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RACCONTI VARI - di Margherita Gauthièr

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/06/2008 alle ore 18:24:03

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Storia di Titty...

un amore in autostrada

Non è facile descrivere Titty: immaginate però un insieme fra la Bardòt e la Ekberg, anni ’60: alta e magra, allegra, estroversa, dinamica, sportivamente alla moda, appassionata ma poco sognatrice. Unico suo neo: i capelli cortissimi (li preferiva così perché meno vistosi e più sportivi, per una futura laureanda in Lettere).
Però ad un certo punto, aveva accettato un impiego alle PT e aveva lasciato l’Università, con mio rammarico. Era andata a lavorare nel nord Italia, ma mi veniva a trovare spesso per fare delle belle rimpatriate, il tutto condito da cenette alla calabrese, dove mai mancavano i nostri amati peperoncini piccantissimi. Addirittura avevamo perfino realizzato con questi un liquore rosso piccante, col quale avevamo una volta stravolto alcuni nostri amici austriaci.
Per motivi personali però, Titty aveva perso il coraggio di amare e voleva stare alla larga dai sentimenti troppo profondi, dagli innamoramenti appassionati e possessivi, insomma stare il più lontano possibile dall’amore. Il motivo c’era e pure grave.
Infatti devo precisare che in precedenza aveva vissuto un grande, straordinario amore al punto da desiderare matrimonio, casa e figli. Ma il suo adorato fidanzato era tragicamente morto in un incidente stradale.
Dopo mesi e mesi di lagrime e depressione, tristezze e rimpianti, Titty aveva pian piano e con coraggio tentato di rincollare i pezzi del suo cuore frantumato... aveva ricominciato a vivere da sola.
Mentre lavorava alle Poste, si era comprata una coupè rossa decapottabile “guastacapelli” e spesso per lavoro o per vacanza, faceva vari viaggi in autostrada. Era ritornata la Titty allegra e dinamica di sempre.
Una sera mi aveva telefonato che nel pomeriggio del giorno dopo mi sarebbe venuta a trovare a Roma: di preparare una bella cenetta da consumare nel mio grande terrazzo, pieno di piante e fiori.
Mi ero data da fare ad invitare degli amici comuni e avevo dedicato tutto il pomeriggio alla creazione di un originale menù in suo onore, il tutto rinfrescato da un vinello bianco frizzantino, con squisitissimo dolce finale.
Ma la mia amica non si era fatta vedere né nelle prime, né nelle ultime ore della sera e né la notte. I miei amici avevano gradito tutte le pietanze e a mezzanotte mi avevano salutata. Ero andata a letto un po’ dispiaciuta e un po’ delusa, imprecando mentalmente contro le promesse da marinaio di Titty.
Ok, non c’erano ancora i cellulari, ma c’erano i telefoni pubblici e mi avrebbe anche potuta avvertire dei suoi contrattempi o dei suoi cambiamenti di programma.
Sapete quando era comparsa, tranquilla e sorridente davanti ai miei occhi? Il pomeriggio del giorno dopo. Era eccitatissima e stringeva uno splendido bouquèt di rose rosse, ma la cosa più bella era che aveva sulla punta della lingua, da raccontarmi, una intrigante e freschissima storia d’amore tutta per me. Proprio lei, la miscredente e scoraggiata da quel lungo amore finito tragicamente.
Così, mentre faceva uno spuntino e sorseggiando il mio vinello ancora fresco, aveva cominciato a raccontare.
Il giorno prima, sull’autostrada Bologna- Roma, aveva iniziato un gioco di sorpassi con uno sconosciuto, bell’uomo, alto giovane, elegante e con una folta chioma nera. Sorpassa lei... sorpassa lui,... sorride lei, sorride lui, occhiolino lei... occhiolino lui, alla fine s’erano fermati, con un tacito accordo, ad un autogrill per bere un caffè...lungo, molto lungo, così lungo che si era concluso con una romantica cena. Era un uomo d’affari, divorziato da una moglie canadese... E dulcis in fundo: dolce e champagne. Ma galeotte furono quelle mille bollicine! Erano stati travolti da una irrefrenabile passione...
