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Quasi blu a Chet Baker) - di Frank Giuliani

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/11/2006 alle ore 20:51:33

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

The trumpet plays...
Tre soffi brevi... breve pausa e soffio lungo...
Un soffio breve secco e smorzato ... sospensione e soffio lungo un semitono sopra...
Ad occhi chiusi aspetto il piano che impone l’accordo dominante e il cadenzare lento del contrabbasso che accompagnerà gli accordi sommessi, in minore. No, non stanno suonando da qualche parte, me ne accorgo solo ora. È nella mia mente. Solo nella mia mente. Ma quanto tempo è passato da quel primo soffio?
Qui il tempo non esiste. Sono qui da anni, da secoli, da millenni.
Sono qui da sempre?
No! Me ne rendo conto in un lampo! Pochi attimi mi separano da quello schianto, dal boato che mi è esploso dentro, e che mi ha lasciato in questo strano buio pieno di lampi improvvisi di luce. Potrei aprire gli occhi, forse. Ma non ne ho voglia.
Li tengo chiusi ed ascolto la voce, forse è la mia, simile ad un sussurro, come una confessione bisbigliata, come la preghiera che da bambino recitavo a fior di labbra.
... I dim all the lights and I sink in my own...
Da dove arrivano queste parole? Sono le parole di questa canzone che si è aperta nella mia testa, improvvisamente? No, no, no. Ricordo ora... o forse vivo da un’altra parte e sto solo sognando?
Mi sbaglio ... che importa? Le parole ormai non hanno alcuna importanza, non hanno più lo stesso senso. Qui, in questo strano e profondo buio nel quale sono precipitato, quello che conta sono i suoni. Io ne ho tanti nella mia testa. Vedo, anzi sento, tutto quello che ha valore davvero qui, in questo buio colorato di sensazioni soffici e velate. Quello che ha valore e che conta davvero non sono più le parole. Cosa sono le parole se non suoni ai quali attribuiamo un senso a posteriori? Ora si spogliano della loro esteriorità e mi arrivano direttamente sotto forma di vibrazioni sottili. Ora capisco tutto! Ci voleva quel colpo improvviso per aprirmi uno spiraglio dal quale vedere (anzi, sentire!)?
Oh Dio, com’è tutto più chiaro qui. In questa oscurità io sento limpidamente ogni suono. Se mi concentro posso perfino sentire il rumore del sangue che mi scorre nelle vene. È bello ascoltarlo. È come un ruscello lento ed uniforme che non ha fine né inizio, e che gira attorno senza fermarsi mai. A volte accelera di colpo ma poi si placa, e ritorna placido e tranquillo. E l’aria! Anche l’aria ha il suo suono. È un soffiare sinuoso e avvolgente, come il corpo di una donna nell’amore.
The walls of my room fade away in the blue
Dove ho sentito queste parole danzarmi nella bocca l’ultima volta? Sono pensieri o qualcuno mi canta accanto? No... non apro gli occhi. Ma che sia per questo che il nero si ammorbidisce e sfuma? È quasi blu ora. Quasi blu... quasi blu...
Almost blue?
Anche i colori ora hanno un suono? No, li hanno sempre avuti. Colori, suoni e sensazioni... perché le dividevo? Ora lascio che mi trasportino senza opporre resistenza. Sfumo verso il blu sempre di più che mi attrae come un mare d’estate, caldo addosso e sole che si riflette sull’acqua. Quel suono... sento ... il mare... il mare dentro. È blu, è vero, è blu! e non resisto al suo richiamo. Sono sopra un’onda e me ne vado laggiù al largo, dove so che mi tufferò per cercare il suono del blu. Dove troverò, sentirò il blu!
Aspetta, aspetta ancora un momento... non è il momento di andare, lasciatemi ancora un po’ qui, ad ascoltare l’ultima sinfonia, l’ultimo brano, l’ultima canzone. Del resto non è ancora qui il blu. È quasi blu. Almost blue.
I pensieri hanno un suono.
Sono come un sottofondo di quartine e pause ora brevi ora lunghe.
È un pianoforte che suona deciso. Che buffa cosa ascoltare i pensieri ticchettarmi dentro.
(continua...)