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Racconto sperimentale ancora senza titolo - di Edoardo Vulcano

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 27/10/2008 alle ore 03:16:00

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Non penso che mi iscriverò a facebook ne che guarderò la Defilippi a reti unificate non penso che andrò mai a gardaland ne che comprerò mai un paio di converse ora che vanno di moda non penso che proverò ad ascoltare i tokiohotel e che non indosserò un paio di rayban non mi vedrete correre dentro dei levi’s solo perché sono i più comodi non crederò in quello che dicono i politici al potere ne quello che dicono alla radio e ai giornali quelli all’opposizione non comprerò un telefono cellulare da un migliaio di euro ne l’ultimo giochino per la playstation non porterò i capelli lunghi ma neanche troppo corti e tutti quei percing me li faccio la volta che i tatuaggi passeranno di moda.
Non voglio fare il fotografo delle veline ne l’imprenditore sul panfilo ma nel porto non voglio la mini cooper ne la bmx ma se mi regalano uno scooter per favore che non sia uno scarabeo non voglio un rolex non una ralph lauren ne una piscina ne un mohito con ghiaccio champagne e fragola le potete lasciare ad altri non datemi credito ne fatemi un debito sono fuoritempo. Era questo quello che pensava chiuso nella sua camera davanti all’amplificatore con le cuffie sulle orecchie e il plettro nella mano sinistra, la sua stratocaster vintage vibrava ma senza far cadere la cenere..un attimo dopo la porta si aprì e Kurt Cobain fini contro il muro, la cenere si stacco dalla sigaretta incastrata tra le corde e finì sulla moquette blu elettrico, ormai spenta da un pezzo non poteva fare danni.
- Non hai mangiato, sono tre giorni che sei chiuso qui dentro davanti a quell’amplificatore, passi dal letto all’amplificatore e dall’amplificatore al letto, non ti lavi? Quella maglietta sono due giorni che te la vedo addosso.
Alzò lo sguardo verso la porta e vide la sagoma della sua matrigna immersa in una nube bianca di fumo
- E non ciccare per terra...
la porta si chiuse e Kurt Cobain tornò a fissarlo mentre componeva tra tutti quei fogli.
Ultimamente riusciva a stare bene solo tra le sue corde e le sue rime, a casa era uno schifo e a scuola anche di più, ma poco gliene fregava tanto in questa scuola del cazzo bastava che facessi appena un cazzo per non essere non ammesso alla classe superiore, cosa che era già successa a Lorenzo ma solo per colpa della condotta.
A voti non andava male.
Usciva da scuola all’una e un quarto, e come sei mesi a questa parte prendeva quel fottuto numero 21 perché lo scooter gliel’avevano fregato e il cazzo è che non era assicurato. Quando la sfiga ci vede bene come si dice: gli era scaduta l’assicurazione da un giorno e quel giorno era sabato, un sabato qualunque in centro e senza bloccasterzo, un po’ stronzo il nostro Lorenzo, ma quando si tratta di musica, era perso in un negozio di dischi, tra tutti quei pezzi impolverati e i vinili, all’angolo preferito, quello del rock immerso in una miriade di sguardi tra Jimi Hendrix e Micheal Jackson cercava un disco dei red hot chili peppers o forse dei rolling stones quando due coatti usciti chissà da dove gliel’hanno verniciato proprio sotto il muso tra il riff iniziale di tell me baby e quello di hey snow come playlist impostata dal lettore. In tasca i soldi giusti per quel disco o nel caso per due pizze e due birre: una per lui e una per Fede, quella moretta della 5 C.
Fede, Federica l’aveva conosciuta in palestra durante l’ora di educazione fisica: il suo sguardo come quello di tutti i maschi del mondo erano fissi sullo stretching della 5 C dall’altra parte della rete del campo di pallavolo, tutte femmine, la 5 C un paradiso alle superiori. Comunque lui la fissava, lei rialzandosi dall’esercizio lo fulminò, in tutti i sensi, era una che menava solo con lo sguardo Fede. Non ci era riuscito mai nessuno con lei. E dopo appena due settimane da quel colpo di fulmine erano insieme.
Comunque era alle cinque e mezza il suo appuntamento con lei al solito muretto. Il solito da appena 3 mesi.
Era in ritardo fottutamente in ritardo, ma tutti quei dischi, dalla colonnina delle new hits sbuco il sorriso più bello che avesse mai visto tra quei mossi ondulati castano scuro, lo baciò prima sulla guancia e poi sulle labbra, lui si accorse di essere fottutamente in ritardo, lei non era una tipa che te lo faceva pesare, no, lei veniva, non ti diceva niente e ti fulminava, ma per lorenzo, faceva uno sconto, lo conosceva, era come se lo conoscesse da sempre, e non poteva farci niente, il suo stare stralunato ore ed ore tra tutti quei dischi e quei poster di musicisti, l’aveva già perdonato così disse:
- Pensi che una ragazza possa aspettare la fine di un concerto se il suo ragazzo è la rockstar del momento?
Ma lo disse sorridendo.
Lorenzo sorrise e guardò fuori:
- Cazzo!
Uscì a razzo con il disco dei red hot in mano, il proprietario gli gridò un hei e guardò fede che un po’ stranita gli rispose:
- È pazzo, ma torna! Tranquillo!
Rientrò dopo appena trenta secondi con il cd in mano naturalmente,
- Fede, mi hanno fatto il motorino!
E il commerciante:
- Allora lo compri quello?
- Ma cosa compro, cazzo, mi hanno fregato il motorino, proprio qui fuori, lei non li ha visti, cazzo cazzo cazzo!
Fede gli tolse il cd dalle mani lo posò sul bancone e rispose al commerciante:
- Magari un’altra volta, arrivederci!
E trascinò fuori dal negozio Lorenzo. Una delle strade più trafficate, un sacco di gente, un sabato pomeriggio, è sfiga diceva guardandosi a destra e sinistra mentre la ragazza cercava di calmarlo.
Si girò e rientrò nel negozio di dischi con il commesso che lo guardava stranito.
- Mi fa telefonare ai carabinieri? È urgente mi hanno fatto il motorino!
- No, senti ragazzino, esci di qui prima che chiamo io le guardie ma per te!
- Ma guarda tu sto stronzo!
Fede per la seconda volta lo trascinò fuori. Era un ragazzo spesso impulsivo.
- Ma che guardie e guardie, adesso vediamo chi ti ha fatto il buffo, andiamo forza, vieni con me!
A passo spedito, lo teneva pe ril giubbotto e si diressero all’angolo della strada, scesero le scale e giù nella metropolitana dritti verso la periferia della città.