Il giorno dopo saluti e baci... Titty scaltramente gli aveva dato il mio numero telefonico con l’intento di non vedere mai più Alberto.
Nei pochi giorni che era stata mia ospite, c’eravamo fatta la solita rimpatriata goliardica, incontrando anche gli amici romani. Nell’accomiatarsi mi aveva raccomandato di non rivelare mai e poi mai ad Alberto il suo numero telefonico di Milano. Categoricamente!
Quella assolutamente doveva restare solo un’avventura. ERRORE! Aveva fatto i conti senza l’oste e senza pensare alle imprevedibili trame del destino.
La mia bimba di sei anni nulla sapeva dei propositi di “zia Titty”, d’accordo con la sua mammina complice. Si, la chiamava zia perché l’aveva vista da quando era neonata: eravamo state compagne di Liceo, di Università, eterne amiche e dopo non c’eravamo mai perse di vista.
Fatalità volle che, pochi giorni dopo, alla telefonata di Alberto, che chiedeva di parlare con Titty, rispondesse mia figlia; con la sua dolce vocina aveva risposto:
- Mia mamma ora non c’è e zia Titty è ripartita per Milano. –
- Per piacere, piccola, potresti allora darmi il numero di Milano? -
- Certo, signor Alberto, un momento che lo leggo sull’agenda vicino al telefono.-
La mia bambina mi aveva raccontato che era andata proprio così! Quando il fato è dominante e vince sulle nostre volontà! Ed è proprio il destino che spesso ci incoraggia a continuare. Proprio lui organizza le nostre vite, spesso indipendentemente dalle nostre volontà.
Così ecco fallito il piano di “zia Titty” di sparire e non rivedere mai più quel bell’uomo. Comunque quell’errore si era trasformato positivamente. Infatti i due piccioncini si erano incontrati spesso, frequentati in varie città e persino innamorati.
Ma la mia amica continuava ad essere titubante e sempre molto cauta a farsi coinvolgere da profondi sentimenti perché le ferite del suo cuore non erano completamente rimarginate. Aveva appena 30 anni preferiva sentirsi innamorata si, ma ancora libera come una libellula e legata di più alla sua carriera, alla sua cagnetta Priscilla e a scorrazzare con la sua coupè rossa per tutta l’Italia.
Ma quando è vero amore non si può perderlo, inoltre, non si sfugge al proprio destino. E poi, io credo, che anche una tragedia ci debba rinforzare lo spirito ed aiutarci a trovare il coraggio di amare di nuovo. Anche se ci sentiamo i sopravvissuti, proprio come tali dobbiamo considerarci i fortunati.
In un paio d’anni la mia cara amica Titty era stata gaiamente intrappolata dal suo sentimento al punto tale da organizzare con lui addirittura una convivenza: non potevano più vivere una lontana dall’altro. In seguito avevano avuto anche un bel bambino, fissando la loro dimora in uno straordinario casale immerso nel verde della Toscana.
Quando s’erano decisi per il matrimonio, io ovviamente ero stata la loro testimone di nozze e mia figlia la loro damigella d’onore. Non potrò mai descrivere la felicità di Titty in quel memorabile giorno! Bellissima, nel suo abito d’organza color crema e con un’acconciatura che ricordava le nostre quando eravamo state figlie dei fiori. Aveva detto in pubblico “grazie” alla mia bambina. Infatti se non fosse stato per la sua ingenuità e sincerità, Alberto non avrebbe mai potuto rintracciarla, mai si sarebbero potuti frequentare ed innamorare; mai avrebbero potuto avere il loro bellissimo bambino e vivere serenamente e con allegria per tutto il resto della loro vita mortale.