e al presente.
In quel momento l’uomo capì perché si era lasciato andare ai ricordi: perché il presente non gli piaceva e non riusciva a vedere nessun futuro, per lui.
Si rese conto che non aveva più la forza di reazione. Le difese stavano crollando. Desiderava come mai gli era accaduto, di lasciarsi sommergere dai ricordi. Per lui, quasi una resa.
Ma per ottenere che cosa? si chiese parlando a se stesso. Cercò di lottare contro questo impulso
irrazionale che gli diceva , lo spingeva ad indulgere nei ricordi, nel passato.
Pensò a se stesso, solo in casa a guardare vecchie video cassette di tempi lontani o ascoltare vecchi dischi di autori ormai dimenticati. Se farò questa fine, pensò, vorrà dire che ho perso qualsiasi speranza nel futuro e mi sto rifugiando nel passato. Vuol dire la fine, pensò.
Si guardò intorno. Le rive erano poco frequentate a quell’ora. Le nuvole erano basse,spirava un leggero vento freddo. Non era una bella giornata. Era una giornata triste. Forse per questo il suo animo era più predisposto ai ricordi.
O forse, si disse, semplicemente in quel mattino si era reso conto quasi inconsapevolmente che era rimasto solo, senza obiettivi, senza speranze, quindi senza futuro. Solo un tran- tran quotidiano per tirare a campare.
Allora di fronte a questa consapevolezza, a questa mancanza di futuro, era bello farsi sommergere dai ricordi. Da tempi in cui c’erano speranze, emozioni, traguardi da raggiungere, momenti di allegria e momenti di tristezza.
L’uomo si fermò e si sedette su una panchina. Quelle riflessioni lo avevano stremato. Vivere di ricordi. Vivere senza futuro. Pensò che allora era meglio morire. Questo era quello che fino a quel momento aveva sempre pensato. Ma ora, in quel grigio mattino, vedeva le cose in una luce nuova, diversa.
Pensò all’arco della sua vita vissuta: gli sfrecciò davanti in un attimo. Ma non era un attimo, erano decenni, giorni, ore, minuti, dolori, amori, amicizie, esperienze, volti, tutto sepolto nell’archivio gigantesco del nostro cervello che chiamiamo memoria. Si, sepolto ma non morto.
E’ un archivio vivo. Come in quello strano mattino in riva al mare: era bastato un profumo, un panorama per far riemergere prepotentemente i ricordi, talmente vivi da sembrare reali, da volerli rivivere.
Forse, pensò l’uomo con un’idea improvvisa, questi ricordi li poteva incanalare, selezionare e descrivere, per assaporare, lui per primo ,le sensazioni del passato e magari, trarne dei messaggi di vita. Potevano fargli compagnia. Potevano aiutarlo a proseguire il cammino della vita, non più da solo, ma in compagnia di volti, voci, musiche, profumi, parole, che fino ad oggi aveva sepolto e dimenticato. Potevano dargli uno scopo.
Li avrebbe riesumati uno alla volta. Li avrebbe descritti. Avrebbe cercato di rivivere le atmosfere del passato ma proiettandole nel presente e confrontandole ed evidenziando così il trascorrere del tempo, l’evoluzione dei costumi, le differenze di comportamento.
Si. Questa idea gli piaceva. Gli dava degli stimoli nuovi. Si alzò dalla panchina con nuova energia e si incamminò verso casa.
Il mattino gli sembrò meno grigio, il vento meno freddo. E lui si sentì meno solo.





Anno........................2008