Quel che viene da noi stessi - di Arcel Nis
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/06/2008 alle ore 13:38:17
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Il bambino disse che non voleva andare a dormire da solo, perché aveva paura del buio.
Il vecchio gli rispose che non si deve avere paura del buio, perché il buio non sa far del male.
Il bambino allora rispose che è nel buio che si nascondono gli uomini cattivi.
Il vecchio lo guardò in silenzio e, solo dopo che gli occhi gli si furono fatti bui, ribatté:
- Non è di ciò che può venir dal buio che dobbiamo avere paura, ma di ciò che può venire da noi stessi.
Poiché il bambino lo guardava come guarda chi non ha capito e si aspetta che ciò che non ha capito gli venga spiegato, il vecchio aggiunse:
- Ora ti racconterò una storia, ma tu non devi avere paura, perché a tutto c’è rimedio.
"C’era un uomo che non aveva fratelli e che da un pezzo non aveva più né madre né padre. Viveva solo, ma desiderava compagnia. Un giorno incontrò una donna. Non era bella, ma aveva il viso più dolce che avesse mai visto ed il cuore più grande che la Natura avesse mai donato agli uomini. L’uomo non capiva come fosse possibile che lei ricambiasse il suo amore, ma l’importante per lui era che lo facesse. Non passò molto tempo che i due si sposarono e cominciarono a vivere felici. La vita, però, è fatta di gioie come di dolori e fu così che un giorno, al suo risveglio, l’uomo si trovò accanto la Morte travestita da sua moglie."
Il bambino non capì quell’espressione, allora il vecchio sorrise triste e continuò:
"Quando la mattina si svegliò, l’uomo si accorse che sua moglie era morta, fredda come i giorni che aveva trascorso prima di incontrarla e bella come i giorni che aveva vissuto insieme a lei. Il suo stupore fu grande quanto il suo dolore, e ancora non sapeva quante altre sofferenze il Destino gli avrebbe mandato."
Al bambino dispiacque per quel signore sfortunato e quasi non avrebbe voluto sentire il seguito della storia, ma la sua curiosità ebbe la meglio e non interruppe il vecchio.
"Il dottore disse che la donna era morta strangolata, ma il marito disse che non era possibile perché ogni notte sbarravano porte e finestre, quindi nessuno sarebbe potuto entrare in casa. Il poliziotto disse che allora era lui l’assassino perché solo un matto poteva credere che si fosse strangolata da sé. Il marito pianse tutte le lacrime di questo mondo, ma non servì a nulla perché, di lì a poco, lo trascinarono di peso in una cella grigia."
Gli occhietti del bambino si fecero lucidi, ma il vecchio lo ammonì:
- Non è questo il momento di piangere, perché la storia non è finita ed io ancora non ti ho insegnato niente.
E proseguì:
"Passarono giorni e mesi, forse anni, fino a che, un mattino, la guardia trovò l’uomo col viso insanguinato. L’uomo dormiva ancora e la guardia lo svegliò. Gli chiese com’è che si fosse conciato in quel modo, ma lui non capiva, così dovette portarlo davanti allo specchio. L’uomo quasi non si riconobbe e non sapeva dare spiegazioni. La guardia non gli credeva tanto, però i graffi c’erano e l’uomo doveva essere medicato, per cui lo portò in infermeria. Il dottore ascoltò i loro racconti e, siccome conosceva la storia di quell’uomo, gli propose di fare un esperimento: per alcune notti l’avrebbe osservato dormire per vedere se aveva trovato la soluzione del mistero. L’uomo non capiva come questo esperimento potesse tornargli utile, ma era un uomo umile, abituato ad obbedire senza discutere, perciò accettò. Passò una settimana ed il dottore lo mandò a chiamare. Aveva scoperto che l’uomo era sonnambulo e che in galera non ci doveva più stare, perché non aveva colpa né per i graffi sul suo viso né per la morte della moglie."
Il bambino lo guardava zitto, con la faccia un po’ scocciata di chi ha davanti qualcuno che dà le cose per scontate e lo sguardo basso di chi non conosce una parola, ma si vergogna di chiederne il significato. Il vecchio capì e, senza costringerlo a fare quella domanda, gli spiegò cos’è un sonnambulo.
Il bambino lo guardava pensieroso ed il vecchio lo lasciò riflettere, aspettando che gli chiedesse se la storia finiva così. Passò qualche minuto e, quando la domanda arrivò, il vecchio scosse la testa e riprese a raccontare:
"L’uomo uscì di galera, ma con il cuore chiuso in una prigione da cui nessuno poteva liberarlo. Tornò a casa e riprese la sua triste vita, che ora sentiva ancora più triste. Solo una cosa cambiò: decise che avrebbe dormito sempre solo."
Siccome il vecchio aveva smesso di raccontare, il bimbo gli chiese se la storia adesso era finita e lui rispose che sì, che finiva così.
- Questa storia mi fa schifo! – disse il bambino.
- Tu dici così solo perché è una storia triste, – rispose il vecchio – ma sono quasi sempre le cose tristi ad insegnarci la vita. Per questo dovrai imparare a scoprirne la bellezza e a farne tesoro.
Il bambino fece una smorfia ed il vecchio capì che, per quel giorno, era inutile continuare con gli insegnamenti. Gli diede un pizzicotto sulla guancia e lo mandò a dormire, perché si era fatto tardi anche per lui.
Si alzarono dalle sedie e si avviarono verso le loro camere. Con una mano il vecchio afferrò la manina del bimbo, mentre con l’altra cercò in tasca la foto. La tirò fuori e sorrise al volto più dolce che avesse mai visto.
