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Parole e sangue - di Raffaele

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 23/01/2012 alle ore 20:49:57

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

PROLOGO: “Perché le parole a volte hanno
una potenza che neanche puoi immaginare.
A volte basta una sola parola per ritirare il piede dallo strapiombo.
Altre volte basta un’altra parola per unirli invece nel vuoto.”
Disse uno spettatore.
Le ho sempre soppesate, valutate, analizzate, adorate, fraintese, interpretate, regalate, ricevute, maledette, piante, concepite, programmate, studiate, pregate, attese, dette, scritte, pensate, immaginate, create, idealizzate, umanizzate...le parole.
E se ora ci guardi meglio, se ora leggi meglio, vedrai che sono come le persone.
Parole e persone.
Persone e parole.
Parole, persone, gesti.
Gesti, persone, parole.
Parole, gesti, persone, sangue.
Sangueparolegestipersone.
Il sangue delle persone si vede solo nei loro gesti e nelle loro parole. Facci caso.
C’è chi ne ha versato molto...ed ora è avaro e vuole sopravvivere. Non vuole più perdere linfa.
C’è chi ne ha versato poco...e si prodiga a donarlo. Ne ha ancora in grande quantità.
C’è chi ne versa tutti i giorni...e riesce ancora a sorridere, non si capisce come.
C’è chi l’ha fatto seccare...ed è rimasto arido, in attesa di nuovo vigore.
Io l’ho semplicemente avvelenato.
Ho paura a donarlo...e se poi avveleno qualche altro?
Ho paura a riceverlo...e se poi rischio di morire perché incongruente?
Cosa fai quando hai il sangue avvelenato?
Arrivi anche a chiederti quando è potuto accadere.
Te, che un giorno credevi di controllare ogni cosa, te, che un giorno avevi il coraggio di un leone, te, che un giorno ti buttavi nella mischia convinto di uscirne vivo e vincitore.
Te che ti ritrovi a chiedere il perché ed il per come ed il quanto durerò.
Poi cominci a sperare.
Che qualcosa o qualcuna ti tragga in salvo.
Una persona, una parola, un gesto. Sangue.
Il caso vuole che non fai altro che avvelenarti ancora, fino a corroderti l’anima.
Non vuoi più farti toccare dalle cose, cominci ad essere “superiore” e sorridi. Sorridi perché così capisci che puoi andare avanti fino a quando ti va, che tanto il resto del mondo ha capito che sei una persona forte. E crede anche che tu abbia sangue buono ! Assurdo!
Peccato che tu dentro sappia di marcire ogni giorno di più.
Nascondi, racconta menzogne, lavati bene che il marcio si può sentire.
Fai finta di niente, non guardare indietro, racconta(ti) altre bugie.
Ogni giorno sembra uguale, sei stanco, sei perso.
Marcisci intanto.
E vai a morire.
Alza il volume in macchina, abbassa i finestrini e urla fino a sbandare. Esci fuori, balla e corri, sfoga tutta la rabbia. Prendi il tuo strumento, suona, lasciati trascinare dalla melodia.
Calmati ora. Respira profondamente. Raccogliti sulla sedia e piangi.
Piangi tutte quelle lacrime che non hai versato ancora, quelle di cui ti sei vergognato, quelle di una sconfitta totale, quelle di un tradimento, quelle di una perdita, quelle che non riesci più a sopportare, quelle di questo sangue che hai voluto avvelenare.
Piangi perché da qualche parte c’è ancora chi sa chiamarti tesoro.
Piangi, che tu abbia 20 o 30 o 40 anni sulle spalle, perché non c’è parte migliore se non quella vera delle tue debolezze. E se non ci credi, piangi lo stesso, ora nessuno ti sta guardando, nessuno saprà perché hai sentito tutto quel freddo e farai ancora una bella figura davanti amici, parenti o colleghi...una bella figura, non una vera figura, ricordati solo questo.
Piangi sapendo che non è piangendo che lui o lei tornerà, che qualcuno starà meglio o che la tua ferita si rimarginerà in fretta, non essere superficiale.
Solo che il tuo sangue è meno sporco e puoi decidere che fare del resto della tua vita.
Di sbagli e di veleno ne è pieno il mondo.
A noi spetta il tempo e le decisioni.
Vivi intanto.
E vai a morire.
EPILOGO: i due demoni combatterono a lungo.
Non risparmiarono alcun colpo.
Non si sa se qualcuno vinse, si sa soltanto che nessuno cadde.
Solo, intorno, sangue e lacrime.